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"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Convegno ANRA: perché non ci sarò!

Mentre scrivo, a Milano si sta svolgendo il Convegno nazionale organizzato dall’ANRA, la mia associazione, dal titolo “Rischi d’Italia, l’Italia s’è persa?“

Io, invece, ho deciso di non andarci per una serie di motivi, tra i quali ci metto il fatto che ritengo tali convegni poco utili (o forse utili a pochi), soprattutto per il modo in cui oggi sono pensati ed organizzati e cioè senza alcuna partecipazione della “base“ dei soci i quali, essendo soci che pagano una quota annua (tra l’altro si paga anche per andare al convegno mentre dovrebbe essere gratuito), avranno pur il diritto di esprimere un proprio parere!

Un altro motivo è dato dal fatto che ogni volta che me ne sono tornato a casa da questi convegni, mi sono chiesto che cosa avevo imparato di nuovo e cosa avrei potuto mettere a frutto nel mio lavoro quotidiano, perché dovranno pur servire a qualcosa queste occasioni, altrimenti perché si organizzano? Mica sarà una vetrina per qualche risk manager blasonato o per qualche invitato.

Fin’ora, però, la mia sensazione (e purtroppo è più di una sensazione), è che simili occasioni servano più per parlarsi addosso piuttosto che per un’utilità e momento di confronto fattivo tra soci quale, invece, dovrebbe essere e allora scusate, ma alle chiacchere fine a sé stesse, ho preferito restare qui nel mio Friuli, a lavorare, con buona pace degli organizzatori e di tutti i partecipanti ai quali, comunque, auguro una buona giornata, sperando che domani vengano a dirmi che ho perso una grande occasione.

E tu che hai avuto la pazienza di leggermi o che ti sei recato al convegno, cosa pensi?

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14 commenti»

  Chiara wrote @

Son del tuo stesso parere. Anche non essendo socia, ho frequentato corsi ANRA. I convegni soo proprio una cosa che non digerisco… Servono però a conoscere gente più esperta di te… I giovani risk manager devono aver pure un’aiuto, no??

Chiara

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  Giovanni B. wrote @

Ciao Mauro,
quella “sensazione” cui tu ti riferisci io l’ho riscontrata (purtroppo) in molti altri convegni e corsi al termine dei quali uscivo con la netta percezione di non aver acquisto alcuno “strumento” utile da applicare al mio lavoro. E’ anche vero che, come dice la sig. Chiara, è l’occasione per incontrare altri professionisti del settore, ma io personalmente ne ho conosciuti molti di più (e in gamba) ed ho intrecciato relazioni più stabili attraverso il web; paradossale vero?

Ciao e buon lavoro
Giovanni

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  Augusto Carbone wrote @

Caro Mauro,
ho letto con partecipazione la tua nota circa il Convegno organizzato da ANRA.

Prima di fare un ulteriore commento al tuo post, vorrei meglio esplicitare la mia breve considerazione pubblicata giorno 7 novembre su linkedin.

Ho avuro modo di dire che l’Associazione si sta muovendo bene sulla base dello Statuto che si è dato in quanto cerca in ogni modo di creare cultura assicurativa e promuovere con corsi, studi e convegni la stessa.

Detto questo tutto evidentemente è perfettibile e senza dubbio ci saranno tanti aspetti che in questo momento l’associazione, per un motivo o per un altro, non porta avanti: ecco che ho segnalato che qualcosa di interessante potrebbe essere organizzare tra “la base” (come giustamente dici tu) degli incontri meno formali, ma sicuramente più di sostanza e di costruttivo confronto tra di noi. Dunque in tal senso mi sembra di poter dire che stiamo condividendo lo stesso sentire.

Giorno 07 novembre anch’io ero assente al Convegno e anch’io, mio malgrado, ho fatto la riflessione se fosse stato meglio partecipare (ancora una volta) o se forse sarebbe stato meglio continuare a lavorare: ho preferito rimanere a lavorare, sia per una chiara motivazione morale e professionale, sia perchè non ho intravisto negli argomenti all’ordine del giorno un particolare interesse per la mia/nostra attività da convincermi a preferire il “salotto” (per di più dovendoci “autosostenere”, come hai già segnalato: oggigiorno ogni occasione è propizia per chiedere un obolo, tempi grami!).

