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"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per marzo, 2010

Big Brokers Want Fees Reinstated: l’annosa storia delle commissioni contingenti.

Questo è il primo post dopo la morte di mio padre Cesare avvenuta lo scorso 24 marzo: è nel suo ricordo che torno a scrivere anche se la voglia, mi scuserai, è poca.

Qualche mese fa ho letto un articolo sul WSJ intitolato: “Big Brokers Want Fees Reinstated“ riportato poi anche da Business Insurance del 21–28 Dicembre 2009, qui tradotto da Assinews, nel quale si parla di nuovo delle commissioni contingenti poiché Arthur J. Gallagher & Co., il quarto broker più grande al mondo, ha convinto lo stato dell’Illinois a rivedere il divieto che proibiva agli assicuratori di versare compensazioni come incentivi. In questo modo, Gallagher & Co. ha stimato che le commissioni contingenti aggiungeranno 10 milioni di dollari alle sue entrate annuali entro il 2011, mentre Barclays Capital stima in una nota che tali commissioni potrebbero portare ulteriori $ 254 milioni per Marsh, $ 51 milioni per Aon, e $ 40 milioni per Willis.

Nel 2004 negli USA, a seguito dell’indagine guidata dall’allora New York Attorney General Eliot Spitzer, sollevò il coperchio di quello che, qualche giornale in Italia, definì come “Lo scandalo delle assicurazioni americane“ che coinvolse alcuni broker tra i quali Aon, Marsh e Willis tanto che, poi, la stessa Marsh pagò 850 milioni dollari in un fondo per risarcire i clienti, senza mai ammettere o negare le accuse. E sotto accusa era finito il meccanismo conosciuto come “contingent commissions“, in base al quale il broker, invece di cercare di vendere il miglior prodotto per il cliente, era incoraggiato a collocare le polizze delle compagnie con le commissioni più elevate. In sostanza, il broker veniva pagato più del dovuto per piazzare i prodotti assicurativi più costosi e di compagnie amiche.

Di questo argomento e del fatto che più di recente Marsh e Willis avevano annunciato la volontà di instaurare una sovracommissione del 2,5% a carico degli assicuratori, ne avevo già parlato qui.

E’ notizia di oggi, invece, che “Marsh dice no alle commissioni contingenti“, ma non per tutte le attività in quanto pare che per le attività affinity e rischi di massa, le controllate di Marsh potranno percepire comunque le commissioni contingenti.

Alla luce di tutto ciò, più che trarre considerazioni, forse è meglio riproporti la domanda che era poi il titolo di un mio precedente post: “Qual è, oggi, il ruolo del broker?“

Nota: mentre nel 2004 accadeva tutto ciò, Goldman Sachs consigliava ai propri clienti di vendere i titoli dei broker e di comprare quelli delle compagnie assicurative, come Aig: sappiamo tutti, poi, com’è andata a finire.

Aggiornamento: a riprova che l’argomento è di piena attualità, riporto l’articolo apparso oggi 1 aprile su Assinews: “Commissioni contingenti di nuovo ammesse per i maggiori broker“, tratto da Business Insurance del 22 Febbraio 2010, dal quale evidenzio questo passaggio che mi sembra dica tutto.

“La Risk & Insurance Management Society ha fortemente criticato la decisione, dicendo che i nuovi standard di trasparenza del NYSID non proteggono in modo adeguato i consumatori da potenziali abusi“.

Toyota’s Way: e gli altri?

Un bel post di Luca Marcolin che si chiede e ci chiede “Cosa Toyota può Imparare dalla sua Crisi e cosa può Insegnare a Tutti Noi“, mi riporta a riparlare del caso Toyota dato che Luca pone le seguenti domande a chi si occupa di organizzazione e di produzione snella, ma io direi valide anche per noi che ci occupiamo di Risk Management:

  1. cosa è successo nell’ingranaggio della “macchina perfetta”?
  2. riusciranno i nostri eroi a fare di questa esperienza una lezione per la gestione delle crisi?
  3. cosa insegna questa crisi a tutti noi?

Segnalo anche questo articolo Toyota? Ha tradito lo spirito Toyota apparso su Il Sole 24Ore dal quale evidenzio alcuni passaggi come il seguente.

“Il gigantismo, si legge nell’articolo, ha creato una forma pericolosa di autocompiacimento e il gruppo non si è accorto di diventare inadeguato: il vecchio modello Toyota si alimentava di un Giappone che ancora ricordava la dedizione dei samurai per il loro padrone, in cui era possibile coinvolgere anche il più semplice operaio. Oggi il paese si è occidentalizzato, ma la Toyota, «non si è aggiornata» proprio mentre le aziende del mondo adattavano il suo sistema a sistemi sociali molto diversi, meno autoritari“.

E mentre siamo ancora parlando di Toyota, arriva la notizia che la Nissan per problemi al pedale del freno ha deciso di richiamare 540 mila macchine in tutto il mondo: pare che i modelli difettosi siano i pickup e i truck Titan, i suv Armada e Infiniti QX56, i minivan Quest, prodotti tra il 2008 e il 2010.

Stessa sorte per la General Motors si appresta a richiamare 1,3 milioni di auto in Nord America per un problema al volante, che sarebbe stato la causa di 14 incidenti stradali e il ferimento di una persona. Le autorità Usa per la sicurezza stradale lo scorso 27 gennaio hanno aperto un’inchiesta su circa 905.000 modelli Cobalt dopo aver ricevuto oltre 1.100 reclami per un difetto al volante.

Sarebbe interessante conoscere il parere dei risk manager di queste società, ma non ci spero, così come è difficile ottenere una condivisione delle conoscenze con gli altri colleghi risk manager italiani tutti (o quasi) trincerati dietro il paravento della riservatezza delle informazioni. Ma in questo modo non si cresce (nemmeno in termini di “teste“) e non ci si contagia: sappiamo, però, che in natura sono più forti i ceppi che si sono mescolati tra loro piuttosto che quelli della stessa “casata“ che invece indeboliscono fino poi ad estinguersi.

Meditate colleghi, meditate.

Petrolio nel Lambro: responsabilità e incuria

Foto da repubblica.it

Di questo delicato argomento ne ho parlato la scorsa settimana sul blog Postilla.it e ti invito a partecipare alla discussione che si collega anche a quanto ha scritto sempre su Postilla.it l’amico Dragan Bosnjak.

Ti aspetto.

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