Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231

Risk Management: D.Lgs. 81/08 e D.Lgs. 231/01

L’ing. Ugo Fonzar nel suo blog scrive di quanto sarebbe opportuno assimilare una cultura nella gestione dei rischi relativi alla sicurezza del lavoro, ma come lui sa bene la metodologia che riesce ad abbracciare tutte queste tematiche in una più ampia visione di gestione aziendale (quello che abbiamo sperimentato nel corso MAPP – “Management aziendale della prevenzione e protezione dai rischi professionali“) sia appunto il Risk Management.

Proprio oggi mi sono imbattutto nella lettura di questo articolo (che l’ing. Fonzar, ne sono certo, proporrà nel suo blog), dove si da concretezza ad un pensiero che vado ripetendo da quando, nel 1994 (proprio lo stesso anno di emanazione del D.Lgs. 626/94), ho iniziato ad operare come risk manager: cioè che vi è una stretta relazione tra la politica aziendale di Risk Management (qualcuno pensa erroneamente che i metodi di identificazione e valutazione del rischio siano nati con il citato D.Lgs. 626) e i programmi per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Più recentemente, tale relazione è emersa in tutta la sua evidenza con l’emanazione del D.Lgs. 81/08 (che ha sostituito proprio il D.Lgs. 626/94) e la connessione di questo con le politiche di prevenzione dei rischi-reato di cui al D.Lgs. 231/01, anche mediante il riferimento all’adozione di un Modello organizzativo (art. 30 del D.Lgs. 81/08) sia esso quello delle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL), oppure quello definito dalla norma internazionale BS OHSAS 18001:2007

Nell’articolo citato, si parla anche dell’evoluzione che sta avendo il processo di Risk Management (il quale però resta nella gran parte delle aziende ancora sconosciuto, ndr) con quello che si definisce “Enterprise Risk Management (ERM)” secondo il quale “la gestione del rischio aziendale è un processo, posto in essere dal consiglio di amministrazione, dal management e da altri operatori della struttura aziendale. Viene utilizzato e progettato per individuare eventi potenziali che possono influire sull’attività aziendale, per gestire il rischio entro i limiti del rischio accettabile e per fornire una ragionevole sicurezza sul conseguimento degli obiettivi aziendali“.

E dato che per arrivare a conseguire tali obiettivi, l’ERM si propone la verifica delle conformità ai requisiti normativi cui l’azienda è soggetta (leggi quindi l’osservanza delle leggi e dei regolamenti in vigore), è perciò immediato pensare come, il D.Lgs. 81/08, mirando anzitutto ad eliminare o ridurre sia le probabilità di accadimento che gli impatti derivanti, sia strettamente legato con le politiche di gestione aziendale nel suo complesso (vedi l’immagine più sopra) e non solo con quella parte che in azienda, sentendosi spesso frustrata, si occupa del tema della sicurezza dei luoghi di lavoro.
Le risorse aziendali, quindi, potranno essere meglio impiegate nella creazione di valore per l’azienda piuttosto che nel pagamenti di indennizzi, risarcimenti o ammende per il solo fatto di non aver gestito tali tematiche lo ripeto, con un’ottica manageriale e complessiva dato che le varie funzioni in azienda sono tra loro interconnesse e non separate .
Non si dimentichi poi, che anche la gestione dei programmi assicurativi (nei quali devono trovare posto quei rischi che si è deciso di trasferire finanziariamente ad un terzo, l’assicuratore), dovrà tenere conto di questo approccio e non potrà essere disgiunta da tali politiche gestionali.
Ne tengano conto i broker, gli agenti, ma anche chi si occupa dei temi della sicurezza e della prevenzione.
Io cerco di farlo da circa quindici anni.

Legge 123/2007 e connessioni con il D.Lgs. 231/2001

Itempimoderni.jpgn un precedente post ho già parlato della modifica che la legge 3 agosto 2007 n. 123 ha apportato all’art. 7 del D.Lgs. 626/94 (in particolare a quanto prevede il comma 3-bis del predetto art. 7), ma ancora poco si è detto in merito al fatto che, l’art. 9 della 123/2007,  ha apportato una modifica al D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231, consistente nella previsione dell’Art. 25 septies – Omicidio colposo lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoroche recita così:

  1. In relazione ai delitti di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a mille quote.
  2. Nel caso di condanna per uno dei delitti di cui al comma 1, si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. 

Le sanzioni interdittive di cui all’art. 9, comma 2, sono: 

  • a. l’interdizione dall’esercizio dell’attività
  • b. la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • c. il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; 
  • d. l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
  • il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Dato che il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 regola la RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE, DELLE SOCIETA’ E DELLE ASSOCIAZIONI ANCHE PRIVE DI PERSONALITA’ GIURIDICA, si intuisce che l’impatto di un infortunio, grave o gravissimo, e dunque l’entità delle sanzioni, pecuniarie ed interdittive, sia tale da mettere potenzialmente in crisi qualunque tipo di Azienda o Ente con conseguenze drammatiche per l’assetto della gestione aziendale. 

Domanda: questi aspetti riguardano la politica di Risk Management? Un risk manager deve attivarsi anche verso questi aspetti? Mi pare che la risposta sia scontata. 

Voi che dite e quale politica avete intrapreso per ridurre od eliminare questi rischi?

Per chiunque voglia approfondire l’argomento, sulla colonna di destra ho aperto una pagina specifica attivabile anche da qui D. Lgs. 231/2001 e nuovi rischi conseguenti a violazione delle norme sulla sicurezza ex Legge 123/2007.

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