Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per Risk Management

Progetto Derris: la gestione dei rischi e delle emergenze

 

Riprendo l’attività nel nuovo anno (a proposito, buon anno a tutti!!!) con un video interessante dello stimato professionista e amico ing. Marco Santinato (amm.re delegato di Per Consulting) illustra i temi del Risk Management in maniera molto semplice e diretta nell’ambito dell’interessante Progetto Derris un progetto, pensato nell’ambito del Cineas, che si propone di offrire una serie di risposte concrete, creando un ponte tra il mondo assicurativo, la Pubblica amministrazione e le aziende, un approccio al quale credo molto e che, dal 1994, tento di diffondere come cambiamento culturale sia nel mondo delle imprese, sia nella Pubblica Amministrazione.

Partendo dalla constatazione che:

  • gli eventi climatici estremi come alluvioni, smottamenti, tifoni, ondate di caldo o gelo sono un rischio sempre maggiore per l’Italia.
  • i danni provocati da queste calamità hanno gravi ripercussioni sulla stabilità economica e la crescita delle aree colpite.
  • in Italia le Piccole Medie Imprese non possiedono adeguati strumenti di valutazione e gestione del rischio.

L’obiettivo è dunque quello di fornire alle PMI gli strumenti necessari per ridurre i rischi, e per fare ciò intende:

  • Trasferire conoscenze dall’assicurazione alla PA e alle PMI su risk assessment e risk management di eventi legati al cambiamento climatico.
  • Realizzare un tool di auto-valutazione per misurare il rischio e adottare misure di prevenzione e di gestione delle emergenze nelle aziende.
  • Sviluppare forme innovative di partnership pubblico-privato tra l’assicurazione, la PA e le imprese, per incrementare la tutela del territorio e l’aumento della resilienza.
  • Studiare strumenti finanziari innovativi che permettano di muovere capitali dedicati alla riduzione dei rischi.

Il progetto Derris è stato lanciato nel Settembre 2015 e si concluderà nel Settembre 2018, per una durata totale di 36 mesi.

Intervista al rischio

Chi si occupa, come me, di questo lavoro, sa che è un tema molto sottostimato quello collegato alla probabilità che si verifichi un evento imprevisto a danno di cose o persone, la cui incidenza può variare sino a gravi conseguenze. Ci si sofferma poco sulla domanda: ma noi conosciamo a fondo il rischio, o meglio i rischi da fronteggiare?

Per capire che cosa significa rischio, gli amici di The White Swan lo hanno trovato e deciso di “intervistarlo“: il “rischio“, dunque, si racconta spiegando la sua natura mutevole ed imprevedibile…

Una giornata particolare a Tolmezzo

Domani parteciperò, cercando di dare il mio contributo di risk manager, all’evento formativo organizzato da Automotive Lighting Italia S.p.A. del Gruppo Magneti Marelli con altri stimati professionisti. Un grazie all’ing. Andrea Peresson, responsabile della funzione Ambiente e Sicurezza che mi ha coinvolto in questo progetto.

Per visualizzare o scaricare la locandina, clicca qui.

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Rischio stradale sul lavoro

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E’ un pò che non scrivo qualche post, almeno su questo blog, e riprendo per commentare questo articolo sul tema della salute e sicurezza sul lavoro questa volta legata al rischio stradale.

