Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per Giurisprudenza

Claims Made e rischio già verificatosi

Sentenza

Riprendo a scrivere sul blog rivolgendo un saluto sia a chi ha già ripreso le attività, sia a chi si appresta a trascorrere il periodo di vacanze in questo periodo.

Torno sulla vicenda della clausola “Claims Made“, di cui avevo parlato in uno dei miei primi post perché, anche dalla lettura dell’articolo apparso sul n. 152 di Broker, il periodico AIBA, ho appreso che la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3622,  resa dalla Terza Sezione Civile il 17 febbraio 2014, qui allegata, ha ribaltato una sentenza della Corte di Appello con la quale era stato condannato un professionista al pagamento di un risarcimento, nonostante fosse coperto da assicurazione professionale che prevedeva, appunto, la clausola di copertura per i comportamenti anteriori la data di sottoscrizione del contratto.

Ma come ricorderete, mentre la nota sentenza della Cassazione civile, sez. III, n. 5624 del 15 marzo 2005, aveva asserito dubbi di vessatorietà della Claims Made perché sono sforniti di garanzia comportamenti tenuti dall’assicurato nel corso della piena validità ed efficacia della polizza, qualora la domanda di risarcimento dei danni sia proposta successivamente alla cessazione degli effetti del contratto, (per cui si consigliava di prevedere la doppia firma anche per la claims made), qui viene esaminato il problema dell’efficacia della clausola quando la copertura assicurativa è estesa ai comportamenti anteriori alla stipulazione del contratto dei quali l’assicurato non sia a conoscenza.

Secondo alcune tesi giurisprudenziali, infatti, la clausola Claims made dovrebbe considerarsi nulla poiché assicura rischi già verificatisi, anche se le parti ne ignorino l’esistenza (rischio putativo) mentre, secondo altre tesi, l’assicurazione di un rischio già verificatosi, qualora il sinistro sia ignoto ad entrambe le parti, è compatibile con la funzione del contratto di assicurazione.

La Corte di Cassazione va proprio verso questo secondo orientamento (che mi sento di condividere) e scrive: “L’estensione della copertura ai comportamenti anteriori alla stipulazione della polizza  è frutto di una precisa scelta dell’assicuratore, che di sua iniziativa inserisce la clausola fra le condizioni generali di contratto (presumibilmente a fini promozionali), sulla base di una consapevole valutazione dei rischi, che peraltro vengono sapientemente circoscritti tramite altre disposizioni“ (come gli effetti delle dichiarazioni inesatte o reticenti ai sensi degli artt. 1892 e 1893 del codice civile). “Le clausole claims made sono predisposte dallo stesso assicuratore, nelle condizioni generali di contratto; che pertanto è da ritenere che, nella parte in cui prevedono effetti vantaggiosi per l’assicurato, siano frutto di scelte meditate e consapevoli, nonché di un’attenta valutazione dei rischi e della remuneratività del corrispettivo convenuto come premio, pur in relazione ai sinistri verificatisi in data anteriore“.

A me la situazione appare chiara, anche se credo che ne sentiremo parlare ancora. E voi cosa ne pensate? Volete condividere la vostra esperienza?

Polizze poliennali: dubbi e domande!

In merito ai tanti dubbi e domande riguardo alla possibilità di recesso dai contratti assicurativi, ho postato qui alcune considerazioni che hanno poi ricevuto un buon numero di commenti e altrettante risposte e, anche se questo blog non è nato come uno strumento di consulenza, mi ha fatto piacere che quanto ho scritto abbia suscitato notevole interesse e voglia di capire meglio l’argomento assicurativo.

Ora, anche in riferimento alle problematiche applicative in merito all’art. 1899, primo comma, del codice civile e all’esercizio del recesso dalla polizza poliennale ed alle riduzioni di premio previste per l’offerta delle coperture con durata ultrannuale, pubblico il link al documento Chiarimenti applicativi in tema di polizze poliennali dell’ISVAP scaricabile in .pdf in modo da fornire, come dice lo stesso ISVAP, alcune indicazioni utili per l’applicazione concreta delle disposizioni codicistiche.

Ditemi cosa ve ne pare e, soprattutto, se avete trovato utile quanto ho pubblicato per voi.

Ancora sulla regolazione del premio

Questo articolo di Assietica ci ricorda che “molto è cambiato sulle conseguenze della mancata comunicazione per la regolazione del premio di una polizza per la R.C. con la sentenza della Cassazione – S.U. civili – 11 gennaio-28 febbraio 2007, n. 4631, la quale ha stabilito che ciò non comporta, di per sé, l’interruzione della garanzia assicurativa“.

