Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per broker

Claims Made e rischio già verificatosi

Sentenza

Riprendo a scrivere sul blog rivolgendo un saluto sia a chi ha già ripreso le attività, sia a chi si appresta a trascorrere il periodo di vacanze in questo periodo.

Torno sulla vicenda della clausola “Claims Made“, di cui avevo parlato in uno dei miei primi post perché, anche dalla lettura dell’articolo apparso sul n. 152 di Broker, il periodico AIBA, ho appreso che la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3622,  resa dalla Terza Sezione Civile il 17 febbraio 2014, qui allegata, ha ribaltato una sentenza della Corte di Appello con la quale era stato condannato un professionista al pagamento di un risarcimento, nonostante fosse coperto da assicurazione professionale che prevedeva, appunto, la clausola di copertura per i comportamenti anteriori la data di sottoscrizione del contratto.

Ma come ricorderete, mentre la nota sentenza della Cassazione civile, sez. III, n. 5624 del 15 marzo 2005, aveva asserito dubbi di vessatorietà della Claims Made perché sono sforniti di garanzia comportamenti tenuti dall’assicurato nel corso della piena validità ed efficacia della polizza, qualora la domanda di risarcimento dei danni sia proposta successivamente alla cessazione degli effetti del contratto, (per cui si consigliava di prevedere la doppia firma anche per la claims made), qui viene esaminato il problema dell’efficacia della clausola quando la copertura assicurativa è estesa ai comportamenti anteriori alla stipulazione del contratto dei quali l’assicurato non sia a conoscenza.

Secondo alcune tesi giurisprudenziali, infatti, la clausola Claims made dovrebbe considerarsi nulla poiché assicura rischi già verificatisi, anche se le parti ne ignorino l’esistenza (rischio putativo) mentre, secondo altre tesi, l’assicurazione di un rischio già verificatosi, qualora il sinistro sia ignoto ad entrambe le parti, è compatibile con la funzione del contratto di assicurazione.

La Corte di Cassazione va proprio verso questo secondo orientamento (che mi sento di condividere) e scrive: “L’estensione della copertura ai comportamenti anteriori alla stipulazione della polizza  è frutto di una precisa scelta dell’assicuratore, che di sua iniziativa inserisce la clausola fra le condizioni generali di contratto (presumibilmente a fini promozionali), sulla base di una consapevole valutazione dei rischi, che peraltro vengono sapientemente circoscritti tramite altre disposizioni“ (come gli effetti delle dichiarazioni inesatte o reticenti ai sensi degli artt. 1892 e 1893 del codice civile). “Le clausole claims made sono predisposte dallo stesso assicuratore, nelle condizioni generali di contratto; che pertanto è da ritenere che, nella parte in cui prevedono effetti vantaggiosi per l’assicurato, siano frutto di scelte meditate e consapevoli, nonché di un’attenta valutazione dei rischi e della remuneratività del corrispettivo convenuto come premio, pur in relazione ai sinistri verificatisi in data anteriore“.

A me la situazione appare chiara, anche se credo che ne sentiremo parlare ancora. E voi cosa ne pensate? Volete condividere la vostra esperienza?

Intermediario, anzi broker: un conflitto di interessi istituzionalizzato!

Il tema del conflitto di interessi è uno degli elementi che, già a partire dal 1992, mi fece maturare l’idea di uscire dal mondo del brokeraggio assicurativo (uscita avvenuta poi nel giugno 1994), in quanto sentivo che non potevo definirmi un vero consulente se non venivo remunerato direttamente dal cliente. Contestualmente a ciò maturò la scelta di intraprendere la “meno comoda“ strada del risk manager dato che, come sa chi mi segue da tempo o si occupa di questi temi, i rischi non si gestiscono solo con l’assicurazione che è la scelta (non sempre obbligata) che avviene a valle di un processo di identificazione e valutazione dei rischi.

