Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per Incendio

Lavori a caldo e incidenti prevedibili

Quante volte l’abbiamo sentito ripetere (ne parlai anche in un mio recente post) da assicuratori, periti e colleghi che i lavori a caldo o con l’uso di fiamme sono molto pericolosi per il rischio da incendio?

Tante, eppure ancora una volta dobbiamo leggere di un furioso incendio scoppiato in un’azienda meccanica del settore orafo a Fellette di Romano d’Ezzelino (Vicenza), dove alcuni addetti di una ditta esterna stavano eseguendo delle saldature sui camini con l’utilizzo di cannelli. Il fuoco si è propagato velocemente molto probabilmente attraverso la guaina, intaccando il tetto e una quindicina di pannelli fotovoltaici, una parte dei quali sono andati completamente distrutti. Tre i feriti, non gravi, tra le quali un dipendente della ditta vicentina. I vigili del fuoco da Bassano del Grappa e da Vicenza, hanno lavorato oltre due ore per spegnere il rogo: l’acqua penetrata all’interno ha danneggiato numerosi macchinari.

Se si è verificato un tale evento significa che qualcosa è stato sottovalutato: ricordiamoci che gli incidenti non sono mai frutto del caso.

Devo dire, e nessuno si offenda, che spesso le aziende che eseguono tali lavori hanno una scarsa cultura della prevenzione, gli operai (molte volte immigrati) sono poco formati, tutti elementi da tenere in considerazione quando si affidano lavori in appalto. D’altronde anche il D.Lgs 81/2008 – Testo Unico sulla sicurezza, all’articolo 26 pone in capo al Committente una responsabilità nella scelta delle imprese appaltatrici, dove la differenza non può farla il prezzo che si paga per il lavoro affidato.

Ma ciò che dobbiamo avere chiaro per la gestione dei rischi è chiederci sempre cosa potrebbe accadere, “What if“, cosa potrebbe andare storto, immaginare degli scenari e cercare di attrezzarci per evitare l’evento, molte volte prevedibile, e del quale tante volte, dicevo, abbiamo sentito parlare da persone esperte che di questo tipo di sinistri ne hanno visti tanti e, nonostante tutto, continuano ad accadere.

E a te è mai capitato di gestire tali situazioni o di trovarti coinvolto in un sinistro simile?

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Lavori a caldo: incendio alla Marzotto filati

Da “Il Gazzettino“ online di ieri leggo che un incendio ha interessato nel pomeriggio del 24 novembre uno dei capannoni della Marzotto Filati a Fossalta di Portogruaro (Venezia). Le fiamme, che hanno sprigionato moltissimo fumo, erano circoscritte ad una tubatura che “risucchia” gli scarti della filatura. L’area è stata evacuata e le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco in meno di un’ora. Da un primo esame pare che l’incendio si sia sviluppato in una zona dove due operai stavano lavorando con la fiamma ossidrica. Una scintilla avrebbe attecchito polveri di lino, da cui poi si sarebbero sprigionate le fiamme. Nel capannone erano in corso lavori di ripristino e l’attività era quindi ferma. I danni ammontano a qualche centinaio di migliaia di euro.

Ancora una volta, quindi, pare che la causa del sinistro sia da attribuire all’inosservanza del rispetto delle regole per i lavori a caldo all’interno dei reparti, un aspetto troppo spesso trascurato sia dall’azienda committente che dalle imprese esterne chiamate ad eseguire i lavori le quali poi, non sono spesso nemmeno adeguatamente assicurate per questo tipo di responsabilità, mentre la verifica delle coperture assicurative (aspetto di Risk Management per il committente) dovrebbe essere sempre inserita nei contratti per i lavori in appalto, ma anche qui c’è ancora molto da fare!

Convegno dell’Associazione Italiana Ingegneria Antincendio

sprinkler-headRicevo dal collega risk manager Maurizio Micale l’informazione che pubblico molto volentieri che, nei prossimi giorni, si terrà il 12° convegno nazionale dell’Associazione Italiana Ingegneria Antincendio (A.I.I.A.), sezione italiana della Society of Fire Protection Engineers dal titolo:

SISTEMI GESTIONE SICUREZZA ANTINCENDIO

Il convegno è organizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano – Dipartimento di Energia e A.I.A.S. e si terrà presso l’Auditorium del Politecnico di Milano in Via Pascoli n. 53, il giorno 29 Ottobre 2009.

Il programma del convegno, con i dettagli della giornata, e la scheda di partecipazione sono disponibili sul sito dell’A.I.I.A. all’indirizzo www.aiia-sfpe.org

Per ogni ulteriore dettaglio è possibile contattare la segreteria A.I.I.A. presso Hughes Associates Europe ai numeri sotto riportati.

Tecniche di Loss prevention: l’inertizzazione

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Da questa pregevole pubblicazione di Munich Re leggo di un nuovo metodo per prevenire gli incendi e le esplosioni, quello dell’inertizzazione permanente, mediante la riduzione dell’ossigeno presente nell’aria dal 21% al 14-15%. È una tecnologia che, a certe condizioni, rappresenta una valida alternativa agli impianti di estinzione convenzionali, offre svariate possibilità di applicazione, e rispetto agli impianti di estinzione tradizionali ha un vantaggio decisivo: rende impossibile la combustione con fiamma e, quindi, previene anche i danni conseguenziali causati dalle sostanze estinguenti e dai prodotti della combustione.