Nei contratti di assicurazione contro i danni che prevedano la determinazione del premio in base ad elementi variabili (la cosiddetta «assicurazione con clausola di regolazione del premio»), l’obbligo dell’assicurato di comunicare periodicamente all’assicuratore gli elementi variabili costituisce oggetto di un’obbligazione civile diversa da quelle indicate nell’articolo 1901 cc, il cui inadempimento non comporta l’automatica sospensione della garanzia, ma può giustificare un tale effetto, così come la risoluzione del contratto, solo in base ai principi generali in tema di importanza dell’inadempimento e di buona fede nell’esecuzione del contratto.

Sarebbe anche opportuno chiedere al proprio assicuratore e/o broker di modificare la clausola di regolazione premio e ciò per evitare poi spiacevoli contenziosi.

Polizze Pluriennali: facciamo il punto

Dato che è passato un pò di tempo da quando ho parlato per  la prima volta del tema delle polizze poliennali e poi ancora una seconda quando è stata appartata una modifica all’art. 1899 c.c., ho trovato questo articolo http://www.finanzaediritto.it/articoli/il-regime-delle-disdette-nelle-polizze-pluriennali-dei-rami-elementari-5262.html che riporto qui di seguito proprio per renderlo immediatamente disponibile per una lettura che mi auguro buona ed utile.

Bisogna tenere ben presente che, a seguito della recente modifica dell’art 1899 Cod. civ., vigono nel nostro ordinamento diversi regimi normativi, relativamente alla disdettabilità delle polizze pluriannuali. La pluralità dei regimi deriva dal fatto che il provvedimento che ha modificato nuovamente l’art 1899 Cod civ , la legge 99/2009, è andato a modificare quanto fu introdotto dal c.d. Decreto Bersani Bis (convertito nelle lg n. 40 del 2 aprile 2007), in tema di polizze pluriennali.

Tutto questo potrà sembrare per qualcuno un po’ oscuro, ed allora vediamo di riassumere brevemente il regime della disdettabiltà delle polizza pluriennali (ovviamente per i rami elementari).

A) CONTRATTI PLURIENNALI IN VIGORE STIPULATI ANTECEDENTEMENTE ALLA DATA DEL 3 APRILE 2007 (Legge 40/2007)

Come ho già detto questa categoria di polizze oggi praticamente non esiste più.
Ma potendo oggi essere ancora in corso rapporti pendenti, ricordo che questo tipo di contratti potevano essere disdettati annualmente solo se decorsi almeno tre anni dalla loro stipula tramite lettera raccomandata AR con 60 gg di preavviso rispetto alla scadenza di ogni annualità (o anche meno se la polizza prevede un termine inferiore ai 60gg.). Altrimenti, possono essere disdettati per la loro naturale scadenza se vi è tacito rinnovo.

B) CONTRATTI PLURIENNALI STIPULATI FRA LA DATA DEL 3 APRILE 2007 E IL GIORNO 14 AGOSTO 2009 (Legge 40/2007)

I contratti pluriennali emessi dal giorno 3/4/07 e fino al 14 agosto 2009 sono disdettabili annualmente con preavviso di 60 gg. (o anche meno se la polizza prevede un termine inferiore ai 60gg.). E’ noto a tutti che, a seguito della legge 40/07, molte Compagnie hanno cessato di emettere polizze pluriennali. Pertanto molte agenzie potevano emettere solo polizze con durata annuale. E’ ovvio che queste possono essere sempre disdettate alla loro scadenza annuale se vi è tacito rinnovo.

C) CONTRATTI STIPULATI DAL 15 AGOSTO 2009 IN POI

Come ho già accennato sopra, a decorrere dal 15/8/09 è stato nuovamente riformato l’art 1899 Cod civ. Infatti l’art 21 della Legge 99/2009 – che ha disposto tale modifica – ha nuovamente permesso alle Compagnie la possibilità di stipulare polizze poliennali ma solo a determinate condizioni. In forza di questo ultimo provvedimento i contratti pluriennali – con esplicitazione di uno sconto rispetto alla tariffa frontale – con durata inferiore o pari ai cinque anni, non possono essere disdettati, ma occorre attendere la loro naturale scadenza fermo restando l’obbligo di 60 gg di preavviso in caso di tacito rinnovo. I contratti con esplicitazione di uno sconto di durata superiore ai cinque anni, possono essere disdettati ma solo se trascorso il quinquennio con preavviso di sessanta giorni con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso può essere esercitata. Dal che si dovrebbe dedurre che i contratti senza esplicitazione di uno sconto, ancorchè pluriennali, possono essere disdettati con preavviso di 60 gg ad ogni scadenza annuale .

