Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per Sicurezza sul lavoro

Travel Risk Map 2018

E’ oramai una consuetudine che, in questo periodo dell’anno, si pubblichino varie mappe sui rischi e quindi, anche quest’anno non posso sottrarmi dal pubblicare la “Travel Risk Map 2018”, realizzata sempre da International Sos e Control Risks con l’obiettivo di fornire una panoramica dei rischi a seconda delle destinazioni per aiutare le aziende nel trovare soluzioni di mitigazione del rischio. Ricordo che le aziende hanno un “dovere di diligenza“ (Duty of Care) nei confronti del personale viaggiante e quindi bisogna mettere in atto una sorta di “programma di sicurezza per il viaggio“ che preveda la predisposizione di apposite procedure pre e durante la trasferta, anche per non incorrere in responsabilità per non aver fornito la necessaria informazione e formazione al personale e pensato a piani per la loro tutela (e questo ci riporta anche a quanto prevede il D.Lgs. 81/2008 e smi).
 La mappa interattiva dispone di funzionalità di drill-down per vedere zone specifiche all’interno dei paesi che hanno un punteggio rischio per la sicurezza di viaggio più elevato, e la funzionalità di ricerca della città / paese.
Mi pare che su questo aspetto ci sia ancora molto da fare dato che molte imprese non attuano alcuna procedura per gestire i rischi di viaggio o rischi delle persone distaccate all’estero per motivi di lavoro. Alcune imprese hanno attivato delle specifiche coperture assicurative, ma ricordo che queste vanno a coprire solo le conseguenze di alcuni eventi, mentre non consentono all’impresa di poter affermare di aver messo in atto quel “dovere di diligenza“ che, tra l’altro, è ben richiamato dall’art. 20187 del Codice Civile.

Ocjo – Lavorare e vivere senza farsi male: si replica

Dopo la fantastica giornata dello scorso 28 settembre quando, presso il Teatro Candoni di Tolmezzo ed insieme a Flavio Frigè, Bruzio Bisignano e il duo dei Trigeminus (in arte Mara e Bruno Bergamasco), ho avuto modo di incontrare circa 800 lavoratori di Automotive Lighting Italia S.p.A. del plant di Tolmezzo, il 3 ottobre si replica per i lavoratori del terzo turno e quelli che non hanno potuto partecipare la volta scorsa. Questa volta saremo presso la sede dell’Agemont per parlare della sicurezza e dei rischi in un modo spero interessante, ma sicuramente denso di emozioni.

Una giornata particolare a Tolmezzo

Domani parteciperò, cercando di dare il mio contributo di risk manager, all’evento formativo organizzato da Automotive Lighting Italia S.p.A. del Gruppo Magneti Marelli con altri stimati professionisti. Un grazie all’ing. Andrea Peresson, responsabile della funzione Ambiente e Sicurezza che mi ha coinvolto in questo progetto.

Per visualizzare o scaricare la locandina, clicca qui.

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Direttiva macchine e rischio RCO

In questi anni mi è capitato più volte di partecipare ad alcuni seminari nei quali si trattava l’argomento della Direttiva Macchine e, in uno dei più recenti, si è riflettuto sia sulla responsabilità del datore di lavoro che progetta e produce le macchine per venderle, di chi le acquista per i suoi processi produttivi, ma anche di quelle aziende che utilizzano macchinari auto-prodotti per le proprie esigenze produttive.

Innanzitutto mi sono chiesto quanti datori di lavoro abbiano chiaro che, anche se la macchina è auto-prodotta, deve essere predisposta un’adeguata documentazione come il  Fascicolo Tecnico della Costruzione, a tacere poi di quante volte avvengono delle modifiche non autorizzate su macchine marcate CE con tutto quanto questo comporta in termini di rischi e, dunque di responsabilità.

E poi mi sono chiesto, ma un’azienda che svolge una certa attività, poniamo produzione e commercializzazione di abbigliamento che è assicurata per la RCO sulla base di tale attività, nel caso dovesse verificarsi un infortunio su una macchina auto-prodotta, tale infortunio risulterà coperto dall’apposita copertura RCO, oppure tale evento rappresenta un rischio “altro“ rispetto a quello principale (nella descrizione dell’attività svolta, infatti, non viene citata anche la produzione di macchinari in proprio), e dunque non sarà coperto dalla polizza?

Pensiamoci!

Rischio stradale sul lavoro

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E’ un pò che non scrivo qualche post, almeno su questo blog, e riprendo per commentare questo articolo sul tema della salute e sicurezza sul lavoro questa volta legata al rischio stradale.

