Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per Risk Management

Intervista al rischio

Chi si occupa, come me, di questo lavoro, sa che è un tema molto sottostimato quello collegato alla probabilità che si verifichi un evento imprevisto a danno di cose o persone, la cui incidenza può variare sino a gravi conseguenze. Ci si sofferma poco sulla domanda: ma noi conosciamo a fondo il rischio, o meglio i rischi da fronteggiare?

Per capire che cosa significa rischio, gli amici di The White Swan lo hanno trovato e deciso di “intervistarlo“: il “rischio“, dunque, si racconta spiegando la sua natura mutevole ed imprevedibile…

Annunci

Il risk manager e le imprese italiane

rm-para-il-rischio

E’ difficile affrontare il rischio. A quanto sembra, anche solo accettarne l’idea può turbare al punto da spingere gli esseri umani a rimuoverne il pensiero dalla mente, negandolo, oppure a rifugiarsi nel pensiero consolatorio che a loro non succederà mai nulla.

Per fortuna non è questo l’atteggiamento prevalente . Tuttavia, i significati emotivi legati al rischio sono un aspetto da non sottovalutare nell’ approccio a questo tema.

La maggior sensibilità alla gestione del rischio si trova nelle imprese di dimensioni maggiori e in quelle che si sono già trovate ad affrontare eventi catastrofici, mentre nelle aziende di dimensioni minori ci si concentra sui rischi legati al proprio core business e non ci si preoccupa dei rischi che non si conoscono, perché ancora non ci si è mai trovati nella necessità di fronteggiarli. Anzi, per molte imprese, l’analisi del rischio e le polizze per rischi non tradizionali sono solo degli inutili aggravi economici. Nell’immaginario manageriale, il risk manager è una via di mezzo fra Brancaleone e Sherlock Holmes: scova problemi nascosti con l’acume di un investigatore, ma poi è costretto ad affrontarli con la buona volontà e l’entusiasmo del personaggio picaresco creato da Mario Monicelli; eroico, certo, ma decisamente non adeguatamente attrezzato per affrontare le grandi imprese alle quali è chiamato.

Salvo, infine, arrivare in alcuni casi addirittura a dubitare che finisca per catalizzarle lui, il risk manager, le disgrazie …

Tutto ciò riflette abbastanza limpidamente un complessivo senso di inadeguatezza, umano e professionale, di fronte all’eventuale rischio della propria azienda. Così, al risk manager ideale, si chiedono molte competenze, sia tecniche sia giuridiche. E magari, soprattutto se non si è una multinazionale, la possibilità di poter ricorrere alla sua consulenza anche con servizi in outsourcing. 

Anche se ancora limitata, tuttavia inizia a farsi strada l’idea che le assicurazioni non dovrebbero limitarsi a offrire polizze, ma anche consulenze, supporto per l’individuazione e valutazione del rischio.

Si tende ad assimilare i concetti di rischio e di sicurezza e si avverte un rischio: quello di finire ingoiati dalle normative, sentite come farraginose, imprecise, troppo teoriche e generiche, non sufficientemente mirate sulle effettive realtà dei diversi settori dell’industria, quando addirittura non in parziale contraddizione fra di loro.

In sintesi, bisogna ancora imparare a vedere il rischio non come un pericolo, ma come una cultura, che modifica il modo di pensare e di agire. Per affrontare il rischio, basta pensarci prima.

(Testo liberamente tratto da un articolo di Risknews Anno 4 – n. 1 – Gennaio 2003)

Ocjo – Lavorare e vivere senza farsi male: si replica

Dopo la fantastica giornata dello scorso 28 settembre quando, presso il Teatro Candoni di Tolmezzo ed insieme a Flavio Frigè, Bruzio Bisignano e il duo dei Trigeminus (in arte Mara e Bruno Bergamasco), ho avuto modo di incontrare circa 800 lavoratori di Automotive Lighting Italia S.p.A. del plant di Tolmezzo, il 3 ottobre si replica per i lavoratori del terzo turno e quelli che non hanno potuto partecipare la volta scorsa. Questa volta saremo presso la sede dell’Agemont per parlare della sicurezza e dei rischi in un modo spero interessante, ma sicuramente denso di emozioni.

Una giornata particolare a Tolmezzo

Domani parteciperò, cercando di dare il mio contributo di risk manager, all’evento formativo organizzato da Automotive Lighting Italia S.p.A. del Gruppo Magneti Marelli con altri stimati professionisti. Un grazie all’ing. Andrea Peresson, responsabile della funzione Ambiente e Sicurezza che mi ha coinvolto in questo progetto.

Per visualizzare o scaricare la locandina, clicca qui.

locandina_a3-v4

The Travel Risk Map 2016

trm2016

Grazie alla International SOS and Control Risks,  una società leader nel settore dei servizi di assistenza sanitaria e di sicurezza che affianca le aziende all’estero nel proteggere il proprio personale distaccato nel rispetto degli obblighi di tutela dei dipendenti, diventando parte integrante del sistema aziendale di gestione dei rischi e per questo ben conosciuta dai risk manager che si trovano a dover gestire i viaggi e le missioni all’estero del personale, vi propongo di dare un’occhiata (e anche più di un’occhiata) alla Travel Risk Map 2016 che la International SOS ha messo a punto e che potrete scaricare in formato pdf da questo link: international-sos-travel-risk-map-2016.pdf.

Questo post si lega perfettamente con il mio precedente Travel Risk Management che pubblicai l’anno scorso proprio per trattare un argomento di cui dovrebbero appropriarsi tutte le Imprese (e non solo) che si trovano a dover gestire i viaggi e le missioni all’estero del proprio personale.

Direttiva macchine e rischio RCO

In questi anni mi è capitato più volte di partecipare ad alcuni seminari nei quali si trattava l’argomento della Direttiva Macchine e, in uno dei più recenti, si è riflettuto sia sulla responsabilità del datore di lavoro che progetta e produce le macchine per venderle, di chi le acquista per i suoi processi produttivi, ma anche di quelle aziende che utilizzano macchinari auto-prodotti per le proprie esigenze produttive.

Innanzitutto mi sono chiesto quanti datori di lavoro abbiano chiaro che, anche se la macchina è auto-prodotta, deve essere predisposta un’adeguata documentazione come il  Fascicolo Tecnico della Costruzione, a tacere poi di quante volte avvengono delle modifiche non autorizzate su macchine marcate CE con tutto quanto questo comporta in termini di rischi e, dunque di responsabilità.

E poi mi sono chiesto, ma un’azienda che svolge una certa attività, poniamo produzione e commercializzazione di abbigliamento che è assicurata per la RCO sulla base di tale attività, nel caso dovesse verificarsi un infortunio su una macchina auto-prodotta, tale infortunio risulterà coperto dall’apposita copertura RCO, oppure tale evento rappresenta un rischio “altro“ rispetto a quello principale (nella descrizione dell’attività svolta, infatti, non viene citata anche la produzione di macchinari in proprio), e dunque non sarà coperto dalla polizza?

Pensiamoci!

Global Claims Review 2015 by Allianz

Fire

Pubblico un interessante Rapporto sui Danni Globali, il Global Claims Review 2015: Business Interruption In Focus che, come recita già nel titolo, pone una particolare attenzione sull’aspetto della Business Interruption, che in Italia chiamiamo “Danni Indiretti da interruzione di attività“.

Tale rapporto, curato da Allianz Global Corporate & Specialty, esamina gli anni che vanno dal 2010 al 2014. Secondo tale rapporto, le principali cause di una business interruption sono dovute ai seguenti eventi:

  1. Fire and explosion
  2. Storm
  3. Machinery breakdown
  4. Faulty design/material/manufacturing
  5. Strike/riot/vandalism
  6. Cast loss (entertainment)
  7. Flood
  8. Collapse
  9. Human error/operating error
  10. Power interruption

Buona lettura e, come sempre, buone riflessioni.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: