Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per mercato assicurativo

Le sfide del mercato assicurativo tra passato e presente.

Qualche tempo fa ho assistito al seguente enunciato circa le sette sfide per le compagnie assicurative italiane ed ora, quegli appunti su carta, li voglio condividere qui con voi.

Ecco i sette punti:

1. Offrire non solo polizze, ma anche servizi.
2. Puntare sulla customer orientationpercepita“ e non su quella “dichiarata“.
3. Diventare compagnia “multi-specialist“ e “focused“ e non restare generalista.
4. Puntare “sull’incremento di valore nel tempo“ e non sullo “shorterismo“ (puntare cioè su formazione ed investimento a medio-lungo termine).
5. Gestire i sinistri in ottica di gestione cliente e non con l’ottica di chiudere il sinistro (claims settlement).
6. Ridurre l’entità del danno e non soltanto i costi di gestione dei sinistri.
7. “Innovare e formare“ e non solo “gestire e addestrare“.

Chi parlava era Adolfo Bertani, oggi presidente di Cineas, ed era il 17 settembre 2004 ad un evento Munters.

Eravamo, dunque, a pochi anni dall’11 settembre 2001 e, se vi ricordate, le compagnie italiana godevano di un buon momento dal punto di vista finanziario, dato che avevano sfruttato la globalizzazione aumentando i premi nei rami danni (e riducendo le esposizioni come ad esempio per la clausola “Terrorismo e sabotaggio“ che venne “splittata“ dalla eventi sociopolitici), pur senza aver subito i sinistri che si erano verificati in altri paesi e soprattutto negli USA.

E ora una domanda: quali di questi sette punti vi sembrano siano stati fatti propri dal mercato assicurativo o da quale compagnia?

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Programma assicurativo: delegare o ritenere?

rm-para-il-rischio.jpgQual’è, per un’Azienda o un ente pubblico, il valore aggiunto tra la gestione diretta dei rischi e delle coperure assicurative e la delega di questi temi a soggetti esterni? Dato che da molti anni anni ho deciso di fare il risk manager, un’idea in mente ce l’ho, ma per rispondere a questa domanda mi viene in aiuto quanto scritto da Peppin Pignolo, risk manager del gruppo Gucci, in “Danni Diretti“ – Egea editore.

“Il trasferimento di un’eventualità di rischio a terzi o a compagnie di assicurazioni è il caso più semplice, ma, sotto certi aspetti, anche quello più dispendioso. In questo caso il risk manager ha due possibilità:

1. può lui stesso, su mandato della società, interrogare il mercato e quotare il rischio sulla base della valutazione fatta tra l’azienda (richiedente o, meglio, proponente) e la compagnia (assicuratore). In questo caso egli può, con una profonda conoscenza del prodotto assicurativo, intervenire sui parametri standard dettati dalle compagnie, in maniera tale da costruire un “vestito su misura” per l’evento che si intende trasferire;

2. può comunque interrogare il mercato, ma dando lui stesso mandato a terzi (brokers, consulenti assicurativi) che, sulla base di parametri forniti, interrogano il mercato e forniscono il prodotto finito, cioè la polizza assicurativa.

In entrambi i casi il risk manager ha la possibilità di avere un contratto o una polizza assicurativa che garatisce l’evento dannoso ma, mentre nel primo caso è lui stesso l’attore protagonista di tutto il processo, nel secondo egli diviene una sorta di fruitore del servizio di terzi specializzati nel settore.

Inoltre nel primo caso si ha la percezione di come l’assicuratore ragioni e quali siano i parametri che possono cambiare l’eventuale esposizione di rischio e, conseguentemente, del premio di polizza (prezzo).

Nel secondo caso, invece, il risk manager è solo spettatore e non può intervenire in alcun modo sulle scelte strategiche di copertura dell’intermediario“.

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