Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per gennaio, 2008

Programma assicurativo: delegare o ritenere?

rm-para-il-rischio.jpgQual’è, per un’Azienda o un ente pubblico, il valore aggiunto tra la gestione diretta dei rischi e delle coperure assicurative e la delega di questi temi a soggetti esterni? Dato che da molti anni anni ho deciso di fare il risk manager, un’idea in mente ce l’ho, ma per rispondere a questa domanda mi viene in aiuto quanto scritto da Peppin Pignolo, risk manager del gruppo Gucci, in “Danni Diretti“ – Egea editore.

“Il trasferimento di un’eventualità di rischio a terzi o a compagnie di assicurazioni è il caso più semplice, ma, sotto certi aspetti, anche quello più dispendioso. In questo caso il risk manager ha due possibilità:

1. può lui stesso, su mandato della società, interrogare il mercato e quotare il rischio sulla base della valutazione fatta tra l’azienda (richiedente o, meglio, proponente) e la compagnia (assicuratore). In questo caso egli può, con una profonda conoscenza del prodotto assicurativo, intervenire sui parametri standard dettati dalle compagnie, in maniera tale da costruire un “vestito su misura” per l’evento che si intende trasferire;

2. può comunque interrogare il mercato, ma dando lui stesso mandato a terzi (brokers, consulenti assicurativi) che, sulla base di parametri forniti, interrogano il mercato e forniscono il prodotto finito, cioè la polizza assicurativa.

In entrambi i casi il risk manager ha la possibilità di avere un contratto o una polizza assicurativa che garatisce l’evento dannoso ma, mentre nel primo caso è lui stesso l’attore protagonista di tutto il processo, nel secondo egli diviene una sorta di fruitore del servizio di terzi specializzati nel settore.

Inoltre nel primo caso si ha la percezione di come l’assicuratore ragioni e quali siano i parametri che possono cambiare l’eventuale esposizione di rischio e, conseguentemente, del premio di polizza (prezzo).

Nel secondo caso, invece, il risk manager è solo spettatore e non può intervenire in alcun modo sulle scelte strategiche di copertura dell’intermediario“.

Volontà di cambiare

Qualche tempo fa (correva l’anno 2004), trovai questa interessante riflessione che conservai, ma non altrettanto feci con la fonte che quindi non posso linkare. A distanza di qualche anno, trovo che il pensiero espresso sia quanto mai attuale e dunque lo ripropongo così come lo lessi, nella sua forma integrale.

“In Africa, una cosa è vera all’alba e falsa a mezzogiorno …”. Questa efficace espressione, utilizzata da Ernest Hemingway nel romanzo “Vero all’alba”, potrebbe essere traslata, altrettanto efficacemente (anche se con un po’ di immaginazione!), dal contesto dell’Africa selvaggia a quello dell’assicurazione (ugualmente selvaggia).

Qui, la pattuizione di una copertura o di un servizio “veri” ha un significato al momento della sottoscrizione della polizza e un significato molto diverso nel corso del rapporto o al momento del sinistro. Soprattutto perché il lasso temporale che separa il perfezionamento del contratto dalla possibilità di verificare la validità delle prestazioni promesse dall’assicuratore può essere ampio. Entrambe le parti, nel frattempo, perdono di vista facilmente le finalità perseguite inizialmente.

Gli assicuratori, assillati dalle impellenti necessità di budget, cedono volentieri alle lusinghe di un mercato che li spinge a massimizzare il profitto incrementando senza criterio il loro volume d’affari, anche a costo della inevitabile standardizzazione e spersonalizzazione del servizio reso al cliente.

Gli assicurati, dopo aver percepito (per un attimo) l’utilità di approfondire, nel loro interesse, la conoscenza della polizza sottoscritta e aver dichiarato apertamente questo proposito all’assicuratore (naturalmente in un momento successivo perché le cose da fare, si sa, sono tante!) ritornano alla pressante routine produttiva quotidiana e, dopo poco tempo, dimenticano tutto, impegni compresi.

Probabilmente, in campo assicurativo continuano a presentarsi sempre gli stessi problemi proprio perché da una parte e dall’altra non esiste una volontà reale di cambiare sul serio qualcosa.

Aggiornamento: ho saputo che questo scritto fa parte della newsletter “Risknetnews” pubblicata dal collega risk manager, Filippo Bonazzi che ha gentilmente lasciato qui un suo interessante commento.

Rischi in-side e rischi out-side

Inizio l’attività del blog nel nuovo anno con questa simpatica vignetta, e auguro a tutti un felice e sereno 2008, ovviamente in compagnia del rischio.
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