Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per INAIL

Rischio stradale sul lavoro

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E’ un pò che non scrivo qualche post, almeno su questo blog, e riprendo per commentare questo articolo sul tema della salute e sicurezza sul lavoro questa volta legata al rischio stradale.

Sappiamo, si legge nell’articolo, che ogni datore di lavoro, tra i propri obblighi, ha quello di effettuare la valutazione dei rischi dei lavoratori e prendere le misure per ridurre detti rischi, consentendo al proprio personale di lavorare in piena sicurezza.
Le aziende che hanno grandi numeri in termini di dipendenti, veicoli in uso e spostamenti quotidiani avvertono la gestione del rischio stradale  come uno dei principali punti su cui focalizzare la propria attenzione ed a cui destinare una quota significativa delle risorse dedicate alla sicurezza sul lavoro. Per innumerevoli attività, infatti, il “luogo di lavoro” non è un posto specifico individuato all’interno di un ufficio o di uno stabilimento produttivo (che pure deve avere le sue misure per la riduzione del rischio di infortuni tra veicoli e persone), ma è la strada pubblica, spesso in condizioni di difficile gestione (come nel caso di flussi di merci pericolose che impegnano le strade urbane).
E non va poi dimenticato che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte sul lavoro (come testimoniano ogni anno i dati INAIL). Per minimizzare i rischi di questi lavoratori ed aumentare la sicurezza stradale (a vantaggio loro e di ogni altro utente),  viene in aiuto dei responsabili aziendali la Checklist per la riduzione del rischio stradale sul lavoro, che consente di ridurre il rischio stradale intervenendo sulle componenti Uomo, Veicolo e Spostamento del “sistema guida”. Ogni responsabile aziendale della sicurezza può consultarla e verificare, punto per punto, se la propria azienda sta tenendo debitamente in conto ogni aspetto importante ai fini della riduzione del rischio.

Anche in questo modo, a mio parere, si fa Risk Management. Buon lavoro.

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Malattie Professionali: le nuove tabelle INAIL

Ti informo che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 21 luglio 2008 le nuove tabelle delle malattie professionali come riporta la pubblicazione “Dati INAIL” che potrai scaricare da qui. Un’apposita Commissione Scientifica, istituita in attuazione del D.Lgs. 38/2000, ha provveduto ad aggiornare le Tabelle del 1994, individuando 85 voci per l’Industria e 24 per l’Agricoltura, rispetto alle 58 e 27 in precedenza identificate.

Nelle nuove tabelle, inoltre, è stato ampliato il numero delle voci relative alle forme neoplastiche e sono state inserite le malattie da sovraccarico biomeccanico degli arti e l’ernia discale lombare, dovuta a vibrazioni trasmesse al corpo intero o alla movimentazione manuale dei carichi.

In generale, l’impostazione delle tabelle sembra consentire una più agevole e puntuale identificazione tra lavorazioni e quadri clinici cui applicare la presunzione legale di origine.

Credo che questa informazione debba riguardare tutti quelli che si occupano di della gestione dei rischi e/o anche dei programmi assicurativi aziendali, sia per un intervento in materia di sicurezza del lavoro che per un controllo ed eventuale revisione delle polizze di Responsabilità Civile se assicurano anche le malattie professionali.

Sicurezza: un valore sociale

Il mio lavoro è quello di risk manager e, in questo ruolo, mi devo occupare di tutti i rischi compresi quelli della sicurezza sul lavoro. Ritengo che un risk manager debba entrare nel vivo di questi temi, che debba “sporcarsi” le mani nei luoghi dove si lavora e si produce, così da rendersi conto di cosa accade. Solo così potrà essere in grado di dare il suo contributo che è quello di andare a “caccia” dei rischi i quali, alle volte, si nascondono anche agli occhi più esperti di chi si occupa prevalentemente di sicurezza sul lavoro.

Ma sappiamo anche che gli incidenti domestici sono di gran lunga superiori a quelli sul lavoro: cioè ci facciamo male o moriamo di gran lunga di più tra le “sicure” quattro mura di casa che nei luoghi di lavoro. Come mai? Credo che ciò dipenda dal fatto che gli aspetti della sicurezza siano una componente culturale di ciascuno di noi. Uno studio del CENSIS del 2004 dice che “gli italiani che hanno un comportamento pro-attivo nei confronti della prevenzione e che davvero pensano faccia capo intanto a loro stessi affrontare e risolvere le questioni legate alla sicurezza sono poco più del 31%, mentre il 21% di essi si possono definire persone fortunate a non essere incappate in incidenti, ma soprattutto il 47% circa è composto da persone che vivono nella distrazione più completa, non si curano di sè e degli altri e aspettano che sia un soggetto esterno , preferibilmente pubblico, a doversi far carico della loro incolumità a casa, sulle strade e nei luoghi di lavoro“.

E allora bisogna iniziare a parlare di queste cose ai nostri figli quando sono ancora piccoli per evitare, poi, di perderli da grandi.

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