Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per Risk Management nel Web

A fuoco uno stabilimento alimentare in Friuli

Da un’ANSA di questa mattina (ieri per chi legge il 24 novembre), apprendo che un incendio e’ divampato per cause imprecisate la scorsa notte nello stabilimento della Quality Food (ex Delser) a Martignacco (Udine).
Il fuoco – da quanto si e’ saputo – ha interessato gran parte dello stabilimento e ha danneggiato parte della copertura di un capannone. Sul posto stanno tuttora lavorando una decina di squadre dei vigili del fuoco di Udine e San Daniele del Friuli, per lo spegnimento degli ultimi focolai e le verifiche tecniche sulle cause dell’incendio.

Aggiornerò questo post non appena in possesso di ulteriori notizie.

Aggiornamento 1: da ulteriori notizie pare che l’incendio sia stato aggravato dal poliuretano espanso utilizzato come coibente nei pannelli sandwich (tipo quello in figura) che componevano le pareti del capannone andato a fuoco.pannelli_sandwich

Aggiornamento 2: stando a una prima valutazione, il fuoco si è sviluppato nella zona dove vengono ammassati gli scarti di produzione, che poi vengono destinati alla zootecnia: sostanzialmente avanzi di farine e impasti che finiscono per diventare mangimi per animali. Nel 2000 un analogo incendio, sviluppatosi proprio nella stessa zona degli scarti per una sorta di autocombustione, distrusse una parte dell’azienda. I tecnici valuteranno tutte le ipotesi, comprese quelle di un possibile mozzicone lasciato cadere accidentalmente tra gli scarti o di uno straccio imbevuto d’olio (usato per la pulizia dei macchinari) e anch’esso gettato involontariamente tra gli scarti.

TyssenKrupp: passa la tesi del dolo eventuale!

 

Sentenza

Dell’ipotesi che nell’assicurazione di responsabilità civile o contro gli incendi, si potrebbe configurare come dolo eventuale il prolungato mancato apprestamento da parte del datore di lavoro delle prescritte misure di prevenzione antinfortunistica o di prevenzione antincendio ne avevo già scritto in questo post, ma oggi con la  sentenza di rinvio a giudizio per i morti nell’incendio della Thyssen tale ipotesi diventa realtà.

L’ad della Tyssen, Espenhahn, si legge nell’ordinanza di rinvio a giudizio scritta dal gup Gianfrotta, si è “rappresentato la concreta possibilità del verificarsi di infortuni anche mortali sulla linea Apl5″ dello stabilimento di Torino, e ha “accettato il rischio“.

Espenhahn – nonostante fosse a conoscenza dei problemi – “prendeva dapprima la decisione di posticipare dal 2006/2007 al 2007/2008 gli investimenti antincendio per lo stabilimento di Torino pur avendone già programmata la chiusura”, e poi “la decisione di posticipare l’investimento per l’adeguamento della linea 5 (raccomandata dall’assicurazione, dai vigili del fuoco e da un organo aziendale, il Wgs, ndr) ad epoca successiva al suo trasferimento da Torino a Terni”.

Se questa tendenza rimarrà confermata, credo che questa sentenza rappresenterà un nuovo spartiacque nella politica di gestione dei rischi e, in particolare, della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Chi vuole dire qualche cosa al riguardo?

PS: ecco un argomento di confronto tra risk manager.

Cassazione, no danno Esistenziale

 Sentenza

Leggo che la Cassazione, con la sentenza 26972 dell’11 novembre, cancella il “danno esistenziale“ dalla prassi giuridica nella richiesta di risarcimenti per le lesioni alle persone. Lo hanno deciso le nove sezioni unite civili, chiamate a fare chiarezza sull’argomento.
I giudici sostengono che il danno esistenziale non è una voce autonoma da indennizzare, ma solo una parte del complessivo danno non patrimoniale possibile. E per il suo riconoscimento è necessario attuare il filtro della “gravità della lesione” e della “serietà del danno”.

Convegno ANRA: perché non ci sarò!

Mentre scrivo, a Milano si sta svolgendo il Convegno nazionale organizzato dall’ANRA, la mia associazione, dal titolo “Rischi d’Italia, l’Italia s’è persa?“

Io, invece, ho deciso di non andarci per una serie di motivi, tra i quali ci metto il fatto che ritengo tali convegni poco utili (o forse utili a pochi), soprattutto per il modo in cui oggi sono pensati ed organizzati e cioè senza alcuna partecipazione della “base“ dei soci i quali, essendo soci che pagano una quota annua (tra l’altro si paga anche per andare al convegno mentre dovrebbe essere gratuito), avranno pur il diritto di esprimere un proprio parere!

Un altro motivo è dato dal fatto che ogni volta che me ne sono tornato a casa da questi convegni, mi sono chiesto che cosa avevo imparato di nuovo e cosa avrei potuto mettere a frutto nel mio lavoro quotidiano, perché dovranno pur servire a qualcosa queste occasioni, altrimenti perché si organizzano? Mica sarà una vetrina per qualche risk manager blasonato o per qualche invitato.

Fin’ora, però, la mia sensazione (e purtroppo è più di una sensazione), è che simili occasioni servano più per parlarsi addosso piuttosto che per un’utilità e momento di confronto fattivo tra soci quale, invece, dovrebbe essere e allora scusate, ma alle chiacchere fine a sé stesse, ho preferito restare qui nel mio Friuli, a lavorare, con buona pace degli organizzatori e di tutti i partecipanti ai quali, comunque, auguro una buona giornata, sperando che domani vengano a dirmi che ho perso una grande occasione.

E tu che hai avuto la pazienza di leggermi o che ti sei recato al convegno, cosa pensi?

Risk Management: D.Lgs. 81/08 e D.Lgs. 231/01

L’ing. Ugo Fonzar nel suo blog scrive di quanto sarebbe opportuno assimilare una cultura nella gestione dei rischi relativi alla sicurezza del lavoro, ma come lui sa bene la metodologia che riesce ad abbracciare tutte queste tematiche in una più ampia visione di gestione aziendale (quello che abbiamo sperimentato nel corso MAPP – “Management aziendale della prevenzione e protezione dai rischi professionali“) sia appunto il Risk Management.

Proprio oggi mi sono imbattutto nella lettura di questo articolo (che l’ing. Fonzar, ne sono certo, proporrà nel suo blog), dove si da concretezza ad un pensiero che vado ripetendo da quando, nel 1994 (proprio lo stesso anno di emanazione del D.Lgs. 626/94), ho iniziato ad operare come risk manager: cioè che vi è una stretta relazione tra la politica aziendale di Risk Management (qualcuno pensa erroneamente che i metodi di identificazione e valutazione del rischio siano nati con il citato D.Lgs. 626) e i programmi per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Più recentemente, tale relazione è emersa in tutta la sua evidenza con l’emanazione del D.Lgs. 81/08 (che ha sostituito proprio il D.Lgs. 626/94) e la connessione di questo con le politiche di prevenzione dei rischi-reato di cui al D.Lgs. 231/01, anche mediante il riferimento all’adozione di un Modello organizzativo (art. 30 del D.Lgs. 81/08) sia esso quello delle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL), oppure quello definito dalla norma internazionale BS OHSAS 18001:2007

Nell’articolo citato, si parla anche dell’evoluzione che sta avendo il processo di Risk Management (il quale però resta nella gran parte delle aziende ancora sconosciuto, ndr) con quello che si definisce “Enterprise Risk Management (ERM)” secondo il quale “la gestione del rischio aziendale è un processo, posto in essere dal consiglio di amministrazione, dal management e da altri operatori della struttura aziendale. Viene utilizzato e progettato per individuare eventi potenziali che possono influire sull’attività aziendale, per gestire il rischio entro i limiti del rischio accettabile e per fornire una ragionevole sicurezza sul conseguimento degli obiettivi aziendali“.

