Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per Political Risk Map

Political Risk Map 2018

E’ un post che avevo preparato ancora da qualche mese tuttavia, siccome lo ritengo ancora attuale e utile, ecco qui la Mappa interattiva del rischio Politico nel Mondo per il 2018 predisposta da Marsh.

Ecco una breve descrizione degli elementi che potrete trovare scorrendo la mappa: “The Country Risk Index (CRI) is based on data from BMI Research and quantifies the risk of a shock, such as an economic crisis or a sudden change in the political environment that would affect business conditions within a country. The CRI is the average of six risk index components: short-term and long-term political and economic risk indices, and also operational risk, which is given a double weighting because it is not broken down into different timeframes. Operational risk assesses four main areas: labour market, trade and investment, logistics, and crime and security“.

Buona navigazione.
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POLITICAL RISK MAP 2013: il rischio politico di 163 paesi nel mondo

Risk_Map_2013

In riferimento a questo post dove avevo indicato sia una mappa per il rischio politico che una per il profilo di rischio legato agli atti di Terrorismo e di Violenza politica, pubblico la Political Risk Map 2013  che AON ha appena rilasciato e che ho voluto pubblicare a beneficio di chi deve avere queste informazioni utili nelle decisioni aziendali per determinarne le scelte strategiche.

Dalla relazione a corredo di questa mappa, che trovo ancora più chiara degli altri anni, si desume come nell’ultimo anno si sia verificata una diminuzione complessiva dell’esposizione al rischio dei paesi analizzati. Dopo diversi anni in cui si era registrato un generale aumento del rischio politico a causa della primavera araba, degli effetti politici della crisi finanziaria globale e delle tensioni persistenti in Asia Meridionale, nel 2013 il rischio politico è diminuito in ben 13 paesi (contro i 3 del 2012): Azerbaijan, Bahrain, Barbados, Bielorussia, Guatemala, Macedonia, Montenegro, Oman, Pakistan, Swaziland, Tailandia, Emirati Arabi Uniti. Per quanto riguarda invece l’innalzamento del rischio politico sono 12 i paesi il cui rischio è aumentato (contro i 21 del 2012): Algeria, Camerun, Ciad, Etiopia, Madagascar, Mali, Namibia, Moldavia, Turkmenistan, Uzbekistan, Panama e Paraguay.

Questi in sintesi i trend globali emersi dall’ultima versione della mappa:

Miglioramenti ai confini d’Europa: diversi paesi dell’Asia centrale e del Caucaso (Azerbaijan ed Armenia, ad esempio), hanno visto una diminuzione del rischio politico, anche se limitata. Questo riflette uno sforzo concertato di alcuni paesi emergenti verso riforme strutturali per attrarre investimenti ed aumentare la quota di mercato. Nonostante vi sia ancora un notevole margine di miglioramento, la persistente tensione economica nell’Europa occidentale ed orientale ha aumento la pressione economica su diversi governi regionali e causato peggioramenti in Moldova e Uzbekistan (il miglioramento delle istituzioni governative mitiga l’effetto di questi rischi sugli investimenti).

Un nuovo ordine in Medio Oriente: dopo essere stati al centro di un aumento complessivo del rischio politico nel 2012, tre paesi del Medio Oriente (Bahrain, Oman ed Emirati Arabi Uniti), hanno visto una diminuzione del rischio politico interno nel 2013. Anche se potrebbe trattarsi di una situazione temporanea, questo sottolinea l’importanza di imprese forti e istituzioni finanziarie che possono attenuare gli effetti sui singoli paesi.

Scosse di assestamento in Africa occidentale Camerun, Ciad, Mali e Algeria sono stati tutti declassati, riflettendo la destabilizzazione politica di questi paesi. I flussi di armi e ribelli di là delle frontiere hanno innalzato notevolmente il rischio politico. I recenti fatti in queste regioni, indicano la possibilità di ulteriori declassamenti.

Dunque, buona lettura e che il rischio vi sia propizio.

2011 Political Risk Map

Attraverso Twitter mi rammentano che Aon Risk Solutions, supportata dalla Oxford Analytica, ha pubblicato anche quest’anno (mi pare sia la 18esima edizione) l’interessante Political Risk Map, una mappa del rischio di 211 paesi, dei quali vengono presi in esame i seguenti fattori di rischio: inconvertibilità della valuta, trasferimenti di denaro, scioperi, rivolte, guerre civili, attività terroristiche, default dei paesi, interferenze politiche, interruzione degli approvvigionamenti, sistemi legislativi e regolamentazioni restrittive.

Dallo studio condotto quest’anno (qui la Political Risk Map del 2010), 19 paesi di quelli analizzati hanno fatto registrare un innalzamento dei livelli di rischio: Algeria, Benin, Unione delle Comore, Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Bermuda, Isole Cayman, Dominica, Grenada, Haiti, Antille, St Kitts e Nevis, St Lucia, St Vincent, Trinidad, Myanmar, Islanda, Bahrain.

Cinque nuovi paesi (Madagascar, Niger, Venezuela, Kyrgyzstan e Thailandia) hanno fatto registrare un incremento del livello di rischio politico legato al pericolo di guerre, insurrezioni, colpi di stato.

Per quanto riguarda il rischio di inconvertibilità della valuta, ovvero la presenza di norme restrittive che ostacolano i pagamenti e le attività commerciali in moneta locale, i paesi che si sono aggiunti a quelli del 2010 sono: Algeria, Burkina Faso, Repubblica Centro Africana, Chad, Guinea Bissau, Guinea Conakry, Madagascar, Niger, Afghanistan, Montenegro, Lituania e Mecedonia.

Undici nuovi paesi hanno fatto registrare un elevato grado di rischio legato ad attività sovversive e terroristiche, tra cui: Angola, Chad, Belize, Austria e Bahrain.

Il rischio di default è stato il principale fattore di crescita del rischio politico in paesi quali: Antigua e Barbuda, Barbados, Bermuda, Isole Cayman, Unione delle Comore, Dominica, Groenlandia, Antille, St Lucia, St Kitts e Nevis.

Dieci nuovi paesi, tra cui Madagascar, Malawi, Uganda, presentano un alto di livello di rischio legato a sistemi legislativi obsoleti e normative restrittive.

Infine, in tre nuovi paesi (Afghanistan, Benin e Zambia) si è verificato un modesto innalzamento del rischio legato alla nazionalizzazione e statalizzazione delle imprese.

Beverly Marsden, condirettore di Aon Risk Solutions, ha detto: “Il rischio di default dei paesi è un problema di portata globale. La critica congiuntura economica degli ultimi due anni ha peggiorato la situazione, tutti i paesi con un’economia basata sul turismo ne hanno sofferto e per la prima volta anche paesi considerati stabili, come l’Islanda, devono affrontare problemi di mancata solvibilità”.

I paesi che invece presentano una diminuzione del livello di rischio sono: Kenia, Mozambico, Ruanda, Uganda, Zambia, Panama, Uzbekistan, Indonesia, Malesia, India.
Da aggiungere che il Brasile, la Columbia e il Messico sono riusciti ad abbassare sensibilmente il livello generale di rischio geopolitico, sfruttando al meglio le relazioni commerciali internazionali.

L’Italia, per gli analisti, resta stabile con un livello di rischiosità basso (anche se credo che il nostro paese non riesca ad attrarre investimenti esteri proprio per la mancanza di una politica industriale degna di questo nome).

Tra i lettori c’è qualcuno che ha avuto esperienze con la Political Risk Map, nel senso che si è ritrovato con i dati riportati nella stessa?

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