Sappiamo, si legge nell’articolo, che ogni datore di lavoro, tra i propri obblighi, ha quello di effettuare la valutazione dei rischi dei lavoratori e prendere le misure per ridurre detti rischi, consentendo al proprio personale di lavorare in piena sicurezza.
Le aziende che hanno grandi numeri in termini di dipendenti, veicoli in uso e spostamenti quotidiani avvertono la gestione del rischio stradale  come uno dei principali punti su cui focalizzare la propria attenzione ed a cui destinare una quota significativa delle risorse dedicate alla sicurezza sul lavoro. Per innumerevoli attività, infatti, il “luogo di lavoro” non è un posto specifico individuato all’interno di un ufficio o di uno stabilimento produttivo (che pure deve avere le sue misure per la riduzione del rischio di infortuni tra veicoli e persone), ma è la strada pubblica, spesso in condizioni di difficile gestione (come nel caso di flussi di merci pericolose che impegnano le strade urbane).
E non va poi dimenticato che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte sul lavoro (come testimoniano ogni anno i dati INAIL). Per minimizzare i rischi di questi lavoratori ed aumentare la sicurezza stradale (a vantaggio loro e di ogni altro utente),  viene in aiuto dei responsabili aziendali la Checklist per la riduzione del rischio stradale sul lavoro, che consente di ridurre il rischio stradale intervenendo sulle componenti Uomo, Veicolo e Spostamento del “sistema guida”. Ogni responsabile aziendale della sicurezza può consultarla e verificare, punto per punto, se la propria azienda sta tenendo debitamente in conto ogni aspetto importante ai fini della riduzione del rischio.

Anche in questo modo, a mio parere, si fa Risk Management. Buon lavoro.

Convegno agricoltura sociale a Pordenone

Mi fa piacere farvi sapere che giovedì 15 ottobre sono stato invitato a partecipare a questo Convegno che si terrà presso la Provincia di Pordenone e a cui ha dato un contributo importante il dott. Sirio Cividino dell’Università di Udine. Il tema che mi è stato assegnato è “Le tutele, le responsabilità civili, gli infortuni, le assicurazioni… quali accorgimenti?“, che affronterò evidenziando come sia importante parlare, prima che di polizze, del rischio in chiave di Risk Management e quindi di come sia importante fare squadra con tutti gli attori coinvolti.

Calendario E.N.P.I. (Ente Nazionale per la Prevenzione degli Infortuni) del 1969

Il mio approccio ai temi della prevenzione dei rischi è avvenuto quando, tra la metà degli ’80 e la metà degli anni ’90, lavorai nel mondo assicurativo e in tal veste ebbi modo di visitare alcune aziende anche per accompagnare alcuni ingegneri inviati dalle società assicuratrici (soprattutto quelle estere) per le visite di Loss Prevention mirate a valutare, in particolare, a com’era gestito il rischio incendio. E’ in quell’ambito che venni a conoscenza delle normative sulla sicurezza del lavoro prima fra tutte quella di cui al d.P.R. 547/55 che regolava le norme per la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro.

Da allora di passi in avanti nell’ambito degli aspetti della sicurezza dei luoghi di lavoro ne sono stati fatti (io sono diventato risk manager appassionandomi al concetto del rischio in senso lato), ma forse più che semplificare gli adempimenti legislativi tutto si è fatto anche molto complicato e, nella complicazione, si “rischia“ di perdere di vista i veri obiettivi. Gli assicuratori, invece, tranne pochi casi, non hanno voluto consolidare il loro patrimonio di conoscenze tecniche, tanto che negli anni in cui si diffondeva la sicurezza nei luoghi di lavoro, a partire dall’impulso che la stessa ebbe con l’emanazione in Italia del D.Lgs. 626/94, molti di loro preferirono concentrarsi sul settore finanziario (che veniva reputato come il più redditizio e meno complicato della gestione dei rami danni) a scapito della tecnica assicurativa verso la quale oggi, anche a causa della crisi finanziaria, si sta cercando di tornare, ma con molta difficoltà (pensate solo al tempo necessario per formare nuovi tecnici e validi assicuratori) almeno qui in Italia.

Guardando questo video (che piacerà molto all’amico Bruzio Bisignano e non solo a lui) mi fa pensare che le cose semplici sono anche le più attuabili e che dobbiamo recuperare quel patrimonio di conoscenze per migliorare ed andare avanti.

via Calendario E.N.P.I. del 1969.

