Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per Risk Management

Travel Risk Map 2020

International SOS ha pubblicato l’annuale Travel Risk Map 2020.

Realizzata da esperti in medicina e sicurezza, la mappa offre alle organizzazioni una valutazione completa dei rischi in ambito sanitario, di sicurezza e di sicurezza stradale di ciascun paese, così da avere una panoramica completa dei rischi per ogni destinazione cui può essere esposto il personale inviato in viaggio per missioni di lavoro.

Vediamo che Siria, Sudan del Sud e Iraq sono stati identificati come alcuni dei paesi classificati ad “estremo” rischio per la sicurezza dei viaggi. Venezuela, Haiti e Corea del Nord sono tra i paesi con un “alto” rischio in ambito sanitario. L’Arabia Saudita, il Vietnam e il Sudafrica sono inclusi tra quelli con un tasso di mortalità stradale superiore a 25 per ogni 100.000 persone.

Invece, e forse questo non sorprende, il Nord Europa(*), insieme a Svizzera, Lussemburgo e Slovenia, è valutata l’area più sicura in cui viaggiare di tutto mondo. La Danimarca, la Finlandia e la Norvegia sono tra i paesi che hanno ottenuto un punteggio perfetto su tutti i criteri, con una combinazione di rischio sanitario di viaggio “basso”, rischio di sicurezza “insignificante” e un tasso di mortalità stradale inferiore a 10 su 100.000 persone.

Anche l’Europa centrale e meridionale avrebbero potuto ottenere questo punteggio perfetto, se non fosse stato per la loro valutazione di rischio in termini di sicurezza dei viaggiatori. Analogamente alla Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Italia, ecc. presentano tuttavia un “basso” livello di rischio per la sicurezza dei viaggi.

(*) esclusa la Svezia classificata con un rischio “basso” e non ” bassissimo” in termini di sicurezza dei viaggi, e la Groenlandia con una valutazione di rischio sanitario “medio”.

Catastrofi naturali in periodi di accumulo economico e cambiamento climatico

In questo periodo di Pandemia da Covid-19, dove il tempo che ci è dato serve anche per riflettere e pensare a come affronteremo il futuro, trovo interessante questo breve filmato prodotto da Swiss Re per presentare il n. 2/2020 della rivista SIGMA dal titolo eloquente: “Natural catastrophes in times of economic accumulation and climate change“.

Ad oggi, infatti, la maggior parte delle crescenti perdite derivanti da catastrofi naturali sono state dovute al crescente accumulo di esposizione (risorse umane e fisiche) derivante dalla crescita economica e dall’urbanizzazione. Nei prossimi decenni, il cambiamento climatico sarà uno dei molti fattori che contribuiranno maggiormente alla crescita delle perdite e costituisce, già oggi, un rischio sistemico che incide sull’economia globale e sul sistema finanziario. Nel 2015, circa 4,2-13,8 trilioni di dollari statunitensi di attività finanziarie mondiali erano a rischio a causa dell’impatto dei cambiamenti climatici.

Una risposta decisiva per affrontare il rischio climatico passa attraverso la costruzione di un solido sistema finanziario verde, con un’economia a basse emissioni di carbonio. Le imprese che lo hanno compreso saranno anche quelle che in futuro avranno le opportunità migliori rispetto a chi non si decide ancora ad imboccare, in modo convinto, la strada della sostenibilità a vantaggio di tutto l’eco-sistema nel quale, come abbiamo imparato (spero) in questa emergenza, siamo tutti legati alle sorti dell’altro.

Il barometro dei rischi percepiti dalle aziende

Oggi è un anno esatto dal mio ultimo post. Molte cose sono accadute nel corso del 2019 alcune molto positive e altre meno, soprattutto sul piano personale che è stato segnato da qualche lutto che ha lasciato il segno. Poi, come sempre, le molte cose da fare e quindi il venire meno del tempo per mettersi a scrivere qualcosa che abbia senso e che sia di qualche utilità.

Riprendo, come ogni anno, con qualche notizia sullo stato dei rischi a livello mondiale sulla base dei report che cominciano ad essere disponibili proprio in questi giorni come quello della nona edizione dell’Allianz Risk Barometer 2020, dove apprendiamo (ma non era difficile prevederlo) che, per la prima volta in assoluto, i rischi informatici (39% delle risposte) rappresentano il rischio aziendale maggiormente percepito a livello globale, facendo passare al secondo posto l’interruzione di attività (Business Interruption, BI) con il 37% delle risposte. La consapevolezza della minaccia informatica è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, spinta dalle aziende che si affidano sempre più ai dati e ai sistemi IT e da una serie di importanti incidenti. Sette anni fa si era classificata solo al 15° posto con appena il 6% delle risposte (qui, invece, per un confronto, i risultati della survey 2019). Ancora a livello globale, crescono i cambiamenti nella legislazione e nella regolamentazione (n° 3 con il 27%) e il cambiamento climatico (n° 7 con il 17%). In particolare sono soprattutto la guerra commerciale USA-Cina, la Brexit e il riscaldamento globale le preoccupazioni crescenti per aziende e nazioni. L’indagine annuale sui rischi aziendali condotta a livello mondiale da Allianz Global Corporate & Specialty comprende le opinioni di ben 2.700 esperti provenienti da oltre 100 Paesi, tra cui CEO, risk manager, broker ed esperti assicurativi.

Top 10 dei rischi in Italia

In Italia i rischi maggiormente percepiti dalle aziende sono l’interruzione di attività, al primo posto con il 51% delle risposte, seguita dai rischi informatici (49%, in crescita rispetto al 38% del 2019). Al terzo posto il danno reputazionaleo d’immagine (29%), che nell’ultimo anno ha scalato ben due posizioni superando le catastrofi naturali, quarte con il 20%.
«La preoccupazione per la perdita di reputazione o di valore del marchio è diventata critica, ed è entrata a far parte, per la prima volta, dei primi tre rischi in Italia. Tuttavia, le interruzioni del business e i rischi informatici rappresentano ancora le principali preoccupazioni delle aziende italiane», afferma Nicola Mancino, CEO di AGCS Italia.

I più importanti rischi globali per il business nel 2020

«I dati emersi dall’Allianz Risk Barometer 2020 evidenziano come il rischio informatico e il cambiamento climatico siano le due sfide più impegnative che le aziende dovranno affrontare nel nuovo decennio», afferma Joachim Müller, CEO di AGCS. «Naturalmente ci sono molte altre tipologie di danni e problematiche da affrontare. Tuttavia, se i consigli di amministrazione e i risk manager non affrontanoi rischi informatici e quelli derivanti dal cambiamento climatico, il loro impatto sulle performance operative, sui risultati finanziari e sulla reputazione delle loro aziende presso i principali stakeholder potrebbe risultare critico. Nell’era della digitalizzazione e del riscaldamento globale, la preparazione e la pianificazione di tali rischi è, quindi, sia una questione di vantaggio competitivo che di resilienza aziendale».

Oltre ad essere il primo rischio a livello globale, quello degli incidenti informaticiè tra i primi tre rischi in molti dei paesi esaminati; in Austria, Belgio, Francia, India, Sudafrica, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti si colloca proprio al primo posto. Le aziende si trovano ad affrontare rischi di violazioni di dati sempre più grandi e costose, un aumento del ransomware e degli incidenti di spoofing, così come la prospettiva di sanzioni pecuniarie o controversie legali in materia di privacy.  Una grande violazione dei dati – che compromette, ovvero, più di un milione di dati – costa oggi in media 42 milioni di dollari, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente.

Gli incidenti stanno diventando sempre più significativi e le grandi aziende sono colpite da attacchi sempre più sofisticati e da ingenti richieste di estorsione. Cinque anni fa, una tipica richiesta di riscatto sarebbe stata di decine di migliaia di dollari, mentre ora può superare il milione di dollari“, afferma Marek Stanislawski, Deputy Global Head of Cyber, AGCS.

