Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

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Riduzione del rischio: ma gli assicuratori la vogliono?

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Per gli assicuratori la riduzione del rischio è una minaccia alla loro stessa esistenza. Dato che le compagnie di assicurazioni raramente realizzano un profitto come sottoscrittori di rischio, ma guadagnano sostanzialmente da entrate finanziarie, quanto più elevato è il premio meglio è – e quanto più è procastinato il pagamento dei danni tanto è meglio. Più simili a banche che a pura assicurazione. Come conseguenza, il più grosso problema per l’assicuratore è costituito da una sostanziale riduzione dei danni poiché ciò ridurrebbe le entrate dei futuri premi, metterebbe sotto pressione le spese, influenzerebbe i costi di gestione di vecchi sinistri e quindi ridurrebbe il cash flow, la linfa vitale dei guadagni da investimenti.

Questo problema dei sinistri è stato recentemente sottolineato da un riassicuratore che ha espresso preoccupazione di fronte alla prospettiva di riduzione dei premi a seguito della mancanza – o drastica riduzione – delle catastrofi. “Noi abbiamo bisogno di catastrofi per aumentare i premi“ ebbe a dire. Difficile pensare che siano parole di qualcuno che ha come missione la riduzione dei danni e di perdite umane. Non che queste mie riflessioni debbano essere lette come dura critica agli assicuratori, poiché il risk management non è il loro mestiere; infatti, l’assicurazione – come concetto – è diametralmente opposto ai fondamenti del risk management, dato che i grandi sinistri di pochi finiscono con il ricadere su molti. Inoltre, l’assicurazione rappresenta una piccola parte di una fase dell’intero processo strategico di risk management, quella del trasferimento del rischio. Pertanto, il risk manager deve tener presente questa mancanza di interesse dell’assicuratore nel risk management, particolarmente quando si tratta di rinegoziare i premi, discutere il testo di polizza, definire la gestione dei sinistri, il calcolo delle riserve, la sicurezza e così via.

E per quanto riguarda i brokers? Essi sostengono che il loro interesse al risk management è totale e convinto e può ben sostenere l’immagine di missione a lungo termine in tale area allo scopo di sviluppare un’intera gamma di consulenza di servizi di risk management, Tuttavia, certamente essi rimangono legati all’area assicurativa ed il volume delle loro entrate ha ancora origine – direttamente o indirettamente – dalle commissioni e dagli introiti finanziari guadagnati sui premi ricevuti dai loro clienti prima del relativo versamento agli assicuratori. In un mercato soft il broker sostiene usualmente che l’autoassicurazione non è conveniente, dato che il risparmio di premio ottenibile non giustifica il rischio extra che il cliente intenderebbe sobbarcarsi. Può essere vero – sempre che i sinistri attesi eccedano tale risparmio del premio – ma è difficile sostenere questa tesi con credibilità se l’autoassicurazione significa per il broker un minor introito di premi. Alcuni broker hanno rinunciato alle commissioni sostituendole con una fee negoziata con il cliente, dando così prova di maggiore professionalità ed indipendenza di giudizio nel consigliare al cliente soluzioni di finanziamento dei rischi.

Ma quanti sanno che spesso i broker hanno accordi con assicuratori disponibili a dar loro una percentuale di commissioni maggiore del normale, basate sul volume globale prodotto dal broker per l’assicuratore? (*) In tempi duri (e i broker li hanno in questo momento) chi può biasimare il broker che desideri aumentare il volume dei premi per mercati che gli daranno commissioni extra? Non certo io; ma il broker dovrebbe informare il proprio cliente ogni qualvolta l’assicurazione è piazzata con un assicuratore da cui riceve una commissione extra sul volume dei premi. Altrimenti vi sarà sempre conflitto di interessi e noi dobbiamo concludere che – come l’assicuratore – anche il broker non è affatto interessato alla riduzione del rischio, nè all’autoassicurazione, nè ai premi per le captive, nè al risk management e alle sue conseguenze naturali, come la riduzione dei premi e dei suoi introiti.

