Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Spazio 231


Ultimi e più recenti aggiornamenti.

SITUAZIONE prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81

Il 25 agosto 2007 è entrata in vigore la “Legge n. 123 del 3 agosto 2007“ recante “Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia“. A livello generale, la più importante novità introdotta da questa legge è l’estensione del provvedimento di sospensione delle attività a tutte le imprese, non più solo a quelle edili. L’art. 5 allarga infatti a tutte le attività d’impresa la possibilità che il personale ispettivo del Ministero del lavoro adotti un provvedimento di sospensione nei seguenti casi:

  1. impiego di personale in nero in percentuale pari o superiore al 20% dei lavoratori regolarmente occupati;
  2. ripetute violazioni in materia di riposi giornalieri e settimanali nonché superamento dell’orario massimo (medio) settimanale;
  3. gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza e salute sul lavoro.

LE CONSEGUENZE SUL D. LGS. 231/2001
Questa nuova legge ha comportato un’importante modifica al Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 (vedi qui il D. Lgs. 231/2001 aggiornato al 25.08.2007).
I delitti di omicidio colposo e di lesioni colpose gravi o gravissime (articoli 589 e 590, comma 3°, del codice penale), conseguenti a violazione delle norme sulla sicurezza (art. 25-septies del D.Lgs. 231/2001), vanno ad aggiungersi alle fattispecie di responsabilità amministrativa di società ed enti di cui all’art. 9 del D. Lgs. 231/2001 (

Qualora si verifichino un omicidio o una lesione personale grave o gravissima a seguito della violazione delle norme antinfortunistiche e sull’igiene e la salute sul lavoro gli enti sono puniti con una sanzione pecuniaria non inferiore a mille quote. L’importo di una quota (in lire nel testo del Decreto) va da un minimo di circa 250 euro ad un massimo di circa 1500 euro ed è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente allo scopo di assicurare l’efficacia della sanzione.

Nel caso di condanna per questo tipo di reati, inoltre, l’Ente sarà costretto a subire anche una sanzione interdittiva per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno, dove per sanzione interdittiva si intende:

  1. l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
  2. la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  3. il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  4. l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
  5. il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

È evidente a questo punto come l’entità delle sanzioni, pecuniarie e interdittive, sia tale da mettere potenzialmente in crisi qualunque tipo di azienda o Ente e come, l’adozione di un modello organizzativo conforme al D. Lgs. 231/2001, sia una tutela effettiva per tutti nel caso si verifichino violazioni delle norme sulla sicurezza che scaturiscano in omicidi colposi o lesioni gravi o gravissime.

 

SITUAZIONE dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81

Con la legge 123/2007 (art. 9) e la successiva variazione introdotta dall’art. 300 D.Lgs. 81/2008 – Testo Unico sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, si è completato il circuito sanzionatorio a deterrenza del rispetto della normativa, legislativa e tecnica, con la modifica dell’art. 25-septies del D.Lgs. 231/2001 che ora prevede una maggiore gradualità nella applicazione delle sanzioni pecuniarie ed interdittive:

Art. 590 codice penale lesioni colpose gravi o gravissime (ricordo che per lesione grave è ritenuto un infortunio con assenza dal lavoro pari o superiore a 40 giorni
Interdittive: sino a sei mesi
Pecuniarie: sino a 240 quote

Art. 589 codice penale omicidio colposo
Interdittive: da tre mesi ad un anno
Pecuniarie: da 250 a 500 quote

Art. 589 codice penale omicidio colposo (per violazione dell’omessa valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 55 comma 2 del d.lgs. 81/2008)
Interdittive: da tre mesi ad un anno
Pecuniarie: da 500 a 1.000 quote

Il valore di una singola quota è pari, secondo la previsione originaria del decreto legislativo 231/2001, ad un valore compreso tra 258,00 euro e 1.549,00 euro.

I modelli di gestione (SGSL) quali misure di prevenzione

Gli artt. 6 e 7 del D.Lgs. 231/2001 ammettono la possibilità di esclusione della responsabilità in argomento, a condizione di dotarsi di un modello organizzativo e di controllo senza particolare tipizzazione, mentre l’art. 30 del D.Lgs. 81/2008, riconduce la capacità esimente ai modelli tipizzati di cui alle norme OHAS 18001:2007 ovvero UNI INAIL (28.09.2001), che definiscono dei Sistemi Gestionali di Sicurezza sul Lavoro (SGSL).

