Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per marzo, 2009

Nuovo direttivo ANRA: cosa cambierà?

Aggiornamento: QUI c’era un’immagine…

Lo scorso 24 marzo si è svolta l’assemblea annuale di ANRA nel corso della quale si è svolta l’elezione del direttivo per il prossimo triennio la cui presidenza è stata affidata al collega risk manager di Telecom, Paolo Rubini.

In attesa di approfondire meglio la composizione del direttivo e di conoscere quale sia il programma che intende portare avanti, dato che, come dice qualche collega, “l’associazione siamo noi“, cioè tutti noi soci, ho lanciato un sondaggio (vedi a lato) affinché ciascun socio ANRA possa esprimere la propria idea della vita associativa.

E allora, dato che l’associazione siamo noi, fatevi sentire cari colleghi, mettete mano al mouse ed esprimete la vostra preferenza.

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E’ solo un serbatoio…

aereo-f16

In provincia di Pordenone (dalle mie parti) un caccia F-16 americano, in difficoltà subito dopo il decollo dalla base Usa Air Force di Aviano, è stato costretto a sganciare i serbatoi di carburante in volo. Uno dei serbatoi, del peso stimato di circa mezza tonnellata è finito sul ciglio di una strada tra sue abitazioni, mentre l’altro è caduto sul tetto di un garage di una casa colonica a circa 500 metri di distanza dal primo, sfondandolo e distruggendo un utilitaria parcheggiata al suo interno. Non c’è stato nessun ferito. Il caccia Usa era decollato aveva avuto problemi al motore subito dopo il decollo. Per alleggerire il velivolo e far così rientro all’aeroporto, il pilota ha attuato le procedure di emergenza che prevedono il distacco dei serbatoi. L’F16 è quindi riuscito a fare rientro alla base, atterrando ad Aviano alle 15.10 (fonte Il Gazzettino del 24 marzo 2009).

Questo evento da un lato mi fa pensare al rischio che corriamo ogni giorno per il solo fatto di avere la base Usaf così vicino a noi e di questi piloti che bellamente non aspettano due volte a mollare sulle nostre teste oggetti vari (manca solo che buttino anche le lattine dalla carlinga), e dall’altro alla garanzia che si trova in svariate polizze incendio che recita: “caduta di meteoriti, aeromobili, satelliti artificiali loro parti o cose da essi trasportate“ e a quante volte ho sentito persone irridere tale garanzia e dire: “ma cosa vuole che cada“.

Oggi un serbatoio, domani, forse, un satellite.

Diario di un risk manager a Verona: capitolo uno

Il primo capitolo di questo racconto sulla mia esperienza al corso sull’Enterprise Risk Management organizzato dall’Università di Verona, narra della lezione n. 12 e precisamente quella di sabato 14 marzo 2009, tenuta dal prof. Francesco Rossi il cui titolo era “Modelli matematici per il Risk Management“. Era una bella mattina di sole, l’aria era fresca ed il cielo terso: tutto stava ad indicare come quella non era la mattina più adatta per spararsi 200 km in auto solo per chiudersi poi in un’aula dal microclima decisamente no friendly. Chiarisco subito che, sia in questo caso, come nei prossimi, non entrerò nel merito di giudizi sul docente in quanto tale e come persona: quelli appartengono alla mia sfera personale più intima.

Vorrei, invece, stare, come si dice, “sul pezzo“ cioè sui fatti oggettivi ed obiettivamente constatabili che, in questo caso, sono rappresentati dagli elementi trattati nel corso della lezione (e di ogni lezione) la quale, seppure con alcune svisate, è stata incentrata in una pura elencazione di metodi come la Distribuzione di Poisson, la Normale e quella Log-normale, la stima della “perdita aggregata massima probabile annualmente” (M.P. Y.), la Tecnica di Chebyshev, il Metodo Allen – Duvall, e simili. Mentre ascolto la lezione, mi ricordo di aver letto un libro dal titolo “Risk Mangement: strategie e processi decisionali nella gestione dei rischi puri d’impresa“, scritto da V. Urciuoli e G. Crenca nel 1989, cioè vent’anni or sono, nel quale vengono riportate tutte le tecniche qui citate e mi ricordo che già allora le ritenevo un  puro esercizio teorico, scarsamente applicabili in una certa realtà aziendale. 

Una volta rientrato a casa, sono andato a riprendere uno dei miei testi preferiti sul quale ho basato la mia formazione di risk manager, intitolato “Risk Management  – Strumenti e politiche per la gestione dei rischi puri dell’impresa“, edito da Egea, curato da Giancarlo Forestieri nel 1996, un libro che mi fu tra le altre cose molto utile proprio per applicare, con metodi chiari e semplici, la stima delle perdite potenziali. Sfoglio le pagine e ritrovo quanto scriveva Giuseppe P. Corvino nel cap. 4, pag. 79, a proposito delle tecniche e dei metodi citati durante la lezione.

Scrive Corvino: “Tali tecniche, traevano la loro ragion d’essere dalla eccessiva onerosità e complessità che fino a poco tempo fa ha caratterizzato il ricorso a processi di simulazione col metodo Monte Carlo. Oggi, infatti, (eravamo nel 1996, ndr) l’evoluzione dei sistemi informatici rende sufficientemente privo di significato il loro utilizzo, sia perché il processo di simulazione può avvenire su qualsiasi personal computer con costi irrisori, sia perché i risultati ottenibili dalla simulazione sono decisamente più attendibili dei risultati ottenibili con le tecniche alternative su citate“.

Ho un dubbio: se queste cose venivano scritte già nel 1996, non è che abbiamo di fatto perso un’intera mattinata a parlare di metodi, non solo poco applicabili, ma che già 13 o più anni or sono risultavano superati

Note a margine: 

1. l’incontro si è tenuto nell’aula di informatica, forse perché dovevamo utilizzare qualche programma di simulazione. Di fatto, i pc sono rimasti spenti o comunque inutilizzati e i dati degli esempi ce li siamo scritti (non si capisce poi con quale finalità) a mano come degli emanuensi. Eravamo all’università, nel 2009, in piena era tecnologica e del web 2.0.

2. questo episodio apre considerazioni più in generale sull’intera organizzazione del corso di cui dirò meglio nel seguito di questo breve diario.

Diario di un risk manager a Verona

giornalismo-thumb

Lo scorso febbraio, mi sono iscritto al corso sull’Enterprise Risk Management in svolgimento presso l’Università di Verona fino al prossimo mese di maggio e ho intenzione di farti partecipe di questa esperienza raccontando le mie sensazioni, i docenti, gli incontri e altro ancora. Suddividerò i vari racconti uno per ogni lezione (almeno a quelle a cui ho partecipato e parteciperò).

Prossimamente, allora passa di qua per il primo racconto.

Io twitto, tu twitti?

twitter

Voglio ancora richiamare, e in questo modo incentivare, l’uso di nuovi mezzi di comunicazione come Twitter.

Negli USA, ad esempio, leggo che una vera e propria Twitter-mania è esplosa anche tra i politici che lo fanno anche dal Congresso.
E’ un modo fantastico per essere connessi e per informare ed informarsi, ma ancora poco utilizzato da persone che lo potrebbero usare anche professionalmente.

E tu, lo usi?

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