Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Risk Management in Italy

risk.jpgUn lettore del blog, che ringrazio, mi ha chiesto “se, secondo me, esistono aziende interessate a far crescere al proprio interno la figura del risk manager, oppure se non c’è speranza”. Pensando ad una risposta, mi è tornato tra le mani un articolo pubblicato dalla rivista “Strategic RISK“ nell’aprile 2004, dal quale ho estrapolato questo passaggio che, ancor’oggi, trovo quanto mai attuale.

The risk manager is still an exotic creature in Italy. Only about 6% of Italian companies state that they have a risk manager, although, according to a report by the Italian risk management association ANRA, seven companies out of 10 acknowledge that there is a direct relationship between risk management and a company’s value. According to research carried out by the market research organisation CIRM for the Milan Polytechinc, ANRA, said, this 6% figure represents a range of only 4-5% for small and medium sized companies (SMEs) to 9% for the largest ones. If the question is extended to companies that say they have a professional who deals with risk issues “occasionally and not full time”, the figure still only rises to 23% of Italian companies, ranging from 37% for large companies to 10-15% for SMEs.

In conclusione, la mia convinzione, per la tipologia delle aziende presenti sul mercato italiano (piccole medie imprese), è che non ci sia molto spazio alla crescita di una figura interna di risk manager, ma che debba invece ulteriormente diffondersi la figura del risk manager free lance, ancora poco conosciuta forse anche all’interno delle stesse associazioni. In ANRA, tuttavia, i free lance (come chi scrive) sono passati dalla qualifica di Associati esterni a quella di Soci; ciò non toglie che da più parti si sia considerati ancora “figli di un Dio minore”, un pò perché siamo pochi, ma soprattutto per il fatto che esprimiamo le istanze delle PMI (piccole medie imprese), anche se queste rappresentano il tessuto produttivo di questa nazione. Senza contare che la figura del risk manager free lance potrebbe trovare terreno fertile nell’ambito del settore pubblico, come le aziende sanitarie, i comuni, le regioni, ecc., dove, tranne pochi casi virtuosi, molto ci sarebbe da fare in termini di ottimizzazione dei servizi resi ai cittadini (e quindi a noi) e delle risorse spese (pensiamo solo alla spesa per le coperture assicurative in assenza di una “seria” politica dei gestione dei rischi).

Quello che resta da capire, invece, è cosa vogliamo che sia o che faccia questo risk manager e di cosa debba occuparsi, ma di questo sarà bene parlarne in un’altra occasione.

Rimane naturalmente sempre valido l’invito a commentare e a dire la vostra opinione nei modi che riterrete più opportuni.

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