Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per settembre, 2010

Misurare la propensione al rischio

Dopo averlo incrociato in rete, ho conosciuto personalmente Fabio Franzolin, un giovane ingegnere gestionale che, assieme ad un socio, sta cercando di imboccare l’irta strada del risk manager consulente e gli auguro di riuscirci. Conoscendo la mia passione per la rete, mi ha inviato un suo contributo nel quale propone una semplice, ma efficace riflessione su come misurare la propensione al rischio del Top Management dell’impresa quando si tratta di definire un livello di autoassicurazione (franchigia o scoperto).

Ecco ciò che scrive Fabio.

“In fase di trasferimento assicurativo bisogna quantificare l’accettazione del rischio con franchigie frontali. Di solito si introducono cifre pulite, piene, multipli di 5.000 € per intenderci. Tuttavia sono abbastanza convinto che non sia il metodo giusto.

Un metodo che utilizzo prevede 3 domande per il top management:
1. Qual è la cifra che l’azienda può permettersi di spendere in caso di un imprevisto improvviso?
2. Qual è l’importo al di sopra del quale si deve ricorrere per forza ad un finanziamento?
3. Qual è il deposito nei conti correnti della società al 31 dicembre? Dovrà subire forti variazioni?

Le domande incidono in modo diverso nella definizione della franchigia frontale e, naturalmente, la prima domanda ha il peso maggiore.

Ci sono altre considerazioni e critiche che si possono fare al riguardo: piuttosto di chiedere quanto l’azienda è disposta a spendere in caso di sinistro, si potrebbe chiedere quanto è disposta a perdere annualmente negli eventuali sinistri, oppure si potrebbero aggiungere delle domande per poter definire meglio la cifra di accettazione del rischio.“

Quello proposto da Fabio mi pare un buon inizio al quale aggiungo quello che sono solito utilizzare e che è basato sull’analisi dei dati raccolti, soprattutto se si è in possesso una storia sui sinistri.

Per prima cosa provvedo a chiedere all’assicuratore un progetto che prevede l’inserimento di alcune franchigie frontali (determinate utilizzando magari anche il metodo su esposto) a carico dell’Azienda, ciò per valutare se sia conveniente per l’Azienda  farsi carico dei sinistri fino all’importo della franchigia a fronte di un contenimento dei costi assicurativi (il premio di polizza).

Lo schema adottato è il seguente:

A) conoscere innanzitutto il valore complessivo dei beni da assicurare;
B) individuare, poi, i costi  assicurativi applicando  alla somma prima determinata le quotazioni assicurative per le diverse franchigie richieste;
C) utilizzare, se disponibile,  la “storia sinistri” (non inferiore a 5 anni);
D) per ogni livello di franchigia prima ipotizzato (punto B):

1. sommare al costo assicurativo di cui al punto B) il totale delle effettive ritenzioni ipoteticamente subite per ogni sinistro: si otterrà, in tal modo, un costo totale per ogni franchigia;

2. determinare il totale dei sinistri liquidati nel periodo di tempo esaminato (al netto, quindi, delle franchigie ipotizzate);

3. confrontare il costo totale per franchigia di cui al punto 1. con il totale dei sinistri di cui al punto 2.

La franchigia ottimale sarà quella per la quale si realizza l’uguaglianza fra costo totale e risarcimento ipoteticamente ottenuto.

Tutto chiaro? Qualcuno ha qualche altro suggerimento?

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Nuovi rischi: pedoni distratti dall’iPod

Dopo un’estate di “silenzio“ sul blog (ma sono sempre attivo in rete), riprendo a scrivere postando questa notizia che ho letto qui e che ho pensato di riproporre subito in quanto mi pare curiosa, ma nel contempo un segnale di come stanno cambiando le nostre abitudini e, con queste, i rischi.

“Negli ultimi anni“, si legge nell’articolo, “nello stato australiano del New South Wales si è registrato una riduzione nel numero di incidenti stradali. Al contrario, i pedoni investiti risultano essere aumentati del 53% rispetto al 2009 (+25%).

Secondo la Pedestrian Council of Australia, tale aumento è dovuto agli utenti dell’iPod che, ascoltando dal loro lettore la musica a volume elevato, si assenterebbero al tal punto da non prestare attenzione negli attraversamenti stradali, mettendo a rischio la propria e l’altrui vita. Solo quest’anno, infatti, la polizia del New South Wales ha redatto ben 406 multe, ciascuna da $100, per disattenzione verso la sicurezza stradale. Il fenomeno ha indotto l’associazione a promuovere diverse iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento“.

Mi pare un ottimo spunto in chiave di Risk Management: che ne pensi?

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