Questo è ciò che scriveva un maestro dei risk manager, Paul Bawcutt nella rubrica “View from the tower“: era il 1997 e a me pare scritto oggi.

(*) vedi ciò che scrivevo nel blog di Ugo Fonzar nell’ottobre 2005.

La buona reputazione della Nutella

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Ho sempre pensato che la Nutella fosse buona (non hai mai provato ad assaggiare la Nutella?) e oggi ho appreso la notizia che la Ferrero, secondo l’indagine effettuata dal Reputation Institute, figura al primo posto nella classifica mondiale delle aziende che beneficiano della migliore reputazione generale presso il pubblico, battendo grandi marchi come Ikea e Johnson&Johnson e salendo dal quarto posto al top della classifica.

Credo che anche per il collega risk manager della Ferrero ciò rappresenti un bell’impegno in termini di salvaguardia della reputazione aziendale la quale, a quanto pare, è ai primi posti nella classifica dei rischi che più preoccupano le aziende e, naturalmente i loro risk manager. 😉

E tu, caro lettore, cosa fai per proteggere la reputazione delle aziende o dell’azienda per la quale operi?

Il processo di risk management e il risk manager consulente

In questo periodo, come già saprai, sto frequentando il corso “Enterprise Risk Management“ all’Università di Verona del quale sto raccontando le mie impressioni.

Uno dei moduli fin ora più interessanti (almeno per me, tra i troppi poco utili) è stato quello tenuto dall’ing. Maurizio Castelli, ex risk manager Pirelli, oggi in veste di managing director di XL Insurance, che ci ha parlato tra l’altro del processo di risk management e del ruolo del risk manager.

Innanzitutto si è detto che il Risk Management è un processo, non una funzione !

Mi piace precisare questo aspetto poiché, in ambito aziendale, si è soliti definire le varie funzioni, ma poco i processi e allora vediamo la distinzione tra i due concetti:

1. Funzione: è il ruolo che risulta assegnato a un elemento di un aggregato sistemico. In contesto organizzativo è il ruolo di una persona in un ufficio o in una squadra operativa, un reparto in una fabbrica, una unità in una divisione militare, …

2. Processo: è un insieme di attività correlate o interagenti che trasformano elementi in entrata in elementi in uscita fornendo valore aggiunto[Norma UNI 9000:2000] 
Un processo è caratterizzato dal fatto di essere ripetibile e coinvolge un insieme di risorse e di attività tra loro interconnesse che trasformano degli elementi in ingresso (input) in elementi in uscita (output). Le risorse possono comprendere personale, disponibilità finanziaria, mezzi, apparecchiature, tecnologie e metodologie. Un processo è quindi una serie intercorrelata di azioni, eventi e meccanismi diretta ad aggiungere valore.

E’ poi seguita una descrizione dell’evoluzione del concetto di risk management e della professione di risk manager in un modo che mi è parso alquanto interessante (credo anche per i molti che seguono il corso) o almeno meno teorico-scolastico di quanto non mi sia capitato di leggere o di ascoltare in questi quindici anni.

a) I “Basics“: Insurance Buying. E’ il primo gradino, quello in cui si gestiscono unicamente i rischi assicurabili e si utilizza il risk tranfer come unico strumento di gestione del rischio. Diciamo che questo è il luogo tipico dell’incontro tra l’azienda e un intermediario assicurativo.

b) Prima evoluzione: Insurance Management. Rappresenta un approccio più integrato alle tematiche assicurative in quanto porta inevitabilmente ad una attività di analisi e mappatura dei rischi da trasferire. In questa ottica l’Insurance Management può essere visto come una evoluzione dell’Insurance buying ed è la prima “disciplina complesssa” di Risk Management.

c) Seconda evoluzione: Risk Management Tradizionale. L’uso di strumenti addizionali per la gestione di quei rischi che venivano precedentemente trasferiti interamente ai mercati assicurativi, ha portato alla nascita del Risk Management, nel senso che si è dato a questo termine per due o tre decenni. Tali strumenti includono l’Alternative Risk Transfer (ART) nel quale sono comprese le Captives, il Risk Engineering, e la Risk Mitigation/Loss Prevention. Inoltre molti Risk Managers sono stati sempre più coinvolti su una gamma di rischi più ampia di quelli tradizionalmente considerati come “assicurabili”, tra cui i rischi politici, i rischi di credito, gli employee benefits etc .. .

d) Ulteriore sviluppo: Risk Management Avanzato. Numerosi “Risk Managers Tradizionali” a partire dagli anni ’90 sono stati coinvolti in ulteriori aree, quali il Crisis Management, il RM su Grandi Progetti, il RM sulle attività di M&A. Inoltre, molti risk managers sono stati portati ad un livello più alto della gerarchia aziendale e sono stati coinvolti in alcuni processi decisionali relativi ad azioni strategiche (come ad esempio la decisione se proseguire o meno un certo progetto). Questi Risk Managers Avanzati” si muovono, comunque, ancora in un ambito “tradizionale”. 

e) Un nuovo profilo: Enterprise Risk Manager (puro). Principalmente a causa di nuove regole, normative e leggi, molte grandi aziende hanno sentito la necessità di avere un approccio integrato ed “olistico” ad una vasta gamma di rischi, inclusi i rischi finanziari, quelli operazionali e quelli strategici. In questo modo è nato l’Enterprise Risk Manager. Nella sua più stretta definizione tuttavia l’ERM non è coinvolto nella gestione operativa dei rischi, ma solo in un ruolo di “facilitatore” del processo di analisi e mappatura dei rischi. Questo perché la gestione degli stessi viene lasciata alle funzioni operative che nella visione ERM più “pura” sono considerate le “proprietarie” dei rischi stessi. Si può quindi affermare che, se è vero che l’ERM è coinvolto in una gamma di rischi molto più vasta, è anche vero che il numero di strumenti utilizzati è molto più ridotto.

f) Quando un  “RM tradizionale” diventa un ERM: Enterprise Risk Management “combinato. Quando il ruolo di ERM è affidato ad un RM preesistente, sebbene il cambiamento di cultura ed approccio metodologico sia molto significativo, normalmente il RM continua ad essere coinvolto con molte delle attività che gestiva precedentemente, quali assicurazioni, Captive management, Risk Engineering

Ulteriori scenari: a complicare ulteriormente le cose molte aziende considerano anche l’HSE (Health, Safety and Environment) e la Security, come aree che appartengono alla sfera del “Risk Management”. Qui non ho ben capito (e in effetti non l’ho chiesto) perché si dica che “le cose si complicano“ quando, personalmente per quello che vivo ogni giorno, vedo questi ruoli di naturale competenza di un risk manager.

Tutte queste considerazioni sono state riassunte da Castelli molto efficacemente nella sua Matrice delle discipline di risk management il quale ha poi concluso affermando che la “disputa” sul “vero risk management” non ha alcun senso (ed io, per quanto conta, sono pienamente d’accordo). Esistono, infatti, differenti discipline di Risk Management che coinvolgono vaste competenze, quasi sempre indisponibili in una singola funzione. L’integrazione ed il coordinamento di queste funzioni rappresentano la sfida per una reale ottimizzazione del valore aggiunto prodotto dal processo di Risk Management.

In questa descrizione, tuttavia, mi pare che Castelli si sia concentrato nell’analizzare l’evoluzione guardandola più con l’occhio di un risk manager dipendente della struttura aziendale che anche con quello di un risk manager consulente il quale spesso (se non sempre) deve rapportarsi con l’alta direzione e quindi è integrato de facto proprio ai più alti livelli della gerarchia aziendale.

A mettere una “toppa“ (non me ne voglia Castelli) in questo ragionamento, ci pensa il collega free lance Filippo Bonazzi, con questo articolo (risalente al febbraio 2006) “focalizzato sulla figura del risk manager consulente esterno, il professionista, cioè, che svolge continuativamente attività di gestione del rischio a favore dell’azienda (pubblica o privata) senza essere inquadrato contrattualmente quale lavoratore dipendente della medesima“.