La tua percezione di quanto valore aggiunto dia l’organizzazione a noi associati è condivisibile nella misura in cui le aspettative da parte nostra siano alte. Credo che ogni Associazione e Ordine si muovano per acquisire visibilità e riconoscimento dal mondo esterno, motivo per il quale non deve apparire strano il fatto che lo si cerchi di fare onorando questi eventi come una vetrina “politica”.
Non saranno certo questi i momenti in cui noi addetti ai lavori potremmo mai trovare benifici “diretti” per la nostra attività quotidiana. Questo tipo di incontri hanno la sola finalità di creare un piacevole incontro come in un salotto della Milano degli Affari.

Va da sè quindi che il valore aggiunto in termini culturali non potrà essere ricercato nè questo tipo di convegni, nè con gli argomenti che sono stati trattati. Convengo, però, che in altre circostanze analoghe si sia assistito a convegni, temi e relatori che hanno regalato momenti più vicini ai nostri reali interessi e lasciato qualcosa addosso, per la nostra professione.

Tu con il tuo sito crei grandi opportunità di crescita che probabilmente stimolano tutti noi molto di più di quanto non facciamo 10, 100, 1000 seminari.

Il mondo di internet e le tante occasioni di discussione in sede nazionale e internazionale ci permettono di confrontarci con un mondo che viaggia speditamente: ognuno di noi può cercare le informazioni più utili per la propria crescita e per le propria formazione professionale. Un’associazione, abbracciando una moltitudine di persone, inevitabilmente dovrà tararsi sulla media delle stesse (intesa come entità/grandezza delle aziende rappresentate), con apparente pregiudizio per coloro i quali nutrono forti aspettative.

Spero di avere meglio esplicitato il mio precente, sintetico, intervento e colgo l’occasione per farti i più sinceri complimenti augurandoti anche buon lavoro.

A presto.
Augusto

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  Filippo Bonazzi wrote @

ciao Mauro,
devo dissentire, almeno in parte, rispetto alle tue considerazioni e a quelle dei colleghi che hanno scritto in proposito.
E ti prego di affrancare queste mie considerazioni da ogni intento polemico o da questioni di ruolo, dato che la mia posizione in seno al Consiglio Direttivo ANRA non mi impedisce, come sai, di mantenere un’autonomia di giudizio.
Oramai tutti condividono l’opinione per cui la nostra è un’economia sempre più basata sulla conoscenza. Ciò significa informazioni tecniche specialistiche ma anche (e. amio avviso, soprattutto) competenze trasversali. Se questo è vero (personalmente ne sono convinto) dedicare un pò di tempo e investire un pò di denaro nell’approccio a temi solo indirettamente correlati alla nostra attività caratteristica può risultare proficuo nel medio periodo in termini di maggiore valore aggiunto sotto forma di più elevata qualità di pensiero. Quella qualità di pensiero che potrà meglio generarsi attraverso stimoli esterni alla nostra attività caratteristica, piuttosto che mediante il reiterarsi continuo (e, in alcuni casi, un pò bovino) di prassi, comportamenti e modelli. Proprio nella familiarità di questi modelli vedo un rischio, quello cioè di chiudersi nel proprio orticello e in un provincialismo professionale di basso profilo. Una varietà di relazioni e esperienze (anche non necessariamente positive) favorisce, invece, la creatività individuale e un approccio un pò meno provinciale al lavoro nonchè di maggiore qualità.
Alcuni tra i relatori intervenuti hanno offerto contributi professionali di elevato spessore (come forse non accadeva da tempo in occasioni di tipo “politico” come questa) in campi che spaziano dalla consulenza finanziaria alla sociologia. E, a mio avviso, estremamente funzionali ad una visione moderna del risk management. Una occasione di confronto, insomma, che non si prersenta spesso.
Non voglio risultare scortese, ma mi sembra che le motivazioni addotte da te e dalle altre persone che hanno scritto manifestino scarsa lungimiranza e i connotati di quel provincialismo professionale e culturale che ha relegato l’Italia agli ultimi posti nelle graduatorie economiche internazionali.
Se siamo tutti d’accordo sulla necessità di crescere, dobbiamo fare tutti un passo avanti e cogliere, anche rischiando qualcosa (una giornata a Milano e 100 euro), la più piccola opportunità di crescita personale.
Chiedo scusa nuovamente per il mio tono un pò categorico ma spero che ne apprezzerai la genuinità.
Ciao, attendo di leggere te e i colleghi.
A presto.
Filippo

