Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per D.Lgs. 81/2008

Travel Risk Management

tempo-crono

Ho recentemente partecipato ad un interessante incontro sul tema dei rischi dei lavoratori in missione e delle misure di tutela.

Ovviamente, prima di pensare alle polizze è opportuno trattare il tema sempre in ottica di Risk Management e quindi, se ci troviamo in un’azienda che manda il suo personale in missione, potremo iniziare con il chiederci:

  • Siamo preparati per un’emergenza?
  • Siamo in grado di monitorare la rischiosità dei Paesi?
  • I nostri dipendenti sono protetti?
  • Sappiamo esattamente dove si trovano i nostri dipendenti?
  • Siamo capaci di gestire un evento importante?
  • Siamo protetti in caso di qualsiasi tipo di contenzioso?

Ricordo che le aziende hanno un “dovere di diligenza“ (Duty of Care) anche nei confronti del personale viaggiante e quindi bisogna mettere in atto una sorta di “programma di sicurezza per il viaggio“ che preveda la predisposizione di apposite procedure pre e durante la trasferta, anche per non incorrere in responsabilità per non aver fornito la necessaria informazione e formazione al personale e pensato a piani per la loro tutela (e questo ci riporta anche a quanto prevede il D.Lgs. 81/2008 e smi).

Oltre ad alcuni strumenti proposti da società di consulenza, possiamo intanto ricorrere ad alcuni servizi gestiti dalla Farnesina (il nostro Ministero degli Esteri) che mette in rete le informazioni per quando si prevede un viaggio all’estero:

Viaggiare sicuri: per avere qualche notizia preventiva sullo stato dei rischi del paese presso il quale si recherà il personale.
Dove siamo nel Mondo: per poterci registrare in modo che, in caso di emergenza, la Farnesina sappia quanti italiani si trovano all’estero e dove in modo da poter organizzare gli eventuali soccorsi.
Il Ministero della Salute, invece, ha sviluppato l’APP di consultazione sull’assistenza sanitaria all’estero “Se parto per…“, grazie alla quale è possibile:
  • reperire informazioni sull’assistenza sanitaria durante un soggiorno o la residenza all’estero (come ottenere assistenza, a chi rivolgersi e come richiedere eventuali rimborsi);
  • consultare la Directory pubblica contenente tutte le istituzioni europee coinvolte nell’erogazione dei servizi di sicurezza sociale (non solo per l’assistenza sanitaria) realizzata da EESSI;
  • consultare direttamente la normativa comunitaria e italiana attualmente vigente, tutto direttamente dal tuo dispositivo mobile, ovunque ti trovi e con la possibilità di salvare le tue ricerche.

Si possono fare anche altre cose, ma dato che il mio obiettivo è quello di sollecitare una riflessione sul tema, concludo dicendo che, dopo l’aspetto di prevenzione, possiamo valutare una qualche forma di tutela assicurativa per gli inconvenienti legati al viaggio (ricoveri per malore o infortunio, rientro anticipato, perdite bagagli, ecc.).

In ogni caso, il tema del “rischio legato al viaggio“ deve essere attentamente valutato anche per dimostrare che ci abbiamo pensato e lo abbiamo gestito.

Buon “Travel Risk Management“ a tutti.

Cosa cambierà, anche nel mondo assicurativo, con la sentenza ThyssenKrupp?

Siamo dunque arrivati alla sentenza Tyssen in seguito al rogo della Thyssenkrupp di Torino, che provocò la morte di  sette operai dell’acciaieria che lavoravano alla linea 5 la notte del 6 dicembre 2007. Qualcuno l’ha definita “una svolta epocale”, in quanto non era mai successo che per una vicenda di morti sul lavoro venisse riconosciuto il dolo eventuale.

Herald Espenhahn, amministratore delegato per l’Italia della multinazionale, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione, mentre i consiglieri delegati Marco Pucci e Gerald Priegnitz, il direttore dello stabilimento torinese Giuseppe Salerno e il responsabile del servizio prevenzione rischi Cosimo Cafueri sono stati condannati a 13 anni e mezzo di reclusione. Per Daniele Moroni, dirigente con competenze nella pianificazione degli investimenti in materia di sicurezza antincendio, la pena comminata è stata di 10 anni e 10 mesi, anche superiore ai nove anni richiesti dall’accusa.
Non solo. La società TyssenKrupp Acciai Speciali Terni S.p.A., per l’applicazione di quanto previsto dal Decreto legislativo 231/2001 sulla responsabilità amministrativa, è stata condannata al pagamento della sanzione di 1 milione di euro, nonché all’esclusione da contributi e sovvenzioni pubbliche per sei mesi, al divieto di pubblicizzare i prodotti sempre per sei mesi, alla confisca di 800mila euro, con la pubblicazione della sentenza sui quotidiani nazionali. Sanzioni che sommate ai risarcimenti alle parti civili, ai familiari delle vittime e alle spese legali porta il conto dell’acciaieria a superare i 20 milioni di euro.

