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"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Polizza più cara per chi usa Facebook o Twitter?

Immagine tratta da Pleaserobme.com

Utilizzando molto la rete e gli strumenti del web 2.0 mi ha particolarmente attirato, per non dire colpito, questo articolo “Confused.com predicts insurance hikes for social media user“, del quale non potevo non parlarne.

In breve, si sostiene che gli assicuratori potrebbero iniziare molto presto a far pagare agli utenti di social network (o meglio dei social media) come Facebook, Twitter o MySpace, premi più cari per le polizze contro i furti in casa. Lo rivela il comparatore online “Confused.com”, spiegando che gli utenti dei social network si rendono più vulnerabili a furti ed episodi criminosi in genere, in quanto rivelano sulla rete web le loro abitudini e i loro spostamenti.

“Non sarei sorpreso – ha detto Darren Black, responsabile dell’area “home insurance” di Confused.com – di vedere che, mentre i social network crescono in popolarità e aumentano le diverse funzionalità, gli assicuratori inizino a tener conto nella valutazione del pricing delle coperture, il grado di informazioni personali immessi in rete che si traducono in un incremento del rischio individuale. Gli assicuratori hanno già iniziato a verificare, sulla base dei sinistri, il grado di informazioni immesse online dal danneggiato”.

“Le organizzazioni criminali – conclude Darren Black – stanno diventando sempre più sofisticate nella fase di analisi e raccolta delle informazioni utilizzando anche Google earth e street view per pianificare i loro furti con precisione militare”.

La tematica sicurezza e polizza furto viene messa in risalto ancor più dal sito Pleaserobme.com, (Please Rob Me, ovvero derubami per cortesia) che analizza i messaggi degli utenti Twitter che informano quando si è lontani dalle proprie abitazioni. L’utente che pubblica, ad esempio, un tweet dicendo “Mi trovo al centro commerciale”, espone se stesso a diversi rischi, primo fra tutti il lasciar un “biglietto da visita” virtuale per eventuali ladri, che verrebbero informati di una casa pronta “da essere svaligiata”.

Considerazione: a parte cogliere lo stimolo che anche le nuove tecnologie presentano nuovi rischi che devono entrare nel bagaglio di un risk manager, come sempre bisogna analizzare il problema e magari dire che, basterebbe applicare un sano buon senso (spesso il Risk Management non è altro che buon senso applicato) e non fornire tali informazioni in rete anche grazie ai filtri di privacy che è possibile impostare sui social media che il problema e, dunque, il rischio si ridurrebbe e di molto. Oppure, come mi scrive un amico, non sarà solo l’ennesimo tentativo, anche elegante e sofisticato, messo in atto dal mercato assicurativo per giusitificare incrementi di premio?

E tu, usi i social media o vorresti usarli? Vorresti dire la tua?

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4 commenti»

  Dragan Bosnjak wrote @

Penso che si tratti di un problema delle persone assolutamente ingenue…
Bisogna usare i social con la testa… Io ad esempio uso solo twitter per promuovere i post del mio blog e fare qualche retweet e forse qualche aggiornamento ingenuo ogni tanto, ma mai rivelando le mie abitudini o la posizione. Ci tengo ad avere un po di privacy dopottutto… 😉

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  Marta Barbieri wrote @

mah..sinceramente mi sembra solo una scusa per incrementare i premi.
concordo con il commento precedente:è un problema delle persone ingenue.
a questo punto le compagnie dovrebbero inserire nelle polizze un incremento di premio per causa ingenuità.
molte persone utilizzano male i social network infarcendoli di descrizioni a basso valore aggiunto su qualsiasi cosa stiano facendo e poi come al solito ci vuole testa: come è possibile accettare dei contatti che non si conoscono solo perchè fa figo avere tanti amici??
e infine come posso dire di essere fuori casa o in vacanza su twitter o FB, posso dirlo anche mentre parlo con un amico al bar, o al cinema, o alla coda in posta mentre telefono…dovremmo forse essere tutti tassati?

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  Mauro A. Del Pup wrote @

Sono d’accordo con queste vostre considerazioni, tuttavia, vi rammento che negli USA qualche tempo fa è accaduto proprio un furto nella casa di uno dei più famosi utilizzatori di social network che aveva segnalato dove si trovava, per cui direi che un certo rischio c’è e non è solo teorico.

A dirlo, in un articolo dell’agosto 2009, (http://bit.ly/a2sWgI), è la compagnia di assicurazione Legal & General, che ha commissionato un sondaggio su 2.092 utenti di social network, scoprendo che circa quattro persone su 10, il 38% degli utenti di siti come Facebook o Twitter, pubblicano i dettagli dei piani di vacanza e il 33% scrive se va via per il weekend. Per testare quanto la gente sia pronta ad accettare “amici” online, Legal & General ha inviato 100 richieste di amici a estranei scelti a caso. Di queste, il 13% sono state accettate su Facebook e il 92% su Twitter, senza alcun controllo. Ma nonostante questi nuovi “amici”, il sondaggio ha scoperto che circa i due terzi, o il 64%, dei giovani tra i 16 e i 24 anni, condividono i programmi di vacanza, con i più giovani che dicono anche dove si trovano. Gli uomini forniscono più informazioni online, con il 13% che include il proprio numero di cellulare rispetto al 7% delle donne. Il 9% degli uomini inoltre fornisce anche il proprio indirizzo, contro il 4% delle donne. L’ex-ladro Michael Fraser, che ha aiutato Legal & General a preparare lo studio, ha detto che questo tipo di informazioni vengono usate dai ladri professionisti per stabilire la propria lista di obiettivi. Oltre alle informazioni sui viaggi, la gente pubblica anche foto di feste in casa e parla dei nuovi acquisti o dei regali. “Lo definisco ‘shopping su Internet per i ladri’. E’ incredibilmente facile usare i siti di social networking per colpire la gente, avere informazioni sulla loro abitazione….dal divano”, spiega Fraser in una nota. “Non ho assolutamente dubbi che i ladri stiano usando i social network per sviluppare relazioni con la gente per identificare le possibili vittime”.

Non è da escludere che nei contratti contro furti domestici possano essere inserite clausole di salvaguardia per la compagnia che possa essere legittimata a non dar seguito al risarcimento qualora l’assicurato sia utente di social network.
In perfetta analogia con quanto fatto le banche che non rimborsano gli utenti che siano rimasti vittime di phishing.

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  Marta Barbieri wrote @

il rischio c’è ed è innegabile.
però sotto quest’ottica potrebbe essere penalizzato anche chi fa un uso “responsabile” del social network…no?

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