Risk Management in azienda ai “Venerdì degli RSPP“

Il prossimo venerdì 21 ottobre terrò una giornata di formazione al corso “I venerdì degli RSPP” organizzato dallo Studio Fonzar che ringrazio per l’invito.

Gli argomenti che vorrei affrontare nel corso dell’incontro, sono i seguenti:

  • Risk management in azienda – una visione a 360°.
  • Breve storia del Risk Management e nascita del risk manager.
  • Rischi d’affari e rischi puri: quale differenza?
  • Il rischio è un pò mio e un pò tuo: la gestione integrata e i nuovi rischi.
  • Il percorso del Risk Management: tra la 231 e il decreto 81.
  • L’approccio ingegneristico e umano al controllo del rischio ben prima del DPR 547/55.
  • Classificazione dei danni: un caso pratico.
  • Gestire il rischio: vuol sempre dire assicurarsi?
  • Il rischio esterno.
  • Il ruolo del RSPP nella gestione del rischio aziendale.

E’ una bella occasione, anche se inusuale, ma credo sia importante parlare di Risk Management facendo conoscere questa bellissima professione dalle innumerevoli potenzialità e sarà soprattutto utile confrontarsi con chi, come in questo caso, si occupa prevalentemente di sicurezza del lavoro ed anche di sistemi di gestione.

Ho chiamato a partecipare anche il collega Marco Magi di Alea e sono certo che la giornata sarà interessante: noi, comunque, ci mettiamo tutta la passione!

Per le iscrizioni e il luogo, qui

Lavori a caldo: incendio alla Marzotto filati

Da “Il Gazzettino“ online di ieri leggo che un incendio ha interessato nel pomeriggio del 24 novembre uno dei capannoni della Marzotto Filati a Fossalta di Portogruaro (Venezia). Le fiamme, che hanno sprigionato moltissimo fumo, erano circoscritte ad una tubatura che “risucchia” gli scarti della filatura. L’area è stata evacuata e le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco in meno di un’ora. Da un primo esame pare che l’incendio si sia sviluppato in una zona dove due operai stavano lavorando con la fiamma ossidrica. Una scintilla avrebbe attecchito polveri di lino, da cui poi si sarebbero sprigionate le fiamme. Nel capannone erano in corso lavori di ripristino e l’attività era quindi ferma. I danni ammontano a qualche centinaio di migliaia di euro.

Ancora una volta, quindi, pare che la causa del sinistro sia da attribuire all’inosservanza del rispetto delle regole per i lavori a caldo all’interno dei reparti, un aspetto troppo spesso trascurato sia dall’azienda committente che dalle imprese esterne chiamate ad eseguire i lavori le quali poi, non sono spesso nemmeno adeguatamente assicurate per questo tipo di responsabilità, mentre la verifica delle coperture assicurative (aspetto di Risk Management per il committente) dovrebbe essere sempre inserita nei contratti per i lavori in appalto, ma anche qui c’è ancora molto da fare!

Le macchine e il prodotto sicuro

Segnalo che Martedì 9 novembre 2010, ore 14.30 – 18.30 presso la Sala Convegni dell’Unione Industriali Pordenone, si terrà il primo di due incontri sul tema di come si “Costruiscono e acquistano le macchine a norma“ dal titolo: “LE MACCHINE E IL PRODOTTO SICURO”

I relatori di questo primo incontro saranno:

– l’Ing. Ugo Fonzar – Consulente Sicurezza Macchine
Nuova Direttiva Macchine 2006/42/CE e il recepimento italiano D.Lgs. 17/2010 – Le principali novità introdotte rispetto alla precedente Direttiva Macchine 98/37/CE – DPR 459/96 La nuova definizione di macchina e le quasi-macchine. L’iter CE – la marcatura CE – le novità sulla dichiarazione CE di conformità – il manuale delle istruzioni per l’uso. Le novità sui requisiti essenziali di sicurezza. Le nuove sanzioni amministrative e quelle penali. La responsabilità amministrativa dell’impresa – l’art. 517 c.p. e la sua rilevanza ex D.Lgs. 231/01 (cenni). La responsabilità del produttore da prodotto difettoso (cenni).

– Mauro A. Del Pup – Risk Manager
Il risk management del prodotto sicuro. – La responsabilità del produttore da prodotto difettoso. Le forme di tutela aziendale. Le assicurazioni RC Prodotti e da fornitura. Il mercato USA, Canada e Messico e il resto del Mondo.

Il mio obiettivo, dunque, sarà quello di affrontare il tema di come si dovrebbe gestire il rischio R.C. Prodotti anche a prescindere dalla polizza di assicurazioni e di dare qualche indicazione sul mercato USA e Canada.
Gli argomenti per il tempo a mia disposizione sono tanti e allora mi sento di dire: “Io, speriamo che me la cavo“.

LAVORI IN CORTO

Il rapporto tra il coordinatore per la sicurezza e il committente. L’importanza della sicurezza raccontata in un cortometraggio: “Lavori in corto”.

Dalla Giornata Nazionale per la sicurezza nei cantieri a cura di Federarchitetti la mini fiction “Lavori in corto”. Il video è la descrizione del rapporto tra il professionista che svolge il lavoro del coordinatore della sicurezza ed un committente, come può essere un amministratore di condominio, attraverso una serie di situazione tipo: la tendenza al costo ribassato, la richiesta continua di “chiudere un occhio” su tutto quello che non va, la difficoltà di stare sul mercato in tempi di crisi, la pesante responsabilità che grava sulle spalle di chi fa sicurezza.

Una riflessione anche per chi si occupa di gestione dei rischi come risk manager!

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La Carta del Pericolo

La Carta del Pericolo è un documentario sempre della RAI (siamo nel 1959), che fa il punto della situazione dei pericoli legati al mondo del lavoro in Italia, con alcune testimonianze e brevi ricostruzioni di alcuni dei tanti infortuni che accadevano nel 1959, quando l’incidente più comune era… (chi lo sa lo scriva nei commenti prima di vedere il video).

Il settore edile era quello dove si verificavano i maggiori infortuni (oltre un terzo del totale) e ciò era dovuto anche alla formazione professionale degli addetti. Un medico intervistato dice che “questo alto tasso di infortuni dipende dal fatto che gli operai del settore edile sono meno qualificati rispetto a quelli della fabbrica che sono, invece, più qualificati e più educati al lavoro“. Come non vederci in queste parole un richiamo alla necessità di formazione, di addestramento e di maggior consapevolezza di ciò che si fa che passa anche da una maggior cultura personale.

Un documento da cui trarre utili indicazioni per il presente anche guardando al passato.

Viaggio nell’Italia che cambia

Ti propongo questo brano di tv d’autore: siamo nel 1963 e il giornalista (Ugo_Zatterin) si interroga e ci mostra l’Italia del 1963 che stava cambiando volto: da rurale ad industriale con tutte le contraddizioni del caso.

Relativamente ai rischi, ti invito a guardare attentamente i telai e le macchine utilizzate nell’industria della tessitura e a come sono proprio cambiate anche le macchine da lavoro in termini di sicurezza.
Comunque, una bella inchiesta di quelle che vorremmo vedere anche oggi per capire meglio costa sta cambiando in questo mondo e per interpretare il futuro.

Bruzio Bisignano in tv e su YouTube

Soprattutto per gli amici friulani posto il passaggio televisivo (almeno quello che sono riuscito a registrare) di Bruzio Bisignano a “Buongiorno Regione“ del Friuli Venezia Giulia, la rubrica mattutina di Rai Tre, lo scorso 3 novembre, dove gli era stato chiesto di intervenire, quale formatore, sui temi della sicurezza sul lavoro che meriterebbero di essere trattati con più ampio respiro dagli organi di informazione.

Chissà, se almeno qui in Friuli, arriveremo ad avere una rubrica periodica su questi temi: le risorse, in termini di persone che potrebbero condurre una simile trasmissione, non mancano di certo.

Perché non pensare di creare un canale video con delle pillole settimanale?

Per ora buona, seppur breve, visione.

Qui il video nel mio canale su YouTube.

Enterprise Risk Management: l’Italia è in ritardo

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Nel nostro Paese mancano la cultura della prevenzione e la consapevolezza che la gestione dei rischi è la chiave del successo imprenditoriale.

La nascita del risk management è generalmente collocata verso la metà del secolo scorso negli Stati Uniti. Il processo evolutivo ha visto il passaggio dalla copertura assicurativa come unica soluzione possibile di gestione del rischio, all’adozione di tecniche e metodologie che mirino all’individuazione, valutazione e controllo di tutti i rischi aziendali.

Sempre più la capacità di gestire i rischi sta diventando il fattore chiave che alimenta la crescita del nostro sistema economico: senza la padronanza della teoria delle probabilità e degli strumenti di risk management i ponti non esisterebbero, la poliomielite colpirebbe ancora, gli aeroplani non volerebbero ed i viaggi spaziali sarebbero solo un sogno. Con l’inizio del terzo millennio alcuni fenomeni stanno rapidamente modificando la cultura d’impresa, facendo aumentare l’incertezza e facendoci vivere in una realtà sempre più insicura: mi riferisco alle calamità naturali, al terrorismo, alla finanza creativa, alla crisi energetica, alle “morti bianche”, alla dipendenza dalla tecnologia. I recenti crack internazionali mettono in luce alcune fragilità del nostro sistema capitalistico ed evidenziano come al mondo delle imprese sia sempre più richiesta una totale trasparenza, una “corporate governance” più efficace ed un maggior monitoraggio delle situazioni di pericolo.