Fatto il punto sulla sentenza (per la quale non mi sento ancora di esprimere un parere), vorrei fare qualche ragionamento sul più complesso tema della gestione dei rischi e, in particolare, sul riflesso che una condanna per dolo eventuale può avere sulle polizze assicurative.

Una delle testimonianze chiave è stata quella di Andrea Brizzi – ingegnere di Axa Assicurazioni – che affermò di aver trasmesso un documento con delle raccomandazioni, documento che doveva essere sottoscritto dai dirigenti della multinazionale ed essergli restituito, ma l’ing. Brizzi non ha più ricevuto niente. Pochi mesi prima del rogo il tecnico aveva ispezionato lo stabilimento per dare indicazioni sulle migliorie tecniche da apportare individuate in un sistema di rilevatori e ugelli in tutto lo stabilimento, dispositivi per il blocco di macchinari e tubi pieni di oli minerali, per un investimento di circa 80mila euro. Tali interventi erano anche finalizzati alla riduzione della franchigia che, dopo l’incendio di Krefeld, in Germania, nel 2006, da 50 milioni di euro era passata a 100 milioni di euro. Importi che vanno ricondotti all’esposizione complessiva del rischio se si pensa che si ragiona su macchinari, come quelli di «ricottura e decappaggio», che costano centinaia di milioni di euro. Secondo Brizzi sarebbe stato anche necessario “incrementare il numero degli addetti alle squadre di pronto intervento“, soprattutto degli addetti al secondo intervento ovvero, gli operai addestrati a utilizzare impianti idrici e idranti. La raccomandazione risale all’aprile 2007, otto mesi prima del rogo. E almeno un paio di mesi prima dell’annuncio dell’azienda di chiudere lo stabilimento (scelta che comportò la riorganizzazione delle mansioni e una progressiva riduzione del personale).

A questo punto, basandomi sulla mia esperienza personale mi chiedo:

  1. quante sono le aziende che, per scelta, sono ancora prive del Certificato di Prevenzione Incendi perché magari l’avvio della pratica le obbligherebbe ad effettuare tutta una serie di opere di prevenzione e, dunque, di investimenti?
  2. quante sono le aziende che, anche a fronte di una valutazione dei rischi per l’applicazione del D.Lgs. 81/2008 – Testo unico sulla sicurezza, sono a conoscenza di potenziali pericoli e rischi i cui interventi per la loro mitigazione vengono posposti per tutta una serie di ragioni (spesso economiche)?
  3. quando le informazioni sullo stato dei rischi aziendali sono desumibili dai documenti/verbali aziendali, nel caso si verifichi un incendio oppure un infortunio sul lavoro, si potrà ancora invocare l’involontarietà, la colpa (anche grave), oppure l’assicuratore cercherà invece di invocare il dolo eventuale con successiva esclusione della copertura assicurativa?
  4. si riflette abbastanza sul rischio di danno da reputazione che anche simili eventi portano con sé, oppure no?

Queste sono solo alcune delle domande che mi sto ponendo da qualche tempo e sulle quali invito tutti i colleghi risk manager, insurance manager e intermediari assicurativi a riflettere e a fare qualche pubblica considerazione sugli scenari futuri.

Il D.Lgs. 106/2009 correttivo del D.Lgs.81/2008

Sentenza

Anche se è passato qualche giorno, volevo che apparisse su questo blog la notizia che, sulla Gazzetta Ufficiale, è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 106/09 che integra e corregge il D.Lgs. 81/2008 in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il provvedimento, che assieme alle altre normative in materia, dovrebbe essere conosciuto da ogni risk o insurance manager, è entrato in vigore il 20 agosto 2009.

