Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per luglio, 2009

BakerTweet: il pane è pronto

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Twitter, il più popolare sito di microblogging sta conoscendo un incremento esponenziale di utenti tanto che alcune realtà si servono di questo servizio per risolvere i problemi di tutti i giorni.

Oggi ti voglio parlare di una cosa che ho appreso da ioChatto e che non mancherà di suscitare il tuo interesse.

Si tratta di Baker Tweet, un piccolo dispositivo Wi-Fi con cui i fornai inglesi possono avvisare i clienti degli ultimi prodotti appena sfornati. Il funzionamento di questo dispositivo è molto semplice, basta installarlo su una parete del forno e quando il pane o i biscotti sono pronti, non si dovrà fare altro che ruotare la manopola posta al centro, selezionare il prodotto appena sfornato e premere il pulsante. A questo punto, i clienti verranno avvertiti tramite tweet che “la pappa è pronta”.

Sempre grazie a Twitter cominciano ad affiorare anche le applicazioni più stravaganti, che possono però trasformarsi in opportunità di business. Qualche esempio?

Twit2art si occupa di trasferire su tela gli i tweet, ma se sei particolarmente fiero di un tuo tweet, perché non indossarlo? Con Twitoshirt è possibile: non devi far altro che inserire l’url dello status che preferisci, scegliere taglia e colore della maglietta e attendere che ti venga recapitata a casa.

Come avevo già scritto qui sarebbe interessante sviluppare qualche servizio di Twitter per i risk manager o nell’ambito delle assicurazioni: qualche idea?

Prima della Siviera era la Miniera

Dal blog di Ugo Fonzar apprendo la notizia dell’Adunata dei MAPPERS = Mappers REUNION! (con amici, parenti e simpatizzanti, OVVIAMENTE!) sabato 12 settembre a Cludinico (frazione di Ovaro) alle 9.00 per la visita alla miniera di carbone e poi discussionepranzo.

Una “reunion” per rivedere un po’ di storia del lavoro, per fare il punto sulle novità che riguardano i temi della sicurezza sul lavoro (decreto correttivo del D.Lgs. 81/2008) e poi per concludere con il momento conviviale a Pesariis.

Come Mapper anch’io vedrò di esserci. 🙂

Riduzione del rischio: ma gli assicuratori la vogliono?

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Per gli assicuratori la riduzione del rischio è una minaccia alla loro stessa esistenza. Dato che le compagnie di assicurazioni raramente realizzano un profitto come sottoscrittori di rischio, ma guadagnano sostanzialmente da entrate finanziarie, quanto più elevato è il premio meglio è – e quanto più è procastinato il pagamento dei danni tanto è meglio. Più simili a banche che a pura assicurazione. Come conseguenza, il più grosso problema per l’assicuratore è costituito da una sostanziale riduzione dei danni poiché ciò ridurrebbe le entrate dei futuri premi, metterebbe sotto pressione le spese, influenzerebbe i costi di gestione di vecchi sinistri e quindi ridurrebbe il cash flow, la linfa vitale dei guadagni da investimenti.

Questo problema dei sinistri è stato recentemente sottolineato da un riassicuratore che ha espresso preoccupazione di fronte alla prospettiva di riduzione dei premi a seguito della mancanza – o drastica riduzione – delle catastrofi. “Noi abbiamo bisogno di catastrofi per aumentare i premi“ ebbe a dire. Difficile pensare che siano parole di qualcuno che ha come missione la riduzione dei danni e di perdite umane. Non che queste mie riflessioni debbano essere lette come dura critica agli assicuratori, poiché il risk management non è il loro mestiere; infatti, l’assicurazione – come concetto – è diametralmente opposto ai fondamenti del risk management, dato che i grandi sinistri di pochi finiscono con il ricadere su molti. Inoltre, l’assicurazione rappresenta una piccola parte di una fase dell’intero processo strategico di risk management, quella del trasferimento del rischio. Pertanto, il risk manager deve tener presente questa mancanza di interesse dell’assicuratore nel risk management, particolarmente quando si tratta di rinegoziare i premi, discutere il testo di polizza, definire la gestione dei sinistri, il calcolo delle riserve, la sicurezza e così via.