Sappiamo, si legge nell’articolo, che ogni datore di lavoro, tra i propri obblighi, ha quello di effettuare la valutazione dei rischi dei lavoratori e prendere le misure per ridurre detti rischi, consentendo al proprio personale di lavorare in piena sicurezza.
Le aziende che hanno grandi numeri in termini di dipendenti, veicoli in uso e spostamenti quotidiani avvertono la gestione del rischio stradale  come uno dei principali punti su cui focalizzare la propria attenzione ed a cui destinare una quota significativa delle risorse dedicate alla sicurezza sul lavoro. Per innumerevoli attività, infatti, il “luogo di lavoro” non è un posto specifico individuato all’interno di un ufficio o di uno stabilimento produttivo (che pure deve avere le sue misure per la riduzione del rischio di infortuni tra veicoli e persone), ma è la strada pubblica, spesso in condizioni di difficile gestione (come nel caso di flussi di merci pericolose che impegnano le strade urbane).
E non va poi dimenticato che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte sul lavoro (come testimoniano ogni anno i dati INAIL). Per minimizzare i rischi di questi lavoratori ed aumentare la sicurezza stradale (a vantaggio loro e di ogni altro utente),  viene in aiuto dei responsabili aziendali la Checklist per la riduzione del rischio stradale sul lavoro, che consente di ridurre il rischio stradale intervenendo sulle componenti Uomo, Veicolo e Spostamento del “sistema guida”. Ogni responsabile aziendale della sicurezza può consultarla e verificare, punto per punto, se la propria azienda sta tenendo debitamente in conto ogni aspetto importante ai fini della riduzione del rischio.

Anche in questo modo, a mio parere, si fa Risk Management. Buon lavoro.

Travel Risk Management

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Ho recentemente partecipato ad un interessante incontro sul tema dei rischi dei lavoratori in missione e delle misure di tutela.

Ovviamente, prima di pensare alle polizze è opportuno trattare il tema sempre in ottica di Risk Management e quindi, se ci troviamo in un’azienda che manda il suo personale in missione, potremo iniziare con il chiederci:

  • Siamo preparati per un’emergenza?
  • Siamo in grado di monitorare la rischiosità dei Paesi?
  • I nostri dipendenti sono protetti?
  • Sappiamo esattamente dove si trovano i nostri dipendenti?
  • Siamo capaci di gestire un evento importante?
  • Siamo protetti in caso di qualsiasi tipo di contenzioso?

Ricordo che le aziende hanno un “dovere di diligenza“ (Duty of Care) anche nei confronti del personale viaggiante e quindi bisogna mettere in atto una sorta di “programma di sicurezza per il viaggio“ che preveda la predisposizione di apposite procedure pre e durante la trasferta, anche per non incorrere in responsabilità per non aver fornito la necessaria informazione e formazione al personale e pensato a piani per la loro tutela (e questo ci riporta anche a quanto prevede il D.Lgs. 81/2008 e smi).

Oltre ad alcuni strumenti proposti da società di consulenza, possiamo intanto ricorrere ad alcuni servizi gestiti dalla Farnesina (il nostro Ministero degli Esteri) che mette in rete le informazioni per quando si prevede un viaggio all’estero:

Viaggiare sicuri: per avere qualche notizia preventiva sullo stato dei rischi del paese presso il quale si recherà il personale.
Dove siamo nel Mondo: per poterci registrare in modo che, in caso di emergenza, la Farnesina sappia quanti italiani si trovano all’estero e dove in modo da poter organizzare gli eventuali soccorsi.
Il Ministero della Salute, invece, ha sviluppato l’APP di consultazione sull’assistenza sanitaria all’estero “Se parto per…“, grazie alla quale è possibile:
  • reperire informazioni sull’assistenza sanitaria durante un soggiorno o la residenza all’estero (come ottenere assistenza, a chi rivolgersi e come richiedere eventuali rimborsi);
  • consultare la Directory pubblica contenente tutte le istituzioni europee coinvolte nell’erogazione dei servizi di sicurezza sociale (non solo per l’assistenza sanitaria) realizzata da EESSI;
  • consultare direttamente la normativa comunitaria e italiana attualmente vigente, tutto direttamente dal tuo dispositivo mobile, ovunque ti trovi e con la possibilità di salvare le tue ricerche.

Si possono fare anche altre cose, ma dato che il mio obiettivo è quello di sollecitare una riflessione sul tema, concludo dicendo che, dopo l’aspetto di prevenzione, possiamo valutare una qualche forma di tutela assicurativa per gli inconvenienti legati al viaggio (ricoveri per malore o infortunio, rientro anticipato, perdite bagagli, ecc.).

In ogni caso, il tema del “rischio legato al viaggio“ deve essere attentamente valutato anche per dimostrare che ci abbiamo pensato e lo abbiamo gestito.

Buon “Travel Risk Management“ a tutti.

Cosa potrebbe succedere se…

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…un cavo elettrico si stacca da un palo della luce che rimane in piedi provocando il gigantesco rogo al contatto col gas.

L’incendio è stato provocato dalla caduta di un grande traliccio dell’ENEL che ha fatto esplodere il gasdotto della SNAM: dalle prime notizie pare siano andati distrutti 3 edifici e ci siano 8 persone ferite, tra cui un bambino di 10 anni. Snam Rete gas ha inviato uomini e mezzi sul territorio per verificare la dinamica dell’incidente. “Dai primi riscontri – spiega il colosso dell’energia – sembrerebbe che la scarsa stabilità del suolo, unita ai fenomeni di antropizzazione tipici delle aree in prossimità delle coste e al forte maltempo di questi giorni, possa essere tra le cause dell’incidente”. Ma la popolazione parla di lavori fatti male, tanto che tre anni fa, nello stesso punto dove è esplosa la condotta del gas, erano stati effettuati grossi lavori di consolidamento della tubazione. Intanto, come accade in questi casi, la magistratura di Teramo ha aperto un fascicolo per verificare se ci sono responsabili e responsabilità.

Secondo un testimone, poi, a salvare i componenti delle due famiglie che vivono vicino al metanodotto è stata la bufera di vento che ha spostato le fiamme verso valle evitando di investire direttamente le abitazioni e che l’incidente si rivelasse in tragedia. Questo è ciò che è accaduto in Abruzzo.

Quando accade qualcosa ci si chiede sempre (o quasi) il perché e, soprattutto, se si sarebbe potuto prevedere l’evento, oppure se non ci si aveva pensato ritenendo una tale evenienza come “impossibile“.  Proprio come chi, nell’antichità, pensava che esistessero solo i cigni bianchi escludendo l’esistenza di un cigno nero, tanto che si era soliti dire: “Impossibile come un cigno nero“. Poi, un giorno, si scoprì che il cigno nero esisteva.

Country Risk Map di SACE

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Molto interessante la Country Risk Map sviluppata da SACE, di cui ne avevo parlato un prima volta in questo post del 2011, che in questa nuova versione si presenta come un mappamondo interattivo del rischio paese e rappresenta uno spunto di riflessione interessante per guidare le imprese nelle loro strategie di crescita internazionale e, naturalmente, per chi fa il nostro lavoro. Questa mappa si basa su un sistema di 6 rating e segnala i diversi profili di rischio a cui si espongono le imprese nelle loro attività di business per 189 Paesi nel mondo.

Mi farebbe piacere sapere cosa ve ne pare.

Supply Chain: the Resilience Index by FM Global

hdr-resilience-desktop(immagine da FM Global)

Grazie ad Ernesto Cagliero di FM Global, sono venuto a conoscenza di The Resilience Index.

Si tratta di uno strumento che “misura“ il livello di Resilienza di business di 130 paesi ed è stato progettato per aiutare i dirigenti a valutare e gestire il rischio della catena di distribuzione (Supply chain).

Nove fattori chiave del rischio sono raggruppati in tre categorie:

Economic Factor:

  • GDP per capita
  • Political risk
  • Oil intensity

Risk Quality Factor:

  • Exposure to natural hazard
  • Quality of natural hazard risk management
  • Quality of fire risk management

Supply Chain Factor:

  • Control of corruption
  • Infrastructure
  • Local supplier quality

Questi si combinano per formare l’indice composito. I punteggi si formano su una scala da 0 a 100, con 0 che rappresenta la resilienza minima, 100 la massima. Potete utilizzare la simulazione on line e cliccare su ogni paese della mappa, oppure andare ad estrarre i dati complessivi in una tabella dove trovate tutti i paesi.

