Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per ottobre, 2007

Le polizze poliennali si possono disdettare?

Dubbio e idee.gifSolo per segnalare che le Compagnie, in barba alla legge 2 aprile 2007 n.40 hanno iniziato a respingere le disdette di polizze poliennali. Vi ricordate cosa recitava il comma 4, dell’art. 5 della citata legge 40?

Eccolo qui il testo: “Al primo comma dell’articolo 1899 del codice civile, il secondo periodo e’ sostituito dal seguente: “In caso di durata poliennale, l’assicurato ha facoltà di recedere annualmente dal contratto senza oneri e con preavviso di sessanta giorni. Tali disposizioni entrano in vigore per i contratti stipulati dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Per i contratti stipulati antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la facoltà di cui al primo periodo può essere esercitata a condizione che il contratto di assicurazione sia stato in vita per almeno tre anni.“

Da qualche tempo mi dicono sia iniziata a girare una lettera dell’ISVAP con la quale si sostiene che, se alla data del 3 aprile 2007 la polizza ha maturato i tre anni di vigenza, allora è disdettabile, ma se i tre anni, a tale data, non sono ancora compiuti, allora la polizza non è disdettabile e te la tieni fino alla sua naturale scadenza. Prima di questa comunicazione, le Compagnie accettavano senza batter ciglio tutte le disdette che avevano effetto dallo spirare dei tre anni richiesti dalla legge.

C’è qualcuno di voi che ha avuto esperienza diretta in merito? Potreste recuperare la lettera dell’ISVAP che così la mettiamo nel blog e magari la commentiamo? Credo che potrebbe esserci molto utile capirne di più. Attendo di leggervi.

Aggiornamento del 3 marzo 2008. La rivista Assinews, riporta il seguente caso e le relative dichiarazioni del vicedirettore dell’ISVAP, dott.ssa Mazzarella secondo la quale:
– contratto stipulato in data 31 dicembre 2004;
– durata del contratto anni 10, per cui scadenza dello stesso al 31.12.2014;
– disdetta data con preavviso scritto, a valere dalla scadenza del 31 dicembre 2007.
“Il contraente poteva legittimamente recedere dal contratto alla citata scadenza del 31 dicembre 2007, in quanto a quella data era maturato il triennio contrattuale introdotto dalla nuova norma per la disdetta dei contratti stipulati prima della sua entrata in vigore”.
E non potevano dirlo prima?

Risk Management News

E’ uscito il secondo numero di Risk Management News la pubblicazione curata dall’ANRA con cadenza trimestrale (il primo numero è uscito a luglio). In questo numero un’intervista a Guido Bertolaso, direttore del dipartimento della Protezione Civile il quale propone la sua personale visione sulle qualità del risk manager. “ Il risk manager non è figura vicina all’indovino, al vaticinante, e neppure allo scienziato puro: è piuttosto un fruitore intelligente di informazioni e di dati e una persona con lo sguardo allenato a cogliere particolari di scenario che ai più sfuggono, aiutato in questo, magari, dalla storia delle proprie esperienze. Chi deve vedersela con il rischio non può essere un produttore di dati, ma semmai un interprete, un lettore accanito, un ascoltatore attento, consapevole che il rischio è legato al contesto e che la prevenzione potrebbe essere l’unica difesa“. Per il resto vi lascio alla lettura della rivista invitandovi a dire la vostra con un commento oppure scrivendo una mail al blog.

Sicurezza informatica

No Digital Divide.jpgSul sito del casellario Centrale Infortuni dell’INAIL si può leggere che i dati previdenziali di 57 milioni di italiani sono al sicuro.

“I dati memorizzati dagli enti previdenziali e di assistenza sono inattaccabili da hackers, terroristi, incendi, allagamenti, black-out, terremoti, crolli, incidenti e protetti da gravi guasti. Vengono infatti duplicati in un caveau ad alta protezione – anche atomica – una sorta di Fort Knox in una località segreta di Roma entro il GRA. Il centro unificato di back up, realizzato in collaborazione con CNIPA (Centro Nazionale Informatica Pubblica Amministrazione), custodisce i sistemi informatici di disaster recovery di INPS, INAIL, INPDAP e IPOST. Oltre ai periodici test singoli, i quattro enti hanno appena simulato contemporaneamente e con successo, “attacchi” di diversa tipologia, black out compreso. E’ il primo test del genere ad essere effettuato in Europa.”

C’è da sperare che l’annuncio corrisponda al vero, perché il rischio è quello di perdere i dati delle posizioni previdenziali dei dipendenti (e non solo). Solo una nota relativa al Risk Management: ma se la località dev’essere segreta, perché dire che il centro si trova in una “località segreta di Roma?” Voi l’avreste reso noto?

Uniparmassicurazioni: seminario di formazione sui danni indiretti

convegno-2007.gifSegnalo che il prossimo 25 ottobre, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Parma, si terrà un incontro/seminario dedicato ai Danni Indiretti. Nel corso dell’incontro sarà anche presentata al mercato la nuova polizza “Danni Indiretti – Stand Alone a Primo Rischio” realizzata da Galassia Network con il contributo e la collaborazione di Uniparmassicurazioni, il gruppo di ricerca e formazione nei campi della finanza, delle assicurazioni, della previdenza e della gestione dei rischi del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Parma.

Cosa offre oggi il mercato assicurativo? Che percezione del rischio hanno compagnie, intermediari e clienti? Qual è la soluzione esclusiva Stand Alone/Primo RischioGalassia?

A queste e altre domande daranno risposte i relatori del seminario che potrà valere per il conseguimento di crediti formativi Isvap.

Nota: cliccando sull’immagine la stessa si ingrandirà tanto da consentirvi di ottenere tutte le informazioni per l’iscrizione che è completamente gratuita.

Risk Management in Italy

risk.jpgUn lettore del blog, che ringrazio, mi ha chiesto “se, secondo me, esistono aziende interessate a far crescere al proprio interno la figura del risk manager, oppure se non c’è speranza”. Pensando ad una risposta, mi è tornato tra le mani un articolo pubblicato dalla rivista “Strategic RISK“ nell’aprile 2004, dal quale ho estrapolato questo passaggio che, ancor’oggi, trovo quanto mai attuale.

The risk manager is still an exotic creature in Italy. Only about 6% of Italian companies state that they have a risk manager, although, according to a report by the Italian risk management association ANRA, seven companies out of 10 acknowledge that there is a direct relationship between risk management and a company’s value. According to research carried out by the market research organisation CIRM for the Milan Polytechinc, ANRA, said, this 6% figure represents a range of only 4-5% for small and medium sized companies (SMEs) to 9% for the largest ones. If the question is extended to companies that say they have a professional who deals with risk issues “occasionally and not full time”, the figure still only rises to 23% of Italian companies, ranging from 37% for large companies to 10-15% for SMEs.

In conclusione, la mia convinzione, per la tipologia delle aziende presenti sul mercato italiano (piccole medie imprese), è che non ci sia molto spazio alla crescita di una figura interna di risk manager, ma che debba invece ulteriormente diffondersi la figura del risk manager free lance, ancora poco conosciuta forse anche all’interno delle stesse associazioni. In ANRA, tuttavia, i free lance (come chi scrive) sono passati dalla qualifica di Associati esterni a quella di Soci; ciò non toglie che da più parti si sia considerati ancora “figli di un Dio minore”, un pò perché siamo pochi, ma soprattutto per il fatto che esprimiamo le istanze delle PMI (piccole medie imprese), anche se queste rappresentano il tessuto produttivo di questa nazione. Senza contare che la figura del risk manager free lance potrebbe trovare terreno fertile nell’ambito del settore pubblico, come le aziende sanitarie, i comuni, le regioni, ecc., dove, tranne pochi casi virtuosi, molto ci sarebbe da fare in termini di ottimizzazione dei servizi resi ai cittadini (e quindi a noi) e delle risorse spese (pensiamo solo alla spesa per le coperture assicurative in assenza di una “seria” politica dei gestione dei rischi).

Quello che resta da capire, invece, è cosa vogliamo che sia o che faccia questo risk manager e di cosa debba occuparsi, ma di questo sarà bene parlarne in un’altra occasione.

Rimane naturalmente sempre valido l’invito a commentare e a dire la vostra opinione nei modi che riterrete più opportuni.

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