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"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Ore 11,00: infortunio sul lavoro

elmetto-cantiere.jpgOggi, 20 marzo 2008, si è verificato un infortunio sul lavoro, ma questa volta è accaduto nella mia abitazione.

Tutto nasce dall’esigenza di provvedere alla tinteggiatura delle pareti esterne dell’abitazione del cui lavoro, dopo un’attenta verifica, è stato incaricata un’impresa specializzata alla quale sono stati richiesti tutti i documenti previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 626/94 e non solo quelli.

Per effettuare il lavoro era necessario montare un’impalcatura che rispondesse ai requisiti di sicurezza: per andare sul “sicuro” è stata incaricata un’impresa dedicata alle attività di noleggo, montaggio/smontaggio di ponteggi. Il costo per questo intervento gravava per il 30% sul totale dei lavori. Senza alcuna esitazione (malgrado i costi) è stato affidato l’incarico all’impresa la quale ha eseguito i lavori a regola d’arte con personale specializzato e adeguatamente formato, rilasciando tutti i necessari documenti come il Pi.M.U.S. (piano per il montaggio, uso e smontaggio di ponteggi) e il P.O.S. (Piano Operativo della Sicurezza). Durante la fase di montaggio tutto è andato per il verso giusto.

Oggi si prevedeva lo smontaggio della struttura. Quando questa mattina sono arrivati gli addetti allo smontaggio gli è stato detto di indossare i DPI previsti, imbraghi ed elmetti, e per fortuna!

Infatti, verso le 11,00 circa, dopo un’intera mattina passata a controllare lo stato dei lavori e la loro corretta esecuzione anche in riferimento alle norme di sicurezza, ero appena risalito nel mio appartamento quando sentii un frastuono come di materiale caduto: affacciandomi sulla terrazza vidi uno degli uomini sull’impalcato che guardava verso il basso dove stava l’altro suo collega il quale, però, stava barcollando. Immediatamente ci recammo da lui cercando di capire cosa fosse successo. In pratica era caduta la tavola batti-tacco (la causa del frastuono), ma anche un pesante martello che, evidentemente, non era fissato alla cintura dell’addetto che si trovava in alto.

Da una prima e veloce ricostruzione, pare che il martello sia caduto sulla testa del lavoratore che si trovava a terra il quale, come doveva, indossava regolarmente il casco di protezione! Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se, per qualche motivo, non l’avesse indossato.

Quindi, visto che accusava alcuni sintomi di malessere (sudorazione, feddo, dolore alla schieda e allo stomaco), abbiamo allertato il 118 che ha fatto pervenire sul luogo il personale il quale ha prontamente soccorso l’infortunato che è poi stato trasportato presso l’ospedale di Pordenone.

Poco dopo (come prevedibile) alla mia porta ha bussato l’U.P.G. (Ufficiale di Polizia Giudiziaria) dell’Azienda Sanitaria per le verifiche del caso: visita e foto al luogo dell’accaduto (che avevo lasciato immutato) e stesura del verbale per la ricostruzione dell’accaduto secondo la mia percezione dei fatti. L’U.P.G. ha potuto constatare l’esistenza della documentazione (tra i pochi privati ad averla, mi ha detto) che si portato appresso per le verifiche del caso.

Perché ti racconto tutto questo?

Per condividere con te questa esperienza che, anche se non ce ne fosse bisogno, conferma una volta di più quanto sia opportuno prestare attenzione alla sicurezza sul lavoro o, meglio, alla sicurezza in generale.

Che bisogna investire risorse economiche per attuarla e che queste sono ben poca cosa rispetto alla salvaguardia della salute degli individui e alle responsabilità civili, penali, sociali, ma che soprattutto l’attenzione agli altri è anche un fatto culturale che investe tutti noi.

La cosa importante, infine, è che l’infortunato pare non abbia riportato gravi traumi e credo che sarà contento di aver dato ascolto a chi, questa mattina, gli ricordò di indossare l’elemetto.

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2 commenti»

  Ugo Fonzar wrote @

Complimenti! Hai agito bene! Dare l’esempio è sempre difficile… quando io dico cosa fare ai miei clienti mi chiedo se anche io come Committente farei lostesso o no…

Bravo Mauro e buona guarigione all’infortunato (fortunato)

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  Mauro A. Del Pup wrote @

Grazie, ho cercato appunto di dare l’esempio in modo da essere coerente con quanto vado dicendo e che ho appreso in questi anni anche da persone come te (e fortunatamente per l’infortunato “fortunato”). Un saluto.

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