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"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per aprile, 2011

Cosa cambierà, anche nel mondo assicurativo, con la sentenza ThyssenKrupp?

Siamo dunque arrivati alla sentenza Tyssen in seguito al rogo della Thyssenkrupp di Torino, che provocò la morte di  sette operai dell’acciaieria che lavoravano alla linea 5 la notte del 6 dicembre 2007. Qualcuno l’ha definita “una svolta epocale”, in quanto non era mai successo che per una vicenda di morti sul lavoro venisse riconosciuto il dolo eventuale.

Herald Espenhahn, amministratore delegato per l’Italia della multinazionale, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione, mentre i consiglieri delegati Marco Pucci e Gerald Priegnitz, il direttore dello stabilimento torinese Giuseppe Salerno e il responsabile del servizio prevenzione rischi Cosimo Cafueri sono stati condannati a 13 anni e mezzo di reclusione. Per Daniele Moroni, dirigente con competenze nella pianificazione degli investimenti in materia di sicurezza antincendio, la pena comminata è stata di 10 anni e 10 mesi, anche superiore ai nove anni richiesti dall’accusa.
Non solo. La società TyssenKrupp Acciai Speciali Terni S.p.A., per l’applicazione di quanto previsto dal Decreto legislativo 231/2001 sulla responsabilità amministrativa, è stata condannata al pagamento della sanzione di 1 milione di euro, nonché all’esclusione da contributi e sovvenzioni pubbliche per sei mesi, al divieto di pubblicizzare i prodotti sempre per sei mesi, alla confisca di 800mila euro, con la pubblicazione della sentenza sui quotidiani nazionali. Sanzioni che sommate ai risarcimenti alle parti civili, ai familiari delle vittime e alle spese legali porta il conto dell’acciaieria a superare i 20 milioni di euro.

Fatto il punto sulla sentenza (per la quale non mi sento ancora di esprimere un parere), vorrei fare qualche ragionamento sul più complesso tema della gestione dei rischi e, in particolare, sul riflesso che una condanna per dolo eventuale può avere sulle polizze assicurative.

Una delle testimonianze chiave è stata quella di Andrea Brizzi – ingegnere di Axa Assicurazioni – che affermò di aver trasmesso un documento con delle raccomandazioni, documento che doveva essere sottoscritto dai dirigenti della multinazionale ed essergli restituito, ma l’ing. Brizzi non ha più ricevuto niente. Pochi mesi prima del rogo il tecnico aveva ispezionato lo stabilimento per dare indicazioni sulle migliorie tecniche da apportare individuate in un sistema di rilevatori e ugelli in tutto lo stabilimento, dispositivi per il blocco di macchinari e tubi pieni di oli minerali, per un investimento di circa 80mila euro. Tali interventi erano anche finalizzati alla riduzione della franchigia che, dopo l’incendio di Krefeld, in Germania, nel 2006, da 50 milioni di euro era passata a 100 milioni di euro. Importi che vanno ricondotti all’esposizione complessiva del rischio se si pensa che si ragiona su macchinari, come quelli di «ricottura e decappaggio», che costano centinaia di milioni di euro. Secondo Brizzi sarebbe stato anche necessario “incrementare il numero degli addetti alle squadre di pronto intervento“, soprattutto degli addetti al secondo intervento ovvero, gli operai addestrati a utilizzare impianti idrici e idranti. La raccomandazione risale all’aprile 2007, otto mesi prima del rogo. E almeno un paio di mesi prima dell’annuncio dell’azienda di chiudere lo stabilimento (scelta che comportò la riorganizzazione delle mansioni e una progressiva riduzione del personale).

A questo punto, basandomi sulla mia esperienza personale mi chiedo:

  1. quante sono le aziende che, per scelta, sono ancora prive del Certificato di Prevenzione Incendi perché magari l’avvio della pratica le obbligherebbe ad effettuare tutta una serie di opere di prevenzione e, dunque, di investimenti?
  2. quante sono le aziende che, anche a fronte di una valutazione dei rischi per l’applicazione del D.Lgs. 81/2008 – Testo unico sulla sicurezza, sono a conoscenza di potenziali pericoli e rischi i cui interventi per la loro mitigazione vengono posposti per tutta una serie di ragioni (spesso economiche)?
  3. quando le informazioni sullo stato dei rischi aziendali sono desumibili dai documenti/verbali aziendali, nel caso si verifichi un incendio oppure un infortunio sul lavoro, si potrà ancora invocare l’involontarietà, la colpa (anche grave), oppure l’assicuratore cercherà invece di invocare il dolo eventuale con successiva esclusione della copertura assicurativa?
  4. si riflette abbastanza sul rischio di danno da reputazione che anche simili eventi portano con sé, oppure no?

Queste sono solo alcune delle domande che mi sto ponendo da qualche tempo e sulle quali invito tutti i colleghi risk manager, insurance manager e intermediari assicurativi a riflettere e a fare qualche pubblica considerazione sugli scenari futuri.

Lavori a caldo e incidenti prevedibili

Quante volte l’abbiamo sentito ripetere (ne parlai anche in un mio recente post) da assicuratori, periti e colleghi che i lavori a caldo o con l’uso di fiamme sono molto pericolosi per il rischio da incendio?

Tante, eppure ancora una volta dobbiamo leggere di un furioso incendio scoppiato in un’azienda meccanica del settore orafo a Fellette di Romano d’Ezzelino (Vicenza), dove alcuni addetti di una ditta esterna stavano eseguendo delle saldature sui camini con l’utilizzo di cannelli. Il fuoco si è propagato velocemente molto probabilmente attraverso la guaina, intaccando il tetto e una quindicina di pannelli fotovoltaici, una parte dei quali sono andati completamente distrutti. Tre i feriti, non gravi, tra le quali un dipendente della ditta vicentina. I vigili del fuoco da Bassano del Grappa e da Vicenza, hanno lavorato oltre due ore per spegnere il rogo: l’acqua penetrata all’interno ha danneggiato numerosi macchinari.

Se si è verificato un tale evento significa che qualcosa è stato sottovalutato: ricordiamoci che gli incidenti non sono mai frutto del caso.

Devo dire, e nessuno si offenda, che spesso le aziende che eseguono tali lavori hanno una scarsa cultura della prevenzione, gli operai (molte volte immigrati) sono poco formati, tutti elementi da tenere in considerazione quando si affidano lavori in appalto. D’altronde anche il D.Lgs 81/2008 – Testo Unico sulla sicurezza, all’articolo 26 pone in capo al Committente una responsabilità nella scelta delle imprese appaltatrici, dove la differenza non può farla il prezzo che si paga per il lavoro affidato.

Ma ciò che dobbiamo avere chiaro per la gestione dei rischi è chiederci sempre cosa potrebbe accadere, “What if“, cosa potrebbe andare storto, immaginare degli scenari e cercare di attrezzarci per evitare l’evento, molte volte prevedibile, e del quale tante volte, dicevo, abbiamo sentito parlare da persone esperte che di questo tipo di sinistri ne hanno visti tanti e, nonostante tutto, continuano ad accadere.

E a te è mai capitato di gestire tali situazioni o di trovarti coinvolto in un sinistro simile?

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