Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per cambiamenti climatici

Catastrofi naturali in periodi di accumulo economico e cambiamento climatico

In questo periodo di Pandemia da Covid-19, dove il tempo che ci è dato serve anche per riflettere e pensare a come affronteremo il futuro, trovo interessante questo breve filmato prodotto da Swiss Re per presentare il n. 2/2020 della rivista SIGMA dal titolo eloquente: “Natural catastrophes in times of economic accumulation and climate change“.

Ad oggi, infatti, la maggior parte delle crescenti perdite derivanti da catastrofi naturali sono state dovute al crescente accumulo di esposizione (risorse umane e fisiche) derivante dalla crescita economica e dall’urbanizzazione. Nei prossimi decenni, il cambiamento climatico sarà uno dei molti fattori che contribuiranno maggiormente alla crescita delle perdite e costituisce, già oggi, un rischio sistemico che incide sull’economia globale e sul sistema finanziario. Nel 2015, circa 4,2-13,8 trilioni di dollari statunitensi di attività finanziarie mondiali erano a rischio a causa dell’impatto dei cambiamenti climatici.

Una risposta decisiva per affrontare il rischio climatico passa attraverso la costruzione di un solido sistema finanziario verde, con un’economia a basse emissioni di carbonio. Le imprese che lo hanno compreso saranno anche quelle che in futuro avranno le opportunità migliori rispetto a chi non si decide ancora ad imboccare, in modo convinto, la strada della sostenibilità a vantaggio di tutto l’eco-sistema nel quale, come abbiamo imparato (spero) in questa emergenza, siamo tutti legati alle sorti dell’altro.

Il barometro dei rischi percepiti dalle aziende

Oggi è un anno esatto dal mio ultimo post. Molte cose sono accadute nel corso del 2019 alcune molto positive e altre meno, soprattutto sul piano personale che è stato segnato da qualche lutto che ha lasciato il segno. Poi, come sempre, le molte cose da fare e quindi il venire meno del tempo per mettersi a scrivere qualcosa che abbia senso e che sia di qualche utilità.

Riprendo, come ogni anno, con qualche notizia sullo stato dei rischi a livello mondiale sulla base dei report che cominciano ad essere disponibili proprio in questi giorni come quello della nona edizione dell’Allianz Risk Barometer 2020, dove apprendiamo (ma non era difficile prevederlo) che, per la prima volta in assoluto, i rischi informatici (39% delle risposte) rappresentano il rischio aziendale maggiormente percepito a livello globale, facendo passare al secondo posto l’interruzione di attività (Business Interruption, BI) con il 37% delle risposte. La consapevolezza della minaccia informatica è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, spinta dalle aziende che si affidano sempre più ai dati e ai sistemi IT e da una serie di importanti incidenti. Sette anni fa si era classificata solo al 15° posto con appena il 6% delle risposte (qui, invece, per un confronto, i risultati della survey 2019). Ancora a livello globale, crescono i cambiamenti nella legislazione e nella regolamentazione (n° 3 con il 27%) e il cambiamento climatico (n° 7 con il 17%). In particolare sono soprattutto la guerra commerciale USA-Cina, la Brexit e il riscaldamento globale le preoccupazioni crescenti per aziende e nazioni. L’indagine annuale sui rischi aziendali condotta a livello mondiale da Allianz Global Corporate & Specialty comprende le opinioni di ben 2.700 esperti provenienti da oltre 100 Paesi, tra cui CEO, risk manager, broker ed esperti assicurativi.

Top 10 dei rischi in Italia

In Italia i rischi maggiormente percepiti dalle aziende sono l’interruzione di attività, al primo posto con il 51% delle risposte, seguita dai rischi informatici (49%, in crescita rispetto al 38% del 2019). Al terzo posto il danno reputazionaleo d’immagine (29%), che nell’ultimo anno ha scalato ben due posizioni superando le catastrofi naturali, quarte con il 20%.
«La preoccupazione per la perdita di reputazione o di valore del marchio è diventata critica, ed è entrata a far parte, per la prima volta, dei primi tre rischi in Italia. Tuttavia, le interruzioni del business e i rischi informatici rappresentano ancora le principali preoccupazioni delle aziende italiane», afferma Nicola Mancino, CEO di AGCS Italia.

I più importanti rischi globali per il business nel 2020

«I dati emersi dall’Allianz Risk Barometer 2020 evidenziano come il rischio informatico e il cambiamento climatico siano le due sfide più impegnative che le aziende dovranno affrontare nel nuovo decennio», afferma Joachim Müller, CEO di AGCS. «Naturalmente ci sono molte altre tipologie di danni e problematiche da affrontare. Tuttavia, se i consigli di amministrazione e i risk manager non affrontanoi rischi informatici e quelli derivanti dal cambiamento climatico, il loro impatto sulle performance operative, sui risultati finanziari e sulla reputazione delle loro aziende presso i principali stakeholder potrebbe risultare critico. Nell’era della digitalizzazione e del riscaldamento globale, la preparazione e la pianificazione di tali rischi è, quindi, sia una questione di vantaggio competitivo che di resilienza aziendale».