Dopo sette anni al vertice, l’interruzione di attività scende al secondo posto nell’Allianz Risk Barometer. Al tempo stesso, tuttavia, continua a crescere la tendenza a subire perdite più significative da business interruption(BI). Le cause sono molteplici e vanno da incendi, esplosioni o catastrofi naturali a incidenti che riguardano le supply chain digitali o addirittura al terrorismo.  “Le supply chain e le piattaforme digitali consentono oggi la piena trasparenza e la tracciabilità delle merci, ma un incendio in un data center, un guasto tecnico o l’attacco di un hacker potrebbero portare a grandi perdite da BI per aziende che si affidano allo stesso sistema e che non possono tornare a processi manuali“, afferma Raymond Hogendoorn, Global Head of Property and Engineering Claims di AGCS.

Le aziende sono inoltre sempre più esposte all’impatto diretto o indiretto di rivolte popolari, disordini civili o attacchi terroristici. Lo scorso anno si è assistito ad un’escalation dei disordini civili a Hong Kong, Cile, Bolivia, Colombia e Francia, con conseguenti danni alle proprietà, interruzioni d’attività e perdita di reddito generale per le multinazionali e le aziende locali. Tali danni sono dovuti, inoltre, alla prolungata chiusura dei negozi, al mancato afflusso di clienti e turisti e all’impossibilità per i dipendenti di raggiungere il loro posto di lavoro per problemi di sicurezza.

I cambiamenti nella legislazione e nella regolamentazione sono al 3° posto nel Allianz Risk Barometer, rispetto al 4° posto del 2019: tariffe, sanzioni, Brexit e protezionismo tra le preoccupazioni principali. Solo nel 2019 sono state istituite, inoltre, circa 1.300 nuove barriere commerciali, con la controversia commerciale USA-Cina che ha portato il dazio medio statunitense a livelli vicini a quelli degli anni Settanta. “La politica commerciale sta diventando solo un altro strumento per raggiungere diversi obiettivi politici, come la diplomazia economica, l’influenza geopolitica o la politica ambientale“, spiega Ludovic Subran, Chief Economist di Allianz.

Le aziende potrebbero doversi preparare, infine, a un maggior numero di controversie in futuro: contro i colossi del carbone sono già stati presentati molti ricorsi negli Stati Uniti e in altri 30 paesi di tutto il mondo.

Concludo dicendo che anche il tema della “sostenibilità“ sarà un tema sempre più importante che le aziende dovranno affrontare in maniera ancora più decisa rispetto a quanto fatto fino ad oggi: il rischio è la loro stessa capacità di rimanere sul mercato.

Allianz Risk Barometer 2019: sono le catastrofi naturali le minacce principali per le aziende italiane.

Top Business risks around the world in 2019

In questo periodo l’appuntamento canonico è quello per capire come orientarci nel mondo dei rischi e quindi ci viene in aiuto il rapporto Allianz Risk Barometer 2019 realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), che come ogni anno cerco di presentare e rendere disponibile per gli affezionati lettori di questo blog.

Quest’anno l’indagine annuale sui rischi aziendali condotta a livello mondiale comprende le opinioni di 2.415 esperti (erano 1.911 l’anno scorso) provenienti da 86 Paesi (erano 80 l’anno scorso), tra cui CEO, risk manager, broker ed esperti assicurativi.

Secondo il rapporto gli Incidenti informatici e l’Interruzione di attività (BI) sono i principali rischi per le aziende a livello mondiale indicati a pari merito dal 37% del campione.

I Cambiamenti climatici (8° posto con il 13% delle risposte) – tema del mio primo post del 2019 – e la Carenza di manodopera qualificata (10° posto con il 9% delle risposte) sono i rischi cresciuti maggiormente a livello globale. Allo stesso tempo le aziende sono più preoccupate rispetto all’anno precedente per i Cambiamenti nello scenario legislativo e regolamentare (4° posto con il 27% delle risposte), a causa degli impatti come la Brexit, le guerre commerciali e le tariffe. L’indagine annuale sui rischi aziendali condotta a livello mondiale da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS) comprende le opinioni di 2.415 esperti provenienti da 86 Paesi, tra cui CEO, risk manager, broker ed esperti assicurativi.