Infine è da rilevare come il legislatore abbia inserito nel provvedimento una disposizione che regola il passaggio fra i due regimi. Infatti, ai sensi del successivo comma 4 dell’ art. 21, tale disposizione si applica ai soli contratti stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della stessa legge. Pertanto tale regime si applica solo ai contratti stipulati successivamente al 15 agosto 2009, mentre per quelli stipulati anteriormente resta valido il regime di cui al precedente punto B) delineato dalla Legge 40/07 fino alla loro estinzione.

Tutto chiaro?

Solo per precisare una cosa e cioè che la <strong>“disdetta“</strong> della polizza – intesa nel senso di atto con il quale una delle parti impedisce la proroga di una polizza assicurativa (prevista in forma di “tacita proroga”), tramite la comunicazione prevista dalle condizioni contrattuali – è giuridicamente diversa dal “<strong>recesso</strong>“ disciplinato dal cosiddetto “decreto Bersani” di cui al D.L. n. 7/2007 convertito in legge n. 40/2007, oppure dall’attuale formulazione dell’articolo 1899 del codice civile per i contratti assicurativi stipulati dopo il 15 agosto 2009.

Aggiornamento del 26 luglio 2012.

Nel sito dell’ISVAP, alla pagina per il Consumatore accedendo al link delle domande più frequenti, scegliendo poi dal menù a tendina “Polizze poliennali: recesso“, si leggono le seguenti possibilità, senza citare i termini di recesso diversi dai 60 giorni se la polizza prevede termini inferiori a questi:

1. Per i contratti stipulati antecedentemente al 3 aprile 2007, data di entrata in vigore della legge 40/2007 (legge Bersani), l’assicurato ha la facoltà di recedere dal contratto alla ricorrenza annuale senza oneri e con preavviso di 60 giorni, se sono decorsi almeno tre anni dalla stipula.

2. Per i contratti stipulati successivamente al 3 aprile 2007, data di entrata in vigore della legge 40/2007 e sino al 15 agosto 2009, data di entrata in vigore della legge n. 99/2009, l’assicurato ha la facoltà di recedere annualmente dal contratto senza oneri e con preavviso di 60 giorni.

3. Per i contratti stipulati successivamente al 15 agosto 2009, data di entrata in vigore della legge 99/2009, se il contratto supera i cinque anni, l’assicurato, trascorso il quinquennio, ha facoltà di recedere dal contratto alla ricorrenza annuale con preavviso di 60 giorni.

Solo per precisare una cosa e cioè che la <strong>“disdetta“</strong> della polizza – intesa nel senso di atto con il quale una delle parti impedisce la proroga di una polizza assicurativa (prevista in forma di “tacita proroga”), tramite la comunicazione prevista dalle condizioni contrattuali – è giuridicamente diversa dal “<strong>recesso</strong>“ disciplinato dal cosiddetto “decreto Bersani” di cui al D.L. n. 7/2007 convertito in legge n. 40/2007, oppure dall’attuale formulazione dell’articolo 1899 del codice civile per i contratti assicurativi stipulati dopo il 15 agosto 2009.

231 e modelli organizzativi: quale ruolo per il risk manager?

E’ da un pò di tempo che ho aperto qui uno spazio dedicato al tema del D.Lgs. 231/2001 e del modello organizzativo da esso previsto.

Ora, dato che lo schema della 231 ci rimanda al metodo di Risk Management, mi chiedevo quale ruolo potessero avere i risk manager, visto che di tale tema se ne stanno occupando tanti soggetti (certificatori, consulenti in ambito della sicurezza del lavoro, legali, auditors, ecc.), tutti, mi pare, tranne che i risk manager i quali, a mio avviso, dovrebbero invece essere maggiormente coinvolti ed anzi, proporre loro stessi l’adozione e la stesura di modelli organizzativi all’interno delle aziende nelle quali operano e delle quali conoscono bene i rischi. Mi pare, però, che i risk manager non se ne facciano un giusto carico (se ne parla poco) e “rischino“, così, di farsi gestire dal rischio invece che di gestire il rischio con un ulteriore isolamento professionale e lo spossessamento di competenze che stanno in capo a loro a vantaggio di altri soggetti indubbiamente più attivi.

Qualche collega vuole portare un contributo alla discussione?

Assicurazione infortuni e principio indennitario

In merito ancora alle polizze infortuni vi segnalo la sentenza del 7 dicembre 2001 – 10 aprile 2002 n. 5119 della SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI in relazione al principo indennitario.

Non essendo l’assicurazione privata contro gli infortuni autonomamente disciplinata, si pone il problema di stabilire se è ad essa applicabile l’art. 1910 nella parte in cui prevede che, a fronte di più assicurazioni per il medesimo rischio, l’assicurato debba avvisare ciascun assicuratore, pena, in caso di dolosa omissione, il mancato pagamento dell’indennità.
Per risolvere il contrasto sorto in giurisprudenza, le Sezioni Unite della Cassazione affermano che è necessario stabilire se il principio indennitario (art. 1905), che qualifica l’assicurazione contro i danni, sia applicabile all’assicurazione contro gli infortuni.

Nel rispondere positivamente, la Suprema Corte individua i seguenti motivi:

1. l’art. 1916 comma 4, espressione del principio indennitario, estende esplicitamente all’assicurazione contro gli infortuni il diritto di surrogazione dell’assicuratore, allo scopo di impedire il cumulo nello stesso soggetto del diritto al risarcimento verso il terzo responsabile e del diritto all’indennizzo verso l’assicuratore;

2. l’infortunio è evento produttivo di danno per l’assicurato, da qualificarsi come danno patrimoniale, se incide sulla capacità lavorativa del soggetto leso, oppure non patrimoniale, ma comunque patrimonialmente valutabile, mediante le tabelle del danno biologico, qualora l’infortunio venga in considerazione come rischio dell’assicurato indipendentemente dalla sua capacità di lavoro e di guadagno.

Quanto evidenziato vale per l’assicurazione contro le disgrazie accidentali non mortali, nella quale vi è coincidenza tra l’assicurato, titolare dell’interesse garantito e beneficiario dell’indennizzo per inabilità o invalidità, e la persona sulla quale fisicamente incide l’infortunio (coincidenza che si verifica sia nel caso di assicurazione contro i propri infortuni, sia nel caso di assicurazione contro gli infortuni di terzi stipulata nell’interesse dei medesimi).
Nel caso di assicurazione contro gli infortuni ove sia prevista la corresponsione dell’indennizzo per infortunio mortale viene in considerazione un rischio che è tipico della assicurazione sulla vita: il rischio assicurato è sempre costituito dalla morte e beneficiario non è l’assicurato, ma un terzo. In tal caso, le norme applicabili dovranno essere prevalentemente desunte, in relazione alle singole fattispecie, dalla disciplina dettata in materia di assicurazione sulla vita (in tal senso, Cass. 2915/68).

In conclusione, la S.C. statuisce che: «alla assicurazione contro le disgrazie accidentali (non mortali), in quanto partecipe della funzione indennitaria propria dell’assicurazione contro i danni, va estesa l’applicazione dell’articolo 1910, trattandosi di norme dettate a tutela del principio indennitario, per evitare che, mediante la stipulazione di più assicurazioni per il medesimo rischio, l’assicurato, ottenendo l’indennizzo da più assicuratori, persegua fini di lucro conseguendo un indebito arricchimento», mentre «deve ritenersi inapplicabile all’ipotesi di assicurazione contro gli infortuni mortali la disciplina dettata dall’articolo 1910».

Qualche commento?

Sentenza Cassazione n° 22608: l’assicurazione non copre i danni morali subiti dai dipendenti?

Sentenza

Dalla consultazione della rassegna info-legal.it apprendo che la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22608 del 26 ottobre 2009 avrebbe stabilito che l’assicurazione stipulata dall’azienda per restare indenne rispetto agli infortuni sul lavoro non copre il danno morale subito dal dipendente.

Una ricerca in rete per “scovare“ la sentenza mi ha portato qui dove si legge che, non solo l’assicurazione stipulata dall’azienda per restare indenne rispetto agli infortuni sul lavoro non copre il danno morale subito dal dipendente, ma anche che, prima della riforma del 2000, l’assicurazione non copriva, e resta valido per tutto il contenzioso ancora in corso, neppure il danno biologico.

Lo ha sancito la Suprema corte che, con la sentenza citata, ha respinto il ricorso di un imprenditore che chiedeva di essere tenuto indenne dalla sua assicurazione dai danni biologici e morali subiti in un incidente da un suo dipendente. La terza sezione civile ha affermato che “la copertura assicurativa prevista dall’attuale sistema di assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, pur non avendo ad oggetto il danno patrimoniale in senso stretto, non è, peraltro, riferibile né al danno biologico né a quello morale, essendo le indennità previste dal d.p.r. 1124 del 1965 collegate e commisurate esclusivamente ai riflessi che la menomazione psicofisica ha sull’attitudine al lavoro dell’assicurato non assumendo alcun rilievo gli svantaggi, le privazioni e gli ostacoli che la menomazione stessa comporta con riferimento agli altri ambiti ed alle altre modalità di espressione della personalità del danneggiato nella vita di relazione, tra cui la stessa capacità di lavoro generico”.

Mi pare una sentenza incredibile per la portata che potrebbe avere sulle coperture assicurative e dunque sui piani di gestione dei rischi perciò, in attesa di trovare la sentenza, ti chiedo se tu ne sai qualcosa.

Aggiornamento: ho trovato la sentenza, eccola: Sentenza 3a sezione Cassazione n. 22608_2009

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