Oltre ad essere il primo rischio a livello globale, quello degli incidenti informaticiè tra i primi tre rischi in molti dei paesi esaminati; in Austria, Belgio, Francia, India, Sudafrica, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti si colloca proprio al primo posto. Le aziende si trovano ad affrontare rischi di violazioni di dati sempre più grandi e costose, un aumento del ransomware e degli incidenti di spoofing, così come la prospettiva di sanzioni pecuniarie o controversie legali in materia di privacy.  Una grande violazione dei dati – che compromette, ovvero, più di un milione di dati – costa oggi in media 42 milioni di dollari, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente.

Gli incidenti stanno diventando sempre più significativi e le grandi aziende sono colpite da attacchi sempre più sofisticati e da ingenti richieste di estorsione. Cinque anni fa, una tipica richiesta di riscatto sarebbe stata di decine di migliaia di dollari, mentre ora può superare il milione di dollari“, afferma Marek Stanislawski, Deputy Global Head of Cyber, AGCS.

Dopo sette anni al vertice, l’interruzione di attività scende al secondo posto nell’Allianz Risk Barometer. Al tempo stesso, tuttavia, continua a crescere la tendenza a subire perdite più significative da business interruption(BI). Le cause sono molteplici e vanno da incendi, esplosioni o catastrofi naturali a incidenti che riguardano le supply chain digitali o addirittura al terrorismo.  “Le supply chain e le piattaforme digitali consentono oggi la piena trasparenza e la tracciabilità delle merci, ma un incendio in un data center, un guasto tecnico o l’attacco di un hacker potrebbero portare a grandi perdite da BI per aziende che si affidano allo stesso sistema e che non possono tornare a processi manuali“, afferma Raymond Hogendoorn, Global Head of Property and Engineering Claims di AGCS.

Le aziende sono inoltre sempre più esposte all’impatto diretto o indiretto di rivolte popolari, disordini civili o attacchi terroristici. Lo scorso anno si è assistito ad un’escalation dei disordini civili a Hong Kong, Cile, Bolivia, Colombia e Francia, con conseguenti danni alle proprietà, interruzioni d’attività e perdita di reddito generale per le multinazionali e le aziende locali. Tali danni sono dovuti, inoltre, alla prolungata chiusura dei negozi, al mancato afflusso di clienti e turisti e all’impossibilità per i dipendenti di raggiungere il loro posto di lavoro per problemi di sicurezza.

I cambiamenti nella legislazione e nella regolamentazione sono al 3° posto nel Allianz Risk Barometer, rispetto al 4° posto del 2019: tariffe, sanzioni, Brexit e protezionismo tra le preoccupazioni principali. Solo nel 2019 sono state istituite, inoltre, circa 1.300 nuove barriere commerciali, con la controversia commerciale USA-Cina che ha portato il dazio medio statunitense a livelli vicini a quelli degli anni Settanta. “La politica commerciale sta diventando solo un altro strumento per raggiungere diversi obiettivi politici, come la diplomazia economica, l’influenza geopolitica o la politica ambientale“, spiega Ludovic Subran, Chief Economist di Allianz.

Le aziende potrebbero doversi preparare, infine, a un maggior numero di controversie in futuro: contro i colossi del carbone sono già stati presentati molti ricorsi negli Stati Uniti e in altri 30 paesi di tutto il mondo.

Concludo dicendo che anche il tema della “sostenibilità“ sarà un tema sempre più importante che le aziende dovranno affrontare in maniera ancora più decisa rispetto a quanto fatto fino ad oggi: il rischio è la loro stessa capacità di rimanere sul mercato.

Il 2019 sarà l’anno dei rischi da cambiamenti climatici

Anno nuovo e subito alcune riflessioni su uno dei rischi la cui percezione è ancora relativamente bassa: parlo dei cambiamenti climatici, un tema che sarebbe un errore continuare a sottovalutare magari perché pensiamo di non esserne coinvolti.

Nell’articolo Il mondo presenta il conto di un anno di disastri climatici Il rapporto “Counting the Cost: a Year of climate breakdown“ di Christain Aid (un’importante organizzazione cristiana di beneficenza del Regno Unito), esamina gli eventi meteorologici estremi verificatesi nel 2018 e stima i loro costi e il loro legame con i cambiamenti climatici in un anno segnato da eventi climatici estremi che hanno colpito ogni continente, uccidendo, ferendo, costringendo a spostarsi milioni di persone e causando gravi danni economici per miliardi di dollari.