Ditemi se non vi pare uno strumento assolutamente utile ed estremamente “usabile“.

Osservatorio sul Risk Management nelle PMI italiane: seconda edizione

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Dopo la prima edizione targata 2012 per una panoramica sullo stato dell’arte dell’implementazione di pratiche di Risk Management nelle Piccole e Medie Imprese italiane, organizzata da Risk Governance nell’ambito del Politecnico di Milano, da cui scaturì il documento Report-Osservatorio-RM-PMI, segnalo la seconda edizione che si terrà a Milano il prossimo 25 marzo 2014 sempre a cura dell’Osservatorio Politecnico di Milano-Cineas in collaborazione con Confapi Industria. Questa seconda edizione ha visto la partecipazione di ben 700 PMI appartenenti a tutti i settori economici e contiene un’analisi comparata con i risultati della precedente edizione, dando così una visione evolutiva del fenomeno in oggetto.

POLITICAL RISK MAP 2013: il rischio politico di 163 paesi nel mondo

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In riferimento a questo post dove avevo indicato sia una mappa per il rischio politico che una per il profilo di rischio legato agli atti di Terrorismo e di Violenza politica, pubblico la Political Risk Map 2013  che AON ha appena rilasciato e che ho voluto pubblicare a beneficio di chi deve avere queste informazioni utili nelle decisioni aziendali per determinarne le scelte strategiche.

Dalla relazione a corredo di questa mappa, che trovo ancora più chiara degli altri anni, si desume come nell’ultimo anno si sia verificata una diminuzione complessiva dell’esposizione al rischio dei paesi analizzati. Dopo diversi anni in cui si era registrato un generale aumento del rischio politico a causa della primavera araba, degli effetti politici della crisi finanziaria globale e delle tensioni persistenti in Asia Meridionale, nel 2013 il rischio politico è diminuito in ben 13 paesi (contro i 3 del 2012): Azerbaijan, Bahrain, Barbados, Bielorussia, Guatemala, Macedonia, Montenegro, Oman, Pakistan, Swaziland, Tailandia, Emirati Arabi Uniti. Per quanto riguarda invece l’innalzamento del rischio politico sono 12 i paesi il cui rischio è aumentato (contro i 21 del 2012): Algeria, Camerun, Ciad, Etiopia, Madagascar, Mali, Namibia, Moldavia, Turkmenistan, Uzbekistan, Panama e Paraguay.

Questi in sintesi i trend globali emersi dall’ultima versione della mappa:

Miglioramenti ai confini d’Europa: diversi paesi dell’Asia centrale e del Caucaso (Azerbaijan ed Armenia, ad esempio), hanno visto una diminuzione del rischio politico, anche se limitata. Questo riflette uno sforzo concertato di alcuni paesi emergenti verso riforme strutturali per attrarre investimenti ed aumentare la quota di mercato. Nonostante vi sia ancora un notevole margine di miglioramento, la persistente tensione economica nell’Europa occidentale ed orientale ha aumento la pressione economica su diversi governi regionali e causato peggioramenti in Moldova e Uzbekistan (il miglioramento delle istituzioni governative mitiga l’effetto di questi rischi sugli investimenti).

Un nuovo ordine in Medio Oriente: dopo essere stati al centro di un aumento complessivo del rischio politico nel 2012, tre paesi del Medio Oriente (Bahrain, Oman ed Emirati Arabi Uniti), hanno visto una diminuzione del rischio politico interno nel 2013. Anche se potrebbe trattarsi di una situazione temporanea, questo sottolinea l’importanza di imprese forti e istituzioni finanziarie che possono attenuare gli effetti sui singoli paesi.

