Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per RCT-RCO

Direttiva macchine e rischio RCO

In questi anni mi è capitato più volte di partecipare ad alcuni seminari nei quali si trattava l’argomento della Direttiva Macchine e, in uno dei più recenti, si è riflettuto sia sulla responsabilità del datore di lavoro che progetta e produce le macchine per venderle, di chi le acquista per i suoi processi produttivi, ma anche di quelle aziende che utilizzano macchinari auto-prodotti per le proprie esigenze produttive.

Innanzitutto mi sono chiesto quanti datori di lavoro abbiano chiaro che, anche se la macchina è auto-prodotta, deve essere predisposta un’adeguata documentazione come il  Fascicolo Tecnico della Costruzione, a tacere poi di quante volte avvengono delle modifiche non autorizzate su macchine marcate CE con tutto quanto questo comporta in termini di rischi e, dunque di responsabilità.

E poi mi sono chiesto, ma un’azienda che svolge una certa attività, poniamo produzione e commercializzazione di abbigliamento che è assicurata per la RCO sulla base di tale attività, nel caso dovesse verificarsi un infortunio su una macchina auto-prodotta, tale infortunio risulterà coperto dall’apposita copertura RCO, oppure tale evento rappresenta un rischio “altro“ rispetto a quello principale (nella descrizione dell’attività svolta, infatti, non viene citata anche la produzione di macchinari in proprio), e dunque non sarà coperto dalla polizza?

Pensiamoci!

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Sentenza Cassazione n° 22608: l’assicurazione non copre i danni morali subiti dai dipendenti?

Sentenza

Dalla consultazione della rassegna info-legal.it apprendo che la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22608 del 26 ottobre 2009 avrebbe stabilito che l’assicurazione stipulata dall’azienda per restare indenne rispetto agli infortuni sul lavoro non copre il danno morale subito dal dipendente.

Una ricerca in rete per “scovare“ la sentenza mi ha portato qui dove si legge che, non solo l’assicurazione stipulata dall’azienda per restare indenne rispetto agli infortuni sul lavoro non copre il danno morale subito dal dipendente, ma anche che, prima della riforma del 2000, l’assicurazione non copriva, e resta valido per tutto il contenzioso ancora in corso, neppure il danno biologico.

Lo ha sancito la Suprema corte che, con la sentenza citata, ha respinto il ricorso di un imprenditore che chiedeva di essere tenuto indenne dalla sua assicurazione dai danni biologici e morali subiti in un incidente da un suo dipendente. La terza sezione civile ha affermato che “la copertura assicurativa prevista dall’attuale sistema di assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, pur non avendo ad oggetto il danno patrimoniale in senso stretto, non è, peraltro, riferibile né al danno biologico né a quello morale, essendo le indennità previste dal d.p.r. 1124 del 1965 collegate e commisurate esclusivamente ai riflessi che la menomazione psicofisica ha sull’attitudine al lavoro dell’assicurato non assumendo alcun rilievo gli svantaggi, le privazioni e gli ostacoli che la menomazione stessa comporta con riferimento agli altri ambiti ed alle altre modalità di espressione della personalità del danneggiato nella vita di relazione, tra cui la stessa capacità di lavoro generico”.

Mi pare una sentenza incredibile per la portata che potrebbe avere sulle coperture assicurative e dunque sui piani di gestione dei rischi perciò, in attesa di trovare la sentenza, ti chiedo se tu ne sai qualcosa.

Aggiornamento: ho trovato la sentenza, eccola: Sentenza 3a sezione Cassazione n. 22608_2009

Chi vuole commentarla?

Mancati apprestamenti di sicurezza e dolo eventuale

Domanda: il prolungato mancato apprestamento da parte del datore di lavoro delle prescritte misure di prevenzione antinfortunistica o di prevenzione antincendio, può configurasi come dolo eventuale nell’assicurazione di responsabilità civile o contro gli incendi?

Il caso della ThyssenKrupp di Torino ha portato alla ribalta il dolo eventuale. Ma quando si ha dolo eventuale e qual è il confine con la colpa cosciente o con previsione?

Innanzitutto vediamo cosa si intende per dolo eventuale: “Sussiste il dolo eventuale quando l’agente, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenta la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze della propria azione e, nonostante ciò, agisce accettando il rischio di cagionarle; quando invece l’ulteriore accadimento si presenta all’agente come probabile, non si può ritenere che egli, agendo, si sia limitato ad accettare il rischio dell’evento, bensì che, accettando l’evento, lo abbia voluto, sicché in tale ipotesi l’elemento psicologico si configura nella forma di dolo diretto e non in quella di dolo eventuale”. (fonte: Cassazione penale, sez. un., 14 febbraio 1996, n. 3571).

Alle volte mi sono imbattuto in polizze Incendio rischi industriali nelle quali vi era una clausola che vincolava l’operatività della polizza alla condizione che l’azienda assicurata fosse in possesso del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), la mancanza del quale consentiva all’assicuratore di respingere il sinistro in tutto o in parte. In questo caso, la soluzione era quella di eliminare detta clausola, ma era sufficiente per stare tranquilli? Se l’azienda, per motivi di programmazione interna e di budget, decide scientemente di ridurre la manutenzione delle proprie attrezzature antincendio o del proprio impianto antincendio, anche se la polizza non prevede clausole oppure obblighi da osservare in tema di prevenzione incendi, come si comporterà l’assicuratore nel caso di un incendio? Potrebbe respingere il sinistro richiamandosi al dolo eventuale?

Sul versante della Responsabilità Civile, invece, se il datore di lavoro magari sempre per programmazione di budget non ottempera alle misure di sicurezza atte ad evitare o a diminuire le occasioni di danno per i lavoratori (pur conoscendo i pericoli e i rischi conseguenti), come si comporterà l’assicuratore nel caso di un infortunio sul lavoro o di malattia professionale?

Una risposta precisa non ce l’ho e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, così come mi piacerebbe che l’associazione di cui sono socio, l’ANRA, avviasse, con i soci risk manager, un dibattito su questi temi che sono assolutamente prioritari nell’ambito di una corretta politica di gestione dei rischi!

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