E dato che per arrivare a conseguire tali obiettivi, l’ERM si propone la verifica delle conformità ai requisiti normativi cui l’azienda è soggetta (leggi quindi l’osservanza delle leggi e dei regolamenti in vigore), è perciò immediato pensare come, il D.Lgs. 81/08, mirando anzitutto ad eliminare o ridurre sia le probabilità di accadimento che gli impatti derivanti, sia strettamente legato con le politiche di gestione aziendale nel suo complesso (vedi l’immagine più sopra) e non solo con quella parte che in azienda, sentendosi spesso frustrata, si occupa del tema della sicurezza dei luoghi di lavoro.
Le risorse aziendali, quindi, potranno essere meglio impiegate nella creazione di valore per l’azienda piuttosto che nel pagamenti di indennizzi, risarcimenti o ammende per il solo fatto di non aver gestito tali tematiche lo ripeto, con un’ottica manageriale e complessiva dato che le varie funzioni in azienda sono tra loro interconnesse e non separate .
Non si dimentichi poi, che anche la gestione dei programmi assicurativi (nei quali devono trovare posto quei rischi che si è deciso di trasferire finanziariamente ad un terzo, l’assicuratore), dovrà tenere conto di questo approccio e non potrà essere disgiunta da tali politiche gestionali.
Ne tengano conto i broker, gli agenti, ma anche chi si occupa dei temi della sicurezza e della prevenzione.
Io cerco di farlo da circa quindici anni.

Vedere il rischio a 360 gradi

E’ il titolo di un articolo che “Srl“ rivista del quotidiano finanziario Italia Oggi dedicò, nell’oramai lontano 1995, all’attività dei risk manager e, in particolare, a quella dei primi free lances tra i quali c’ero anch’io, dato che iniziai questa professione nel 1994 dopo una decina d’anni passati nel settore dell’intermediazione assicurativa.

Ricordo, seppur brevemente, che nel 1994 potevano associarsi ad ANRA solo i risk manager che lavoravano alle dipendenze di aziende, e quindi, per la prima volta, si pose la questione di aprire l’associazione anche ai risk manager non dipendenti di aziende e di tale necessità si accorse l’allora presidente di ANRA, Loreno Bardelli.

In quell’articolo, il cui sottotitolo era “Risk manager o Broker?“, il giornalista, su segnalazione di ANRA, mi contattò per una breve intervista dal titolo “Da Broker a Risk manager: per servire l’Impresa” la quale venne collegata a due esempi di gestione del rischio (tratti dalle esperienze che già avevo avuto modo di fare nelle aziende per le quali avevo iniziato ad operare), una dal titolo “Non mandate l’utile in fumo“ e l’altra “Attenzione al rischio occhiali“.

Ho ritenuto che fosse interessante rendere noto questo articolo soprattutto per riproporre quello che era il mio pensiero e che mi guida tutt’ora nella scelta di voler portare avanti questa professione pur non senza difficoltà, dovute in particolare al sintomatico ritardo con cui sia il settore privato che quello pubblico stanno approcciando a metodologie di gestione dei rischi che non siano solo quelle della intermediazione assicurativa.

Comunque, non voglio farla lunga e, se vorrai, potrai leggere questo documento all’interno della pagina che ho denominato “Dicono di me“, nella colonna di destra.

Come sempre, mi farà piacere ricevere le tue critiche.

Malattie Professionali: le nuove tabelle INAIL

Ti informo che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 21 luglio 2008 le nuove tabelle delle malattie professionali come riporta la pubblicazione “Dati INAIL” che potrai scaricare da qui. Un’apposita Commissione Scientifica, istituita in attuazione del D.Lgs. 38/2000, ha provveduto ad aggiornare le Tabelle del 1994, individuando 85 voci per l’Industria e 24 per l’Agricoltura, rispetto alle 58 e 27 in precedenza identificate.

Nelle nuove tabelle, inoltre, è stato ampliato il numero delle voci relative alle forme neoplastiche e sono state inserite le malattie da sovraccarico biomeccanico degli arti e l’ernia discale lombare, dovuta a vibrazioni trasmesse al corpo intero o alla movimentazione manuale dei carichi.

In generale, l’impostazione delle tabelle sembra consentire una più agevole e puntuale identificazione tra lavorazioni e quadri clinici cui applicare la presunzione legale di origine.

Credo che questa informazione debba riguardare tutti quelli che si occupano di della gestione dei rischi e/o anche dei programmi assicurativi aziendali, sia per un intervento in materia di sicurezza del lavoro che per un controllo ed eventuale revisione delle polizze di Responsabilità Civile se assicurano anche le malattie professionali.

Il rischio di AIG


Ma l’American International Group – AIG – non era una tra le più grandi compagnie di assicurazioni al mondo, che veniva a spiegare a noi, poveri risk manager di provincia, come fare a gestire i rischi?

Cari amici di AIG, ma i vostri rischi, a chi li avete fatti gestire?

