Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Gli errori dei progettisti alle Olimpiadi di Vancouver

Oggi voglio parlare della drammatica morte del georgiano Nodar Kumaritashvili di 21 anni, avvenuta a Vancouver ieri, 12 febbraio, durante le prove dello slittino nella pista di Whistlerin in prossimità dell’apertura dei giochi olimpici invernali del 2010. L’atleta, dopo avere perso il controllo dello slittino, è volato fuori dalla pista e ha urtato violentemente un palo in acciaio che limitava la pista.

Le immagini di questa sequenza (dalla 3 alla 6) mettono in evidenza i pericoli insiti nella pista del Whistler Sliding Center di Vancouver. I piloni sulla destra del tracciato non sono protetti né da un muro (che comincia molto più avanti) né da gomma piuma o altro tipo di protezione mobile. Il muretto sembra troppo basso e, sulla sinistra della pista presenta una sporgenza ad angolo sicuramente pericolosa: chi ha progettato una cosa simile?

Mentre i rischi appaiono evidenti anche ai non addetti ai lavori, la Federazione internazionale di slittino cosa fa? Rilascia una dichiarazione secondo la quale il georgiano sarebbe stato vittima di un suo grave errore perché ha cercato di correggere la caduta in modo troppo brusco, venendo così sbalzato in aria a 144 km orari morendo nell’impatto, una morte che però, secondo il giornalista, “sarebbe stata una fatalità“: ma quale fatalità?

Perché allora, dopo l’incidente, si è provveduto ad attuare degli interventi che definirei di PROTEZIONE come quelli di alzare la paratia di protezione finale e di coprire i pali di ferro che sorreggono la traiettoria finale (vedi qui) contro uno dei quali si è schiantato Kumariteshvili?

Ma soprattutto, se il tracciato è così sicuro, come mai le gare si faranno su un tracciato più corto e con meno pendenza e, dunque, meno velocità, attuando di fatto degli interventi di PREVENZIONE?

In conclusione, mi chiedo e lo chiedo anche a te che leggi: se la struttura che ospita il tracciato fosse stata progettata seguendo la logica di Risk Management del “What if“, secondo la quale bisogna chiedersi sempre “cosa accadrebbe se“, non si sarebbe forse evitata la morte di questa giovane vita ancorché atleta?

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6 commenti»

  Dragan Bosnjak wrote @

Volevo chiederti una cosa riguardo alla soluzione del problema che hanno adottato: secondo me, anche se c’erano le protezioni in gomma piuma quando è accaduto l’incidente non sarebbe cambiato nulla… Perchè si è schiantato con l’osso del collo sul palo.
Quindi penso che la soluzione adottata non sia idonea. Sarebbe stato molto meglio mettere una rete tipo le protezioni nelle gare da discesa sulle quali l’atleta potrebbe scivolare e non lasciarci la pelle…
Un pò di buon problem solving sia prima della gara sia dopo l’incidente non sarebbero una cosa cattiva da fare, proprio come dici tu del discorso if-then… A me sembra più una soluzione buttata a caso e sperando che non succeda niente anziché prevenendo in maniera assoluta che possa succedere qualcosa anche nei prossimi giorni…

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  Mauro A. Del Pup wrote @

Sono d’accordo con te Dragan per quanto riguarda l’uso delle reti, ma anche con una struttura priva di bordi ad angolo o almeno smussati. Certo la gomma piuma a protezione dei pali di ferro serve a poco o a nulla: inoltre, mi è parso di vedere che, tra un palo e l’altro, sono disposte delle panchine per il pubblico con grave rischio anche per gli stessi spettatori. Ma come si fa a progettare una cosa simile?.
Se un fatto simile accadesse all’interno di una nostra azienda, la stessa sarebbe già sotto sequestro, mentre qui, ed è brutto dirlo, sembra che “the show must go on“.

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  Dragan Bosnjak wrote @

Infatti, avevano messo non delle reti ma addirittura una paratia, meglio ancora. Ma domani leggi sul mio blog l’articolo che parla dell’accusa della CIO all’atleta togliendo la responsabilità dell’organizzatore.
Una vergogna…

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  Nicola Avagnina wrote @

Il problema comunque rimane: la logica del risk assessment continua ad essere purtroppo normalmente disattesa, in ogni ambito, anche in quelli più sensibili dove la percezione del rischio dovrebbe essere presente.
Solo inserendola in una logica contrattuale (se non normativa… utopia) potrà essere applicata più efficacemente.
Mi stupisco sinceramente che paesi evoluti come il Canada incorrano in questo tipo di lacune.

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  Mauro A. Del Pup wrote @

@Nicola: grazie per aver visitato il blog e per il tuo commento che condivido e mi stupisco anch’io che questo sia accaduto in un paese che dovrebbe essere evoluto sotto questi aspetti, d’altronde il risk management (nato in Europa) si è sviluppato proprio negli USA e nel Nord America.
Ancora di più mi stupisco del fatto che non si ammettano le responsabilità e questa la si ribalti addosso alla giovane vittima, ma di questo leggeremo nel blog di @Dragan.

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  E la CIO accusò lo slittinista… — Encob Blog wrote @

[…] amico Mauro ha sottolineato benissimo nel suo articolo della assoluta mancanza di una valutazione dal punto di vista dei rischi da parte […]

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