Il modello, per avere efficacia esimente, dovrà essere efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi.

 

POSSIBILI SOLUZIONI

In ottica di Risk Management, è necessario attuare una verifica puntuale di quanto viene fatto in merito al rispetto della normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in modo da ridurre o eliminare il rischio di infortunio grave o gravissimo. Attuare o far attuare un modello organizzativo secondo quanto previsto dall’art. 30 del D.Lgs. 81/2008 dato che il risk manager può dare il suo valido contributo nelle varie fasi di identificazione e valutazione dei rischi.

Bisogna tenere presente che l’applicazione di sanzioni ex D.Lgs. 231/01 a carico della società, potrebbe costituire un valido presupposto per le azioni di responsabilità nei confronti di amministratori e sindaci dei medesimi sodalizi, ad opera dei relativi soci.

3 commenti»

  sanna maurizio wrote @

sulla base delle considerazioni svolte, come si traduce di fatto il verificarsi delle molteplici fattispecie sulle risposte che una polizza rct/rco deve dare, non certo sugli aspetti penali o sanzionatori, ma su quelli civili e di rivalsa. senza poi parlare delle nuove forme di reperimento da parte delle imprese delle forze lavoro attraverso la legge biagi e successive modificazioni. es. nel caso in cui un impresa si avvalga di lavoratori interinali (non dipendenti o almeno considerati tali dalle compagnie di assicurazione), nel momento in cui si verificano gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza sul lavoro che determinano lesioni gravi ad uno di questi lavoratori e imputabili a colpa dei responsabili dell’impresa, le polizze rct/rco che spesso sono datate sono in grado di offrire risposte adeguate o paradossalmente non avendo nelle esclusioni riferimenti alle nuove norme sono in grado (vecchio detto ciò che non è espressamente escluso è tacitamente compreso) dare copertura a tali eventi? .

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  Mauro A. Del Pup wrote @

Maurizio, ti direi che la risposta l’hai già fornita tu stesso quando ti riferisci alle polizze “datate“.
La polizza, qualsiasi essa sia, fosse anche una semplice RC Auto, non dovrebbe mai essere datata. Bisogna leggerla e rileggerla (magari anche più volte nel corso dell’anno), valutando se i rischi che si è deciso di trasferire all’assicuratore sono effettivamente compresi.
I rischi di un’azienda cambiano con estrema velocità e quindi, o si conosce bene la realtà aziendale, oppure bisogna sensibilizzare l’azienda (il suo personale) affinché conosca bene la polizza e non la lasci dormire dentro un cassetto, per poi tirarla fuori quando c’è un sinistro per scoprire, magari, che lo stesso non è compreso.
Sono poi dell’avviso che, nel caso di polizza datata non valga il vecchio detto “ciò che non è espressamente escluso è tacitamente compreso“, bensì quello che dice “ciò che non è stato espressamente incluso è escluso“.
Se, per esempio, la polizza è stata sottoscritta prima delle modifiche apportate alle figure dei lavoratori dalla Legge 14 febbraio 2003 n. 30 (chiamata erroneamente legge Biagi), avrei più di qualche dubbio che tale polizza, pur non prevedendo espresse esclusioni (perché all’epoca non c’era la Legge 30/2003) operi a favore di un lavoratore a progetto, piuttosto che in presenza di un contratto di somministrazione (ex-interinale).
In questo caso, infatti, dato che il lavoratore ex-interinale non è un dipendente del contraente, occorre specifica clausola per far rientrare in garanzia i danni subiti da questo tipo di lavoratori oppure, meglio, adottare, già nelle definizioni di polizza, la voce “prestatori di lavoro“ che comprenda tutte le figure dei lavoratori contemplate dalle legge 30/2003.
Quindi, a mio avviso e sulla base della mia esperienza (che non è mai abbastanza) direi che sulle polizze bisogna lavorarci continuamente per aggiornarle ai rischi che si vuole coprire e, per una polizza di RC, non si può non conoscere la normativa esistente per la sicurezza sul lavoro.
Grazie per il tuo commento.

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[…] da un pò di tempo che ho aperto qui uno spazio dedicato al tema del D.Lgs. 231/2001 e del modello organizzativo da esso […]

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