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"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Le commissioni e le sovracommissioni dei broker

dollaro

Ricordi la questione della remunerazione dei broker, delle loro sovracommissioni e dello scandalo sollevato negli USA dal procuratore americano Eliot Spitzer alla fine del 2004?

Ora, in Gran Bretagna Marsh e Willis hanno annunciato la volontà di instaurare una sovracommissione del 2,5% a carico degli assicuratori, una pratica pare già adottata sul mercato britannico da Aon

L’AMRAE (Association pour le Management des risques et des assurances de l’entreprise), dopo il caso Spitzer e la firma del documento Amrae-FCA nel 2006, riteneva la questione conclusa. Il suo presidente, Gerard Lancener, si dice “sconvolto di sentire broker anglossassoni reclamare la sovracommissione agli assicuraori mentre siamo noi a pagare alla fine“!

Altrettanto scettico è anche Paul Hopkin responsabile tecnico dell’AIRMIC (Association of Insurance and Risk Managers), che dice: “se un broker viene remunerato tramite percentuale è meglio ricompensato se l’ammontare dei premi aumenta e questo sembrerebbe ingenerare anche una questione di conflitto di interessi“.

Domanda: ma se non tutti gli assicuratori saranno d’accordo a pagare questa famosa commissione aggiuntiva, la tentazione dei broker non potrebbe essere quella di incitare i clienti a sottoscrivere con gli assicuratori che stanno al gioco?

Fonte: L’Argus de l’assurance, 18 gennaio 2008

Nota personale: devo dire che mi ha sorpreso che la britannica Airmic pubblicizzi nel suo sito i Partners (intermediari assicurativi e assicuratori) che sostengono le attività della stessa Airmic, un pò come accade anche per alcuni eventi organizzati da ANRA. A mio modesto avviso, ritengo questo connubio lesivo dell’autonomia di un’associazione e dei loro associati in quanto è più difficile essere critici con qualcuno che ha sostenuto le tue attività o ti ha invitato a cena.

E tu, collega risk manager, che ne pensi e, soprattutto, qual’è la tua esperienza in merito alla collaborazione con i broker di assicurazioni?

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6 commenti»

  Paola Menegon wrote @

Nell’azienda dove lavoro paghiamo il broker con una fee (compenso fisso), lo utilizziamo solo per accedere al mercato riassicurativo con la nostra captive di gruppo.
Cerchiamo di utilizzare i broker “retail” (cioè intermediari tra il cliente e l’assicuratore e non il riassicuratore) il meno possibile. Riteniamo preferibile il rapporto diretto con le compagnie.
cordiali saluti, Paola

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  Mauro A. Del Pup wrote @

Paola, sono d’accordo con questa vostra scelta che è poi anche la mia nelle aziende per le quali opero. Ma quando utilizzate il broker, anche se allo stesso gli pagate una fee per il servizio reso, come fate ad essere sicuri che lo stesso non incassi anche una commissione dal riassicuratore o dall’assicuratore? Esiste un accordo scritto immagino. Ce ne potresti parlare? Grazie

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  Paola Menegon wrote @

E’ proprio una bella domanda!!!! Nel mercato riassicurativo gli attori del comparto energy , dove noi operiamo, sono limitati. Pochi sono disposti a mettere a disposizione grandi capacità per rischi ambientali, property e responsabilità civile molto elevati. Non credo che ricevano dal broker commissioni ulteriori per entrare nel programma riassicurativo. Spesso il broker fa fatica a “chiudere” il 100% del programma! Mi informo comunque dai gestori della captive se c’è qualche meccanismo che ci garantisce la “trasparenza ed equità” del broker nella scelta degli “underwriters”, spero di rispondere a breve.
Cordiali saluti, Paola

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  Paola Menegon wrote @

Integro il mio commento precedente. La certezza matematica che il broker non richieda agli “underwriters” ulteriori commissioni non esiste.
Nel mandato al broker vengono fissati alcuni underwriters da contattare; sono underwriters con cui la nostra azienda ha già rapporti consolidati e diretti. Per chiudere il resto del programma ed arrivare a far sottoscrivere il 100% per programma si danno indicazioni al broker sul “rating” (per ciò che può valere) e sulle caratteristiche degli underwriters da contattare. Il broker è cioè molto “guidato” nella scelta dei riassicuratori.
ciao Paola

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  Mauro A. Del Pup wrote @

Paola, grazie per i tuoi contributi.
Quindi, come dici, il broker è guidato nella scelta degli “underwriters”, ma non c’è un qualche accordo o vincolo che imponga al broker la rinuncia a qualsivoglia commissione sull’intermediazione, dopo che lo stesso ha già incassato la fee da parte dell’azienda cliente per il tipo di servizio svolto.
Mi pare, dunque, che allo stato attuale rimanga un problema di trasparenza del broker ed è proprio questo l’aspetto che volevo approfondire con il mio post.
Sarebbe interessante se altri colleghi volessero dire la loro al riguardo.

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  Filippo Bonazzi wrote @

Come sapete il tema del conflitto di interessi tra sistema assicurativo da un lato (compagnie ed intermediari) ed assicurati dall’altro, mi appassiona particolarmente poichè ritengo che rappresenti la fonte della maggior parte dei problemi nelle relazione tra i due soggetti.
La pervasività del conflitto è, a mio parere, evidente proprio perchè se ne parla pochissimo, soprattutto in ambito istituzionale.
Se vi capita di leggere qualche testo sul risk management o sul mercato assicurativo poi, noterete che gli autori si tengono volentieri alla larga dalla questione del conflitto di interessi, limitandosi a citare “pudicamente” le differenze tra le varie categorie di intermediari e il valore aggiunto offerto da ciascuno all’assicurato.
C’è dunque una sorta di “omertà” di fondo sul tema, trasversale ai venditori (ed è in qualche modo comprensibile) e ai compratori di polizze (ed è meno comprensibile).
Sarebbe interessante calcolare quanto costa questa omertà sotto forma di premi più elevati del dovuto.
Chi ne fa le spese è soprattutto la PMI, che dispone di un potere contrattuale modesto nei confronti del sistema assicurativo.
Certamente, anche le grandi aziende oggi devono fare i conti con un problema nuovo, cioè il “rischio compliance” nel cui ambito mi pare possa inserirsi a pieno titolo anche una politica assicurativa aziendale la cui trasparenza non sia “a prova di giudice o di azionista arrabbiato”.
Ciao Paoloa e Mauro.

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