Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per giugno, 2008

Nuovi documenti condivisi

logo_slideshare.gif

Ho già espresso più volte la necessità di condividere la conoscenza e, dunque, i relativi documenti prodotti dai colleghi risk manager, ma non solo da essi.
Nella colonna di destra, sotto la voce SlideShare, potrai trovare tutta una serie di presentazioni in formato .ppt oppure .pdf che riguardano il tema della gestione dei rischi.

Gli ultimi inserimenti riguardano le Linee Guida di Confindustria emanate nel 2008 e il D.Lgs. 81/2008- Testo Unico sulla Sicurezza, ma in pillole.

Dare l’esempio

“!

Leggo la notizia che a Verona i vigili hanno multato un ciclista che pedalava parlando al telefono e non ci trovo nulla di strano, anzi, mi pare un provvedimento opportuno (tra l’altro dettato dalla legge in materia di circolazione).

Non mi sono piaciute, invece, le dichiarazioni di Danilo Di Luca, vincitore del Giro d’Italia del 2007, il quale ha detto che la multa non sarebbe legittima. “Non si può rispondere al cellulare mentre si pedala? – aggiunge Di Luca – Beh, intanto con la mia bicicletta da passeggio in questo momento sto rispondendo al cellulare su una pista ciclabile…”.

Quello che si dice “dare il buon esempio!“ E chissà se Di Luca, mentre rispondeva al giornalista, portava il caschetto, oppure se lo considera un fastidioso accessorio, obbligatorio solo in gara (così come lo sono le cinture di sicurezza per chi usa un veicolo, oppure i D.P.I. per alcuni lavoratori).

PS: davanti a simili comportamenti (che sono potenzialmente pericolosi anche per gli altri), auspico il ritorno delle lezioni di educazione civica nonché del telefono a gettoni.

Farsi male in ufficio? E’ possibile…

Sicurezza: un valore sociale

Il mio lavoro è quello di risk manager e, in questo ruolo, mi devo occupare di tutti i rischi compresi quelli della sicurezza sul lavoro. Ritengo che un risk manager debba entrare nel vivo di questi temi, che debba “sporcarsi” le mani nei luoghi dove si lavora e si produce, così da rendersi conto di cosa accade. Solo così potrà essere in grado di dare il suo contributo che è quello di andare a “caccia” dei rischi i quali, alle volte, si nascondono anche agli occhi più esperti di chi si occupa prevalentemente di sicurezza sul lavoro.

Ma sappiamo anche che gli incidenti domestici sono di gran lunga superiori a quelli sul lavoro: cioè ci facciamo male o moriamo di gran lunga di più tra le “sicure” quattro mura di casa che nei luoghi di lavoro. Come mai? Credo che ciò dipenda dal fatto che gli aspetti della sicurezza siano una componente culturale di ciascuno di noi. Uno studio del CENSIS del 2004 dice che “gli italiani che hanno un comportamento pro-attivo nei confronti della prevenzione e che davvero pensano faccia capo intanto a loro stessi affrontare e risolvere le questioni legate alla sicurezza sono poco più del 31%, mentre il 21% di essi si possono definire persone fortunate a non essere incappate in incidenti, ma soprattutto il 47% circa è composto da persone che vivono nella distrazione più completa, non si curano di sè e degli altri e aspettano che sia un soggetto esterno , preferibilmente pubblico, a doversi far carico della loro incolumità a casa, sulle strade e nei luoghi di lavoro“.

E allora bisogna iniziare a parlare di queste cose ai nostri figli quando sono ancora piccoli per evitare, poi, di perderli da grandi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: