Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per gennaio, 2019

Il 2019 sarà l’anno dei rischi da cambiamenti climatici

Anno nuovo e subito alcune riflessioni su uno dei rischi la cui percezione è ancora relativamente bassa: parlo dei cambiamenti climatici, un tema che sarebbe un errore continuare a sottovalutare magari perché pensiamo di non esserne coinvolti.

Nell’articolo Il mondo presenta il conto di un anno di disastri climatici Il rapporto “Counting the Cost: a Year of climate breakdown“ di Christain Aid (un’importante organizzazione cristiana di beneficenza del Regno Unito), esamina gli eventi meteorologici estremi verificatesi nel 2018 e stima i loro costi e il loro legame con i cambiamenti climatici in un anno segnato da eventi climatici estremi che hanno colpito ogni continente, uccidendo, ferendo, costringendo a spostarsi milioni di persone e causando gravi danni economici per miliardi di dollari.

Christian Aid identifica i 10 eventi, alluvioni, incendi, ondate di caldo, siccità, tifoni e uragani più distruttivi del 2018, ciascuno dei quali ha causato danni per oltre 1 miliardo di dollari e 4 dei quali sono costati più di 7 miliardi di dollari ciascuno. La ONG avverte che «E’ probabile che queste cifre siano sottostimate: in alcuni casi includono solo le perdite assicurate e non tengono conto dei costi della perdita di produttività e dei danni non assicurati».

L’evento più grave sono stati gli uragani Florence e Michael, che hanno causato circa 32 miliardi di dollari di danni impattando sulle coste degli Stati Uniti, sui Caraibi e sull’America Centrale. Gli Usa hanno anche dovuto registrare altri 9 miliardi di dollari di danni dalle perdite collegate alla scia di incendi che hanno causato dozzine di morti e distrutte migliaia di case in California. Un altro Paese duramente colpito dagli eventi atmosferici legati al cambiamento climatico è stato il Giappone, che in autunno ha dovuto fare i conti con il tifone Jebi che ha lasciato sul campo oltre 9 miliardi di dollari di danni.

Il rapporto evidenzia che «Tutti questi disastri da miliardi di dollari sono legati ai cambiamenti climatici causati dall’uomo e studi scientifici hanno dimostrato che il cambiamento climatico ha reso più probabile o più forte un evento particolare. In altri casi, l’evento è stato il risultato di cambiamenti nei modelli meteorologici – come temperature più elevate e precipitazioni ridotte che hanno reso più probabili gli incendi o temperature dell’acqua più calde che hanno sovraccaricato le tempeste tropicali – che sono esse stesse conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ma anche il documento Cronaca di una emergenza annunciata edito da Legambiente con la collaborazione del Gruppo assicurativo Unipol, ci dice, ancora una volta, che questi aspetti riguardano anche il nostro territorio che si trova al centro di un’area considerata dagli scienziati un “hot spot” del cambiamento climatico, ossia una delle aree più sensibili e prevedibilmente soggette alle conseguenze del “climate change“, per via dell’aumento della temperatura e delle diminuzione delle precipitazioni, che potrebbe provocare conseguenze imprevedibili nel rapporto tra temperatura dei mari, venti e precipitazioni. A dimostrare che non stiamo parlando di un futuro remoto, sono gli scienziati del clima che già da tempo hanno messo in guardia per l’aumento di cicloni inediti per questa parte del Mondo (denominati “medicane”, mediterranean tropical-like ciclone). Di sicuro abbiamo bisogno di accelerare nelle politiche di mitigazione del clima, per invertire la curva delle emissioni di gas serra come previsto dall’Accordo di Parigi, ma in parallelo dobbiamo preparare i territori, le aree agricole e le città ad impatti senza precedenti.

Le tecniche di Risk Management andranno quindi affinate per affrontare questi rischi con cui dovremmo imparare a misurarci e anche in fretta!

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