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  Paola Menegon wrote @

Il Convegno a Milano, al quale io peraltro non ho partecipato, è stato, a mio parere, un’iniziativa positiva per il prestigio dei relatori, l’attualità degli argomenti e la visibilità dell’associazione.
Simili iniziative dovrebbero essere affiancate da iniziative più pratiche come la formazione di gruppi di lavoro e discussione su problematiche quotidiane condivise.
Da questi gruppi di lavoro potrebbero scaturire “best practices” da diffondere poi a tutti i colleghi.
Ringrazio Mauro per avere iniziato questo dibattito.
Un saluto a tutti i colleghi.
Paola

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  Marco Terzago wrote @

Ciao Mauro,

ho partecipato al convegno di venerdì scorso e mi sono occupato di moderare una tavola rotonda con rappresentanti delle società di brokeraggio, peritali e compagnie sui rischi della de-localizzazione produttiva.

Delle tue critiche condivido senz’altro l’aspetto del non coinvolgimento della base e della richiesta del gettone di presenza per i soci: il convegno DEVE essere gratuito x i soci (così come fanno in AIRMIC o AMRAE) e deve essere fatto uno sforzo maggiore da parte di Anra e da parte della base x aumentare il coinvolgimento. Anra può e deve fare di più e anche i soci che sono disponibili a dare il proprio contributo devono farsi sentire molto di + di quanto non accada ora (non parlo certo di te che lo hai sempre fatto…ma mi sembra che tu sia un po’ una mosca bianca…).
Mi aspetto formalmente la tua candidatura per il direttivo di ANRA per il prossimo triennio.

Sono invece d’accordo su quanto esposto da Filippo Bonazzi in merito alla necessità di avere un respiro “più ampio”. Il convegno non ha e non ha mai avuto scopo di offrire formazione (grazie allo stesso Filippo, Anra sta offrendo questa opportunità in modo più moderno e fruibile…).
Ti sei perso, di molto molto buono gli intreventi del mattino del sociologo Finzi (che già conoscevo perchè sempre invitato alle convention manageriali di SKF) e del partner di BCG che sono state veramente “magistrali” e – a mio avviso – valevano la presenza.

A presto,

Marco.

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  Alessandro De Felice wrote @

Ciao a tutti
io ho partecipato spinto prevalentemente dalla curiosità di vedere se qualcosa di nuovo si muovesse in ANRA. Forse non tutti sanno che già da un paio d’anni non ho più rinnovato l’adesione all’associazione essendo in dissenso con le modalità “folkloristiche” con cui l’associazione viene gestita e per un generale atteggiamento di riluttanza ad ogni proposta innovativa.

Sono d’accordo anche io che alla fine questi convegni difficilmente siano un’occasione formativa ma almeno dovrebbero avere una funzione divulgativa e promozionale del nostro lavoro e dell’associazione stessa e, perchè no, anche un occasione di public relations.

Il convegno di quest’anno ha avuto interventi interessanti nella mattinata mentre mi è parsa la solita “minestra” riscaldata nel pomeriggio (prova ne è che alle 15.00 la sala era praticamente deserta).

Ritengo che un convegno di risk managers dovrebbe offrire un occasione di confronto FRA RISK MANAGERS e cioè ad esempio dovrebbero essere organizzate tavole rotonde su come determinate problematiche vengo affrontate, gestite e risolte dai risk managers che si scambiano i loro punti di vista. Anzichè sentire i soliti brokers ed assicuratori (che alla fine si fanno parlare perchè ci mettono i soldi con le sponsorizzazioni), essi dovrebbero esssere l’audience dei risk managers.
L’ideale sarebbe strutturare dei workshops specifici per settori di attività (industria, servizi, pubblica amministrazione, piccola o media impresa, ecc.).

Per quanto riguarda gli aspetti “promozionali” e “politici” del convegno spero he ci siano dei benefici; evidenzio che cira una settimana prima del convegno il Direttore della rivista Strategic Risk mi ha contattato in quanto da mesi non avea riceuto alcun feeback da ANRA se potesse essere accreditato un loro giornalista all’evento…

Infine evidenzio l’assoluta e totale mancanza di internazionalità del convegno, d’altro canto ciò è perfettamente in linea con la totale assenza e visibilità dei Risk Managers italiani nei consessi di Risk Management europei (e so di cosa parlo essendo membro dell’AIRMIC).

