Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Volontà di cambiare

Qualche tempo fa (correva l’anno 2004), trovai questa interessante riflessione che conservai, ma non altrettanto feci con la fonte che quindi non posso linkare. A distanza di qualche anno, trovo che il pensiero espresso sia quanto mai attuale e dunque lo ripropongo così come lo lessi, nella sua forma integrale.

“In Africa, una cosa è vera all’alba e falsa a mezzogiorno …”. Questa efficace espressione, utilizzata da Ernest Hemingway nel romanzo “Vero all’alba”, potrebbe essere traslata, altrettanto efficacemente (anche se con un po’ di immaginazione!), dal contesto dell’Africa selvaggia a quello dell’assicurazione (ugualmente selvaggia).

Qui, la pattuizione di una copertura o di un servizio “veri” ha un significato al momento della sottoscrizione della polizza e un significato molto diverso nel corso del rapporto o al momento del sinistro. Soprattutto perché il lasso temporale che separa il perfezionamento del contratto dalla possibilità di verificare la validità delle prestazioni promesse dall’assicuratore può essere ampio. Entrambe le parti, nel frattempo, perdono di vista facilmente le finalità perseguite inizialmente.

Gli assicuratori, assillati dalle impellenti necessità di budget, cedono volentieri alle lusinghe di un mercato che li spinge a massimizzare il profitto incrementando senza criterio il loro volume d’affari, anche a costo della inevitabile standardizzazione e spersonalizzazione del servizio reso al cliente.

Gli assicurati, dopo aver percepito (per un attimo) l’utilità di approfondire, nel loro interesse, la conoscenza della polizza sottoscritta e aver dichiarato apertamente questo proposito all’assicuratore (naturalmente in un momento successivo perché le cose da fare, si sa, sono tante!) ritornano alla pressante routine produttiva quotidiana e, dopo poco tempo, dimenticano tutto, impegni compresi.

Probabilmente, in campo assicurativo continuano a presentarsi sempre gli stessi problemi proprio perché da una parte e dall’altra non esiste una volontà reale di cambiare sul serio qualcosa.

Aggiornamento: ho saputo che questo scritto fa parte della newsletter “Risknetnews” pubblicata dal collega risk manager, Filippo Bonazzi che ha gentilmente lasciato qui un suo interessante commento.

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1 commento»

  Filippo Bonazzi wrote @

L’articolo è tratto dalla newsletter “Risknetnews” da me pubblicata.
Il tema è certamente sempre attuale.
A distanza di qualche tempo da queste mie considerazioni, tuttavia, desidero valorizzare un altro aspetto che ostacola un cambiamento reale nei rapporti tra assicurato ed assicuratore.
Vale a dire il conflitto di interessi che condiziona in modo pervasivo le relazioni tra i due soggetti. L’assicurato che cerca di spendere il meno possibile e di dotarsi della forma di copertura più ampia, e l’assicuratore (intermediario o compagnia) che cerca di vendere il più in fretta possibile un prodotto preferibilmente “blindato”, cioè tale da non esporre eccessivamente l’assicuratore a pagamenti elevati.
Nonostante l’abbondante letteratura esistente in materia, e i numerosi dibattiti accademico/filosofici sulla funzione dell’assicurazione, è il conflitto di interessi la fonte di tutti i problemi (inclusa la mancanza di una cultura assicurativa in Italia).
Il punto, allora, è: come annullare il conflitto di interessi, a vantaggio dell’assicurato?

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