Christian Aid identifica i 10 eventi, alluvioni, incendi, ondate di caldo, siccità, tifoni e uragani più distruttivi del 2018, ciascuno dei quali ha causato danni per oltre 1 miliardo di dollari e 4 dei quali sono costati più di 7 miliardi di dollari ciascuno. La ONG avverte che «E’ probabile che queste cifre siano sottostimate: in alcuni casi includono solo le perdite assicurate e non tengono conto dei costi della perdita di produttività e dei danni non assicurati».

L’evento più grave sono stati gli uragani Florence e Michael, che hanno causato circa 32 miliardi di dollari di danni impattando sulle coste degli Stati Uniti, sui Caraibi e sull’America Centrale. Gli Usa hanno anche dovuto registrare altri 9 miliardi di dollari di danni dalle perdite collegate alla scia di incendi che hanno causato dozzine di morti e distrutte migliaia di case in California. Un altro Paese duramente colpito dagli eventi atmosferici legati al cambiamento climatico è stato il Giappone, che in autunno ha dovuto fare i conti con il tifone Jebi che ha lasciato sul campo oltre 9 miliardi di dollari di danni.

Il rapporto evidenzia che «Tutti questi disastri da miliardi di dollari sono legati ai cambiamenti climatici causati dall’uomo e studi scientifici hanno dimostrato che il cambiamento climatico ha reso più probabile o più forte un evento particolare. In altri casi, l’evento è stato il risultato di cambiamenti nei modelli meteorologici – come temperature più elevate e precipitazioni ridotte che hanno reso più probabili gli incendi o temperature dell’acqua più calde che hanno sovraccaricato le tempeste tropicali – che sono esse stesse conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ma anche il documento Cronaca di una emergenza annunciata edito da Legambiente con la collaborazione del Gruppo assicurativo Unipol, ci dice, ancora una volta, che questi aspetti riguardano anche il nostro territorio che si trova al centro di un’area considerata dagli scienziati un “hot spot” del cambiamento climatico, ossia una delle aree più sensibili e prevedibilmente soggette alle conseguenze del “climate change“, per via dell’aumento della temperatura e delle diminuzione delle precipitazioni, che potrebbe provocare conseguenze imprevedibili nel rapporto tra temperatura dei mari, venti e precipitazioni. A dimostrare che non stiamo parlando di un futuro remoto, sono gli scienziati del clima che già da tempo hanno messo in guardia per l’aumento di cicloni inediti per questa parte del Mondo (denominati “medicane”, mediterranean tropical-like ciclone). Di sicuro abbiamo bisogno di accelerare nelle politiche di mitigazione del clima, per invertire la curva delle emissioni di gas serra come previsto dall’Accordo di Parigi, ma in parallelo dobbiamo preparare i territori, le aree agricole e le città ad impatti senza precedenti.

Le tecniche di Risk Management andranno quindi affinate per affrontare questi rischi con cui dovremmo imparare a misurarci e anche in fretta!

Clima, Cop21, Parigi 2015 – Rischi ed opportunità

Centrale Nucleare 1

In questi giorni, oltre al tema del terrorismo e dell’Isis (aspetti che ci impongono di rileggere il contesto che ci sta attorno), si discute anche del clima e dei cambiamenti ambientali, complice la conferenza per salvare il pianeta e dispiace vedere che questo tema, così importante per il nostro futuro, sia già scalato di classifica (verso il basso) nelle testate di informazione (almeno di quelle italiane), ma detto questo ritengo che l’argomento sia uno dei più cruciali anche nell’ambito della gestione dei rischi per le imprese.

Quando diciamo che i paesi in via di sviluppo inquinano sensibilmente di più degli altri, abbiamo chiaro che in questi paesi sono presenti anche le imprese occidentali che hanno delocalizzato le loro produzioni, spesso a fronte di minori vincoli riguardo all’uso dell’energia o dell’inquinamento?  E se i Paesi più sviluppati chiedono un (giusto) contenimento dei consumi energetici ed un maggior rispetto dell’ambiente, tali regole  non potranno non impattare (fatto del principe?) anche sulle imprese che hanno deciso di produrre direttamente o indirettamente all’estero. Se fossi un’impresa inizierei a pensarci ed a valutare come, questi cambiamenti, potrebbero impattare sulle mie scelte di business anche per non trovarmi a dover cambiare modello di business quando non sono pronto a farlo con il rischio, questo sì allora, di andare prima fuori mercato e quindi poi di scomparire.

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