I rischi più sentiti nel 2019: focus Italia

In Italia, per questa edizione, i principali rischi aziendali percepiti sono l’Interruzione di attività (al 1° posto con il 47% delle risposte), i Rischi Cyber e le Catastrofi naturali (entrambi al 2° con il 38% delle risposte). La Mancanza di qualità, difetti seriali, richiamo di prodotti entra quest’anno in classifica a livello locale, posizionandosi direttamente al 4° posto.

La Carenza di manodopera qualificata appare per la prima volta tra i 10 principali rischi aziendali a livello mondiale, confermato anche in molti Paesi più piccoli dell’Europa Centrale e Orientale, del Regno Unito, degli Stati Uniti, del Canada e dell’Australia. Una paura, quella manifestata dalle imprese, dovuta all’evoluzione demografica, all’incertezza della Brexit e a una debole presenza di talenti nell’economia digitale.

“Nell’economia digitale la forza lavoro qualificata – e più in generale il capitale umano – è sempre più una risorsa carente”, afferma Ludovic Subran, Deputy Chief Economist di Allianz. “La concorrenza tra le aziende per assumere figure con competenze specifiche in intelligenza artificiale, data science o gestione del rischio informatico o reputazionale è molto alta, dato che la maggior parte di questi lavori fino a 10 anni fa non esisteva. Non sono sufficienti neanche gli stipendi allettanti, poiché il numero di dipendenti con le competenze necessarie è limitato, e la necessità di doverli assumere con urgenza non consente una formazione sul posto di lavoro”.

Aggiorno la pagina che porta allo spazio dedicato da Allianz alle notizie e ai report Allianz Risk Barometer


  • Per scaricare il Raporto di sintesi (in italiano), cliccare qui
  • Per scaricare il grafici di Top rischi a livello Mondiale-Europa-Italia (in italiano) cliccare qui
  • Per scaricare il grafici di Top rischi per settore (in italiano) cliccare qui
  • Per scaricare il Rapporto completo (in inglese) cliccare qui

Buona lettura, buone riflessioni e, naturalmente, buon lavoro!

Il 2019 sarà l’anno dei rischi da cambiamenti climatici

Anno nuovo e subito alcune riflessioni su uno dei rischi la cui percezione è ancora relativamente bassa: parlo dei cambiamenti climatici, un tema che sarebbe un errore continuare a sottovalutare magari perché pensiamo di non esserne coinvolti.

Nell’articolo Il mondo presenta il conto di un anno di disastri climatici Il rapporto “Counting the Cost: a Year of climate breakdown“ di Christain Aid (un’importante organizzazione cristiana di beneficenza del Regno Unito), esamina gli eventi meteorologici estremi verificatesi nel 2018 e stima i loro costi e il loro legame con i cambiamenti climatici in un anno segnato da eventi climatici estremi che hanno colpito ogni continente, uccidendo, ferendo, costringendo a spostarsi milioni di persone e causando gravi danni economici per miliardi di dollari.

Christian Aid identifica i 10 eventi, alluvioni, incendi, ondate di caldo, siccità, tifoni e uragani più distruttivi del 2018, ciascuno dei quali ha causato danni per oltre 1 miliardo di dollari e 4 dei quali sono costati più di 7 miliardi di dollari ciascuno. La ONG avverte che «E’ probabile che queste cifre siano sottostimate: in alcuni casi includono solo le perdite assicurate e non tengono conto dei costi della perdita di produttività e dei danni non assicurati».

L’evento più grave sono stati gli uragani Florence e Michael, che hanno causato circa 32 miliardi di dollari di danni impattando sulle coste degli Stati Uniti, sui Caraibi e sull’America Centrale. Gli Usa hanno anche dovuto registrare altri 9 miliardi di dollari di danni dalle perdite collegate alla scia di incendi che hanno causato dozzine di morti e distrutte migliaia di case in California. Un altro Paese duramente colpito dagli eventi atmosferici legati al cambiamento climatico è stato il Giappone, che in autunno ha dovuto fare i conti con il tifone Jebi che ha lasciato sul campo oltre 9 miliardi di dollari di danni.

Il rapporto evidenzia che «Tutti questi disastri da miliardi di dollari sono legati ai cambiamenti climatici causati dall’uomo e studi scientifici hanno dimostrato che il cambiamento climatico ha reso più probabile o più forte un evento particolare. In altri casi, l’evento è stato il risultato di cambiamenti nei modelli meteorologici – come temperature più elevate e precipitazioni ridotte che hanno reso più probabili gli incendi o temperature dell’acqua più calde che hanno sovraccaricato le tempeste tropicali – che sono esse stesse conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ma anche il documento Cronaca di una emergenza annunciata edito da Legambiente con la collaborazione del Gruppo assicurativo Unipol, ci dice, ancora una volta, che questi aspetti riguardano anche il nostro territorio che si trova al centro di un’area considerata dagli scienziati un “hot spot” del cambiamento climatico, ossia una delle aree più sensibili e prevedibilmente soggette alle conseguenze del “climate change“, per via dell’aumento della temperatura e delle diminuzione delle precipitazioni, che potrebbe provocare conseguenze imprevedibili nel rapporto tra temperatura dei mari, venti e precipitazioni. A dimostrare che non stiamo parlando di un futuro remoto, sono gli scienziati del clima che già da tempo hanno messo in guardia per l’aumento di cicloni inediti per questa parte del Mondo (denominati “medicane”, mediterranean tropical-like ciclone). Di sicuro abbiamo bisogno di accelerare nelle politiche di mitigazione del clima, per invertire la curva delle emissioni di gas serra come previsto dall’Accordo di Parigi, ma in parallelo dobbiamo preparare i territori, le aree agricole e le città ad impatti senza precedenti.

Le tecniche di Risk Management andranno quindi affinate per affrontare questi rischi con cui dovremmo imparare a misurarci e anche in fretta!

Political Risk Map 2018

E’ un post che avevo preparato ancora da qualche mese tuttavia, siccome lo ritengo ancora attuale e utile, ecco qui la Mappa interattiva del rischio Politico nel Mondo per il 2018 predisposta da Marsh.

Ecco una breve descrizione degli elementi che potrete trovare scorrendo la mappa: “The Country Risk Index (CRI) is based on data from BMI Research and quantifies the risk of a shock, such as an economic crisis or a sudden change in the political environment that would affect business conditions within a country. The CRI is the average of six risk index components: short-term and long-term political and economic risk indices, and also operational risk, which is given a double weighting because it is not broken down into different timeframes. Operational risk assesses four main areas: labour market, trade and investment, logistics, and crime and security“.

Buona navigazione.

Allianz Risk Barometer: sul podio per il 2018, interruzione di attività e rischi informatici

Come dicevo, dopo la mappa sui rischi del viaggio e prima di pubblicare altre mappe, vediamo cosa prevede l’Allianz Risk Barometer 2018 realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS) che avevo avuto modo di presentare, ancora fresco di stampa, lo scorso 19 gennaio ad un incontro sulla internazionalizzazione delle imprese.

Lo studio, basato sull’analisi di ben 1.911 esperti di rischio provenienti da 80 Paesi, ci dice i principali rischi aziendali a livello globale sono rappresentati dalla Interruzione di attività (n°1 con il 42% delle risposte / n°1 nel 2017) e dai Rischi informatici (n°2 con il 40% delle risposte, in aumento rispetto al 3° posto nel 2017).

Anche le maggiori perdite dovute alle Catastrofi naturali (n°3 con il 30% delle risposte, in aumento rispetto al 4° posto del 2017) sono una preoccupazione crescente per le aziende, con il 2017 che si è distinto come anno peggiore; questo ha anche fatto sì che il Cambiamento climatico/aumentata instabilità metereologica (n°10) si collochi per la prima volta tra i primi 10 rischi più importanti. Mentre, l’impatto del rischio delle Nuove tecnologie (n°7 nel 2018 / n°10 nel 2017) è uno di quelli in maggior crescita, in quanto le aziende riconoscono che innovazioni come l’intelligenza artificiale o la mobilità autonoma potrebbero creare in futuro nuove responsabilità e perdite su larga scala, così come le opportunità. Al contrario, le imprese sono meno preoccupate degli Sviluppi del mercato (n°4 nel 2018 / n°2 nel 2017) rispetto a 12 mesi fa.

Anche in Italia il rischio più temuto dalle aziende si conferma l’Interruzione di attività, indicato dal 51% (in crescita rispetto al 36% della precedente rilevazione). Al secondo posto troviamo  comunque i Rischi informatici, che con il 38% guadagnano ben due posizioni, seguiti dalle Catastrofi naturali (30%). Il Danno reputazionale o d’immagine, che passa dalla 10a alla 4a posizione nel 2018, è invece il rischio in maggior crescita. Aggiornamento: a proposito dei rischi informatici leggi “Il salto quantico del cybercrime nel 2017“.

In ogni caso, l’intero commento di presentazione del documento così come altri dati, potrete leggerli andando direttamente da qui.

Progetto Derris: la gestione dei rischi e delle emergenze

 

Riprendo l’attività nel nuovo anno (a proposito, buon anno a tutti!!!) con un video interessante dello stimato professionista e amico ing. Marco Santinato (amm.re delegato di Per Consulting) illustra i temi del Risk Management in maniera molto semplice e diretta nell’ambito dell’interessante Progetto Derris un progetto, pensato nell’ambito del Cineas, che si propone di offrire una serie di risposte concrete, creando un ponte tra il mondo assicurativo, la Pubblica amministrazione e le aziende, un approccio al quale credo molto e che, dal 1994, tento di diffondere come cambiamento culturale sia nel mondo delle imprese, sia nella Pubblica Amministrazione.

Partendo dalla constatazione che:

  • gli eventi climatici estremi come alluvioni, smottamenti, tifoni, ondate di caldo o gelo sono un rischio sempre maggiore per l’Italia.
  • i danni provocati da queste calamità hanno gravi ripercussioni sulla stabilità economica e la crescita delle aree colpite.
  • in Italia le Piccole Medie Imprese non possiedono adeguati strumenti di valutazione e gestione del rischio.

L’obiettivo è dunque quello di fornire alle PMI gli strumenti necessari per ridurre i rischi, e per fare ciò intende:

  • Trasferire conoscenze dall’assicurazione alla PA e alle PMI su risk assessment e risk management di eventi legati al cambiamento climatico.
  • Realizzare un tool di auto-valutazione per misurare il rischio e adottare misure di prevenzione e di gestione delle emergenze nelle aziende.
  • Sviluppare forme innovative di partnership pubblico-privato tra l’assicurazione, la PA e le imprese, per incrementare la tutela del territorio e l’aumento della resilienza.
  • Studiare strumenti finanziari innovativi che permettano di muovere capitali dedicati alla riduzione dei rischi.

Il progetto Derris è stato lanciato nel Settembre 2015 e si concluderà nel Settembre 2018, per una durata totale di 36 mesi.

RC Prodotti negli USA: la proximate cause


Sul variegato e complesso tema della Product Liability negli Stati Uniti, ho trovato interessante questa riflessione tratta da un articolo più ampio a cura di Riccardo Tacconi (che è stato per molti anni il responsabile del settore RC di Gerling Konzern in Italia). Negli USA, per la valutazione della responsabilità effettiva e della possibile prova liberatoria, si inseriscono i criteri di valutazione, quali ad esempio:

  • verifica se sono stati rispettati gli standard;
  • verifica se esiste una “proximate cause“ che limita la responsabilità a quei casi, in cui il danno ha una ragionevole connessione con il rischio creato dal fabbricante. La “proximate cause“ è valutata in termini di capacità di previsione. Così, se il fabbricante poteva – usando la dovuta diligenza – prevedere l’evento che si è verificato, è responsabile dei danni che ne conseguono. Se il rischio dato non poteva essere ragionevolmente anticipato, non si determina la proximate cause e quindi non viene riconosciuta la sua responsabilità.

Una sentenza di riferimento è stata emessa in California. Dei ragazzi scagliano sassi del peso di 2,5 pound (poco più di un kg) sulle auto di passaggio. Un camionista vede rompersi il suo parabrezza e subisce gravi danni cerebrali. I ragazzi sono condannati in sede penale a 12 anni di carcere. La casa produttrice del veicolo, la Navistar (un importante produttore di camion, veicoli pesanti e relative componenti) è ritenuta, però, responsabile in quanto, essendo tali atti prevedibili, il parabrezza doveva essere in grado di resistere. La Corte ha espressamente dichiarato: “so long as the road hazard is reasonably foreseeable, the manufacturer must take steps to address common risks caused by negligent drivers, debris thrown into roads by acts of nature, and even third-party criminal acts”, in quanto la strict liability dipende esclusivamente dalla prevedibilità o meno del fatto dannoso.

Avete capito come stanno le cose negli USA? Quindi, se sono un produttore che esporta negli USA e Canada, quale insegnamento dovremmo trarre da una simile sentenza e come ci attrezziamo se vogliamo entrare in quel mercato?

Per la sentenza citata vedi (Collins v Navistar 2013 DJAR 4169 – da United States: California Court Affirms Strict Product Liability Despite Third-Party- Criminal Act – 16 Aprile 2013)

Intervista al rischio

Chi si occupa, come me, di questo lavoro, sa che è un tema molto sottostimato quello collegato alla probabilità che si verifichi un evento imprevisto a danno di cose o persone, la cui incidenza può variare sino a gravi conseguenze. Ci si sofferma poco sulla domanda: ma noi conosciamo a fondo il rischio, o meglio i rischi da fronteggiare?

Per capire che cosa significa rischio, gli amici di The White Swan lo hanno trovato e deciso di “intervistarlo“: il “rischio“, dunque, si racconta spiegando la sua natura mutevole ed imprevedibile…

Il risk manager e le imprese italiane

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E’ difficile affrontare il rischio. A quanto sembra, anche solo accettarne l’idea può turbare al punto da spingere gli esseri umani a rimuoverne il pensiero dalla mente, negandolo, oppure a rifugiarsi nel pensiero consolatorio che a loro non succederà mai nulla.

Per fortuna non è questo l’atteggiamento prevalente . Tuttavia, i significati emotivi legati al rischio sono un aspetto da non sottovalutare nell’ approccio a questo tema.

La maggior sensibilità alla gestione del rischio si trova nelle imprese di dimensioni maggiori e in quelle che si sono già trovate ad affrontare eventi catastrofici, mentre nelle aziende di dimensioni minori ci si concentra sui rischi legati al proprio core business e non ci si preoccupa dei rischi che non si conoscono, perché ancora non ci si è mai trovati nella necessità di fronteggiarli. Anzi, per molte imprese, l’analisi del rischio e le polizze per rischi non tradizionali sono solo degli inutili aggravi economici. Nell’immaginario manageriale, il risk manager è una via di mezzo fra Brancaleone e Sherlock Holmes: scova problemi nascosti con l’acume di un investigatore, ma poi è costretto ad affrontarli con la buona volontà e l’entusiasmo del personaggio picaresco creato da Mario Monicelli; eroico, certo, ma decisamente non adeguatamente attrezzato per affrontare le grandi imprese alle quali è chiamato.

Salvo, infine, arrivare in alcuni casi addirittura a dubitare che finisca per catalizzarle lui, il risk manager, le disgrazie …

Tutto ciò riflette abbastanza limpidamente un complessivo senso di inadeguatezza, umano e professionale, di fronte all’eventuale rischio della propria azienda. Così, al risk manager ideale, si chiedono molte competenze, sia tecniche sia giuridiche. E magari, soprattutto se non si è una multinazionale, la possibilità di poter ricorrere alla sua consulenza anche con servizi in outsourcing. 

Anche se ancora limitata, tuttavia inizia a farsi strada l’idea che le assicurazioni non dovrebbero limitarsi a offrire polizze, ma anche consulenze, supporto per l’individuazione e valutazione del rischio.