Per concludere: nulla di nuovo sul fronte occidentale.

Alessandro De Felice

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  Maurizio Micale wrote @

Caro Mauro,

io c’ero. Ma tralascio adesso i miei commenti riguardo al successo o meno dell’ultimo convegno ANRA e, facendo tesoro delle premesse del collega Filippo Bonazzi, mi permetto di aggiungere che a me pare che tu metta insieme cose diverse a proposito dell’utilità dei convegni e di eventuali servizi associativi che dovrebbe essere erogati. Credo che valga, almeno, la pena distinguere i problemi e trattarli separatamente e senza alcun spirito polemico, che poi a nessuno giova.

Altre associazioni europee di RM promuovono convegni annuali. Per esempio, l’AMRAE (Francia) organizza, ormai da oltre un decennio, un convegno nazionale di 2,5 gg a cui partecipano, in numero sempre crescente, ormai quasi 2,000 delegati, fra risk manager, assicuratori e riassicuratori, broker e agenti assicurativi e di provenienza non solo nazionale (http://www.amrae.fr/rencontres-amrae/presentation.html).

Allora, alcune buone ragioni per organizzare un convegno nazionale di RM, che se sono già state elencate da altri colleghi, sono:

1/ espressione della vitalità dell’associazione;
2/ visibilità dell’associazione;
3/ occasione di incontro tra gli associati e gli operatori professionali (networking);
4/ scambio culturale e professionale fra i delegati e relatori;
5/ potenziale attivo finanziario a favore dell’associazione.

Concordo con te, che poi ci sono convegni utili e meno utili, ma lo scopo ultimo di un convegno non e’ certo quello di fare formazione e di lasciare la sensazione ai delegati di tornarsene a “lavorare” con un sacco di nuovi strumenti e/o idee. Sicuramente, nel bagaglio di assets professionali di un buon risk manager rientra la capacità di comunicazione (esterna e interna all’azienda) cosi’ come quella di tessere e intrattenere relazioni professionali con gli operatori del settore dell’industria delle assicurazioni. A questo, appunto, servirebbero i “buoni convegni” e il fatto che ANRA non riesca a mantenere un calendario periodico e annuale viene criticato da più parti. Il convegno ANRA dovrebbe essere l’appuntamento annuale per tutti gli operatori dell’industria delle assicurazioni. Non ultimo, il convegno annuale consentirebbe ad ANRA di generare un potenziale attivo finanziario che potrebbe permettere di sviluppare altre iniziative associative che oggi sono limitate dalla mancanza di risorse. Si potrebbe poi discutere della formula del convegno, ma questa dipende in gran parte dalla maturità dell’evento stesso. I convegni di successo sono quelli che hanno sperimentato nel tempo una formula che meglio si attiene agli obiettivi dei delegati e degli operatori professionali.

Ciò mi permette di chiarire lo scopo del contributo economico di partecipazione al convegno e dell’associazionismo, in generale.

Una buona ragione per la partecipazione economica al convegno si impone per il semplice motivo che la formula prevede le pause caffè e la pausa pranzo, anche come occasione per favorire il networking, di cui sopra. Senza il versamento della suddetta quota sarebbe impossibile stimare con esattezza il numero di delegati e quindi organizzare la parte logistica che sta dietro al convegno, inclusa la capienza della sala. Non aggiungo altro al commento di Filippo riguardo ai 100 euro. Ben altro il contributo economico al convegno annuale AMRAE di cui sopra.

Infine, lo scopo dell’associazionismo. ANRA e’ una associazione a partecipazione personale e volontaria. Va da sé che la vita associativa debba essere animata e intrattenuta dagli stessi soci su base volontaria e gratuita. ANRA non e’ un ordine professionale a cui si aderisce al fine della tutela della propria professione attraverso attività di lobby e di partecipazione alla vita governativa. Si potrebbe allora discutere su come ANRA favorisca le occasioni di scambio di vita associativa, sulla congruenza della quota associativa e quant’altro. Ma questo andrebbe meglio dibattuto in occasione dell’assemblea generale a cui partecipa, di fatto, solo una minoranza dei soci.