Se hai polizze con AIG, comunque, conviene che ti guardi attorno e alla svelta.

Con alcuni aggiornamenti e approfondimenti che pubblicherò qui di seguito, cercherò di seguire la vicenda compresi i risvolti del crac della Lehman Brothers:

  1. AIG: colosso delle assicurazioni e nuovo epicentro della crisi finanziaria mondiale
  2. La Fed tenta il salvataggio Aig
  3. Nelle polizze indicizzate i timori del contagio-Lehman
  4. Obbligazioni, polizze e titoli: i rischi dei risparmiatori
  5. La nazionalizzazione di AIG
  6. Banchetto sulle spoglie di AIG?
Nota a margine
Ricordo che qualche anno fa andava di moda la politica di gestione dei rischi aziendali mediante i derivati, e anche in ANRA si tennero degli incontri dove si parlava di questoWarren Buffett, tuttavia, uno dei finanzieri più influenti del pianeta, gestore del colosso finanziario Berkshire di Omaha, ancora nel 2002 dichiarava: “I titoli derivati sono armi di distruzione di massa”.
Mi piacerebbe sentire cosa ne pensa al proposito qualche collega risk manager e se c’è anche qualcuno che abbia affrontato la politica di finanziamento dei rischi ricorrendo a tali strumenti.
Ulteriore notizia del 27/11/2008
Aig congela i salari per i manager, l’a.d. percepirà 1$ per 2008 e 2009
L’a.d. del colosso assicurativo AigEdward Liddy percepirà come compenso per il 2008 e il 2009 un solo dollaro. E non avra’ diritto a bonus. La decisione è stata presa dalla società all’interno di una serie di misure che andranno a congelare i salari dei top manager per quest’anno e il prossimo. Il provvedimento arriva dopo la richiesta ad Aig del procuratore generale di New York Andrew Cuomo di essere “completamente trasparente“ sui compensi. Il mese scorso i manager di Aig erano stati al centro di polemiche per aver passato il fine settimana in un albergo da mille dollari a notte e, una settimana più tardi, aver attinto per 85 miliardi di dollari al piano di sostegno del Tesoro per gli istituti finanziari.

Fonte: Radiocor

Il risk manager in sanità

Dalla trasmissione “Ippocrate“ su RaiNews 24, mi è capitato di registrare questo breve contributo video nel quale si discute del ruolo del risk manager in sanità.

Il video è visibile anche andando nella sezione video di questo blog (colonna a destra).

E tu che cosa pensi?

Mediaset vs. YouTube

Mi piacerebbe sapere come la pensa il collega risk manager di Mediaset, Roberto Bosco, in merito al risarcimento di 500 milioni di euro, oltre alle perdite subite per la mancata vendita di spazi pubblicitari sui programmi illecitamente diffusi in rete, che Mediaset ha chiesto a YouTube e Google per illecita diffusione dei filmati.

Commentando la notizia mi chiedo su che basi, allora, molto spesso i mezzi di informazione, i cosiddetti “media”, prendano i contenuti dalla rete che usano per fare i loro programmi: ti sarà certo capitato di vedere filmati che da YouTube sono stati utilizzati impropriamente (non si potrebbe, infatti) dalle tv.  Poi, se il filmato dei media lo usi tu, allora incorri nel reato di violazione del Copyright! Non ti pare che ci sia qualcosa di stonato in tutto ciò che rischia di ledere la nostra libertà di comunicare e, dunque, di informare?

Per una parte di questa vicenda la penso come Mantellini, e cioè “il fatto che siano andate perdute 315.672 giornate di visione televisiva da parte dei telespettatori e’ francamente una ottima notizia“.

Poi, infine, vorrei farti riflettere su questo. Chi ha un blog mette a disposizione degli altri il suo tempo, lo dona agli altri con passione, dona la sua poca o tanta conoscenza sugli argomenti di cui tratta, condivide materiali in rete con il solo scopo di diffondere la conoscenza, senza che da tutto ciò vi sia un ritorno economico. 

Ti pare poco?

Verifiche post vacanze: rischio incendio

Dopo i recenti casi di incendio che si sono verificati in Italia (vedi anche alcuni dei miei post precedenti sul tema), al rientro in Azienda, prova a verificare se:

  • i valori della polizza incendio sono adeguati;
  • le franchigie sono adeguate alla capacità di ritenzione del rischio;
  • i sistemi di controllo fisico del rischio sono controllati periodicamente.