Riprendo, dunque, il tema sempre attuale del quale ho scritto sia qui nonché in merito alla storia delle commissioni contingenti, e lo faccio riportando alcuni passaggi salienti dell’articolo (da cui ho preso in prestito anche il titolo che trovo calzante) che vi invito a leggere per intero, pubblicato da Pier Luca Ciangottini nel suo blog “Critica assicurativa“, il quale così scrive:

“Nella prassi assicurativa però si delinea un conflitto di interessi, macroscopico per non dire grande quanto una casa, che influisce sulle scelte che il broker può consigliare:

Il compenso spettante al broker infatti viene pagato dall’assicuratore. In pratica è proprio l’impresa a determinare questo compenso, impresa alla quale il broker dovrebbe essere estraneo. Ma è possibile che assicuratore e broker siano svincolati se l’uno paga l’altro?
Diffcile. Soluzioni per sanare il conflitto se ne sono prospettate e ne citiamo a memoria alcune:

  1. il broker è pagato dal cliente;
  2. l’impresa rende pubblico l’importo provvigionale che eroga al broker per l’intermediazione, così come già accade per l’auto;
  3. si stabilisce un tariffario broker.

Mentre noi scriviamo ancora su questo annoso problema, nei Paesi Bassi è già scritto che a far data dal 1° gennaio 2013 gli intermediari non potranno essere remunerati a provvigione per contratti vita, mutui, prodotti Mifid. Riceveranno un fee per la consulenza pagato direttamente dal cliente“.

E qui, sempre dallo stesso autore, un ulteriore approfondimento sul tema.

E voi cosa ne dite? Avete voglia di dire la vostra opinione?

 

Assicurazioni, Etica e Risk Management

Innanzitutto un augurio di Buon Anno ad ognuno di voi che continuate a seguire questo blog con pazienza e sempre con rinnovato interesse.

Il primo post dell’anno lo voglio dedicare a Jacopo Feletti, amministratore unico di Assietica che conosco personalmente il quale, da qualche anno, si è incamminato nella strada che, dal mondo assicurativo, porta verso il Risk Management o, per meglio dire, ad un cammino che punta ad una fusione dei due approcci. Recentemente nel suo canale YouTube ha caricato tre video nei quali Jacopo si racconta e ci racconta qual è il suo pensiero circa la professione che svolge: di questi mi è piaciuto soprattutto il video che vi propongo dove si parla di assicurazioni, di etica, di risk management, di rischi, del risk manager, fino a toccare il conflitto di interessi che, come scrive lo stesso Jacopo nel suo sito, tale è quello per cui il broker che intermedia contratti di assicurazione viene compensato dalla società di assicurazione mediante provvigione in percentuale al premio di polizza venduto, compenso ignoto all’assicurato.

Un concetto, questo, che mi tocca non tanto per la mia attività di risk manager che esula da quella dell’intermediazione assicurativa, quanto per il fatto che tale aspetto è stato uno dei motivi che mi spinse, nel 1994, a lasciare il mondo del brokeraggio assicurativo (all’epoca lavoravo in una società di brokeraggio oggi divenuta filiale di Aon) per iniziare l’attività di risk manager. Infatti, già allora mi chiedevo come potessi definirmi “consulente“ quando poi la remunerazione della società per cui lavoravo dipendeva dalle provvigioni dell’assicuratore presso il quale piazzavamo i rischi. L’idea del taglio delle commissioni o, in gergo tecnico, il “net quoting”, fu quindi l’idea base che mosse anche me quando, una volta iniziata l’attività di risk manager per la quale ero pagato (come lo sono oggi) direttamente dalle aziende clienti, chiedevo agli assicuratori diretti di quotare i rischi al netto delle provvigioni che avrebbero retrocesso ad un intermediario e devo dire che molti assicuratori, soprattutto quelli di provenienza estera, mi seguirono e quotarono i rischi secondo il concetto del “net quoting”.

Non sarà un caso che proprio uno di questi assicuratori ha dichiarato al riguardo: «Si è iniziato a valutare la figura dell’intermediario dal punto di vista del servizio e nei confronti di chi è prestato il servizio, ovviamente questo dibattito ha reso evidente il fatto che l’intermediario di assicurazione – in particolare il broker – è una figura atipica nell’intermediazione in generale perché lavora per conto di una parte e viene pagato dall’altra. Questo, secondo me, è un dibattito necessario e ci auguriamo, come organizzazione, che porti ad un chiarimento perché non è giusto che la “disclosure” (rivelazione) delle provvigioni rimanga un argomento tabù, è giusto che ci sia chiarezza, franchezza e soprattutto che si trovi una soluzione che vada bene per tutti. Noi siamo favorevoli alla “disclosure” delle provvigioni, peraltro ci sono dei mercati in Europa che già l’adottano, come i mercati scandinavi che ragionano già in base al sistema del “net quoting” che sicuramente è un principio complicato per gli operatori del settore, per gli intermediari che devono poi nel day to day spiegarlo ai loro clienti e cioè che invece di pagare il servizio attraverso una provvigione il cliente deve pagare una parcella/compenso. E’ sicuramente una strada in salita, un dibattito a volte difficile da sostenere nei confronti del cliente, ma ci si doveva arrivare; a questo punto era necessario trovare un chiarimento che purtroppo, a livello globale, ancora non c’é.» (fonte Assietica che riporta uno stralcio della relazione svolta dal dott. Enrico Bertagna, Rappresentante generale per l’Italia dei Lloyd’s, al XIV Convegno R.I.B. di Cap Ferrat, 2008).

Credo che anche di questo tema ne riparleremo nel corso dell’anno che è appena iniziato.

iPad piace ai Lloyd’s di Londra

Volevo solo “twittare la notizia“, ma poi, da appassionato e da convinto assertore dell’uso delle tecnologie nel mondo della gestione dei rischi e delle assicurazioni, mi sono detto che valeva la pena riportare l’intero post così come l’avevo letto su theapplelounge.com. Così come è stato per l’Phone, sono certo che anche e ancora meglio per l’iPad, ci saranno applicazioni e servizi che ci renderanno ancora più efficace ed efficiente le nostre attività e ci aiuteranno anche a pensare in maniera diversa. Ecco cosa ho letto.

La Lloyd’s di Londra, la società che gestisce il mercato UK delle grandi assicurazioni internazionali, ha avviato una sperimentazione per favorire l’integrazione dell’iPad nelle procedure di sottoscrizione dei contratti assicurativi. Il dispositivo di Apple è visto come la possibile soluzione all’inefficienza di alcune pratiche, come quelle di firma dei contratti, ancora troppo legate all’utilizzo di documentazione cartacea con tutto quel che ne consegue in termini logistici e di archiviazione.

A collaborare con Lloyd’s in questi primi tre mesi di test saranno  i broker della Marsh, di Cooper Gay e di RK Harrison Group, tutti entusiasti della scelta tecnologica. Se il “pilot” avrà successo l’utilizzo dell’iPad verrà esteso anche ad altre società.

Il Tablet di Cupertino avrà una vera e propria funzione di fascicolo elettronico in cui saranno “trasportati” tutti i documenti di una transazione. La possibilità di correggere i documenti, fare revisioni al volo senza dover attendere una nuova stampa o la possibilità di prendere annotazioni immediatamente sincronizzabili e integrabili è visto come il grande vantaggio che iPad può fornire al mercato assicurativo:

“Rimpiazzando semplicemente la carta con qualcosa di più facile da trasportare, ma che permette correzioni e collegamenti ad altri servizi,” ha detto Sue Langley, direttrice della divisione market operations di Lloyd’s al Post“continuiamo a supportare la sottoscrizione e la negoziazione faccia a faccia che rende unica Lloyd’s”.

Il successo dell’iniziativa? Assicurato. 🙂

Un premio alle imprese che gestiscono i rischi

Qualche tempo fa su Assinews avevo letto che il broker assicurativo Assiteca ha istituito un premio su La Gestione del rischio nelle imprese italiane una iniziativa che, come riportato da Assinews, riveste un aspetto di unicità nel panorama nazionale, non essendo ad oggi mai stato proposto un premio in Italia sulla gestione del rischio.

Quest’anno l’approfondimento tratterà un tema strategico e di particolare attualità legato anche alla responsabilità dell’impresa: Prevenzione, Rischi e Responsabilità in tema di sicurezza del Lavoro.

Mi pare positivo il fatto che, anche chi si occupa solo di intermediazione assicurativa come i brokers, ritenga importante dedicare attenzione ad uno degli aspetti cruciali del rischio in azienda e cioè quello della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e della prevenzione in generale. Come risk manager me ne sto occupando da tempo tanto che la gestione assicurativa (seppure importante) rappresenta oramai una minima parte di tutto un lavoro fatto sul campo fianco a fianco con chi si occupa di sicurezza e, alle volte, operando direttamente pur senza voler diventare un consulente per gli aspetti della sicurezza.

Ritengo, invece, che occuparmi in maniera diretta di Health & Safety (e questo rappresenta un elemento di novità che non vedo ancora applicato), mi dia la possibilità di agire direttamente sui rischi in un processo che, con la logica del Risk Management, vede passare la sicurezza del lavoro da un centro di costo ad un centro di profitto.

Infatti, investire risorse per cercare di evitare che accadano sinistri, non significa forse agire per la salvaguardia del valore di un’azienda?

Mi chiedo, infine, se il campione di aziende prescelto rientrerà tra i clienti dello stesso broker, oppure si cercheranno anche aziende sul territorio che si occupano di gestione del rischio, magari all’aiuto di qualche risk manager free lance, di solito inviso proprio al mercato dell’intermediazione: vedremo!

Vedere il rischio a 360 gradi

E’ il titolo di un articolo che “Srl“ rivista del quotidiano finanziario Italia Oggi dedicò, nell’oramai lontano 1995, all’attività dei risk manager e, in particolare, a quella dei primi free lances tra i quali c’ero anch’io, dato che iniziai questa professione nel 1994 dopo una decina d’anni passati nel settore dell’intermediazione assicurativa.

Ricordo, seppur brevemente, che nel 1994 potevano associarsi ad ANRA solo i risk manager che lavoravano alle dipendenze di aziende, e quindi, per la prima volta, si pose la questione di aprire l’associazione anche ai risk manager non dipendenti di aziende e di tale necessità si accorse l’allora presidente di ANRA, Loreno Bardelli.

In quell’articolo, il cui sottotitolo era “Risk manager o Broker?“, il giornalista, su segnalazione di ANRA, mi contattò per una breve intervista dal titolo “Da Broker a Risk manager: per servire l’Impresa” la quale venne collegata a due esempi di gestione del rischio (tratti dalle esperienze che già avevo avuto modo di fare nelle aziende per le quali avevo iniziato ad operare), una dal titolo “Non mandate l’utile in fumo“ e l’altra “Attenzione al rischio occhiali“.

Ho ritenuto che fosse interessante rendere noto questo articolo soprattutto per riproporre quello che era il mio pensiero e che mi guida tutt’ora nella scelta di voler portare avanti questa professione pur non senza difficoltà, dovute in particolare al sintomatico ritardo con cui sia il settore privato che quello pubblico stanno approcciando a metodologie di gestione dei rischi che non siano solo quelle della intermediazione assicurativa.

Comunque, non voglio farla lunga e, se vorrai, potrai leggere questo documento all’interno della pagina che ho denominato “Dicono di me“, nella colonna di destra.

Come sempre, mi farà piacere ricevere le tue critiche.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: