Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per gestione dei rischi

Progetto Derris: la gestione dei rischi e delle emergenze

 

Riprendo l’attività nel nuovo anno (a proposito, buon anno a tutti!!!) con un video interessante dello stimato professionista e amico ing. Marco Santinato (amm.re delegato di Per Consulting) illustra i temi del Risk Management in maniera molto semplice e diretta nell’ambito dell’interessante Progetto Derris un progetto, pensato nell’ambito del Cineas, che si propone di offrire una serie di risposte concrete, creando un ponte tra il mondo assicurativo, la Pubblica amministrazione e le aziende, un approccio al quale credo molto e che, dal 1994, tento di diffondere come cambiamento culturale sia nel mondo delle imprese, sia nella Pubblica Amministrazione.

Partendo dalla constatazione che:

  • gli eventi climatici estremi come alluvioni, smottamenti, tifoni, ondate di caldo o gelo sono un rischio sempre maggiore per l’Italia.
  • i danni provocati da queste calamità hanno gravi ripercussioni sulla stabilità economica e la crescita delle aree colpite.
  • in Italia le Piccole Medie Imprese non possiedono adeguati strumenti di valutazione e gestione del rischio.

L’obiettivo è dunque quello di fornire alle PMI gli strumenti necessari per ridurre i rischi, e per fare ciò intende:

  • Trasferire conoscenze dall’assicurazione alla PA e alle PMI su risk assessment e risk management di eventi legati al cambiamento climatico.
  • Realizzare un tool di auto-valutazione per misurare il rischio e adottare misure di prevenzione e di gestione delle emergenze nelle aziende.
  • Sviluppare forme innovative di partnership pubblico-privato tra l’assicurazione, la PA e le imprese, per incrementare la tutela del territorio e l’aumento della resilienza.
  • Studiare strumenti finanziari innovativi che permettano di muovere capitali dedicati alla riduzione dei rischi.

Il progetto Derris è stato lanciato nel Settembre 2015 e si concluderà nel Settembre 2018, per una durata totale di 36 mesi.

Annunci

Osservatorio sul Risk Management nelle PMI italiane: seconda edizione

ocean1

Dopo la prima edizione targata 2012 per una panoramica sullo stato dell’arte dell’implementazione di pratiche di Risk Management nelle Piccole e Medie Imprese italiane, organizzata da Risk Governance nell’ambito del Politecnico di Milano, da cui scaturì il documento Report-Osservatorio-RM-PMI, segnalo la seconda edizione che si terrà a Milano il prossimo 25 marzo 2014 sempre a cura dell’Osservatorio Politecnico di Milano-Cineas in collaborazione con Confapi Industria. Questa seconda edizione ha visto la partecipazione di ben 700 PMI appartenenti a tutti i settori economici e contiene un’analisi comparata con i risultati della precedente edizione, dando così una visione evolutiva del fenomeno in oggetto.

2011 Political Risk Map

Attraverso Twitter mi rammentano che Aon Risk Solutions, supportata dalla Oxford Analytica, ha pubblicato anche quest’anno (mi pare sia la 18esima edizione) l’interessante Political Risk Map, una mappa del rischio di 211 paesi, dei quali vengono presi in esame i seguenti fattori di rischio: inconvertibilità della valuta, trasferimenti di denaro, scioperi, rivolte, guerre civili, attività terroristiche, default dei paesi, interferenze politiche, interruzione degli approvvigionamenti, sistemi legislativi e regolamentazioni restrittive.

Dallo studio condotto quest’anno (qui la Political Risk Map del 2010), 19 paesi di quelli analizzati hanno fatto registrare un innalzamento dei livelli di rischio: Algeria, Benin, Unione delle Comore, Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Bermuda, Isole Cayman, Dominica, Grenada, Haiti, Antille, St Kitts e Nevis, St Lucia, St Vincent, Trinidad, Myanmar, Islanda, Bahrain.