E io, dove mi colloco? Bè potrei dire che, sulla base della esperienza maturata sul campo, mi sento coinvolto in tutte le definizioni sopra citate.

Posso anzi affermare che non esiste (almeno questo vale per me) un ruolo predefinito e la capacità del risk manager consulente è forse anche quella di adattarsi, avendone le competenze, alle diverse esigenze aziendali. Ad esempio, in alcune realtà mi occupo degli aspetti che riguardano la salute e la sicurezza del lavoro così come di quelli ambientali, tutte attività che rientrano nella definizione di prevenzione dei danni (Loss Prevention) e che per me rappresentano i servizi con più alto valore aggiunto per le aziende. In altre, invece, gli aspetti descritti dal collega Filippo Bonazzi rappresentano l’attività prevalente.

In tutti i casi, l’importante è agire con una elevata competenza ed una “rigorosa applicazione dei principi etici e deontologici“.

E tu che hai avuto la pazienza di leggere questo lungo post, che ne pensi?

Nuovo direttivo ANRA: cosa cambierà?

Aggiornamento: QUI c’era un’immagine…

Lo scorso 24 marzo si è svolta l’assemblea annuale di ANRA nel corso della quale si è svolta l’elezione del direttivo per il prossimo triennio la cui presidenza è stata affidata al collega risk manager di Telecom, Paolo Rubini.

In attesa di approfondire meglio la composizione del direttivo e di conoscere quale sia il programma che intende portare avanti, dato che, come dice qualche collega, “l’associazione siamo noi“, cioè tutti noi soci, ho lanciato un sondaggio (vedi a lato) affinché ciascun socio ANRA possa esprimere la propria idea della vita associativa.

E allora, dato che l’associazione siamo noi, fatevi sentire cari colleghi, mettete mano al mouse ed esprimete la vostra preferenza.

ANRA 2009-2011: RINNOVO CARICHE CONSIGLIO DIRETTIVO

In merito al tema del rinnovo delle cariche del consiglio di ANRA, ricevo questa lettera dal collega e attuale membro del consiglio direttivo, il risk manager Maurizio Micale, che volentieri pubblico in questo che, come ho detto sin dall’inizio, vuole essere uno spazio a disposizione di chi vuole confrontarsi e proporre idee a beneficio di tutti. Grazie, dunque, a Maurizio.

“Nelle scorse settimane il presidente uscente di ANRA nell’annunciare la convocazione della prossima assemblea generale, prevista per il prossimo 24 marzo a Milano, ha trasmesso contestualmente un modulo per presentare le candidature a consigliere membro del prossimo consiglio direttivo. Infatti, in quella occasione saranno rinnovate tutte le cariche per il prossimo triennio 2009-2011.

Inoltre, il 13 febbraio u.s., il Consiglio Direttivo in carica ha approvato all’unanimità la proposta di ridurre il numero attuale dei consiglieri da 13 a 9 per ragioni di maggiore efficienza e efficacia riguardo alla gestione strategica e operativa. A differenza di quanto avvenuto fino ad oggi, i nuovi consiglieri eletti riceveranno deleghe specifiche da parte del nuovo presidente – che sarà eletto dal nuovo consiglio direttivo – relativamente alla gestione dell’associazione. Ovviamente tale proposta sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea lo stesso giorno.

Come consigliere uscente e dopo la mia prima esperienza, mi sento di incoraggiare e invitare chiunque – socio con diritto di voto e in regola con la quota associativa 2009, ovvero che non ha inviato comunicazione di disdetta – abbia un positivo interesse ad animare e partecipare alle attività dell’associazione a presentare la propria candidatura come futuro membro del prossimo comitato direttivo. Inoltre, qualora sia approvata la riduzione a 9 dei membri del consiglio direttivo, tutte le candidature potrebbero essere interessanti per poter costituire i comitati tecnici focalizzati su tematiche di interesse specifico come il risk management, la mappatura dei rischi, dei rami assicurativi commerciali, la supply-chain, la business continuity, ecc., al fine di fornire un supporto tecnico competente e più diffuso.

