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“Non dobbiamo prepararci solo a ciò che possiamo prevedere, ma anche a ciò che non è prevedibile“.

Archivio per Assicurazioni

Chiarimenti IVASS sulle polizze poliennali

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Innanzitutto ben trovati e questo post mi offre l’occasione per augurare a tutti un buon anno.

Torno a scrivere su un argomento che ha visto decine di persone scrivere su questo blog in tema di polizze poliennali, soprattutto dopo la modifica apportata all’art. 1899 del codice civile nell’estate del 2009 che reintrodusse la poliennalità dei contratti assicurativi dei rami danni stipulati dopo l’entrata in vigore e di cui scrissi qui.

Prendo lo spunto dall’articolo Poliennalità delle polizze: 1 a 0 e palla al centro“  (un titolo che mi ha ispirato nella scelta dell’immagine) apparso sul numero 247 di Assinews, nel quale leggo che la nostra Autorità di Vigilanza con questa lettera alle imprese si è pronunciata (finalmente in modo chiaro) sullo spinoso tema della poliennalità dei contratti assicurativi, affrontando alcune questioni precedentemente non toccate dall’ISVAP (ora appunto IVASS) in occasione dell’emanazione della circolare interpretativa chiarimenti applicativi in tema di polizze poliennali del 15 giugno 2010, un tema che ho trattato in questo post del 2012.

Nella lettera si legge in particolare: “richiamando i principi di correttezza e trasparenza che, in base all’art. 183 del Codice delle Assicurazioni, devono improntare le relazioni con i contraenti e gli assicurati, si ritiene che le imprese debbano indicare in polizza, in modo specifico e con adeguata evidenza grafica, la misura della riduzione di premio praticata per il contratto di durata poliennale, nonché dare evidenza della circostanza che, a fronte della suddetta riduzione di premio, il contraente non può esercitare la facoltà di recesso dal contratto per i primi cinque anni di durata contrattuale“.

Credo che questo sia utile alle decine di persone che hanno scritto a questo blog chiedendo spiegazioni su situazioni di contenzioso nate con i loro assicuratori.

In ogni caso, e convengo con Massimo Bertaglia l’articolista di Assinews, il legislatore dovrebbe intervenire ed abolire definitivamente la possibilità di stipulare polizze poliennali che non sono conformi alle esigenze degli assicurati oltre che essere fonte di inutile contenzioso a cui si porrebbe fine prevedendo l’unica possibilità per un assicuratore cioè quella di emettere solo polizze di durata annuale, aspetto che consentirebbe una maggior concorrenza a tutto vantaggio degli assicurati.

Che ne pensate?

Deeming clause, questa (quasi) sconosciuta.

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Vi parlerò della clausola assicurativa “Deeming clause“ che, da quanto ho potuto appurare dopo alcune ricerche (non si trova molto materiale al riguardo), è una clausola che riconduce convenzionalmente il momento di presentazione della richiesta di risarcimento al momento di comunicazione delle circostanze rilevanti in base alle quali sia ragionevolmente possibile prevedere che ne derivi una richiesta di risarcimento. Tale comunicazione, però, può essere avvenuta anche qualche anno prima di ricevere la richiesta di risarcimento e quindi tale clausola può ovviare a problemi circa l’operatività temporale di denuncia del sinistro (fatto avvenuto mesi o anni prima rispetto alla richiesta di risarcimento).

Può infatti capitare che, tra la condotta negligente dell’Assicurato, l’emergere del fatto dannoso, e la successiva richiesta di risarcimento danni da parte del danneggiato trascorra diverso tempo (a volte possono passare degli anni prima di venire a conoscenza dell’illecito) durante il quale l’Assicurato può aver cambiato Assicuratore oppure può aver stipulato, senza badarci troppo, una serie di polizze senza tacito rinnovo (e quindi senza continuità assicurativa) o con retroattività limitata.

Ricordo come una delle condizioni essenziali per l’operatività della Claims Made sia che, all’atto della sottoscrizione della polizza, l’Assicurato dichiari di non essere a conoscenza di situazioni e/o circostanze che potrebbero dare origine a future richieste di risarcimento.

Ma cosa succede invece se ne viene a conoscenza durante la vigenza della polizza, ma la richiesta risarcitoria vera e propria (condizione essenziale per l’attivazione della polizza) arriva dopo lo spirare della stessa?

Diciamo innanzitutto che, in un caso simile, se la polizza è a tacito rinnovo, all’Assicurato certamente non conviene cambiare Assicuratore, in quanto dovendo preventivamente dichiarare l’esistenza di circostanze note finirebbe col precludersi la possibilità di vedersi tutelato dal nuovo Assicuratore che, con ogni probabilità, gli proporrebbe una polizza dove vengono escluse le future richieste risarcitorie nascenti da circostanze già note.

Ma se ha stipulato una polizza senza tacito rinnovo?

Alcuni Assicuratori hanno ovviato all’inconveniente con la “Deeming Clause” secondo cui, se l’Assicurato comunica la circostanza di cui è venuto a conoscenza durante il periodo di Assicurazione, qualsiasi richiesta di risarcimento successiva sarà considerata dagli Assicuratori come effettuata durante il predetto periodo, di cui riporto un testo tipo:

“L’Assicurato dovrà dare immediata comunicazione scritta agli Assicuratori durante il periodo di assicurazione di:

1. qualsiasi richiesta di risarcimento presentata all’Assicurato;

2. qualsiasi circostanza di cui l’Assicurato venga a conoscenza che si presuma possa ragionevolmente dare origine ad una richiesta di risarcimento nei confronti dell’Assicurato, fornendo le precisazioni necessarie e opportune con i dettagli relativi a date e persone coinvolte.

L’eventuale richiesta di risarcimento pervenuta in seguito alle comunicazioni specificate al punto 2, sarà considerata come se fosse stata fatta durante il periodo di assicurazione”.

Avendo a disposizione tale clausola, molto utile nelle polizze D&O e di Responsabilità Civile, l’Assicurato può quindi denunciare le circostanze note in vigenza di contratto e vedersi tutelato dall’Assicuratore anche successivamente alla scadenza.

Mi fareste sapere cosa ne pensate e se avete mai adottato una tale clausola nei contratti che vi trovate a gestire?

Il ritorno delle “contingent commission”

 Dollari

Anche questa vicenda potrebbe essere annoverata sotto la frase “Alle volte ritornano“.

E già, perché dopo aver parlato più volte su questo blog dello scandalo rappresentato dalla “commissioni contingenti“ ricevute dai broker, pratica messa al bando con la famosa crociata di Spitzer ai tempi in cui era procuratore di New York, il numero uno uscente di Willis, Joe Plumieri, ha dichiarato che molte società tollerano ancora queste pratiche di evidente conflitto di interessi e che il settore è tornato esattamente al punto in cui era prima del giro di vite.

Sotto accusa era finito il meccanismo conosciuto come “contingent commissions“, in base al quale il broker, invece di cercare di vendere il miglior prodotto per il cliente, era incoraggiato a collocare le polizze delle compagnie con le commissioni più elevate. In sostanza, il broker veniva pagato più del dovuto per piazzare i prodotti assicurativi più costosi e di compagnie amiche.

“I broker“, dice Plumieri, “ricevono un compenso se la compagnia guadagna di più e un modo per guadagnare di più è non pagare i sinistri”, mentre il broker dovrebbe fare gli interessi del cliente, che sono ovviamente che il sinistro venga indennizzato. “È un evidente conflitto, ed è legale”.

Faccio presente, che all’epoca l’inchiesta coinvolse alcuni broker tra i quali Aon, Marsh e proprio la stessa Willis che, come si legge nell’articolo, pare stia valutando la reintroduzione di tale pratica!

E tu cosa ne pensi?

Polizze poliennali: dubbi e domande!

In merito ai tanti dubbi e domande riguardo alla possibilità di recesso dai contratti assicurativi, ho postato qui alcune considerazioni che hanno poi ricevuto un buon numero di commenti e altrettante risposte e, anche se questo blog non è nato come uno strumento di consulenza, mi ha fatto piacere che quanto ho scritto abbia suscitato notevole interesse e voglia di capire meglio l’argomento assicurativo.

Ora, anche in riferimento alle problematiche applicative in merito all’art. 1899, primo comma, del codice civile e all’esercizio del recesso dalla polizza poliennale ed alle riduzioni di premio previste per l’offerta delle coperture con durata ultrannuale, pubblico il link al documento Chiarimenti applicativi in tema di polizze poliennali dell’ISVAP scaricabile in .pdf in modo da fornire, come dice lo stesso ISVAP, alcune indicazioni utili per l’applicazione concreta delle disposizioni codicistiche.

Ditemi cosa ve ne pare e, soprattutto, se avete trovato utile quanto ho pubblicato per voi.

Intermediario, anzi broker: un conflitto di interessi istituzionalizzato!

Il tema del conflitto di interessi è uno degli elementi che, già a partire dal 1992, mi fece maturare l’idea di uscire dal mondo del brokeraggio assicurativo (uscita avvenuta poi nel giugno 1994), in quanto sentivo che non potevo definirmi un vero consulente se non venivo remunerato direttamente dal cliente. Contestualmente a ciò maturò la scelta di intraprendere la “meno comoda“ strada del risk manager dato che, come sa chi mi segue da tempo o si occupa di questi temi, i rischi non si gestiscono solo con l’assicurazione che è la scelta (non sempre obbligata) che avviene a valle di un processo di identificazione e valutazione dei rischi.

Riprendo, dunque, il tema sempre attuale del quale ho scritto sia qui nonché in merito alla storia delle commissioni contingenti, e lo faccio riportando alcuni passaggi salienti dell’articolo (da cui ho preso in prestito anche il titolo che trovo calzante) che vi invito a leggere per intero, pubblicato da Pier Luca Ciangottini nel suo blog “Critica assicurativa“, il quale così scrive:

“Nella prassi assicurativa però si delinea un conflitto di interessi, macroscopico per non dire grande quanto una casa, che influisce sulle scelte che il broker può consigliare:

Il compenso spettante al broker infatti viene pagato dall’assicuratore. In pratica è proprio l’impresa a determinare questo compenso, impresa alla quale il broker dovrebbe essere estraneo. Ma è possibile che assicuratore e broker siano svincolati se l’uno paga l’altro?
Diffcile. Soluzioni per sanare il conflitto se ne sono prospettate e ne citiamo a memoria alcune:

  1. il broker è pagato dal cliente;
  2. l’impresa rende pubblico l’importo provvigionale che eroga al broker per l’intermediazione, così come già accade per l’auto;
  3. si stabilisce un tariffario broker.

Mentre noi scriviamo ancora su questo annoso problema, nei Paesi Bassi è già scritto che a far data dal 1° gennaio 2013 gli intermediari non potranno essere remunerati a provvigione per contratti vita, mutui, prodotti Mifid. Riceveranno un fee per la consulenza pagato direttamente dal cliente“.

E qui, sempre dallo stesso autore, un ulteriore approfondimento sul tema.

E voi cosa ne dite? Avete voglia di dire la vostra opinione?

 

Ancora sulla regolazione del premio

Questo articolo di Assietica ci ricorda che “molto è cambiato sulle conseguenze della mancata comunicazione per la regolazione del premio di una polizza per la R.C. con la sentenza della Cassazione – S.U. civili – 11 gennaio-28 febbraio 2007, n. 4631, la quale ha stabilito che ciò non comporta, di per sé, l’interruzione della garanzia assicurativa“.

Nei contratti di assicurazione contro i danni che prevedano la determinazione del premio in base ad elementi variabili (la cosiddetta «assicurazione con clausola di regolazione del premio»), l’obbligo dell’assicurato di comunicare periodicamente all’assicuratore gli elementi variabili costituisce oggetto di un’obbligazione civile diversa da quelle indicate nell’articolo 1901 cc, il cui inadempimento non comporta l’automatica sospensione della garanzia, ma può giustificare un tale effetto, così come la risoluzione del contratto, solo in base ai principi generali in tema di importanza dell’inadempimento e di buona fede nell’esecuzione del contratto.

Sarebbe anche opportuno chiedere al proprio assicuratore e/o broker di modificare la clausola di regolazione premio e ciò per evitare poi spiacevoli contenziosi.

Calendario E.N.P.I. (Ente Nazionale per la Prevenzione degli Infortuni) del 1969

Il mio approccio ai temi della prevenzione dei rischi è avvenuto quando, tra la metà degli ’80 e la metà degli anni ’90, lavorai nel mondo assicurativo e in tal veste ebbi modo di visitare alcune aziende anche per accompagnare alcuni ingegneri inviati dalle società assicuratrici (soprattutto quelle estere) per le visite di Loss Prevention mirate a valutare, in particolare, a com’era gestito il rischio incendio. E’ in quell’ambito che venni a conoscenza delle normative sulla sicurezza del lavoro prima fra tutte quella di cui al d.P.R. 547/55 che regolava le norme per la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro.

Da allora di passi in avanti nell’ambito degli aspetti della sicurezza dei luoghi di lavoro ne sono stati fatti (io sono diventato risk manager appassionandomi al concetto del rischio in senso lato), ma forse più che semplificare gli adempimenti legislativi tutto si è fatto anche molto complicato e, nella complicazione, si “rischia“ di perdere di vista i veri obiettivi. Gli assicuratori, invece, tranne pochi casi, non hanno voluto consolidare il loro patrimonio di conoscenze tecniche, tanto che negli anni in cui si diffondeva la sicurezza nei luoghi di lavoro, a partire dall’impulso che la stessa ebbe con l’emanazione in Italia del D.Lgs. 626/94, molti di loro preferirono concentrarsi sul settore finanziario (che veniva reputato come il più redditizio e meno complicato della gestione dei rami danni) a scapito della tecnica assicurativa verso la quale oggi, anche a causa della crisi finanziaria, si sta cercando di tornare, ma con molta difficoltà (pensate solo al tempo necessario per formare nuovi tecnici e validi assicuratori) almeno qui in Italia.

Guardando questo video (che piacerà molto all’amico Bruzio Bisignano e non solo a lui) mi fa pensare che le cose semplici sono anche le più attuabili e che dobbiamo recuperare quel patrimonio di conoscenze per migliorare ed andare avanti.

via Calendario E.N.P.I. del 1969.

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