Cinque nuovi paesi (Madagascar, Niger, Venezuela, Kyrgyzstan e Thailandia) hanno fatto registrare un incremento del livello di rischio politico legato al pericolo di guerre, insurrezioni, colpi di stato.

Per quanto riguarda il rischio di inconvertibilità della valuta, ovvero la presenza di norme restrittive che ostacolano i pagamenti e le attività commerciali in moneta locale, i paesi che si sono aggiunti a quelli del 2010 sono: Algeria, Burkina Faso, Repubblica Centro Africana, Chad, Guinea Bissau, Guinea Conakry, Madagascar, Niger, Afghanistan, Montenegro, Lituania e Mecedonia.

Undici nuovi paesi hanno fatto registrare un elevato grado di rischio legato ad attività sovversive e terroristiche, tra cui: Angola, Chad, Belize, Austria e Bahrain.

Il rischio di default è stato il principale fattore di crescita del rischio politico in paesi quali: Antigua e Barbuda, Barbados, Bermuda, Isole Cayman, Unione delle Comore, Dominica, Groenlandia, Antille, St Lucia, St Kitts e Nevis.

Dieci nuovi paesi, tra cui Madagascar, Malawi, Uganda, presentano un alto di livello di rischio legato a sistemi legislativi obsoleti e normative restrittive.

Infine, in tre nuovi paesi (Afghanistan, Benin e Zambia) si è verificato un modesto innalzamento del rischio legato alla nazionalizzazione e statalizzazione delle imprese.

Beverly Marsden, condirettore di Aon Risk Solutions, ha detto: “Il rischio di default dei paesi è un problema di portata globale. La critica congiuntura economica degli ultimi due anni ha peggiorato la situazione, tutti i paesi con un’economia basata sul turismo ne hanno sofferto e per la prima volta anche paesi considerati stabili, come l’Islanda, devono affrontare problemi di mancata solvibilità”.

I paesi che invece presentano una diminuzione del livello di rischio sono: Kenia, Mozambico, Ruanda, Uganda, Zambia, Panama, Uzbekistan, Indonesia, Malesia, India.
Da aggiungere che il Brasile, la Columbia e il Messico sono riusciti ad abbassare sensibilmente il livello generale di rischio geopolitico, sfruttando al meglio le relazioni commerciali internazionali.

L’Italia, per gli analisti, resta stabile con un livello di rischiosità basso (anche se credo che il nostro paese non riesca ad attrarre investimenti esteri proprio per la mancanza di una politica industriale degna di questo nome).

Tra i lettori c’è qualcuno che ha avuto esperienze con la Political Risk Map, nel senso che si è ritrovato con i dati riportati nella stessa?

E’ il rischio credito quello tra i rischi più sentiti?

Innanzitutto Buon Anno.

Il primo post (epifanico) del 2010 è dedicato all’indagine “The emerging future of European Risk Management” (scaricabile da qui), condotta dal broker assicurativo Marsh, su 705 professionisti del rischio di 700 aziende appartenenti a sette dei maggiori settori industriali in Europa, secondo la quale quasi i due terzi degli intervistati (62%) hanno identificato nei rischi finanziari e macroeconomici il motivo di preoccupazione, con il “rischio credito” in cima alla lista.

Il “rischio credito” è stato. infatti, indicato dal 31% degli intervistati come la minaccia principale fra tutti i rischi finanziari.

Il report ha inoltre evidenziato come, in risposta alla recessione, oltre due terzi delle aziende interpellate (69%) hanno compiuto una revisione del proprio approccio al rischio.

Tre intervistati su quattro (73%) hanno concordato nell’affermare che la gestione del rischio ricopre oggi un’importanza prioritaria per il top management delle proprie organizzazioni.

I risultati della ricerca evidenziano che la gestione del rischio non è stata sottoposta a tagli di budget; solo il 5% degli intervistati si attende una riduzione in tal senso, mentre il 34% prevede, invece, un aumento del budget ad esso dedicato.