La nostra associazione nel prossimo triennio ha sicuramente bisogno di rinnovare la propria vitalità e di mobilitare sul piano nazionale le migliori competenze, professionalità ed energie per migliorare e sviluppare ulteriormente i servizi attualmente resi, ma soprattutto per proporne di nuovi e innovare il sistema del nostro associazionismo creando nuove e positive occasioni di scambio anche attraverso i mezzi offerti dalla rete e la comunicazione peer-to-peer. Solo attraverso un innovativo, efficiente ed efficace sistema di associazionismo si potrà da un lato ampliare la base dei soci, attirando nuove professionalità e competenze, e dall’altro migliorare efficientemente i costi della gestione operativa liberando così nuove risorse per meglio rispondere alle esigenze e alle richieste dei soci.

Allora, vi invito personalmente a partecipare, più numerosi del solito, all’assemblea generale del prossimo 24 marzo e a non esitare a presentare la vostra spontanea candidatura attraverso il modulo , in allegato, da trasmettere a “anra@betam.it“ e “info@anra.it“ entro il 17 marzo p.v.

Cordialmente,
Maurizio Micale

Social network e opportunità

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Voglio parlare ancora della rete e delle sue opportunità di offrire contatti sociali e professionali.
Una di queste è rappresentata da LinkedIn, il social network dedicato principalmente agli scambi e conoscenze professionali il cui scopo principale è di consentire agli utenti registrati il mantenimento di una lista di persone conosciute e ritenute affidabili in ambito lavorativo. Tramite conoscenze comuni, che “garantiscono” la reciproca affidabilità, si possono trovare partner per nuovi business, cercare o offrire lavoro o creare opportunità di collaborazione.

Su LinkedIn ho attivato da tempo un mio profilo e, più di recente, ho anche costituito un gruppo denominato “Risk & Insurance manager in Italia“ il quale, ad oggi, conta 39 membri. Questo gruppo si propone di mettere in contatto, unico in Italia, i “Risk Manager” e gli “Insurance Manager” italiani per uno scambio di esperienze, sia che essi siano dipendenti di azienda o free lances. Non rileva (cioè non è necessaria) l’iscrizione ad eventuali associazioni di categoria.
Scopo del gruppo è quello di sviluppare, promuovere e divulgare la cultura della gestione sistematica del rischio e del suo finanziamento, attraverso i prodotti assicurativi e non, nelle imprese, nel settore pubblico e più, in generale, nel settore dell’industria delle assicurazioni in Italia.

Quindi se anche tu sei un risk o un insurance manager e hai un profilo su LinkedIn (se non ce l’hai è facilissimo crearne uno subito), ti invito a visitare questo gruppo al quale potrai chiedere l’adesione con un semplice click. Avrai l’opportunità di entrare in contatto con altre persone che si occupano di questi temi e proporre discussioni per un arricchimento delle conoscenze di ciascuno.

Le commissioni e le sovracommissioni dei broker

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Ricordi la questione della remunerazione dei broker, delle loro sovracommissioni e dello scandalo sollevato negli USA dal procuratore americano Eliot Spitzer alla fine del 2004?

Ora, in Gran Bretagna Marsh e Willis hanno annunciato la volontà di instaurare una sovracommissione del 2,5% a carico degli assicuratori, una pratica pare già adottata sul mercato britannico da Aon

L’AMRAE (Association pour le Management des risques et des assurances de l’entreprise), dopo il caso Spitzer e la firma del documento Amrae-FCA nel 2006, riteneva la questione conclusa. Il suo presidente, Gerard Lancener, si dice “sconvolto di sentire broker anglossassoni reclamare la sovracommissione agli assicuraori mentre siamo noi a pagare alla fine“!

Altrettanto scettico è anche Paul Hopkin responsabile tecnico dell’AIRMIC (Association of Insurance and Risk Managers), che dice: “se un broker viene remunerato tramite percentuale è meglio ricompensato se l’ammontare dei premi aumenta e questo sembrerebbe ingenerare anche una questione di conflitto di interessi“.