Si tende ad assimilare i concetti di rischio e di sicurezza e si avverte un rischio: quello di finire ingoiati dalle normative, sentite come farraginose, imprecise, troppo teoriche e generiche, non sufficientemente mirate sulle effettive realtà dei diversi settori dell’industria, quando addirittura non in parziale contraddizione fra di loro.

In sintesi, bisogna ancora imparare a vedere il rischio non come un pericolo, ma come una cultura, che modifica il modo di pensare e di agire. Per affrontare il rischio, basta pensarci prima.

(Testo liberamente tratto da un articolo di Risknews Anno 4 – n. 1 – Gennaio 2003)

Ocjo – Lavorare e vivere senza farsi male: si replica

Dopo la fantastica giornata dello scorso 28 settembre quando, presso il Teatro Candoni di Tolmezzo ed insieme a Flavio Frigè, Bruzio Bisignano e il duo dei Trigeminus (in arte Mara e Bruno Bergamasco), ho avuto modo di incontrare circa 800 lavoratori di Automotive Lighting Italia S.p.A. del plant di Tolmezzo, il 3 ottobre si replica per i lavoratori del terzo turno e quelli che non hanno potuto partecipare la volta scorsa. Questa volta saremo presso la sede dell’Agemont per parlare della sicurezza e dei rischi in un modo spero interessante, ma sicuramente denso di emozioni.

Una giornata particolare a Tolmezzo

Domani parteciperò, cercando di dare il mio contributo di risk manager, all’evento formativo organizzato da Automotive Lighting Italia S.p.A. del Gruppo Magneti Marelli con altri stimati professionisti. Un grazie all’ing. Andrea Peresson, responsabile della funzione Ambiente e Sicurezza che mi ha coinvolto in questo progetto.

Per visualizzare o scaricare la locandina, clicca qui.

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The Travel Risk Map 2016

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Grazie alla International SOS and Control Risks,  una società leader nel settore dei servizi di assistenza sanitaria e di sicurezza che affianca le aziende all’estero nel proteggere il proprio personale distaccato nel rispetto degli obblighi di tutela dei dipendenti, diventando parte integrante del sistema aziendale di gestione dei rischi e per questo ben conosciuta dai risk manager che si trovano a dover gestire i viaggi e le missioni all’estero del personale, vi propongo di dare un’occhiata (e anche più di un’occhiata) alla Travel Risk Map 2016 che la International SOS ha messo a punto e che potrete scaricare in formato pdf da questo link: international-sos-travel-risk-map-2016.pdf.

Questo post si lega perfettamente con il mio precedente Travel Risk Management che pubblicai l’anno scorso proprio per trattare un argomento di cui dovrebbero appropriarsi tutte le Imprese (e non solo) che si trovano a dover gestire i viaggi e le missioni all’estero del proprio personale.

Direttiva macchine e rischio RCO

In questi anni mi è capitato più volte di partecipare ad alcuni seminari nei quali si trattava l’argomento della Direttiva Macchine e, in uno dei più recenti, si è riflettuto sia sulla responsabilità del datore di lavoro che progetta e produce le macchine per venderle, di chi le acquista per i suoi processi produttivi, ma anche di quelle aziende che utilizzano macchinari auto-prodotti per le proprie esigenze produttive.

Innanzitutto mi sono chiesto quanti datori di lavoro abbiano chiaro che, anche se la macchina è auto-prodotta, deve essere predisposta un’adeguata documentazione come il  Fascicolo Tecnico della Costruzione, a tacere poi di quante volte avvengono delle modifiche non autorizzate su macchine marcate CE con tutto quanto questo comporta in termini di rischi e, dunque di responsabilità.

E poi mi sono chiesto, ma un’azienda che svolge una certa attività, poniamo produzione e commercializzazione di abbigliamento che è assicurata per la RCO sulla base di tale attività, nel caso dovesse verificarsi un infortunio su una macchina auto-prodotta, tale infortunio risulterà coperto dall’apposita copertura RCO, oppure tale evento rappresenta un rischio “altro“ rispetto a quello principale (nella descrizione dell’attività svolta, infatti, non viene citata anche la produzione di macchinari in proprio), e dunque non sarà coperto dalla polizza?

Pensiamoci!

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