Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

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Direttiva macchine e rischio RCO

In questi anni mi è capitato più volte di partecipare ad alcuni seminari nei quali si trattava l’argomento della Direttiva Macchine e, in uno dei più recenti, si è riflettuto sia sulla responsabilità del datore di lavoro che progetta e produce le macchine per venderle, di chi le acquista per i suoi processi produttivi, ma anche di quelle aziende che utilizzano macchinari auto-prodotti per le proprie esigenze produttive.

Innanzitutto mi sono chiesto quanti datori di lavoro abbiano chiaro che, anche se la macchina è auto-prodotta, deve essere predisposta un’adeguata documentazione come il  Fascicolo Tecnico della Costruzione, a tacere poi di quante volte avvengono delle modifiche non autorizzate su macchine marcate CE con tutto quanto questo comporta in termini di rischi e, dunque di responsabilità.

E poi mi sono chiesto, ma un’azienda che svolge una certa attività, poniamo produzione e commercializzazione di abbigliamento che è assicurata per la RCO sulla base di tale attività, nel caso dovesse verificarsi un infortunio su una macchina auto-prodotta, tale infortunio risulterà coperto dall’apposita copertura RCO, oppure tale evento rappresenta un rischio “altro“ rispetto a quello principale (nella descrizione dell’attività svolta, infatti, non viene citata anche la produzione di macchinari in proprio), e dunque non sarà coperto dalla polizza?

Pensiamoci!

Le sfide del mercato assicurativo tra passato e presente.

Qualche tempo fa ho assistito al seguente enunciato circa le sette sfide per le compagnie assicurative italiane ed ora, quegli appunti su carta, li voglio condividere qui con voi.

Ecco i sette punti:

1. Offrire non solo polizze, ma anche servizi.
2. Puntare sulla customer orientationpercepita“ e non su quella “dichiarata“.
3. Diventare compagnia “multi-specialist“ e “focused“ e non restare generalista.
4. Puntare “sull’incremento di valore nel tempo“ e non sullo “shorterismo“ (puntare cioè su formazione ed investimento a medio-lungo termine).
5. Gestire i sinistri in ottica di gestione cliente e non con l’ottica di chiudere il sinistro (claims settlement).
6. Ridurre l’entità del danno e non soltanto i costi di gestione dei sinistri.
7. “Innovare e formare“ e non solo “gestire e addestrare“.

Chi parlava era Adolfo Bertani, oggi presidente di Cineas, ed era il 17 settembre 2004 ad un evento Munters.

Eravamo, dunque, a pochi anni dall’11 settembre 2001 e, se vi ricordate, le compagnie italiana godevano di un buon momento dal punto di vista finanziario, dato che avevano sfruttato la globalizzazione aumentando i premi nei rami danni (e riducendo le esposizioni come ad esempio per la clausola “Terrorismo e sabotaggio“ che venne “splittata“ dalla eventi sociopolitici), pur senza aver subito i sinistri che si erano verificati in altri paesi e soprattutto negli USA.

E ora una domanda: quali di questi sette punti vi sembrano siano stati fatti propri dal mercato assicurativo o da quale compagnia?

Caduta satelliti: è davvero un rischio così remoto?

Leggo qui che alcuni pezzi di un satellite tedesco fuori controllo potrebbero arrivare fino al suolo. Quando si parla del rischio “caduta satelliti“ e “corpi celesti“ si pensa sempre che questi siano eventi remoti se non improbabili, ma che in questi anni a venire, proprio per l’aumento del “traffico satellitare“, potrebbero rappresentare una minaccia più reale di quanto non siamo stati portati a pensare fino d’ora.

C’è timore, si legge nell’articolo, per il satellite tedesco «Rosat» che attualmente ondeggia in un volo incontrollato attraverso lo spazio, ma che precipiterà entro l’anno. Le ultime analisi riferiscono che entrerà nell’atmosfera terrestre fra qualche mese. Il momento fatidico è previsto tra ottobre e dicembre. Nella peggiore delle ipotesi, spiegano i ricercatori, i resti potrebbero cadere sul suolo con «conseguenze immense».

Come rivela Der Spiegel nella sua edizione online, il veicolo spaziale «Rosat», dal peso di 2,4 tonnellate, entrerà nell’atmosfera nel lasso di tempo di 80 giorni tra ottobre e dicembre. Nella migliore delle ipotesi brucerà al rientro o cadrà in mare. Esiste, tuttavia, il rischio che alcuni pezzi possano cadere fino al suolo.

Degli eventuali danni sono responsabili sia il Paese proprietario del satellite sia quello che lo ha lanciato: in questo caso la Germania. Rosat era stato lanciato dalla Florida nel giugno del 1990. Da qualche tempo è fuori controllo ma viene monitorato da terra con sistemi radar. In questo momento Rosat si trova in un’orbita distante 500 chilometri dalla Terra.

E allora chiedo a me stesso e al lettore: quali potrebbero essere le azioni di Risk Management da mettere in atto per evitare o ridurre al minimo il verificarsi di una tale possibilità?

Gli errori dei progettisti alle Olimpiadi di Vancouver

Oggi voglio parlare della drammatica morte del georgiano Nodar Kumaritashvili di 21 anni, avvenuta a Vancouver ieri, 12 febbraio, durante le prove dello slittino nella pista di Whistlerin in prossimità dell’apertura dei giochi olimpici invernali del 2010. L’atleta, dopo avere perso il controllo dello slittino, è volato fuori dalla pista e ha urtato violentemente un palo in acciaio che limitava la pista.

Le immagini di questa sequenza (dalla 3 alla 6) mettono in evidenza i pericoli insiti nella pista del Whistler Sliding Center di Vancouver. I piloni sulla destra del tracciato non sono protetti né da un muro (che comincia molto più avanti) né da gomma piuma o altro tipo di protezione mobile. Il muretto sembra troppo basso e, sulla sinistra della pista presenta una sporgenza ad angolo sicuramente pericolosa: chi ha progettato una cosa simile?

Mentre i rischi appaiono evidenti anche ai non addetti ai lavori, la Federazione internazionale di slittino cosa fa? Rilascia una dichiarazione secondo la quale il georgiano sarebbe stato vittima di un suo grave errore perché ha cercato di correggere la caduta in modo troppo brusco, venendo così sbalzato in aria a 144 km orari morendo nell’impatto, una morte che però, secondo il giornalista, “sarebbe stata una fatalità“: ma quale fatalità?

Perché allora, dopo l’incidente, si è provveduto ad attuare degli interventi che definirei di PROTEZIONE come quelli di alzare la paratia di protezione finale e di coprire i pali di ferro che sorreggono la traiettoria finale (vedi qui) contro uno dei quali si è schiantato Kumariteshvili?

Ma soprattutto, se il tracciato è così sicuro, come mai le gare si faranno su un tracciato più corto e con meno pendenza e, dunque, meno velocità, attuando di fatto degli interventi di PREVENZIONE?

In conclusione, mi chiedo e lo chiedo anche a te che leggi: se la struttura che ospita il tracciato fosse stata progettata seguendo la logica di Risk Management del “What if“, secondo la quale bisogna chiedersi sempre “cosa accadrebbe se“, non si sarebbe forse evitata la morte di questa giovane vita ancorché atleta?

Qual è, oggi, il ruolo del broker?

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E’ ovvio che qui mi riferisco ai broker di assicurazioni e mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi tu, caro lettore di questo blog.

Ai broker va l’indubbio merito di aver “smosso” le acque stagnanti del mondo assicurativo degli anni ’70, ’80 e in parte degli anni ’90 del secolo scorso, ma il modello sul quale si è basato il loro sviluppo, mi pare che oggi si sia un pò appannato.

In particolare, mi piacerebbe capire qual è, oggi, il valore aggiunto di un broker.

Quando l’Azienda o un Ente pubblico si avvale di un risk manager (dipendente o free lance), è utile e funzionale la contemporanea presenza di un broker per l’intermediazione delle polizze?

Oppure, se ad occuparsi della gestione dei rischi e delle polizze è solo il broker, ciò è sufficiente?

Ed infine, è poi così vero che la capacità contrattuale di un broker (intesa come la capacità di ottenere le migliori condizioni contrattuali e il miglior prezzo sfruttando il suo peso degli affari intermediati nei confronti degli assicuratori) è sempre “superiore” a quella che può ottenere una singola Azienda o un singolo Ente pubblico che si rivolge direttamente al mercato assicurativo magari attraverso il suo risk manager?

Naturalmente qualche idea me la sono fatta, ma prima di dire la mia mi piacerebbe sapere come la pensi tu.

Riduzione del rischio: ma gli assicuratori la vogliono?