Domanda: ma se non tutti gli assicuratori saranno d’accordo a pagare questa famosa commissione aggiuntiva, la tentazione dei broker non potrebbe essere quella di incitare i clienti a sottoscrivere con gli assicuratori che stanno al gioco?

Fonte: L’Argus de l’assurance, 18 gennaio 2008

Nota personale: devo dire che mi ha sorpreso che la britannica Airmic pubblicizzi nel suo sito i Partners (intermediari assicurativi e assicuratori) che sostengono le attività della stessa Airmic, un pò come accade anche per alcuni eventi organizzati da ANRA. A mio modesto avviso, ritengo questo connubio lesivo dell’autonomia di un’associazione e dei loro associati in quanto è più difficile essere critici con qualcuno che ha sostenuto le tue attività o ti ha invitato a cena.

E tu, collega risk manager, che ne pensi e, soprattutto, qual’è la tua esperienza in merito alla collaborazione con i broker di assicurazioni?

Il risk manager in sanità

Dalla trasmissione “Ippocrate“ su RaiNews 24, mi è capitato di registrare questo breve contributo video nel quale si discute del ruolo del risk manager in sanità.

Il video è visibile anche andando nella sezione video di questo blog (colonna a destra).

E tu che cosa pensi?

Decreto 81/2008: approvata la proroga dei nuovi obblighi

Per chi, come risk manager, si dedica anche ai temi della sicurezza sul lavoro (e d’altronde, essendo questo uno dei rischi da gestire, ogni risk manager dovrebbe occuparsene), informo che è diventata legge la proroga al 1° gennaio 2009 per i nuovi obblighi previsti dal Decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, tra cui l’aggiornamento della valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro. Ma gli obblighi sono già in vigore dal 29 luglio

Il Senato ha approvato ieri in via definitiva il decreto fiscale (soprannominato anche milleproroghe) già approvato da Palazzo Madama il 15 luglio e modificato l’altro ieri dalla Camera, decreto che contiene la modifica all’articolo 306, comma 2, del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, che sostituisce il termine “decorsi novanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana” ( 29 luglio 2008 ) con “a decorrere dal 1º gennaio 2009“.

Ricordiamo che l’Art. 306. (Disposizioni finali) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, prevede che: “le disposizioni di cui agli articoli 17, comma 1, lettera a), e 28, nonché le altre disposizioni in tema di valutazione dei rischi che ad esse rinviano, ivi comprese le relative disposizioni sanzionatorie, previste dal presente decreto, diventano efficaci decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale; fino a tale data continuano a trovare applicazione le disposizioni previgenti.”.
Con l’approvazione del Senato è stato quindi convertito in legge, con notevoli modificazioni, il decreto legge 3 giugno 2008, n. 97, recante “disposizioni urgenti in materia di monitoraggio e trasparenza dei meccanismi di allocazione della spesa pubblica, nonché in materia fiscale e di proroga di termini”.

Ora perché la proroga diventi effettiva serve la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Ricordiamo però, che la proroga arriva successivamente al 29 luglio 2008, giorno in cui è sono entrati in vigore i nuovi obblighi previsti dal Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Quindi, un datore di lavoro che non avesse provveduto in tempo ad aggiornare il documento di valutazione dei rischi è sanzionabile.

Ricordiamo inoltre, che il Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevede che questo documento abbia data certa.

Nota: l’articolo 17 (Obblighi del datore di lavoro non delegabili) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevede che “Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:
a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28;
b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.”. 

L’Articolo 28 è invece specificatamente dedicato alla valutazione dei rischi.

(fonte puntosicuro.it)

Incendio alla Peroni di Bari: lezione di risk management

“Incendio alla Peroni di Bari (qui un link al video) dopo che un silos di stoccaggio ha improvvisamente preso fuoco, pare nel corso di lavori di manutenzione dove sarebbe stata usata una fiamma ossidrica. Rapidamente sei silos sui ventisette presenti nella fabbrica hanno preso fuoco in rapida successione, dando luogo ad esplosioni che sono state avvertite in tutta la zona a nord della città. Tutta la zona resta ora transennata mentre dal Comune si fa appello agli abitanti perché restino in casa a finestre chiuse“. (fonte Corriere.it)

Guardando il fumo che dalla Peroni viene sospinto verso la strada, mi viene in mente uno dei casi di studio dell’azienda che si trova in posizione limitrofa a strade o ferrovie: qualcuno, alla Peroni, avrà identificato e valutato simili rischi come quello di dover bloccare la strada (e il traffico) per motivi di sicurezza? E la strada, poi, è a prevalenza di traffico privato oppure commerciale?

Infine, se l’incendio (come pare) è stato causato da una fiamma ossidrica durante i lavori di manutenzione, come risk manager mi chiedo almeno:
1. gli addetti alla manutenzione erano dei dipendenti o degli appaltatori esterni?
2. erano stati valutati i rischi per quel tipo di lavoro?
3. era stato predisposto un “Permesso di fuoco“?

E tu, che dici?

Sicurezza: un valore sociale

Il mio lavoro è quello di risk manager e, in questo ruolo, mi devo occupare di tutti i rischi compresi quelli della sicurezza sul lavoro. Ritengo che un risk manager debba entrare nel vivo di questi temi, che debba “sporcarsi” le mani nei luoghi dove si lavora e si produce, così da rendersi conto di cosa accade. Solo così potrà essere in grado di dare il suo contributo che è quello di andare a “caccia” dei rischi i quali, alle volte, si nascondono anche agli occhi più esperti di chi si occupa prevalentemente di sicurezza sul lavoro.

Ma sappiamo anche che gli incidenti domestici sono di gran lunga superiori a quelli sul lavoro: cioè ci facciamo male o moriamo di gran lunga di più tra le “sicure” quattro mura di casa che nei luoghi di lavoro. Come mai? Credo che ciò dipenda dal fatto che gli aspetti della sicurezza siano una componente culturale di ciascuno di noi. Uno studio del CENSIS del 2004 dice che “gli italiani che hanno un comportamento pro-attivo nei confronti della prevenzione e che davvero pensano faccia capo intanto a loro stessi affrontare e risolvere le questioni legate alla sicurezza sono poco più del 31%, mentre il 21% di essi si possono definire persone fortunate a non essere incappate in incidenti, ma soprattutto il 47% circa è composto da persone che vivono nella distrazione più completa, non si curano di sè e degli altri e aspettano che sia un soggetto esterno , preferibilmente pubblico, a doversi far carico della loro incolumità a casa, sulle strade e nei luoghi di lavoro“.

E allora bisogna iniziare a parlare di queste cose ai nostri figli quando sono ancora piccoli per evitare, poi, di perderli da grandi.

Ma noi risk manager, dove siamo?

00000q07.gifMi capita di ricevere inviti ai corsi di formazione da parte dell’IIR – Istituto Internazionale di Ricerca – su vari argomenti. La scorsa settimana, ad esempio, mi è capitatato tra le mani l’invito per la conferenza dal titolo “Come tutelarsi da RISCHI e RESPONSABILITA’ negli Enti Locali” e ti voglio racontare le mie riflessioni.

Ho letto il programma ed ho notato che la maggior parte dei momenti del convegno saranno tenuti da avvocati o da persone che fanno parte di studi legali: e il risk manager?

Poi sono previsti un paio di interventi tenuti da due esponenti dei broker di assicurazioni, la società Aon (tra l’altro sponsor del convegno) e la WBA S.r.l.: e il risk manager?

Infine, vi saranno anche tre interventi di responsabili assicurativi interni agli enti locali e, uno di questi, quello della Regione Valle D’Aosta, tratterà il tema de “La scelta di non avvalersi di un broker per la gestione del rischio dell’Ente“.

Finalmente, era tempo che qualcuno dicesse che anche gli Enti possono camminare con le loro gambe e che non sempre è necessario ricorrere ad un intermediario assicurativo per la gestione dei propri rischi e del programma assicurativo: peccato che a dirlo non sarà un risk manager poiché io penso che questi temi dovrebbero emergere con maggior forza proprio da noi e dalla nostra associazione (parlo dell’ANRA).

