Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Un augurio particolare

Caro Gesù Bambino. L’ultima volta ti ho scritto giusto 47 anni fa. Ti chiesi una fionda e un pallone di cuoio tutto per me, però aggiunsi che rinunciavo al pallone se portavi un lavoro al mio papà che cinque mesi prima era stato licenziato dal cotonificio del paese. La mattina di Natale trovai una grande fionda in legno, era intagliata – opera delle mani del nonno – e niente pallone. Prima di pranzo passò un amico che offrì a papà un posto di lavoro nella sua bottega di falegname. Fu un Natale bellissimo!
Oggi ho 54 anni sono un bravo operaio, da 30 anni lavoro sui pantografi, ma tre mesi fa la mia azienda del triangolo Prata-Maron-Brugnera, ha chiuso e con altri 20 colleghi sono stato licenziato. Ce ne siamo andati salutati freddamente dagli “addolorati” proprietari senza un euro e con tante promesse. L’altro giorno ho letto sul Gazzettino che hanno portato i libri in Tribunale. Perché hanno approfittato del buon senso dei lavoratori, quel buon senso che ci distingue e che ci fa valore aggiunto. Ti scrivo perché ho bisogno che qualcuno mi ascolti!
Per tanti anni ho pensato di essere qualcuno, di avere tanti amici, di essere una bella famiglia. Invece giro in cerca di lavoro e mi rispondono che sono un costo, che sono vecchio; al bar sentenziano che ho sbagliato, che dovevo farmi sentire, che non ho le palle; a casa i miei figli non si preoccupano e con mia moglie, neanche ci parliamo per non litigare e offenderci.
Forse hanno ragione loro, perché lavorando 10/11 ore tutti i giorni più il sabato, giorno, mese, anno dopo anno ho dimenticato come si vive in famiglia accanto a una moglie, vicino ai propri figli. Se ci penso impazzisco, mi sento male dentro. Ho la sensazione che tutti mi guardino, mi sopportino come un povero disoccupato.
A Natale vorrei essere in chiesa, come lo saranno i miei titolari, ma io mi vergogno. Ho tanti cattivi pensieri dentro di me: quando mi sento forte vorrei vendicarmi e fare del male; quando mi prende la disperazione penso alle cupe acque del Livenza.
Non sono più un bambino, ma se mi ascolti, Gesù Bambino, dammi la forza di vivere questo momento, di convincermi che non sono un fallito. Sono un disoccupato, ma con tanta dignità.
Buon Natale anche a te.

PS. Quella fionda ce l’ho ancora e il giorno di Natale la stringerò forte.

Adolfo V., operaio del legno, disoccupato (lettera a Il Gazzettino, 20 dicembre 2008)

E Auguri di un sereno Natale anche da parte del tenutario di questo blog.

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