Il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri è rigorosamente coerente con i principi e i criteri direttivi della delega concessa dal Parlamento al Governo nella passata legislatura in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro con la Legge 3 agosto 2007, n. 123 (il cui testo è consultabile dal Box dei documenti pubblicati nella colonna qui a fianco). Il decreto non ha dunque carattere innovativo, dovendo rispettare i principi e i criteri direttivi stabiliti dal parlamento nel 2007.

Per aiutare nella lettura, pubblico anche il testo completo del D.Lgs. 81/2008 con le modifiche apportate dal D.Lgs. 106/2009 così come è stato elaborato dalla Direzione Provinciale del Lavoro di Modena la quale avverte che, visto la corposità del testo normativo e del ristretto lasso di tempo dalla pubblicazione del D.L.vo n. 106/2009, ci potrebbero essere errori ed omissioni.

Cosa cambia allora rispetto a prima? Vediamolo in un primo commento dettagliato del D.Lgs. 106/2009 curato dall’l’ing. Riccardo Borghetto di Punto Sicuro. Come dice l’autore, vista la corposità del testo normativo e il ristretto lasso di tempo dalla pubblicazione del D.L.vo n. 106/2009, la redazione di Punto Sicuro si riserva di ripubblicare l’articolo rivisto e corretto nei prossimi giorni, insieme alla seconda parte dello speciale (della quale provvederò a darne notizia su questo blog).

E già che ci siamo, vediamo cosa cambia anche riguardo all’apparato sanzionatorio del Testo Unico.

Un commento personale e a caldo: mi pare che in questo decreto correttivo i miglioramenti alla normativa base del D.Lgs, 81/2008 siano maggiori delle ombre e qui voglio citare alcuni passaggi che mi sembrano degni di nota:

– i contratti di appalto, d’opera o somministrazione;

la valutazione dei rischi e la data certa;

l’informazione, formazione e addestramento che (finalmente!) viene resa obbligatoria anche ai dirigenti oltre che per i preposti.

Per ora mi fermo qui e ci diamo appuntamento con gli altri approfondimenti in materia.

Testo Unico sulla sicurezza: arriva il rinvio?

Da questa notizia apparsa su “Il Sole 24 Ore“ di ieri 17 dicembre, pare che l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi ai sensi del D.Lgs. 81/2008 con data certa entro il 31.12.2008, verrà rinviato al 30 giugno 2009.
Attendiamo comunque di saperne di più a seguito dell’emanazione del decreto “milleproroghe“ previsto per la giornata di oggi, 18 dicembre 2008.

Aggiornamento del 19 dicembre: dalla rassegna stampa odierna della Camera, ecco l’articolo de “Il Sole 24 ORE“ che riporta la notizia del RINVIO dell’entrata in vigore della data certa al 30 giugno 2009, mentre le integrazioni alla VdR previste dal Testo Unico avranno comunque effetto dal 1° gennaio 2009.

Risk Management: D.Lgs. 81/08 e D.Lgs. 231/01

L’ing. Ugo Fonzar nel suo blog scrive di quanto sarebbe opportuno assimilare una cultura nella gestione dei rischi relativi alla sicurezza del lavoro, ma come lui sa bene la metodologia che riesce ad abbracciare tutte queste tematiche in una più ampia visione di gestione aziendale (quello che abbiamo sperimentato nel corso MAPP – “Management aziendale della prevenzione e protezione dai rischi professionali“) sia appunto il Risk Management.

Proprio oggi mi sono imbattutto nella lettura di questo articolo (che l’ing. Fonzar, ne sono certo, proporrà nel suo blog), dove si da concretezza ad un pensiero che vado ripetendo da quando, nel 1994 (proprio lo stesso anno di emanazione del D.Lgs. 626/94), ho iniziato ad operare come risk manager: cioè che vi è una stretta relazione tra la politica aziendale di Risk Management (qualcuno pensa erroneamente che i metodi di identificazione e valutazione del rischio siano nati con il citato D.Lgs. 626) e i programmi per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Più recentemente, tale relazione è emersa in tutta la sua evidenza con l’emanazione del D.Lgs. 81/08 (che ha sostituito proprio il D.Lgs. 626/94) e la connessione di questo con le politiche di prevenzione dei rischi-reato di cui al D.Lgs. 231/01, anche mediante il riferimento all’adozione di un Modello organizzativo (art. 30 del D.Lgs. 81/08) sia esso quello delle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL), oppure quello definito dalla norma internazionale BS OHSAS 18001:2007

Nell’articolo citato, si parla anche dell’evoluzione che sta avendo il processo di Risk Management (il quale però resta nella gran parte delle aziende ancora sconosciuto, ndr) con quello che si definisce “Enterprise Risk Management (ERM)” secondo il quale “la gestione del rischio aziendale è un processo, posto in essere dal consiglio di amministrazione, dal management e da altri operatori della struttura aziendale. Viene utilizzato e progettato per individuare eventi potenziali che possono influire sull’attività aziendale, per gestire il rischio entro i limiti del rischio accettabile e per fornire una ragionevole sicurezza sul conseguimento degli obiettivi aziendali“.