Scosse di assestamento in Africa occidentale Camerun, Ciad, Mali e Algeria sono stati tutti declassati, riflettendo la destabilizzazione politica di questi paesi. I flussi di armi e ribelli di là delle frontiere hanno innalzato notevolmente il rischio politico. I recenti fatti in queste regioni, indicano la possibilità di ulteriori declassamenti.

Dunque, buona lettura e che il rischio vi sia propizio.

Mappa nazionale del rischio sismico II

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Dopo il post dell’anno scorso scritto sempre in questo periodo dell’anno, scrivo questo come aggiornamento della Mappa di classificazione sismica del territorio italiano aggiornata all’anno 2012 presa da qui, che mi pare opportuno pubblicare anche per chi conosce solo la classificazione dei comuni italiani a rischio sismico edita dall’ANIA (vedi Handbook incendio, un testo basilare per chi si occupa dei rischi assicurativi), classificazione che però deve esser aggiornata con quella qui proposta. 

Sempre nel post dello scorso anno invitavo chi vive in regioni a rischio sismico, a chiedersi qual è il grado di resistenza a tali eventi naturali degli edifici nei quali viviamo, lavoriamo, degli ospedali o delle scuole dove mandiamo i nostri figli (ho avuto e sto avendo un’esperienza diretta in tal senso) e così via, diventando critici osservatori di questi aspetti, diciamo un pò un risk manager di noi stessi in relazione ai pericoli e ai rischi che ci possono coinvolgere.

Noi, come risk manager, dovremmo diffondere tali informazioni: lo facciamo? Lo fai?

Non ripetere gli errori

Grazie ad un suggerimento dell’ing. E. Spina di FM Global, ho scaricato l’applicazione gratuita per l’iPad, “Risk Essential“, dalla quale è poi possibile scaricare l’FM Global’s REASON Magazine: dando un’occhiata al magazine mi sono imbattuto in questo pensiero che voglio condividere con voi e sapere cosa ne pensate anche in riferimento a quanto sta accadendo in Italia e mi riferisco al terremoto che ha colpito la regione dell’Emilia, ai cui abitanti delle zone coinvolte non può che andare tutta la mia solidarietà (ricordo molto bene il sisma che colpì il mio Friuli nel maggio ’76).

“It would appear that risk management has not been relegated to the future, but is perceived as something very much on the agenda today. And of course, this must be the case, otherwise how will we avoid repeating the same failures in the future?

-Val Jonas, Risk Decisions CEO

Assicurazioni, Etica e Risk Management

Innanzitutto un augurio di Buon Anno ad ognuno di voi che continuate a seguire questo blog con pazienza e sempre con rinnovato interesse.

Il primo post dell’anno lo voglio dedicare a Jacopo Feletti, amministratore unico di Assietica che conosco personalmente il quale, da qualche anno, si è incamminato nella strada che, dal mondo assicurativo, porta verso il Risk Management o, per meglio dire, ad un cammino che punta ad una fusione dei due approcci. Recentemente nel suo canale YouTube ha caricato tre video nei quali Jacopo si racconta e ci racconta qual è il suo pensiero circa la professione che svolge: di questi mi è piaciuto soprattutto il video che vi propongo dove si parla di assicurazioni, di etica, di risk management, di rischi, del risk manager, fino a toccare il conflitto di interessi che, come scrive lo stesso Jacopo nel suo sito, tale è quello per cui il broker che intermedia contratti di assicurazione viene compensato dalla società di assicurazione mediante provvigione in percentuale al premio di polizza venduto, compenso ignoto all’assicurato.

