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"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Quale futuro per il mercato assicurativo italiano?

Da qui ho appreso che, lo scorso mese di marzo, si è svolto il primo Leader’s view Cineas (un ciclo di appuntamenti trimestrali su temi nei settori assicurazioni, finanza, industria e sanità), tutto basato sui cambiamenti che questa crisi economica potrebbe provocare anche nello scenario del mercato assicurativo italiano.

Di questo ne hanno parlato alcuni opinion leader del settore assicurativo: Massimo Antonarelli, Amministratore delegato di Münchener Rück Italia, recentemente nominato Vicepresidente Cineas per il settore assicurativo; Francesco La Gioia, Amministratore delegato di Zurich Italia; Sandro Salvati, Presidente della Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale e Vittorio E. Terzi, Managing director di McKinsey & Company Italia.

Adolfo Bertani, Presidente Cineas, ha introdotto e coordinato l’incontro e qui puoi vedere il video del suo intervento.

Tra i vari interventi (e ti consiglio di sentirli tutti), ti segnalo quello di Massimo Antonarelli, Amministratore delegato di Münchener Rück Italia, che potrai vedere nel video qui sotto oppure cliccando qui dal canale YouTube del Cineas. Ascolta, in particolare, quello che dice Antonarelli sul ruolo del risk manager (al minuto 4.10).

Questa volta non traggo considerazioni su quanto ho ascoltato o su come vedo io lo scenario assicurativo italiano perché mi piacerebbe che queste considerazioni, semmai, le potessi commentare tu stesso.

Un aspetto che mi sento di sottolineare è, invece, quello dell’anzianità dei relatori: uno spazio ai giovani no? 😉

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3 commenti»

  Stefano Franzolin wrote @

Se dovessi parlare ai RM o ai futuri RM potrei solo commentare che , a mio parere , la strada da compiere è molto lunga e tortuosa ma non per questo meno interessante. Il riconoscimento della funzione dei RM oltre che da parte delle imprese/aziende che ne usufruiscono ( qualcosa in italia si muove ) ma anche e forse principalmente da parte di chi dovrebbe collaborare professionalmente con loro deve ancora trovare un suo valore riconosciuto , in particolare se la realtà fosse quella , anche parzialmente , emersa dagli interventi di questo Leader’s view.
Per quanto riguarda il mercato assicurativo ( questa è una mia personalissima visione influenzata dall’essere parte integrante dell’ultimo anello distributivo dei prodotti assicurativi ) ho sempre creduto nella qualità e ho condiviso almeno parzialmente l’intervento di Salvati. Il sevizio alla clientela , in particolare alle PMI , espresso in vari modi credo sia fondamentale e vincente e questo da oltre 20 anni e quindi offrire strumenti – anche e perchè no di RM – utilizzare strumenti informatici avanzati ( es. web 2.0 ) sono e saranno un arma vincente . Io ci provo .

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  Stefano Franzolin wrote @

Nel mio precedente post , scritto di getto , mi sono accorto di qualche piccolo errore di battitura del quale mi scuso con tutti.

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  Filippo Bonazzi wrote @

non so come faranno gli assicuratori a coniugare le esigenze di budget, sempre più pressanti, che si traducono sulla necessità di lavorare su grossi volumi e riducendo al minimo i tempi della distribuzione, con la qualità del servizio e dei prodotti.
Per il momento, a mio avviso, non ci stanno riuscendo, soprattutto nei confronti della P.M.I.
I prodotti sono sempre più standardizzati, al punto di “rispolvarare” vecchie clausole capestro quasi estinte come la “clausola di passaggio” (tanto per fare un esempio), con l’unico obiettivo di riclassificare i rischi per categorie omogenee, evitando qualunque “tentazione” verso una migliore personalizzazione.
La sostanziale mancanza di copertura per aziende e privati contro il rischio di terremoto a L’Aquila rappresenta un esempio eclatante di asservimento della distribuzione alle logiche commerciali e di negazione di ogni forma anche minima di consulenza: persino in una zona notoriamente soggetta a rischio sismico gli assicuratori (con la complicità degli intermediari) si sono bene guardati dal consigliare garanzie di polizza a loro non gradite.
Non c’è nulla da fare: o si prende atto definitivamente del conflitto di interessi tra chi compra e chi vende una polizza, e ci si regola di conseguenza, o si continua a parlare di aria fritta.
Aggiungo un’altra considerazione: capisco (anche se non giustifico) le Compagnie che preferiscono non concedere la garanzia terremoto; ma con che faccia guarderanno i loro clienti mezzi rovinati dal sisma i numerosi intermediari che negli anni passati hanno “trascurato” di consigliare ad aziende e privati questa garanzia?

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