E dato che per arrivare a conseguire tali obiettivi, l’ERM si propone la verifica delle conformità ai requisiti normativi cui l’azienda è soggetta (leggi quindi l’osservanza delle leggi e dei regolamenti in vigore), è perciò immediato pensare come, il D.Lgs. 81/08, mirando anzitutto ad eliminare o ridurre sia le probabilità di accadimento che gli impatti derivanti, sia strettamente legato con le politiche di gestione aziendale nel suo complesso (vedi l’immagine più sopra) e non solo con quella parte che in azienda, sentendosi spesso frustrata, si occupa del tema della sicurezza dei luoghi di lavoro.
Le risorse aziendali, quindi, potranno essere meglio impiegate nella creazione di valore per l’azienda piuttosto che nel pagamenti di indennizzi, risarcimenti o ammende per il solo fatto di non aver gestito tali tematiche lo ripeto, con un’ottica manageriale e complessiva dato che le varie funzioni in azienda sono tra loro interconnesse e non separate .
Non si dimentichi poi, che anche la gestione dei programmi assicurativi (nei quali devono trovare posto quei rischi che si è deciso di trasferire finanziariamente ad un terzo, l’assicuratore), dovrà tenere conto di questo approccio e non potrà essere disgiunta da tali politiche gestionali.
Ne tengano conto i broker, gli agenti, ma anche chi si occupa dei temi della sicurezza e della prevenzione.
Io cerco di farlo da circa quindici anni.

Decreto 81/2008: approvata la proroga dei nuovi obblighi

Per chi, come risk manager, si dedica anche ai temi della sicurezza sul lavoro (e d’altronde, essendo questo uno dei rischi da gestire, ogni risk manager dovrebbe occuparsene), informo che è diventata legge la proroga al 1° gennaio 2009 per i nuovi obblighi previsti dal Decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, tra cui l’aggiornamento della valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro. Ma gli obblighi sono già in vigore dal 29 luglio

Il Senato ha approvato ieri in via definitiva il decreto fiscale (soprannominato anche milleproroghe) già approvato da Palazzo Madama il 15 luglio e modificato l’altro ieri dalla Camera, decreto che contiene la modifica all’articolo 306, comma 2, del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, che sostituisce il termine “decorsi novanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana” ( 29 luglio 2008 ) con “a decorrere dal 1º gennaio 2009“.

Ricordiamo che l’Art. 306. (Disposizioni finali) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, prevede che: “le disposizioni di cui agli articoli 17, comma 1, lettera a), e 28, nonché le altre disposizioni in tema di valutazione dei rischi che ad esse rinviano, ivi comprese le relative disposizioni sanzionatorie, previste dal presente decreto, diventano efficaci decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale; fino a tale data continuano a trovare applicazione le disposizioni previgenti.”.
Con l’approvazione del Senato è stato quindi convertito in legge, con notevoli modificazioni, il decreto legge 3 giugno 2008, n. 97, recante “disposizioni urgenti in materia di monitoraggio e trasparenza dei meccanismi di allocazione della spesa pubblica, nonché in materia fiscale e di proroga di termini”.

Ora perché la proroga diventi effettiva serve la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Ricordiamo però, che la proroga arriva successivamente al 29 luglio 2008, giorno in cui è sono entrati in vigore i nuovi obblighi previsti dal Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Quindi, un datore di lavoro che non avesse provveduto in tempo ad aggiornare il documento di valutazione dei rischi è sanzionabile.

Ricordiamo inoltre, che il Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevede che questo documento abbia data certa.

Nota: l’articolo 17 (Obblighi del datore di lavoro non delegabili) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevede che “Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:
a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28;
b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.”. 

L’Articolo 28 è invece specificatamente dedicato alla valutazione dei rischi.

(fonte puntosicuro.it)

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