Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per agosto, 2011

Assorim – Associazione Risk e Insurance Managers italiani

Con questo “caldo“ articolo post-ferragostano, voglio parlarvi di una nuova associazione di risk manager, Assorim, Associazione Risk & Insurance Managers italiani – fondata nel 2010 dal collega risk manager consulente Filippo Bonazzi di Ferrara, con il quale ho anche condiviso parte di un percorso in ANRA. Oltre al sito, Assorim ha un blog e pubblica un periodico “Il Risico“ che in rete si può trovare (tutti i numeri pubblicati fino ad ora) e scaricare da qui.

Siccome sono convinto che la nascita di un’ulteriore associazione di risk manager, dopo ANRA  (la principale associazione di categoria) e ARIMAS (che però si pone più come associazione culturale che di categoria) sia sempre da salutare con soddisfazione, ne parlo cercando nel contempo di capire il motivo per il quale ciò accade.

Innanzitutto, da un’associazione che nasce in piena epoca digitale ci si attenderebbe una vocazione “social“ (intendo un account su Twitter per comunicare in modo veloce, su Flickr o su YouTube per caricare foto e filmati di eventi, su Facebook o su LinkedIn), ma per ora tutto questo non c’è, anche se confido che in breve tempo Assorim saprà colmare presto queste lacune.

Dal punto di vista più istituzionale, invece, l’aspetto che ancora non emerge è che, a parte il presidente e il vice presidente, non si conosce da chi siano composti gli altri organi di Assorim e quindi quale sia la sua struttura perciò, a distanza di un anno dalla fondazione, non è ben chiara l’organizzazione e, dunque, la capacità di penetrazione di Assorim nel mercato italiano, sempre che questa sia una vocazione dell’associazione. Stando allo Statuto sociale, l’associazione punta a “sviluppare e mantenere relazioni con altre associazioni, con gli organismi istituzionali, con enti ed autorità di controllo, con il mondo accademico universitario; instaurare rapporti di collaborazione con la stampa finalizzati al perseguimento degli obiettivi statutari“, ma su questo versante Assorim mi pare non si sia ancora “aperta“ e questo, a mio avviso, le preclude di essere conosciuta ai più, unico modo per poter aggregare le persone. Anche la parte della Formazione appare ancora vuota con un calendario dove non appaiono appuntamenti futuri organizzati e gestiti in toto dall’associazione.

Mi auguro, poi, che Assorim sappia diventare più partecipativa pubblicando contributi a firma di altri e anche intervenendo a dibattiti oppure ospitandone nei suoi spazi in rete, facendo comprendere quali sono le sue peculiarità e le sue differenze e perché qualcuno dovrebbe aderire a questa associazione piuttosto che ad altre o perché no, ad entrambe magari.

In ogni caso, se c’è una cosa che mi dispiace profondamente è che i risk manager, siano essi dipendenti oppure consulenti, non riescano a ritrovarsi sotto un unico tetto dove confrontarsi, scambiare buone prassi, crescere, e far crescere la professione del Risk management già così poco conosciuta e frammentino la loro presenza in diverse associazioni, ma qui anche ANRA dovrebbe fare la sua parte, magari partendo da un’analisi del motivo per cui alcuni risk manager si sono allontanati da essa ed effettuando poi un monitoraggio dei risk manager esistenti in Italia e dei luoghi nei quali questi si ritrovano.

Comunque, date un’occhiata anche voi ad Assorim e poi magari ne parliamo (sapete che il vostro punto di vista mi interessa più che mai). A presto.

PS: in questo periodo di tempo meteorologico, prestate più che mai attenzione ai Lavori a caldo! 😉

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Le sfide del mercato assicurativo tra passato e presente.

Qualche tempo fa ho assistito al seguente enunciato circa le sette sfide per le compagnie assicurative italiane ed ora, quegli appunti su carta, li voglio condividere qui con voi.

Ecco i sette punti:

1. Offrire non solo polizze, ma anche servizi.
2. Puntare sulla customer orientationpercepita“ e non su quella “dichiarata“.
3. Diventare compagnia “multi-specialist“ e “focused“ e non restare generalista.
4. Puntare “sull’incremento di valore nel tempo“ e non sullo “shorterismo“ (puntare cioè su formazione ed investimento a medio-lungo termine).
5. Gestire i sinistri in ottica di gestione cliente e non con l’ottica di chiudere il sinistro (claims settlement).
6. Ridurre l’entità del danno e non soltanto i costi di gestione dei sinistri.
7. “Innovare e formare“ e non solo “gestire e addestrare“.

Chi parlava era Adolfo Bertani, oggi presidente di Cineas, ed era il 17 settembre 2004 ad un evento Munters.

Eravamo, dunque, a pochi anni dall’11 settembre 2001 e, se vi ricordate, le compagnie italiana godevano di un buon momento dal punto di vista finanziario, dato che avevano sfruttato la globalizzazione aumentando i premi nei rami danni (e riducendo le esposizioni come ad esempio per la clausola “Terrorismo e sabotaggio“ che venne “splittata“ dalla eventi sociopolitici), pur senza aver subito i sinistri che si erano verificati in altri paesi e soprattutto negli USA.

E ora una domanda: quali di questi sette punti vi sembrano siano stati fatti propri dal mercato assicurativo o da quale compagnia?

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