Nel programma c’è anche la previsione di un workshop dal titolo “Organizzare e gestire una GARA D’APPALTO per l’assegnazione dei SERVIZI ASSICURATIVI”. Si parlerà del ruolo del broker, ma non anche del ruolo del risk manager. No, la mia critica non è il frutto di un potenziale senso di frustrazione, (che non c’è), solo che in un simile convegno preferirei ascoltare più voci. In questo workshop, ad esempio, assieme all’avvocato, avrei visto bene la presenza di un responsabile assicurativo interno degli Enti.

Apprendo che nel corso del workshop, si tratterà anche del ruolo dei soggetti riuniti e delle coassicuratrici. Si dirà che sarebbe meglio evitare il ricorso alla coassicurazione, magari inserendo nel bando di gara il divieto per le compagnie di ricorrere alla coassicurazione? Spero di sì.

In ultima analisi, in questo convegno, non è stata prevista la presenza di un risk manager, ma non parlo di uno dei soliti colleghi noti, bensì di un free lance il quale rappresenta una risorsa per quegli Enti che non possono o non vogliono dotarsi di uno staff interno per la gestione dei rischi e delle assicurazioni, ma che puntano magari alla crescita del loro personale interno.

Infine, una nota sui costi. Prima dicevo che il convegno pare sia sponsorizzato dal broker AON: sarà gratuito? Macché, la frequenza alle due giornate, più la giornata del workshop, costa ben 2.000,00 euro. Mi pare decisamente troppo.

E tu cosa dici? Qual’è la tua opinione?

Nuovo servizio del blog: nella colonna di destra ho previsto una nuova pagina SlideShare dove inserirò presentazioni in power point oppure in .pdf in modo da condividere le informazioni. Ogni tanto dateci un’occhiata.

Programma assicurativo: delegare o ritenere?

rm-para-il-rischio.jpgQual’è, per un’Azienda o un ente pubblico, il valore aggiunto tra la gestione diretta dei rischi e delle coperure assicurative e la delega di questi temi a soggetti esterni? Dato che da molti anni anni ho deciso di fare il risk manager, un’idea in mente ce l’ho, ma per rispondere a questa domanda mi viene in aiuto quanto scritto da Peppin Pignolo, risk manager del gruppo Gucci, in “Danni Diretti“ – Egea editore.

“Il trasferimento di un’eventualità di rischio a terzi o a compagnie di assicurazioni è il caso più semplice, ma, sotto certi aspetti, anche quello più dispendioso. In questo caso il risk manager ha due possibilità:

1. può lui stesso, su mandato della società, interrogare il mercato e quotare il rischio sulla base della valutazione fatta tra l’azienda (richiedente o, meglio, proponente) e la compagnia (assicuratore). In questo caso egli può, con una profonda conoscenza del prodotto assicurativo, intervenire sui parametri standard dettati dalle compagnie, in maniera tale da costruire un “vestito su misura” per l’evento che si intende trasferire;

2. può comunque interrogare il mercato, ma dando lui stesso mandato a terzi (brokers, consulenti assicurativi) che, sulla base di parametri forniti, interrogano il mercato e forniscono il prodotto finito, cioè la polizza assicurativa.

In entrambi i casi il risk manager ha la possibilità di avere un contratto o una polizza assicurativa che garatisce l’evento dannoso ma, mentre nel primo caso è lui stesso l’attore protagonista di tutto il processo, nel secondo egli diviene una sorta di fruitore del servizio di terzi specializzati nel settore.

Inoltre nel primo caso si ha la percezione di come l’assicuratore ragioni e quali siano i parametri che possono cambiare l’eventuale esposizione di rischio e, conseguentemente, del premio di polizza (prezzo).

Nel secondo caso, invece, il risk manager è solo spettatore e non può intervenire in alcun modo sulle scelte strategiche di copertura dell’intermediario“.

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