Un concetto, questo, che mi tocca non tanto per la mia attività di risk manager che esula da quella dell’intermediazione assicurativa, quanto per il fatto che tale aspetto è stato uno dei motivi che mi spinse, nel 1994, a lasciare il mondo del brokeraggio assicurativo (all’epoca lavoravo in una società di brokeraggio oggi divenuta filiale di Aon) per iniziare l’attività di risk manager. Infatti, già allora mi chiedevo come potessi definirmi “consulente“ quando poi la remunerazione della società per cui lavoravo dipendeva dalle provvigioni dell’assicuratore presso il quale piazzavamo i rischi. L’idea del taglio delle commissioni o, in gergo tecnico, il “net quoting”, fu quindi l’idea base che mosse anche me quando, una volta iniziata l’attività di risk manager per la quale ero pagato (come lo sono oggi) direttamente dalle aziende clienti, chiedevo agli assicuratori diretti di quotare i rischi al netto delle provvigioni che avrebbero retrocesso ad un intermediario e devo dire che molti assicuratori, soprattutto quelli di provenienza estera, mi seguirono e quotarono i rischi secondo il concetto del “net quoting”.

Non sarà un caso che proprio uno di questi assicuratori ha dichiarato al riguardo: «Si è iniziato a valutare la figura dell’intermediario dal punto di vista del servizio e nei confronti di chi è prestato il servizio, ovviamente questo dibattito ha reso evidente il fatto che l’intermediario di assicurazione – in particolare il broker – è una figura atipica nell’intermediazione in generale perché lavora per conto di una parte e viene pagato dall’altra. Questo, secondo me, è un dibattito necessario e ci auguriamo, come organizzazione, che porti ad un chiarimento perché non è giusto che la “disclosure” (rivelazione) delle provvigioni rimanga un argomento tabù, è giusto che ci sia chiarezza, franchezza e soprattutto che si trovi una soluzione che vada bene per tutti. Noi siamo favorevoli alla “disclosure” delle provvigioni, peraltro ci sono dei mercati in Europa che già l’adottano, come i mercati scandinavi che ragionano già in base al sistema del “net quoting” che sicuramente è un principio complicato per gli operatori del settore, per gli intermediari che devono poi nel day to day spiegarlo ai loro clienti e cioè che invece di pagare il servizio attraverso una provvigione il cliente deve pagare una parcella/compenso. E’ sicuramente una strada in salita, un dibattito a volte difficile da sostenere nei confronti del cliente, ma ci si doveva arrivare; a questo punto era necessario trovare un chiarimento che purtroppo, a livello globale, ancora non c’é.» (fonte Assietica che riporta uno stralcio della relazione svolta dal dott. Enrico Bertagna, Rappresentante generale per l’Italia dei Lloyd’s, al XIV Convegno R.I.B. di Cap Ferrat, 2008).

Credo che anche di questo tema ne riparleremo nel corso dell’anno che è appena iniziato.

Risk Management in azienda ai “Venerdì degli RSPP“

Il prossimo venerdì 21 ottobre terrò una giornata di formazione al corso “I venerdì degli RSPP” organizzato dallo Studio Fonzar che ringrazio per l’invito.

Gli argomenti che vorrei affrontare nel corso dell’incontro, sono i seguenti:

  • Risk management in azienda – una visione a 360°.
  • Breve storia del Risk Management e nascita del risk manager.
  • Rischi d’affari e rischi puri: quale differenza?
  • Il rischio è un pò mio e un pò tuo: la gestione integrata e i nuovi rischi.
  • Il percorso del Risk Management: tra la 231 e il decreto 81.
  • L’approccio ingegneristico e umano al controllo del rischio ben prima del DPR 547/55.
  • Classificazione dei danni: un caso pratico.
  • Gestire il rischio: vuol sempre dire assicurarsi?
  • Il rischio esterno.
  • Il ruolo del RSPP nella gestione del rischio aziendale.

E’ una bella occasione, anche se inusuale, ma credo sia importante parlare di Risk Management facendo conoscere questa bellissima professione dalle innumerevoli potenzialità e sarà soprattutto utile confrontarsi con chi, come in questo caso, si occupa prevalentemente di sicurezza del lavoro ed anche di sistemi di gestione.

Ho chiamato a partecipare anche il collega Marco Magi di Alea e sono certo che la giornata sarà interessante: noi, comunque, ci mettiamo tutta la passione!

Per le iscrizioni e il luogo, qui

Assorim – Associazione Risk e Insurance Managers italiani

Con questo “caldo“ articolo post-ferragostano, voglio parlarvi di una nuova associazione di risk manager, Assorim, Associazione Risk & Insurance Managers italiani – fondata nel 2010 dal collega risk manager consulente Filippo Bonazzi di Ferrara, con il quale ho anche condiviso parte di un percorso in ANRA. Oltre al sito, Assorim ha un blog e pubblica un periodico “Il Risico“ che in rete si può trovare (tutti i numeri pubblicati fino ad ora) e scaricare da qui.

Siccome sono convinto che la nascita di un’ulteriore associazione di risk manager, dopo ANRA  (la principale associazione di categoria) e ARIMAS (che però si pone più come associazione culturale che di categoria) sia sempre da salutare con soddisfazione, ne parlo cercando nel contempo di capire il motivo per il quale ciò accade.

Innanzitutto, da un’associazione che nasce in piena epoca digitale ci si attenderebbe una vocazione “social“ (intendo un account su Twitter per comunicare in modo veloce, su Flickr o su YouTube per caricare foto e filmati di eventi, su Facebook o su LinkedIn), ma per ora tutto questo non c’è, anche se confido che in breve tempo Assorim saprà colmare presto queste lacune.

Dal punto di vista più istituzionale, invece, l’aspetto che ancora non emerge è che, a parte il presidente e il vice presidente, non si conosce da chi siano composti gli altri organi di Assorim e quindi quale sia la sua struttura perciò, a distanza di un anno dalla fondazione, non è ben chiara l’organizzazione e, dunque, la capacità di penetrazione di Assorim nel mercato italiano, sempre che questa sia una vocazione dell’associazione. Stando allo Statuto sociale, l’associazione punta a “sviluppare e mantenere relazioni con altre associazioni, con gli organismi istituzionali, con enti ed autorità di controllo, con il mondo accademico universitario; instaurare rapporti di collaborazione con la stampa finalizzati al perseguimento degli obiettivi statutari“, ma su questo versante Assorim mi pare non si sia ancora “aperta“ e questo, a mio avviso, le preclude di essere conosciuta ai più, unico modo per poter aggregare le persone. Anche la parte della Formazione appare ancora vuota con un calendario dove non appaiono appuntamenti futuri organizzati e gestiti in toto dall’associazione.

Mi auguro, poi, che Assorim sappia diventare più partecipativa pubblicando contributi a firma di altri e anche intervenendo a dibattiti oppure ospitandone nei suoi spazi in rete, facendo comprendere quali sono le sue peculiarità e le sue differenze e perché qualcuno dovrebbe aderire a questa associazione piuttosto che ad altre o perché no, ad entrambe magari.

In ogni caso, se c’è una cosa che mi dispiace profondamente è che i risk manager, siano essi dipendenti oppure consulenti, non riescano a ritrovarsi sotto un unico tetto dove confrontarsi, scambiare buone prassi, crescere, e far crescere la professione del Risk management già così poco conosciuta e frammentino la loro presenza in diverse associazioni, ma qui anche ANRA dovrebbe fare la sua parte, magari partendo da un’analisi del motivo per cui alcuni risk manager si sono allontanati da essa ed effettuando poi un monitoraggio dei risk manager esistenti in Italia e dei luoghi nei quali questi si ritrovano.

Comunque, date un’occhiata anche voi ad Assorim e poi magari ne parliamo (sapete che il vostro punto di vista mi interessa più che mai). A presto.

PS: in questo periodo di tempo meteorologico, prestate più che mai attenzione ai Lavori a caldo! 😉

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