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Per gli assicuratori la riduzione del rischio è una minaccia alla loro stessa esistenza. Dato che le compagnie di assicurazioni raramente realizzano un profitto come sottoscrittori di rischio, ma guadagnano sostanzialmente da entrate finanziarie, quanto più elevato è il premio meglio è – e quanto più è procastinato il pagamento dei danni tanto è meglio. Più simili a banche che a pura assicurazione. Come conseguenza, il più grosso problema per l’assicuratore è costituito da una sostanziale riduzione dei danni poiché ciò ridurrebbe le entrate dei futuri premi, metterebbe sotto pressione le spese, influenzerebbe i costi di gestione di vecchi sinistri e quindi ridurrebbe il cash flow, la linfa vitale dei guadagni da investimenti.

Questo problema dei sinistri è stato recentemente sottolineato da un riassicuratore che ha espresso preoccupazione di fronte alla prospettiva di riduzione dei premi a seguito della mancanza – o drastica riduzione – delle catastrofi. “Noi abbiamo bisogno di catastrofi per aumentare i premi“ ebbe a dire. Difficile pensare che siano parole di qualcuno che ha come missione la riduzione dei danni e di perdite umane. Non che queste mie riflessioni debbano essere lette come dura critica agli assicuratori, poiché il risk management non è il loro mestiere; infatti, l’assicurazione – come concetto – è diametralmente opposto ai fondamenti del risk management, dato che i grandi sinistri di pochi finiscono con il ricadere su molti. Inoltre, l’assicurazione rappresenta una piccola parte di una fase dell’intero processo strategico di risk management, quella del trasferimento del rischio. Pertanto, il risk manager deve tener presente questa mancanza di interesse dell’assicuratore nel risk management, particolarmente quando si tratta di rinegoziare i premi, discutere il testo di polizza, definire la gestione dei sinistri, il calcolo delle riserve, la sicurezza e così via.

E per quanto riguarda i brokers? Essi sostengono che il loro interesse al risk management è totale e convinto e può ben sostenere l’immagine di missione a lungo termine in tale area allo scopo di sviluppare un’intera gamma di consulenza di servizi di risk management, Tuttavia, certamente essi rimangono legati all’area assicurativa ed il volume delle loro entrate ha ancora origine – direttamente o indirettamente – dalle commissioni e dagli introiti finanziari guadagnati sui premi ricevuti dai loro clienti prima del relativo versamento agli assicuratori. In un mercato soft il broker sostiene usualmente che l’autoassicurazione non è conveniente, dato che il risparmio di premio ottenibile non giustifica il rischio extra che il cliente intenderebbe sobbarcarsi. Può essere vero – sempre che i sinistri attesi eccedano tale risparmio del premio – ma è difficile sostenere questa tesi con credibilità se l’autoassicurazione significa per il broker un minor introito di premi. Alcuni broker hanno rinunciato alle commissioni sostituendole con una fee negoziata con il cliente, dando così prova di maggiore professionalità ed indipendenza di giudizio nel consigliare al cliente soluzioni di finanziamento dei rischi.

Ma quanti sanno che spesso i broker hanno accordi con assicuratori disponibili a dar loro una percentuale di commissioni maggiore del normale, basate sul volume globale prodotto dal broker per l’assicuratore? (*) In tempi duri (e i broker li hanno in questo momento) chi può biasimare il broker che desideri aumentare il volume dei premi per mercati che gli daranno commissioni extra? Non certo io; ma il broker dovrebbe informare il proprio cliente ogni qualvolta l’assicurazione è piazzata con un assicuratore da cui riceve una commissione extra sul volume dei premi. Altrimenti vi sarà sempre conflitto di interessi e noi dobbiamo concludere che – come l’assicuratore – anche il broker non è affatto interessato alla riduzione del rischio, nè all’autoassicurazione, nè ai premi per le captive, nè al risk management e alle sue conseguenze naturali, come la riduzione dei premi e dei suoi introiti.

Questo è ciò che scriveva un maestro dei risk manager, Paul Bawcutt nella rubrica “View from the tower“: era il 1997 e a me pare scritto oggi.

(*) vedi ciò che scrivevo nel blog di Ugo Fonzar nell’ottobre 2005.

L’etica, soprattutto in tempo di crisi

Traggo questa notizia da Assinews dove si legge che per l’esercizio 2008 al presidente delle Assicurazioni Generali Antoine Bernheim spettano emolumenti per un totale di 3,44 milioni di euro.

A ciascuno dei due amministratori delegati, Sergio Balbinot e Giovanni Perissinotto, spettano invece rispettivamente 2,59 e 2,45 milioni di euro.

Non so perché, ma leggendo queste cifre c’è qualcosa che non mi torna e che ha a che fare con l’etica.

Dovere o moralizzazione?

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Apprendo che Aig ha congelato i salari per i manager e l’a.d. percepirà un dollaro, sì proprio un dollaro per gli anni 2008 e 2009: ne parlo qui.

Avranno agito per dovere verso i mercati o come segno moralizzatore di un nuovo corso?

Tu che ne pensi?

Convegno ANRA: perché non ci sarò!

Mentre scrivo, a Milano si sta svolgendo il Convegno nazionale organizzato dall’ANRA, la mia associazione, dal titolo “Rischi d’Italia, l’Italia s’è persa?“

Io, invece, ho deciso di non andarci per una serie di motivi, tra i quali ci metto il fatto che ritengo tali convegni poco utili (o forse utili a pochi), soprattutto per il modo in cui oggi sono pensati ed organizzati e cioè senza alcuna partecipazione della “base“ dei soci i quali, essendo soci che pagano una quota annua (tra l’altro si paga anche per andare al convegno mentre dovrebbe essere gratuito), avranno pur il diritto di esprimere un proprio parere!

Un altro motivo è dato dal fatto che ogni volta che me ne sono tornato a casa da questi convegni, mi sono chiesto che cosa avevo imparato di nuovo e cosa avrei potuto mettere a frutto nel mio lavoro quotidiano, perché dovranno pur servire a qualcosa queste occasioni, altrimenti perché si organizzano? Mica sarà una vetrina per qualche risk manager blasonato o per qualche invitato.

Fin’ora, però, la mia sensazione (e purtroppo è più di una sensazione), è che simili occasioni servano più per parlarsi addosso piuttosto che per un’utilità e momento di confronto fattivo tra soci quale, invece, dovrebbe essere e allora scusate, ma alle chiacchere fine a sé stesse, ho preferito restare qui nel mio Friuli, a lavorare, con buona pace degli organizzatori e di tutti i partecipanti ai quali, comunque, auguro una buona giornata, sperando che domani vengano a dirmi che ho perso una grande occasione.

E tu che hai avuto la pazienza di leggermi o che ti sei recato al convegno, cosa pensi?

Mediaset vs. YouTube

Mi piacerebbe sapere come la pensa il collega risk manager di Mediaset, Roberto Bosco, in merito al risarcimento di 500 milioni di euro, oltre alle perdite subite per la mancata vendita di spazi pubblicitari sui programmi illecitamente diffusi in rete, che Mediaset ha chiesto a YouTube e Google per illecita diffusione dei filmati.

Commentando la notizia mi chiedo su che basi, allora, molto spesso i mezzi di informazione, i cosiddetti “media”, prendano i contenuti dalla rete che usano per fare i loro programmi: ti sarà certo capitato di vedere filmati che da YouTube sono stati utilizzati impropriamente (non si potrebbe, infatti) dalle tv.  Poi, se il filmato dei media lo usi tu, allora incorri nel reato di violazione del Copyright! Non ti pare che ci sia qualcosa di stonato in tutto ciò che rischia di ledere la nostra libertà di comunicare e, dunque, di informare?

Per una parte di questa vicenda la penso come Mantellini, e cioè “il fatto che siano andate perdute 315.672 giornate di visione televisiva da parte dei telespettatori e’ francamente una ottima notizia“.

Poi, infine, vorrei farti riflettere su questo. Chi ha un blog mette a disposizione degli altri il suo tempo, lo dona agli altri con passione, dona la sua poca o tanta conoscenza sugli argomenti di cui tratta, condivide materiali in rete con il solo scopo di diffondere la conoscenza, senza che da tutto ciò vi sia un ritorno economico. 

Ti pare poco?

Mancati apprestamenti di sicurezza e dolo eventuale

Domanda: il prolungato mancato apprestamento da parte del datore di lavoro delle prescritte misure di prevenzione antinfortunistica o di prevenzione antincendio, può configurasi come dolo eventuale nell’assicurazione di responsabilità civile o contro gli incendi?

Il caso della ThyssenKrupp di Torino ha portato alla ribalta il dolo eventuale. Ma quando si ha dolo eventuale e qual è il confine con la colpa cosciente o con previsione?

Innanzitutto vediamo cosa si intende per dolo eventuale: “Sussiste il dolo eventuale quando l’agente, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenta la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze della propria azione e, nonostante ciò, agisce accettando il rischio di cagionarle; quando invece l’ulteriore accadimento si presenta all’agente come probabile, non si può ritenere che egli, agendo, si sia limitato ad accettare il rischio dell’evento, bensì che, accettando l’evento, lo abbia voluto, sicché in tale ipotesi l’elemento psicologico si configura nella forma di dolo diretto e non in quella di dolo eventuale”. (fonte: Cassazione penale, sez. un., 14 febbraio 1996, n. 3571).

Alle volte mi sono imbattuto in polizze Incendio rischi industriali nelle quali vi era una clausola che vincolava l’operatività della polizza alla condizione che l’azienda assicurata fosse in possesso del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), la mancanza del quale consentiva all’assicuratore di respingere il sinistro in tutto o in parte. In questo caso, la soluzione era quella di eliminare detta clausola, ma era sufficiente per stare tranquilli? Se l’azienda, per motivi di programmazione interna e di budget, decide scientemente di ridurre la manutenzione delle proprie attrezzature antincendio o del proprio impianto antincendio, anche se la polizza non prevede clausole oppure obblighi da osservare in tema di prevenzione incendi, come si comporterà l’assicuratore nel caso di un incendio? Potrebbe respingere il sinistro richiamandosi al dolo eventuale?

Sul versante della Responsabilità Civile, invece, se il datore di lavoro magari sempre per programmazione di budget non ottempera alle misure di sicurezza atte ad evitare o a diminuire le occasioni di danno per i lavoratori (pur conoscendo i pericoli e i rischi conseguenti), come si comporterà l’assicuratore nel caso di un infortunio sul lavoro o di malattia professionale?

Una risposta precisa non ce l’ho e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, così come mi piacerebbe che l’associazione di cui sono socio, l’ANRA, avviasse, con i soci risk manager, un dibattito su questi temi che sono assolutamente prioritari nell’ambito di una corretta politica di gestione dei rischi!

Furto di dati alla Best Western


Leggo proprio oggi la notizia del cyber-furto ai danni della famosa catena alberghiera della Best Western: infatti, pare che i dati personali, tra cui quelli della carta di credito, l’indirizzo di casa e il numero di telefono, di otto milioni di clienti siano stati trafugati dalla rete della Best Western. Il gruppo alberghiero ha rilasciato a riguardo una lunga nota, smentendo l’attacco sull’hacker, ma rimangono alcuni dubbi.

Il mio (dubbio) è se alla Best Western vi sia un risk manager che abbia preso in considerazione tale tipo di evento che, se fosse confermato, potrebbe causare alla società un danno da immagine di notevole entità, nonché danni di natura più materiale come le richieste di risarcimento dei danni patiti dai terzi a causa del trafugamento dei propri dati personali.
Tale situazione non potrebbe non ripercuotersi sulle eventuali quotazioni azionarie del titolo, con ulteriore diminuzione del patrimonio della catena alberghiera. Qualche socio, poi, potrebbe intentare una causa agli amministratori e chiedere loro il risarcimento dei danni patiti. E poi, cos’altro? Hai qualche suggerimento?

Tuttavia, se anche tu sei stato in uno dei 1.312 hotel Best Western negli ultimi 12 mesi, è meglio che vigili sull’estratto conto.

Incendio alla raffineria Iplom di Genova

Un violento incendio è scoppiato alla raffineria Iplom di Genova Busalla. Dai primi rilievi dei vigili del fuoco del capoluogo ligure sembra che a bruciare siano stati dei serbatoi di gasolio, per cause ancora tutte da chiarire. Dopo un paio di ore, il rogo è stato messo sotto controllo.

FIAMME DI 30 METRI – Per circa trenta minuti l’incendio è stato visibile anche a distanza, seguito da una colonna di fumo nero. Alcuni testimoni riferiscono di fiamme alte circa trenta metri. Nelle abitazioni circostanti è scattata l’evacuazione e circa duecento cinquanta persone hanno lasciato le proprie abitazioni per timore di esplosioni.

A7 CHIUSA – A causa del rogo, l’autostrada A7 Genova – Milano è stata chiusa per qualche ora dalla polizia stradale (guarda la webcam A7-Busalla) in quanto il tracciato, sia Sud che Nord, corre vicino alla raffineria. Anche la vecchia linea ferroviaria Genova-Milano è stata chiusa al traffico. Nella stessa raffineria un altro incendio era scoppiato nel settembre 2005 causando panico ed evacuazioni nella zona.

(fonte corriere.it)

Anche in questo caso sarebbe interessante sapere se sono stati valutati i rischi di interruzione del traffico sia sull’autostrada che sulla ferrovia.
E poi, perché le abitazioni sono così vicine alla raffineria? Chi è nato prima? La raffineria oppure le abitazioni? Non lo so, Qello che so, invece, è che troppo spesso si è urbanizzato dove non si sarebbe dovuto senza un serio piano urbanistico che non avrebbe mai messo un’acciaieria vicino ad un panificio o ad un asilo nido. C’è qualcosa che non va. Tu che dici?

Infortuni e stato di coma

Quando analizzo una polizza penso sempre ai rischi che con tale polizza si vuole trasferire finanziariamente al mercato assicurativo e così ho fatto anche in relazione ad una polizza infortuni che assicura il board di un’importante Azienda.

In tale polizza vengono assicurati i casi Morte ed Invalidità permanente con capitali importanti, ma mentre stavo analizzando la normativa, mi sono chiesto: nel caso in cui l’Assicurato, a seguito di uno degli eventi per i quali è prestata l’assicurazione, dovesse entrare in uno stato di coma, quale indennizzo spetterà mai all’Assicurato o ai beneficiari dello stesso?

Tu come la pensi?

Ma noi risk manager, dove siamo?

00000q07.gifMi capita di ricevere inviti ai corsi di formazione da parte dell’IIR – Istituto Internazionale di Ricerca – su vari argomenti. La scorsa settimana, ad esempio, mi è capitatato tra le mani l’invito per la conferenza dal titolo “Come tutelarsi da RISCHI e RESPONSABILITA’ negli Enti Locali” e ti voglio racontare le mie riflessioni.

Ho letto il programma ed ho notato che la maggior parte dei momenti del convegno saranno tenuti da avvocati o da persone che fanno parte di studi legali: e il risk manager?

Poi sono previsti un paio di interventi tenuti da due esponenti dei broker di assicurazioni, la società Aon (tra l’altro sponsor del convegno) e la WBA S.r.l.: e il risk manager?

Infine, vi saranno anche tre interventi di responsabili assicurativi interni agli enti locali e, uno di questi, quello della Regione Valle D’Aosta, tratterà il tema de “La scelta di non avvalersi di un broker per la gestione del rischio dell’Ente“.

Finalmente, era tempo che qualcuno dicesse che anche gli Enti possono camminare con le loro gambe e che non sempre è necessario ricorrere ad un intermediario assicurativo per la gestione dei propri rischi e del programma assicurativo: peccato che a dirlo non sarà un risk manager poiché io penso che questi temi dovrebbero emergere con maggior forza proprio da noi e dalla nostra associazione (parlo dell’ANRA).

Nel programma c’è anche la previsione di un workshop dal titolo “Organizzare e gestire una GARA D’APPALTO per l’assegnazione dei SERVIZI ASSICURATIVI”. Si parlerà del ruolo del broker, ma non anche del ruolo del risk manager. No, la mia critica non è il frutto di un potenziale senso di frustrazione, (che non c’è), solo che in un simile convegno preferirei ascoltare più voci. In questo workshop, ad esempio, assieme all’avvocato, avrei visto bene la presenza di un responsabile assicurativo interno degli Enti.

Apprendo che nel corso del workshop, si tratterà anche del ruolo dei soggetti riuniti e delle coassicuratrici. Si dirà che sarebbe meglio evitare il ricorso alla coassicurazione, magari inserendo nel bando di gara il divieto per le compagnie di ricorrere alla coassicurazione? Spero di sì.

In ultima analisi, in questo convegno, non è stata prevista la presenza di un risk manager, ma non parlo di uno dei soliti colleghi noti, bensì di un free lance il quale rappresenta una risorsa per quegli Enti che non possono o non vogliono dotarsi di uno staff interno per la gestione dei rischi e delle assicurazioni, ma che puntano magari alla crescita del loro personale interno.

Infine, una nota sui costi. Prima dicevo che il convegno pare sia sponsorizzato dal broker AON: sarà gratuito? Macché, la frequenza alle due giornate, più la giornata del workshop, costa ben 2.000,00 euro. Mi pare decisamente troppo.

E tu cosa dici? Qual’è la tua opinione?

Nuovo servizio del blog: nella colonna di destra ho previsto una nuova pagina SlideShare dove inserirò presentazioni in power point oppure in .pdf in modo da condividere le informazioni. Ogni tanto dateci un’occhiata.

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