Convoca, poi, 5 persone che ricoprano cinque posizioni diverse, che abbiano diverse età, che abbiano diverse anzianità di servizio, che siano affidabili e, a bruciapelo, fai la seguente domanda: “In cinque punti e in due minuti di tempo, scrivete le prime cose che devono essere fatte dopo che avete sentito suonare la sirena dell’incendio“.

Potresti scoprirne delle belle.

Mancati apprestamenti di sicurezza e dolo eventuale

Domanda: il prolungato mancato apprestamento da parte del datore di lavoro delle prescritte misure di prevenzione antinfortunistica o di prevenzione antincendio, può configurasi come dolo eventuale nell’assicurazione di responsabilità civile o contro gli incendi?

Il caso della ThyssenKrupp di Torino ha portato alla ribalta il dolo eventuale. Ma quando si ha dolo eventuale e qual è il confine con la colpa cosciente o con previsione?

Innanzitutto vediamo cosa si intende per dolo eventuale: “Sussiste il dolo eventuale quando l’agente, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenta la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze della propria azione e, nonostante ciò, agisce accettando il rischio di cagionarle; quando invece l’ulteriore accadimento si presenta all’agente come probabile, non si può ritenere che egli, agendo, si sia limitato ad accettare il rischio dell’evento, bensì che, accettando l’evento, lo abbia voluto, sicché in tale ipotesi l’elemento psicologico si configura nella forma di dolo diretto e non in quella di dolo eventuale”. (fonte: Cassazione penale, sez. un., 14 febbraio 1996, n. 3571).

Alle volte mi sono imbattuto in polizze Incendio rischi industriali nelle quali vi era una clausola che vincolava l’operatività della polizza alla condizione che l’azienda assicurata fosse in possesso del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), la mancanza del quale consentiva all’assicuratore di respingere il sinistro in tutto o in parte. In questo caso, la soluzione era quella di eliminare detta clausola, ma era sufficiente per stare tranquilli? Se l’azienda, per motivi di programmazione interna e di budget, decide scientemente di ridurre la manutenzione delle proprie attrezzature antincendio o del proprio impianto antincendio, anche se la polizza non prevede clausole oppure obblighi da osservare in tema di prevenzione incendi, come si comporterà l’assicuratore nel caso di un incendio? Potrebbe respingere il sinistro richiamandosi al dolo eventuale?

Sul versante della Responsabilità Civile, invece, se il datore di lavoro magari sempre per programmazione di budget non ottempera alle misure di sicurezza atte ad evitare o a diminuire le occasioni di danno per i lavoratori (pur conoscendo i pericoli e i rischi conseguenti), come si comporterà l’assicuratore nel caso di un infortunio sul lavoro o di malattia professionale?

Una risposta precisa non ce l’ho e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, così come mi piacerebbe che l’associazione di cui sono socio, l’ANRA, avviasse, con i soci risk manager, un dibattito su questi temi che sono assolutamente prioritari nell’ambito di una corretta politica di gestione dei rischi!

Furto di dati alla Best Western


Leggo proprio oggi la notizia del cyber-furto ai danni della famosa catena alberghiera della Best Western: infatti, pare che i dati personali, tra cui quelli della carta di credito, l’indirizzo di casa e il numero di telefono, di otto milioni di clienti siano stati trafugati dalla rete della Best Western. Il gruppo alberghiero ha rilasciato a riguardo una lunga nota, smentendo l’attacco sull’hacker, ma rimangono alcuni dubbi.

Il mio (dubbio) è se alla Best Western vi sia un risk manager che abbia preso in considerazione tale tipo di evento che, se fosse confermato, potrebbe causare alla società un danno da immagine di notevole entità, nonché danni di natura più materiale come le richieste di risarcimento dei danni patiti dai terzi a causa del trafugamento dei propri dati personali.
Tale situazione non potrebbe non ripercuotersi sulle eventuali quotazioni azionarie del titolo, con ulteriore diminuzione del patrimonio della catena alberghiera. Qualche socio, poi, potrebbe intentare una causa agli amministratori e chiedere loro il risarcimento dei danni patiti. E poi, cos’altro? Hai qualche suggerimento?

