Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Diario di un risk manager a Verona: capitolo uno

Il primo capitolo di questo racconto sulla mia esperienza al corso sull’Enterprise Risk Management organizzato dall’Università di Verona, narra della lezione n. 12 e precisamente quella di sabato 14 marzo 2009, tenuta dal prof. Francesco Rossi il cui titolo era “Modelli matematici per il Risk Management“. Era una bella mattina di sole, l’aria era fresca ed il cielo terso: tutto stava ad indicare come quella non era la mattina più adatta per spararsi 200 km in auto solo per chiudersi poi in un’aula dal microclima decisamente no friendly. Chiarisco subito che, sia in questo caso, come nei prossimi, non entrerò nel merito di giudizi sul docente in quanto tale e come persona: quelli appartengono alla mia sfera personale più intima.

Vorrei, invece, stare, come si dice, “sul pezzo“ cioè sui fatti oggettivi ed obiettivamente constatabili che, in questo caso, sono rappresentati dagli elementi trattati nel corso della lezione (e di ogni lezione) la quale, seppure con alcune svisate, è stata incentrata in una pura elencazione di metodi come la Distribuzione di Poisson, la Normale e quella Log-normale, la stima della “perdita aggregata massima probabile annualmente” (M.P. Y.), la Tecnica di Chebyshev, il Metodo Allen – Duvall, e simili. Mentre ascolto la lezione, mi ricordo di aver letto un libro dal titolo “Risk Mangement: strategie e processi decisionali nella gestione dei rischi puri d’impresa“, scritto da V. Urciuoli e G. Crenca nel 1989, cioè vent’anni or sono, nel quale vengono riportate tutte le tecniche qui citate e mi ricordo che già allora le ritenevo un  puro esercizio teorico, scarsamente applicabili in una certa realtà aziendale. 

Una volta rientrato a casa, sono andato a riprendere uno dei miei testi preferiti sul quale ho basato la mia formazione di risk manager, intitolato “Risk Management  – Strumenti e politiche per la gestione dei rischi puri dell’impresa“, edito da Egea, curato da Giancarlo Forestieri nel 1996, un libro che mi fu tra le altre cose molto utile proprio per applicare, con metodi chiari e semplici, la stima delle perdite potenziali. Sfoglio le pagine e ritrovo quanto scriveva Giuseppe P. Corvino nel cap. 4, pag. 79, a proposito delle tecniche e dei metodi citati durante la lezione.

Scrive Corvino: “Tali tecniche, traevano la loro ragion d’essere dalla eccessiva onerosità e complessità che fino a poco tempo fa ha caratterizzato il ricorso a processi di simulazione col metodo Monte Carlo. Oggi, infatti, (eravamo nel 1996, ndr) l’evoluzione dei sistemi informatici rende sufficientemente privo di significato il loro utilizzo, sia perché il processo di simulazione può avvenire su qualsiasi personal computer con costi irrisori, sia perché i risultati ottenibili dalla simulazione sono decisamente più attendibili dei risultati ottenibili con le tecniche alternative su citate“.

Ho un dubbio: se queste cose venivano scritte già nel 1996, non è che abbiamo di fatto perso un’intera mattinata a parlare di metodi, non solo poco applicabili, ma che già 13 o più anni or sono risultavano superati

Note a margine: 

1. l’incontro si è tenuto nell’aula di informatica, forse perché dovevamo utilizzare qualche programma di simulazione. Di fatto, i pc sono rimasti spenti o comunque inutilizzati e i dati degli esempi ce li siamo scritti (non si capisce poi con quale finalità) a mano come degli emanuensi. Eravamo all’università, nel 2009, in piena era tecnologica e del web 2.0.

2. questo episodio apre considerazioni più in generale sull’intera organizzazione del corso di cui dirò meglio nel seguito di questo breve diario.

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8 commenti»

  Paola Menegon wrote @

Mauro, ho vissuto più o meno la stessa tua esperienza nel 2000/2001 nelle aule del Politecnico di Milano frequentando un master in risk management.
Dei 9 mesi di Master faccio tesoro delle sole lezioni sui principi di responsabilità civile e penale (per me preziose perchè senza background giuridico), delle lezioni sulla copertura Business Interruption di cui faccio tesoro quotidianamente e dei principi base del Contingency Planning.
Il resto è stato una pura elencazione di concetti e metodi difficilmente applicabili…