Allora, in quanto consigliere ANRA, mi sento di concludere invitando chiunque ritenga che l’associazione debba migliorare, svolgere, sviluppare altre attività oppure assumere un ruolo diverso avanzando semplicemente la sua proposta per iscritto inviandola a un consigliere, che meglio ritiene di riferimento, oppure direttamente al presidente chiedendo che questa venga dibattuta in occasione di un consiglio direttivo piuttosto che durante l’assemblea generale.

Ciao,
Maurizio Micale

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  Paolo Rubini wrote @

Non fosse che per il vivace dibattito cui sto assistendo sul sito di Mauro, devo concludere che il convegno ANRA del 7.11 è stato un successo.
Ritengo molto utili e condivisibili alcuni suggerimenti da Voi formulati:
1. sarebbe opportuno non far pagare i soci ANRA
2. occorrerebbero incontri esclusivamente fra risk manager, magari su temi di singole industry;
3. Sarebbe necessaria una programmazione di lungo periodo non solo del convegno ma di altre iniziative (seminari, corsi …).
L’enunciare tali propositi dovrebbe consentire di allargare la base dei soci disposti a cooperare con ANRA, il che è a sua volta un pre-requisito perchè tali annunci possano trasformarsi in azioni.

Un caro saluto a tutti.

Paolo

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  Chiara wrote @

Spero che i propositi enunciati da Paolo Rubini si concretizzino veramente in azioni. Valuterei l’opportunità di diventare socia, specialmente se fossero promossi incontri e tavole rotonde fra risk managers a tema e seminari specifici che non siano solo sulla polizza incendio. Le mia proposta all’ANRA di organizzare una tavola rotonda sul risk assesment nelle imprese che operano su commessa o per BU è stata accantonata. Avrei tante altre proposte… Vi assicuro che la mia piccola voce non è sola.

A presto,
Chiara Pertosa

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  Maurizio Micale wrote @

Chiara,
Mi fa piacere informarti che nel corso di quest’anno e’ stato costituito il Comitato Tecnico Scientifico, che, appunto, dovra’ creare le condizioni per favorire quelle piattaforme e quelle occasioni di incontro di cui tu, insiemi ad altri soci, senti la necessita’. Nuove inziative sono state portate avanti: Il collega Bonazzi, nel corso di quest’anno, ha gia’ organizzato e animato alcuni incontri di approfondimento su tematiche assicurativa specifiche. Se tu volesse animare una commissione tecnica specifica sui temi a te di interesse te ne saremmo tutti grati. Personalmente, da quando sono stato eletto consigliere di ANRA, mi sono dato l’impegno di allargare la base di partecipazione dei soci dando ascolto e parola a tutti i soci. Ma, l’ANRA siamo tutti noi soci. Come ha detto il collega Rubini, ANRA ha bisogno della partecipazione e del contributo professionale e di idee di tutti. Adesso, come consiglieri, dobbiamo creare le condizioni per cui tutte queste competenze e professionalita’ possano coagularsi attraverso delle inziative che vengano portate avanti dai soci stessi.
Spero di poterti incontrare presto e poter scambiare con te queste idee.
A presto,
Maurizio

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  Mauro A. Del Pup wrote @

Chiaramente io sto seguendo tutto il dibattito che si sta sviluppando dal quale volevo poi trarre alcune riflessioni che pubblicherò non con un commento, ma con un post dedicato all’argomento che stiamo trattando e che deve assolutamente andare avanti pubblicamente.
Un saluto a tutti ricordandovi che il blog è qui per dare voce a tutti e ai contributi di tutti.

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  Chiara wrote @

Vorrei ringraziare il sig. Maurizio Micale dell’invito. Mi farebbe molto piacere partecipare ad alcune iniziative “pragmatiche” e “sperimentali” del Comitato scientifico, durante le quali potrei cogliere l’occasione per aderire ufficialmente all’associazione.
Chiara

Lascio i miei riferimenti:
chiara.pertosa@mermecgroup.com

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  Maurizio Micale wrote @

Chiara,
Prendo atto della tua disponibilita’ a partecipare ad alcune delle iniziative che verranno avviate dal CTS, nel corso del 2009, e mi impegno di parlarne con Enrico Guarnerio, il direttore del CTS. Ci metteremo sicuramente in contatto con te per concordare gli aspetti pratici. Cordialmente, Maurizio Micale

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