Il nostro paese si è presentato con grave ritardo nel panorama europeo del risk management, limitando la sua implementazione alle grandi imprese industriali ed alle grandi banche, mentre nelle piccole/medie aziende la gestione del rischio veniva confusa con l’”insurance management”.

Fortunatamente, negli ultimi anni si nota un’evoluzione positiva, grazie anche all’accelerazione imposta dalle direttive comunitarie (Basilea 2, Solvency 2 etc.) e dalle norme nazionali (Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro). Purtroppo, mancando in Italia una reale cultura della prevenzione, molte aziende hanno avuto un approccio più “reattivo” che “proattivo”, concentrando i loro interventi più su aspetti formali per cautelarsi rispetto alla norma, piuttosto che implementare un corretto processo di “risk analysis”.

In effetti, il ruolo dell’Enterprise Risk Manager si rivela particolarmente delicato e complesso perché deve coniugare l’alta specializzazione con la multidisciplinarietà e deve essere di reale supporto a tutta la struttura aziendale nella gestione dei rischi. Per il suo successo alcune condizioni sono necessarie: anzitutto ci deve credere il vertice aziendale che deve inserirlo alle sue dirette dipendenze; l’implementazione deve essere considerata un investimento e non un semplice costo; non basta la buona volontà, ma bisogna creare le competenze necessarie; l’approccio deve essere “globale” per monitorare sia i rischi puri che i rischi finanziari. Altrettanto importante è sviluppare nel paese una cultura della prevenzione, senza la quale anche il seme dell’ERM rischia di produrre frutti limitati.

A livello del singolo, questa cultura si estrinseca in corretti comportamenti individuali di fronte a situazioni di pericolo: ciò è particolarmente significativo nella sicurezza sul lavoro e nella sicurezza stradale.

Nella sicurezza sul lavoro l’ERM introduce anche moderne tecniche comportamentali come il Behavior Based Safety, già sperimentate con successo nei paesi anglo-sassoni, che tendono a migliorare i comportamenti individuali di fronte ad eventi inattesi. Numerosi studi confermano che per ottenere una stabile riduzione degli infortuni sul lavoro occorre agire sul controllo della sicurezza degli impianti e degli ambienti di lavoro, ma anche e soprattutto intervenire sui comportamenti umani, attraverso metodi e strumenti innovativi che rendano il lavoratore “ready for the unexpected”, cioè in possesso di automatismi che portino ad una forte resistenza all’oblio ed ad un’eccezionale velocità di risposta.

Anche nella sicurezza stradale i comportamenti individuali sono determinanti: molto si è fatto negli ultimi anni per migliorare le caratteristiche costruttive delle autovetture e della segnaletica stradale, ma poco o nulla per modificare i comportamenti di guida degli automobilisti. Condurre una vettura non è un comportamento individuale, come normalmente si ritiene, ma un comportamento sociale interattivo, essendo la risultante di tre elementi in relazione tra loro: la persona, il veicolo e l’ambiente esterno. Il guidatore attua comportamenti percettivo-visivi, opera condotte percettivo-motorie ed elabora stimoli spaziali e temporali. Quindi, l’organizzazione spazio-temporale dell’individuo è fondamentale per una buona condotta di guida. L’obiettivo europeo di ridurre del 50% i morti sulle strade entro il 2010 non potrà essere realizzato se non si interverrà sulle abitudini di guida degli italiani.

Sul tema della diffusione della cultura della prevenzione molto rimane da fare sia da parte del mondo politico che del mondo delle imprese.

Il mondo politico dimostri di crederci veramente, riducendo la tassazione sugli atti di prevenzione (le imposte sulle polizze incendio sono ancora del 22,25%, le più alte in Europa!) e legiferi sul finanziamento dei danni da calamità naturali in quanto il nostro paese è l’unico tra quelli civili a non aver ancora provveduto.

Le Unioni Industriali lancino un grande road-show formativo per far comprendere alle PMI che la corretta gestione di tutti i rischi aziendali fa ridurre gli infortuni sul lavoro e fa crescere il valore d’impresa nel tempo.

Fonte CINEAS

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