Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

STATEoftheNET

StateofthenetQuesto blog sarà presente a STATEoftheNET, una conferenza articolata in due giorni che si terrà a Udine, in Friuli Venezia Giulia, l’8 e il 9 febbraio 2008 presso il Centro Visionario (in via Asquini 33), il cui programma programma è di assoluto rilievo ed interessi per i temi che verranno trattati.

La prima edizione nasce con l’obiettivo di fare il punto sulla realtà di Internet in Italia e aprire un confronto rispetto a quanto avviene nel resto del mondo. Grazie al respiro internazionale dei temi e degli ospiti, STATEoftheNET intende accreditarsi nel calendario europeo dei convegni dedicati all’esplorazione delle implicazioni della Rete nell’economia, nella società e nella cultura.

La partecipazione alla conferenza è completamente gratuita, ma è necessario registrarsi in anticipo per garantirsi il posto in sala.

Sei sei interessato a questi temi, non puoi assolutamente mancare a questo evento.

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Programma assicurativo: delegare o ritenere?

rm-para-il-rischio.jpgQual’è, per un’Azienda o un ente pubblico, il valore aggiunto tra la gestione diretta dei rischi e delle coperure assicurative e la delega di questi temi a soggetti esterni? Dato che da molti anni anni ho deciso di fare il risk manager, un’idea in mente ce l’ho, ma per rispondere a questa domanda mi viene in aiuto quanto scritto da Peppin Pignolo, risk manager del gruppo Gucci, in “Danni Diretti“ – Egea editore.

“Il trasferimento di un’eventualità di rischio a terzi o a compagnie di assicurazioni è il caso più semplice, ma, sotto certi aspetti, anche quello più dispendioso. In questo caso il risk manager ha due possibilità:

1. può lui stesso, su mandato della società, interrogare il mercato e quotare il rischio sulla base della valutazione fatta tra l’azienda (richiedente o, meglio, proponente) e la compagnia (assicuratore). In questo caso egli può, con una profonda conoscenza del prodotto assicurativo, intervenire sui parametri standard dettati dalle compagnie, in maniera tale da costruire un “vestito su misura” per l’evento che si intende trasferire;

2. può comunque interrogare il mercato, ma dando lui stesso mandato a terzi (brokers, consulenti assicurativi) che, sulla base di parametri forniti, interrogano il mercato e forniscono il prodotto finito, cioè la polizza assicurativa.

In entrambi i casi il risk manager ha la possibilità di avere un contratto o una polizza assicurativa che garatisce l’evento dannoso ma, mentre nel primo caso è lui stesso l’attore protagonista di tutto il processo, nel secondo egli diviene una sorta di fruitore del servizio di terzi specializzati nel settore.

Inoltre nel primo caso si ha la percezione di come l’assicuratore ragioni e quali siano i parametri che possono cambiare l’eventuale esposizione di rischio e, conseguentemente, del premio di polizza (prezzo).

Nel secondo caso, invece, il risk manager è solo spettatore e non può intervenire in alcun modo sulle scelte strategiche di copertura dell’intermediario“.

Risk Management in Italy

risk.jpgUn lettore del blog, che ringrazio, mi ha chiesto “se, secondo me, esistono aziende interessate a far crescere al proprio interno la figura del risk manager, oppure se non c’è speranza”. Pensando ad una risposta, mi è tornato tra le mani un articolo pubblicato dalla rivista “Strategic RISK“ nell’aprile 2004, dal quale ho estrapolato questo passaggio che, ancor’oggi, trovo quanto mai attuale.

The risk manager is still an exotic creature in Italy. Only about 6% of Italian companies state that they have a risk manager, although, according to a report by the Italian risk management association ANRA, seven companies out of 10 acknowledge that there is a direct relationship between risk management and a company’s value. According to research carried out by the market research organisation CIRM for the Milan Polytechinc, ANRA, said, this 6% figure represents a range of only 4-5% for small and medium sized companies (SMEs) to 9% for the largest ones. If the question is extended to companies that say they have a professional who deals with risk issues “occasionally and not full time”, the figure still only rises to 23% of Italian companies, ranging from 37% for large companies to 10-15% for SMEs.

In conclusione, la mia convinzione, per la tipologia delle aziende presenti sul mercato italiano (piccole medie imprese), è che non ci sia molto spazio alla crescita di una figura interna di risk manager, ma che debba invece ulteriormente diffondersi la figura del risk manager free lance, ancora poco conosciuta forse anche all’interno delle stesse associazioni. In ANRA, tuttavia, i free lance (come chi scrive) sono passati dalla qualifica di Associati esterni a quella di Soci; ciò non toglie che da più parti si sia considerati ancora “figli di un Dio minore”, un pò perché siamo pochi, ma soprattutto per il fatto che esprimiamo le istanze delle PMI (piccole medie imprese), anche se queste rappresentano il tessuto produttivo di questa nazione. Senza contare che la figura del risk manager free lance potrebbe trovare terreno fertile nell’ambito del settore pubblico, come le aziende sanitarie, i comuni, le regioni, ecc., dove, tranne pochi casi virtuosi, molto ci sarebbe da fare in termini di ottimizzazione dei servizi resi ai cittadini (e quindi a noi) e delle risorse spese (pensiamo solo alla spesa per le coperture assicurative in assenza di una “seria” politica dei gestione dei rischi).

Quello che resta da capire, invece, è cosa vogliamo che sia o che faccia questo risk manager e di cosa debba occuparsi, ma di questo sarà bene parlarne in un’altra occasione.

Rimane naturalmente sempre valido l’invito a commentare e a dire la vostra opinione nei modi che riterrete più opportuni.

Dubbi: la clausola “claims made” è nulla?

00000q07.gifDopo la nota sentenza della Cassazione civile, sez. III, n. 5624 del 15 marzo 2005, che ha asserito dubbi di vessatorietà della stessa, torno sul tema della clausola claims made (per chi volesse allego anche una nota dell’ANIA scaricabile in formato .doc) in seguito della sentenza del Tribunale di Roma n. 16975 del 1 agosto 2006 che asserisce che la clausola claims made è nulla ex. art. 1895 c.c. in quanto rappresenta l’assicurazione di un “rischio putativo“ (supposed risk). Per rischio putativo si intende “un rischio mai esistito o già cessato o che ha dato origine ad un sinistro verificatosi anteriormente alla stipulazione del contratto assicurativo che, in tali eventualità, è nullo“. Ma non avevamo imparato che con la claims made il sinistro è la “richiesta di risarcimento del terzo“? Pare non sia più così perché per “rischi già verificatisi“ debbono intendersi non già solo eventi dannosi materialmente avvenuti prima della stipula del contratto, ma anche quelli i cui presupposti causali si siano già verificati al momento della stipula della polizza. Pertanto, sebbene l’assicurato patisca materialmente il pregiudizio quando il terzo danneggiato esige il risarcimento, non v’è dubbio che il “rischio“ dedotto nel contratto è rappresentato non dalla richiesta di risarcimento del terzo, ma dalla commissione di illeciti colposi da parte dell’assicurato.

Devo dire che, nel caso oggetto della sentenza, si trattava di una claims made con una retroattività di tre anni. Non è tuttavia chiaro se, in assenza della retroattività, la clausola sarebbe stata ritenuta valida. Fin qui il mio contributo e non vi nego i miei tanti dubbi in proposito. E voi cosa ne pensate? Volete condividere la vostra esperienza? Ed infine, qual’è la posizione della stessa ANRA in proposito? Inviate i vostri commenti o scrivetemi un’e_mail se volte pubblicare i vostri post.

Ottimizzare il tempo sul Web

Dato che il tempo è sempre poco, bisogna ottimizzarlo al meglio e questo vale anche quando si viaggia sul Web alla ricerca di notizie. Oggi la tecnologia ci mette a disposizione strumenti spesso già integrati nelle applicazioni che utilizziamo ogni giorno come il nostro browser, che ci alleviano dal visitare tutti i siti che ci interessano per verificare se ci sono nuove notizie. In sostanza, usando gli RSSReally simple syndicationnon dobbiamo più rincorrere gli aggiornamenti dei nostri siti preferiti, ma saranno gli aggiornamenti che verranno da noi. Come? In rete ho “scovato” il breve video che trovate sulla colonna in basso a destra dal titolo RSS, cosa sono e perché usarli”, nel quale vengono mostrate e spiegate, passo dopo passo, le operazioni da fare, rendendo comprensibile a tutti il loro funzionamento, la loro utilità ed il risparmio di tempo. Fatemi sapere se lo avrete gradito.

Standard di Risk Management

Un amico risk manager mi ha fatto notare che sarebbe preferibile adottare una definizione univoca di ciò che significa Risk Managament, uno standard insomma. Allora cosa c’è di meglio se non affidarsi ai documenti prodotti da FERMA – Federation of European Risk Management Associations – che, assieme alle associazioni dei risk manager europei, ha prodotto il seguente documento denominato Standard di Risk Management. Una lettura valida sia per chi è già risk manager, sia per chi svolge anche un’altra attività, ma vuole approcciare a questi termini in maniera chiara e semplice.

Note legali

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