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  Davide wrote @

Inizio anni 2000, università, testo sulle Relazioni pubbliche negli Usa…degli anni ’60 (Cutlip e Center)!
I due strumenti in mano al pr erano:
– la lettera (di carta)
– il telefono (meglio sempre una telefonata, diceva)
E poi traduzioni naive come
“…i getti a reazione” (leggi: jet)

ma vedo che non è cambiato granchè . Ah dopo le lezioni, noi poveri studenti ignoranti, andavamo in aula informatica a spedire delle email…ma cosa sono le email? 😉

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  Marco Magi wrote @

Ciao Mauro, hai toccato uno dei punti più bassi del corso. Io l’ho fatto lo scorso anno.
La mia percezione era stata di qualcosa di assolutamente non applicabile nella professione del risk manager quotidiana a meno che…..la lezione fosse destianata ad un URM acronimo di Ufo Risk Mananger! E sicuramente i presenti non lo erano compreso il sottoscritto che era l’unico che masticava un pò di risk management. Leggerò con attenzione il tuo diario per vedere se la pensi come me. Ciao

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  Filippo Bonazzi wrote @

Mi viene in mente, leggendo questi commenti, che nel 1997 (quando ho frequentato il corso di Verona io) la mia percezione è stata quella di contenuti effetivamente un pò astratti. Tuttavia, il corso mi ha offerto una visione abbastanza realistica dello stato del risk management in Italia e mi ha dato uno stimolo in più verso l’attivazione della professione. Cioè, proprio la “fumosità” e l’assenza di regole univoche in questa disciplina mi hanno convinto che il tipo di declinazione del risk management da me preferita (assicurativa a parcella) poteva non solo avere pari dignità rispetto alle altre (tecnica, giuridica, matematica, economica, etc.) ma anche le medesime possibilità di successo.
Pertanto, non posso dire che sia stata un’esperienza negativa.
Certamente, mi pare di capire che a distanza di 12 anni anni vadano “svecchiati” non solo i contenuti ma anche (chiedo scusa in anticipo) i docenti.
Credo anche che se l’istanza di cambiamento non partirà, in modo chiaro e formale, dagli allievi, difficilmente partirà dagli insegnanti.

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[…] 17 Aprile, 2009 a 9:41 pm · Archiviato in Formazione, Loss prevention, Risk Management, Sicurezza sul lavoro and contrassegnato da tag: Enterprise Risk Management, Filippo Bonazzi, Maurizio Castelli, Risk Management, risk manager, XL Insurance In questo periodo, come già saprai, sto frequentando il corso “Enterprise Risk Management“ all’Università di Verona del quale sto raccontando le mie impressioni. […]

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  personalbroker wrote @

Ciao Ragazzi, vorrei un consiglio professionale, ho esperienza dal 2001 nel mondo assicurativo con due compagnie Allianz e Toro Assicurazioni, dal 2010 ho conseguito l’esame da broker ed ho lasciato la compagnia, credo che dopo la liberalizzazione della vendita di polizze la differenza tra Broker e Broker la farà la capacità di analisi del rischio, pertanto vorrei non parlare + solo di assicurazioni in azienda ma di analisi del rischio e soluzioni per diminuirlo, trasferirlo con metodi assicurativi e non. Devo valutare un Master perchè credo sia necessario per iniziare Bene, l’indecisione è Verona ” corso di perfezionamento risk management’ e Cineas ”Risk engineering” il cineas molto + costoso ma nel programma si evince le sue particolarità, Verona + semplice ma allo stesso tempo sembra valido, si sofferma meno sul particolare. Il costo e l’impegno è molto diverso Cineas ha una durata di 7 Mesi, mentre Verona di 3 mesi il costo Cineas euro 6.000,00 Verona Euro 950,00 Cosa mi consigli ? Ti sarei grato, personalmente vorrei mettere in pratica quanto insegnano e vorrei diventare un professionista per l’azienda dove quest’ultima trova la soluzione nella gestione del rischio con tutti i sistemi possibili. Non voglio perdere tempo anche se ho 29 anni, voglio centrare l’obiettivo immediatamente. HO TEMPO PER DECIDERE ENTRO LUNEDI/MARTEDI Alessandro 340 3542997

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  personalbroker wrote @

Una cosa molto importante che forse sopra non si è capita, il mio obiettivo non è quello di lavorare da dipendente per un azienda come Risk manager, ma bensì come free land in Risk manager e Broker assicurativo. è importante questa precisazione per darmi un consiglio.

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  Gabriele wrote @

Ciao
sto pensando di fare un corso in Risk Management, ho studiato economia e lavorato come amministrativo/contabile.cosa mi consigliate?
In merito al corso di Verona, qcuno ha fatto le ultime edizioni e sa dirmi se le cose sono cambiate oppure no?

Grazie

Gabriele

Verona

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