Personalmente non mi pare che da parte delle imprese vi sia una grande attenzione alla gestione dei rischi in ottica di Risk Management e che anzi, queste, considerino tutto ciò che non ha a che fare con la produzione un sovrappiù del quale, in questo momento, se ne può fare a meno quando invece è proprio in tali momenti che deve essere più alta l’attenzione alla gestione dei rischi. Un evento dannoso (quale potrebbe essere anche il mancato incasso di un credito), in questa fase di recessione e di equilibri finanziari fragili, potrebbe essere dirompente per l’impresa e quindi è più che mai in simili momenti che non si deve rinunciare ad investire risorse nella gestione dei rischi, compresi i programmi assicurativi che devono essere ben fatti proprio per assicurare la giusta copertura finanziaria di quei rischi precedentemente identificati e valutati. La gestione dei rischi, dunque, deve essere vista non come un centro di costo, bensì come un centro di profitto al pari delle altre attività aziendali quale la produzione la quale può essere garantita non solo dalle scelte strategiche di mercato, ma anche attraverso azioni quotidiane di mitigazione dei rischi.

E tu cosa ne pensi sia dello studio di cui ho parlato che delle mie riflessioni? Qual è la tua esperienza quale gestore dei rischi?

Qual è, oggi, il ruolo del broker?

Dubbi.gif

E’ ovvio che qui mi riferisco ai broker di assicurazioni e mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi tu, caro lettore di questo blog.

Ai broker va l’indubbio merito di aver “smosso” le acque stagnanti del mondo assicurativo degli anni ’70, ’80 e in parte degli anni ’90 del secolo scorso, ma il modello sul quale si è basato il loro sviluppo, mi pare che oggi si sia un pò appannato.

In particolare, mi piacerebbe capire qual è, oggi, il valore aggiunto di un broker.

Quando l’Azienda o un Ente pubblico si avvale di un risk manager (dipendente o free lance), è utile e funzionale la contemporanea presenza di un broker per l’intermediazione delle polizze?

Oppure, se ad occuparsi della gestione dei rischi e delle polizze è solo il broker, ciò è sufficiente?

Ed infine, è poi così vero che la capacità contrattuale di un broker (intesa come la capacità di ottenere le migliori condizioni contrattuali e il miglior prezzo sfruttando il suo peso degli affari intermediati nei confronti degli assicuratori) è sempre “superiore” a quella che può ottenere una singola Azienda o un singolo Ente pubblico che si rivolge direttamente al mercato assicurativo magari attraverso il suo risk manager?

Naturalmente qualche idea me la sono fatta, ma prima di dire la mia mi piacerebbe sapere come la pensi tu.

Multi Line e Multi Year: che fine hanno fatto?

Qualche anno fa si parlava di soluzioni assicurative Multi Line e Multi Year per la gestione dei rischi: le hai mai adottate?

multiline-multiyear

Un programma assicurativo multiline considera l’insieme dei rischi propri di un’azienda (incendio, rc, trasporti, ecc.) come un unico rischio globale, articolato su più anni, in genere da tre a cinque, con un costo indifferenziato rispetto alle singole garanzie viste nella loro globalità.

Una copertura integrata tramite la quale l’azienda passa da un processo tradizionale di acquisto di coperture assicurative basato sui costi, ad un processo strategico di medio-lungo periodo e ad una gestione finanziaria globale dei rischi che, oltre a comportare risparmi di tempo e di risorse per la gestione di ogni singolo contratto, si traduce anche in una maggiore stabilità dei costi a bilancio.

Un approccio innovativo quanto rivoluzionario in aziende (ancora molte) che prevedono una gestione separata delle assicurazioni: la direzione finanziaria si occupa delle assicurazioni credi e di cambio, il personale delle assicurazioni infortuni, vita e malattia, il risk manager delle assicurazioni property e casualty, mentre la visione deve essere globale, oggi più che mai.

Tu che ne pensi e quali sono le tue esperienze in merito a queste soluzioni?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: