Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per broker di assicurazioni

Il ritorno delle “contingent commission”

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Anche questa vicenda potrebbe essere annoverata sotto la frase “Alle volte ritornano“.

E già, perché dopo aver parlato più volte su questo blog dello scandalo rappresentato dalla “commissioni contingenti“ ricevute dai broker, pratica messa al bando con la famosa crociata di Spitzer ai tempi in cui era procuratore di New York, il numero uno uscente di Willis, Joe Plumieri, ha dichiarato che molte società tollerano ancora queste pratiche di evidente conflitto di interessi e che il settore è tornato esattamente al punto in cui era prima del giro di vite.

Sotto accusa era finito il meccanismo conosciuto come “contingent commissions“, in base al quale il broker, invece di cercare di vendere il miglior prodotto per il cliente, era incoraggiato a collocare le polizze delle compagnie con le commissioni più elevate. In sostanza, il broker veniva pagato più del dovuto per piazzare i prodotti assicurativi più costosi e di compagnie amiche.

“I broker“, dice Plumieri, “ricevono un compenso se la compagnia guadagna di più e un modo per guadagnare di più è non pagare i sinistri”, mentre il broker dovrebbe fare gli interessi del cliente, che sono ovviamente che il sinistro venga indennizzato. “È un evidente conflitto, ed è legale”.

Faccio presente, che all’epoca l’inchiesta coinvolse alcuni broker tra i quali Aon, Marsh e proprio la stessa Willis che, come si legge nell’articolo, pare stia valutando la reintroduzione di tale pratica!

E tu cosa ne pensi?

Big Brokers Want Fees Reinstated: l’annosa storia delle commissioni contingenti.

Questo è il primo post dopo la morte di mio padre Cesare avvenuta lo scorso 24 marzo: è nel suo ricordo che torno a scrivere anche se la voglia, mi scuserai, è poca.

Qualche mese fa ho letto un articolo sul WSJ intitolato: “Big Brokers Want Fees Reinstated“ riportato poi anche da Business Insurance del 21–28 Dicembre 2009, qui tradotto da Assinews, nel quale si parla di nuovo delle commissioni contingenti poiché Arthur J. Gallagher & Co., il quarto broker più grande al mondo, ha convinto lo stato dell’Illinois a rivedere il divieto che proibiva agli assicuratori di versare compensazioni come incentivi. In questo modo, Gallagher & Co. ha stimato che le commissioni contingenti aggiungeranno 10 milioni di dollari alle sue entrate annuali entro il 2011, mentre Barclays Capital stima in una nota che tali commissioni potrebbero portare ulteriori $ 254 milioni per Marsh, $ 51 milioni per Aon, e $ 40 milioni per Willis.

Nel 2004 negli USA, a seguito dell’indagine guidata dall’allora New York Attorney General Eliot Spitzer, sollevò il coperchio di quello che, qualche giornale in Italia, definì come “Lo scandalo delle assicurazioni americane“ che coinvolse alcuni broker tra i quali Aon, Marsh e Willis tanto che, poi, la stessa Marsh pagò 850 milioni dollari in un fondo per risarcire i clienti, senza mai ammettere o negare le accuse. E sotto accusa era finito il meccanismo conosciuto come “contingent commissions“, in base al quale il broker, invece di cercare di vendere il miglior prodotto per il cliente, era incoraggiato a collocare le polizze delle compagnie con le commissioni più elevate. In sostanza, il broker veniva pagato più del dovuto per piazzare i prodotti assicurativi più costosi e di compagnie amiche.

Di questo argomento e del fatto che più di recente Marsh e Willis avevano annunciato la volontà di instaurare una sovracommissione del 2,5% a carico degli assicuratori, ne avevo già parlato qui.

E’ notizia di oggi, invece, che “Marsh dice no alle commissioni contingenti“, ma non per tutte le attività in quanto pare che per le attività affinity e rischi di massa, le controllate di Marsh potranno percepire comunque le commissioni contingenti.

Alla luce di tutto ciò, più che trarre considerazioni, forse è meglio riproporti la domanda che era poi il titolo di un mio precedente post: “Qual è, oggi, il ruolo del broker?“

Nota: mentre nel 2004 accadeva tutto ciò, Goldman Sachs consigliava ai propri clienti di vendere i titoli dei broker e di comprare quelli delle compagnie assicurative, come Aig: sappiamo tutti, poi, com’è andata a finire.

Aggiornamento: a riprova che l’argomento è di piena attualità, riporto l’articolo apparso oggi 1 aprile su Assinews: “Commissioni contingenti di nuovo ammesse per i maggiori broker“, tratto da Business Insurance del 22 Febbraio 2010, dal quale evidenzio questo passaggio che mi sembra dica tutto.

“La Risk & Insurance Management Society ha fortemente criticato la decisione, dicendo che i nuovi standard di trasparenza del NYSID non proteggono in modo adeguato i consumatori da potenziali abusi“.

Qual è, oggi, il ruolo del broker?

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E’ ovvio che qui mi riferisco ai broker di assicurazioni e mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi tu, caro lettore di questo blog.

Ai broker va l’indubbio merito di aver “smosso” le acque stagnanti del mondo assicurativo degli anni ’70, ’80 e in parte degli anni ’90 del secolo scorso, ma il modello sul quale si è basato il loro sviluppo, mi pare che oggi si sia un pò appannato.

In particolare, mi piacerebbe capire qual è, oggi, il valore aggiunto di un broker.

Quando l’Azienda o un Ente pubblico si avvale di un risk manager (dipendente o free lance), è utile e funzionale la contemporanea presenza di un broker per l’intermediazione delle polizze?

Oppure, se ad occuparsi della gestione dei rischi e delle polizze è solo il broker, ciò è sufficiente?

Ed infine, è poi così vero che la capacità contrattuale di un broker (intesa come la capacità di ottenere le migliori condizioni contrattuali e il miglior prezzo sfruttando il suo peso degli affari intermediati nei confronti degli assicuratori) è sempre “superiore” a quella che può ottenere una singola Azienda o un singolo Ente pubblico che si rivolge direttamente al mercato assicurativo magari attraverso il suo risk manager?

Naturalmente qualche idea me la sono fatta, ma prima di dire la mia mi piacerebbe sapere come la pensi tu.

Le commissioni e le sovracommissioni dei broker

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Ricordi la questione della remunerazione dei broker, delle loro sovracommissioni e dello scandalo sollevato negli USA dal procuratore americano Eliot Spitzer alla fine del 2004?

Ora, in Gran Bretagna Marsh e Willis hanno annunciato la volontà di instaurare una sovracommissione del 2,5% a carico degli assicuratori, una pratica pare già adottata sul mercato britannico da Aon

L’AMRAE (Association pour le Management des risques et des assurances de l’entreprise), dopo il caso Spitzer e la firma del documento Amrae-FCA nel 2006, riteneva la questione conclusa. Il suo presidente, Gerard Lancener, si dice “sconvolto di sentire broker anglossassoni reclamare la sovracommissione agli assicuraori mentre siamo noi a pagare alla fine“!

Altrettanto scettico è anche Paul Hopkin responsabile tecnico dell’AIRMIC (Association of Insurance and Risk Managers), che dice: “se un broker viene remunerato tramite percentuale è meglio ricompensato se l’ammontare dei premi aumenta e questo sembrerebbe ingenerare anche una questione di conflitto di interessi“.

Domanda: ma se non tutti gli assicuratori saranno d’accordo a pagare questa famosa commissione aggiuntiva, la tentazione dei broker non potrebbe essere quella di incitare i clienti a sottoscrivere con gli assicuratori che stanno al gioco?

Fonte: L’Argus de l’assurance, 18 gennaio 2008

Nota personale: devo dire che mi ha sorpreso che la britannica Airmic pubblicizzi nel suo sito i Partners (intermediari assicurativi e assicuratori) che sostengono le attività della stessa Airmic, un pò come accade anche per alcuni eventi organizzati da ANRA. A mio modesto avviso, ritengo questo connubio lesivo dell’autonomia di un’associazione e dei loro associati in quanto è più difficile essere critici con qualcuno che ha sostenuto le tue attività o ti ha invitato a cena.

E tu, collega risk manager, che ne pensi e, soprattutto, qual’è la tua esperienza in merito alla collaborazione con i broker di assicurazioni?

Ma noi risk manager, dove siamo?

00000q07.gifMi capita di ricevere inviti ai corsi di formazione da parte dell’IIR – Istituto Internazionale di Ricerca – su vari argomenti. La scorsa settimana, ad esempio, mi è capitatato tra le mani l’invito per la conferenza dal titolo “Come tutelarsi da RISCHI e RESPONSABILITA’ negli Enti Locali” e ti voglio racontare le mie riflessioni.

Ho letto il programma ed ho notato che la maggior parte dei momenti del convegno saranno tenuti da avvocati o da persone che fanno parte di studi legali: e il risk manager?

Poi sono previsti un paio di interventi tenuti da due esponenti dei broker di assicurazioni, la società Aon (tra l’altro sponsor del convegno) e la WBA S.r.l.: e il risk manager?

Infine, vi saranno anche tre interventi di responsabili assicurativi interni agli enti locali e, uno di questi, quello della Regione Valle D’Aosta, tratterà il tema de “La scelta di non avvalersi di un broker per la gestione del rischio dell’Ente“.

Finalmente, era tempo che qualcuno dicesse che anche gli Enti possono camminare con le loro gambe e che non sempre è necessario ricorrere ad un intermediario assicurativo per la gestione dei propri rischi e del programma assicurativo: peccato che a dirlo non sarà un risk manager poiché io penso che questi temi dovrebbero emergere con maggior forza proprio da noi e dalla nostra associazione (parlo dell’ANRA).

Nel programma c’è anche la previsione di un workshop dal titolo “Organizzare e gestire una GARA D’APPALTO per l’assegnazione dei SERVIZI ASSICURATIVI”. Si parlerà del ruolo del broker, ma non anche del ruolo del risk manager. No, la mia critica non è il frutto di un potenziale senso di frustrazione, (che non c’è), solo che in un simile convegno preferirei ascoltare più voci. In questo workshop, ad esempio, assieme all’avvocato, avrei visto bene la presenza di un responsabile assicurativo interno degli Enti.

Apprendo che nel corso del workshop, si tratterà anche del ruolo dei soggetti riuniti e delle coassicuratrici. Si dirà che sarebbe meglio evitare il ricorso alla coassicurazione, magari inserendo nel bando di gara il divieto per le compagnie di ricorrere alla coassicurazione? Spero di sì.

In ultima analisi, in questo convegno, non è stata prevista la presenza di un risk manager, ma non parlo di uno dei soliti colleghi noti, bensì di un free lance il quale rappresenta una risorsa per quegli Enti che non possono o non vogliono dotarsi di uno staff interno per la gestione dei rischi e delle assicurazioni, ma che puntano magari alla crescita del loro personale interno.

Infine, una nota sui costi. Prima dicevo che il convegno pare sia sponsorizzato dal broker AON: sarà gratuito? Macché, la frequenza alle due giornate, più la giornata del workshop, costa ben 2.000,00 euro. Mi pare decisamente troppo.

E tu cosa dici? Qual’è la tua opinione?

Nuovo servizio del blog: nella colonna di destra ho previsto una nuova pagina SlideShare dove inserirò presentazioni in power point oppure in .pdf in modo da condividere le informazioni. Ogni tanto dateci un’occhiata.

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