E per quanto riguarda i brokers? Essi sostengono che il loro interesse al risk management è totale e convinto e può ben sostenere l’immagine di missione a lungo termine in tale area allo scopo di sviluppare un’intera gamma di consulenza di servizi di risk management, Tuttavia, certamente essi rimangono legati all’area assicurativa ed il volume delle loro entrate ha ancora origine – direttamente o indirettamente – dalle commissioni e dagli introiti finanziari guadagnati sui premi ricevuti dai loro clienti prima del relativo versamento agli assicuratori. In un mercato soft il broker sostiene usualmente che l’autoassicurazione non è conveniente, dato che il risparmio di premio ottenibile non giustifica il rischio extra che il cliente intenderebbe sobbarcarsi. Può essere vero – sempre che i sinistri attesi eccedano tale risparmio del premio – ma è difficile sostenere questa tesi con credibilità se l’autoassicurazione significa per il broker un minor introito di premi. Alcuni broker hanno rinunciato alle commissioni sostituendole con una fee negoziata con il cliente, dando così prova di maggiore professionalità ed indipendenza di giudizio nel consigliare al cliente soluzioni di finanziamento dei rischi.

Ma quanti sanno che spesso i broker hanno accordi con assicuratori disponibili a dar loro una percentuale di commissioni maggiore del normale, basate sul volume globale prodotto dal broker per l’assicuratore? (*) In tempi duri (e i broker li hanno in questo momento) chi può biasimare il broker che desideri aumentare il volume dei premi per mercati che gli daranno commissioni extra? Non certo io; ma il broker dovrebbe informare il proprio cliente ogni qualvolta l’assicurazione è piazzata con un assicuratore da cui riceve una commissione extra sul volume dei premi. Altrimenti vi sarà sempre conflitto di interessi e noi dobbiamo concludere che – come l’assicuratore – anche il broker non è affatto interessato alla riduzione del rischio, nè all’autoassicurazione, nè ai premi per le captive, nè al risk management e alle sue conseguenze naturali, come la riduzione dei premi e dei suoi introiti.

Questo è ciò che scriveva un maestro dei risk manager, Paul Bawcutt nella rubrica “View from the tower“: era il 1997 e a me pare scritto oggi.

(*) vedi ciò che scrivevo nel blog di Ugo Fonzar nell’ottobre 2005.

Il definitivo ritorno delle polizze poliennali – Atto Senato n. 1195-B

Sentenza

Forse lo sai già che l’Assemblea del Senato, nella seduta del 9 luglio, ha approvato definitivamente il ddl 1195-B su sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia”,  con il quale si è operata una modifica all’art. 1899 del Codice Civile:

L’interesse diretto degli assicurati e degli assicuratori è rivolto al contenuto dell’Art. 21 (Iniziative a favore dei consumatori e della trasparenza dei prezzi) che così recita:

…omissis
3. Al primo comma dell’articolo 1899 del codice civile, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «L’assicuratore, in alternativa ad una copertura di durata annuale, può proporre una copertura di durata poliennale a fronte di una riduzione del premio rispetto a quello previsto per la stessa copertura dal contratto annuale. In questo caso, se il contratto supera i cinque anni, l’assicurato, trascorso il quinquennio, ha facoltà di recedere dal contratto con preavviso di sessanta giorni e con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso è stata esercitata».

4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano ai contratti stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

omissis…

“Questa scelta“, come scrive Mario Vatta nel suo blog (dal quale ho tratto la notizia che mi pare sia passata sotto silenzio negli organi di informazione), “oltreché spazzare definitivamente uno dei provvedimenti delle recenti liberalizzazioni volute dall’allora Ministro Bersani, ostacolerà, come avvenuto nell’ultimo secolo, una dinamica virtuosa dei prezzi, l’introduzione di nuovi prodotti, un efficiente ed efficace adeguamento delle prestazioni, con il rischio di deterioramento della qualità dei rapporti tra assicurati e assicuratori“.

E conclude: “Ne avevamo veramente bisogno?“

No, Mario, non ne avevamo bisogno e mi piacerebbe sapere cosa ne pensa qualche altro assicuratore.

Aggiornamento del 20 luglio: sul tema segnalo questo nuovo post sempre dal blog di Mario Vatta, il quale commenta la lettera aperta di Vincenzo Cirasola sul “ripristino delle polizze poliennali”. (Vincenzo Cirasola è Presidente provinciale dello SNA di Bologna e Presidente del Gruppo Agenti delle Generali).

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