Tuttavia, se anche tu sei stato in uno dei 1.312 hotel Best Western negli ultimi 12 mesi, è meglio che vigili sull’estratto conto.

Incendio alla raffineria Iplom di Genova

Un violento incendio è scoppiato alla raffineria Iplom di Genova Busalla. Dai primi rilievi dei vigili del fuoco del capoluogo ligure sembra che a bruciare siano stati dei serbatoi di gasolio, per cause ancora tutte da chiarire. Dopo un paio di ore, il rogo è stato messo sotto controllo.

FIAMME DI 30 METRI – Per circa trenta minuti l’incendio è stato visibile anche a distanza, seguito da una colonna di fumo nero. Alcuni testimoni riferiscono di fiamme alte circa trenta metri. Nelle abitazioni circostanti è scattata l’evacuazione e circa duecento cinquanta persone hanno lasciato le proprie abitazioni per timore di esplosioni.

A7 CHIUSA – A causa del rogo, l’autostrada A7 Genova – Milano è stata chiusa per qualche ora dalla polizia stradale (guarda la webcam A7-Busalla) in quanto il tracciato, sia Sud che Nord, corre vicino alla raffineria. Anche la vecchia linea ferroviaria Genova-Milano è stata chiusa al traffico. Nella stessa raffineria un altro incendio era scoppiato nel settembre 2005 causando panico ed evacuazioni nella zona.

(fonte corriere.it)

Anche in questo caso sarebbe interessante sapere se sono stati valutati i rischi di interruzione del traffico sia sull’autostrada che sulla ferrovia.
E poi, perché le abitazioni sono così vicine alla raffineria? Chi è nato prima? La raffineria oppure le abitazioni? Non lo so, Qello che so, invece, è che troppo spesso si è urbanizzato dove non si sarebbe dovuto senza un serio piano urbanistico che non avrebbe mai messo un’acciaieria vicino ad un panificio o ad un asilo nido. C’è qualcosa che non va. Tu che dici?

Decreto 81/2008: approvata la proroga dei nuovi obblighi

Per chi, come risk manager, si dedica anche ai temi della sicurezza sul lavoro (e d’altronde, essendo questo uno dei rischi da gestire, ogni risk manager dovrebbe occuparsene), informo che è diventata legge la proroga al 1° gennaio 2009 per i nuovi obblighi previsti dal Decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, tra cui l’aggiornamento della valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro. Ma gli obblighi sono già in vigore dal 29 luglio

Il Senato ha approvato ieri in via definitiva il decreto fiscale (soprannominato anche milleproroghe) già approvato da Palazzo Madama il 15 luglio e modificato l’altro ieri dalla Camera, decreto che contiene la modifica all’articolo 306, comma 2, del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, che sostituisce il termine “decorsi novanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana” ( 29 luglio 2008 ) con “a decorrere dal 1º gennaio 2009“.

Ricordiamo che l’Art. 306. (Disposizioni finali) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, prevede che: “le disposizioni di cui agli articoli 17, comma 1, lettera a), e 28, nonché le altre disposizioni in tema di valutazione dei rischi che ad esse rinviano, ivi comprese le relative disposizioni sanzionatorie, previste dal presente decreto, diventano efficaci decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale; fino a tale data continuano a trovare applicazione le disposizioni previgenti.”.
Con l’approvazione del Senato è stato quindi convertito in legge, con notevoli modificazioni, il decreto legge 3 giugno 2008, n. 97, recante “disposizioni urgenti in materia di monitoraggio e trasparenza dei meccanismi di allocazione della spesa pubblica, nonché in materia fiscale e di proroga di termini”.

Ora perché la proroga diventi effettiva serve la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Ricordiamo però, che la proroga arriva successivamente al 29 luglio 2008, giorno in cui è sono entrati in vigore i nuovi obblighi previsti dal Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Quindi, un datore di lavoro che non avesse provveduto in tempo ad aggiornare il documento di valutazione dei rischi è sanzionabile.

Ricordiamo inoltre, che il Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevede che questo documento abbia data certa.

Nota: l’articolo 17 (Obblighi del datore di lavoro non delegabili) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevede che “Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:
a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28;
b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.”. 

L’Articolo 28 è invece specificatamente dedicato alla valutazione dei rischi.

(fonte puntosicuro.it)

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