Alcune possibili applicazioni di questa tecnica nei settori di attività che più mi interessano, sono:

Magazzini e depositi
I magazzini automatizzati o quelli in cui il personale vi permane raramente sono i più adatti all’installazione di impianti di inertizzazione permanente. In queste categorie rientrano ad esempio i magazzini di alimentari, i magazzini di merci pericolose e quelli a scaffalature verticali. Gli impianti di estinzione convenzionali non sono sempre facili da installare a causa delle notevoli dimensioni dei magazzini e non assicurano una protezione ottimale delle merci sensibili. L’inertizzazione permette di ridurre anche il danno conseguenziale provocato dal fumo, che può rendere inutilizzabile l’intero contenuto del magazzino.

Centri di elaborazione dati
Non di rado un piccolo incendio è sufficiente a mettere fuori servizio un intero sistema informatico. Un impianto di inertizzazione permanente consente di mitigare questo rischio. La permanenza di personale in atmosfera sottoossigenata per brevi periodi, p. es. per lavori di manutenzione, non comporta pericoli per la salute.

Il resto lo potrai leggere scaricando o solo visualizzando la pubblicazione di Munich Re.

Hai esperienze o suggerimenti sul tema delle quali vorresti parlarne?

A fuoco uno stabilimento alimentare in Friuli

Da un’ANSA di questa mattina (ieri per chi legge il 24 novembre), apprendo che un incendio e’ divampato per cause imprecisate la scorsa notte nello stabilimento della Quality Food (ex Delser) a Martignacco (Udine).
Il fuoco – da quanto si e’ saputo – ha interessato gran parte dello stabilimento e ha danneggiato parte della copertura di un capannone. Sul posto stanno tuttora lavorando una decina di squadre dei vigili del fuoco di Udine e San Daniele del Friuli, per lo spegnimento degli ultimi focolai e le verifiche tecniche sulle cause dell’incendio.

Aggiornerò questo post non appena in possesso di ulteriori notizie.

Aggiornamento 1: da ulteriori notizie pare che l’incendio sia stato aggravato dal poliuretano espanso utilizzato come coibente nei pannelli sandwich (tipo quello in figura) che componevano le pareti del capannone andato a fuoco.pannelli_sandwich

Aggiornamento 2: stando a una prima valutazione, il fuoco si è sviluppato nella zona dove vengono ammassati gli scarti di produzione, che poi vengono destinati alla zootecnia: sostanzialmente avanzi di farine e impasti che finiscono per diventare mangimi per animali. Nel 2000 un analogo incendio, sviluppatosi proprio nella stessa zona degli scarti per una sorta di autocombustione, distrusse una parte dell’azienda. I tecnici valuteranno tutte le ipotesi, comprese quelle di un possibile mozzicone lasciato cadere accidentalmente tra gli scarti o di uno straccio imbevuto d’olio (usato per la pulizia dei macchinari) e anch’esso gettato involontariamente tra gli scarti.

TyssenKrupp: passa la tesi del dolo eventuale!

 

Sentenza

Dell’ipotesi che nell’assicurazione di responsabilità civile o contro gli incendi, si potrebbe configurare come dolo eventuale il prolungato mancato apprestamento da parte del datore di lavoro delle prescritte misure di prevenzione antinfortunistica o di prevenzione antincendio ne avevo già scritto in questo post, ma oggi con la  sentenza di rinvio a giudizio per i morti nell’incendio della Thyssen tale ipotesi diventa realtà.

L’ad della Tyssen, Espenhahn, si legge nell’ordinanza di rinvio a giudizio scritta dal gup Gianfrotta, si è “rappresentato la concreta possibilità del verificarsi di infortuni anche mortali sulla linea Apl5″ dello stabilimento di Torino, e ha “accettato il rischio“.

Espenhahn – nonostante fosse a conoscenza dei problemi – “prendeva dapprima la decisione di posticipare dal 2006/2007 al 2007/2008 gli investimenti antincendio per lo stabilimento di Torino pur avendone già programmata la chiusura”, e poi “la decisione di posticipare l’investimento per l’adeguamento della linea 5 (raccomandata dall’assicurazione, dai vigili del fuoco e da un organo aziendale, il Wgs, ndr) ad epoca successiva al suo trasferimento da Torino a Terni”.

Se questa tendenza rimarrà confermata, credo che questa sentenza rappresenterà un nuovo spartiacque nella politica di gestione dei rischi e, in particolare, della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Chi vuole dire qualche cosa al riguardo?

PS: ecco un argomento di confronto tra risk manager.

Incendio all’Obi di Piacenza

La gente era ancora nel negozio quando si è sviluppato l’incendio che si è allargato molto velocemente a tutta la struttura. Nessun ferito. Veramente ingenti i danni: sarebbero almeno 3 milioni di euro

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Incendio all’Obi di Piacenza“, posted with vodpod
Questo video è tratto dal sito Youreporter.it, il sito italiano di citizen-journalism, o giornalismo partecipativo e che mi risulta sia il primo di questo genere in Italia. I filmati, le foto e le notizie vengono inviate direttamente dai cittadini senza ‘filtri’ editoriali.
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