Risk Management – Il primo blog in Italia sui temi del Risk Management.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

Archivio per settembre, 2007

Dubbi: la clausola “claims made” è nulla?

00000q07.gifDopo la nota sentenza della Cassazione civile, sez. III, n. 5624 del 15 marzo 2005, che ha asserito dubbi di vessatorietà della stessa, torno sul tema della clausola claims made (per chi volesse allego anche una nota dell’ANIA scaricabile in formato .doc) in seguito della sentenza del Tribunale di Roma n. 16975 del 1 agosto 2006 che asserisce che la clausola claims made è nulla ex. art. 1895 c.c. in quanto rappresenta l’assicurazione di un “rischio putativo“ (supposed risk). Per rischio putativo si intende “un rischio mai esistito o già cessato o che ha dato origine ad un sinistro verificatosi anteriormente alla stipulazione del contratto assicurativo che, in tali eventualità, è nullo“. Ma non avevamo imparato che con la claims made il sinistro è la “richiesta di risarcimento del terzo“? Pare non sia più così perché per “rischi già verificatisi“ debbono intendersi non già solo eventi dannosi materialmente avvenuti prima della stipula del contratto, ma anche quelli i cui presupposti causali si siano già verificati al momento della stipula della polizza. Pertanto, sebbene l’assicurato patisca materialmente il pregiudizio quando il terzo danneggiato esige il risarcimento, non v’è dubbio che il “rischio“ dedotto nel contratto è rappresentato non dalla richiesta di risarcimento del terzo, ma dalla commissione di illeciti colposi da parte dell’assicurato.

Devo dire che, nel caso oggetto della sentenza, si trattava di una claims made con una retroattività di tre anni. Non è tuttavia chiaro se, in assenza della retroattività, la clausola sarebbe stata ritenuta valida. Fin qui il mio contributo e non vi nego i miei tanti dubbi in proposito. E voi cosa ne pensate? Volete condividere la vostra esperienza? Ed infine, qual’è la posizione della stessa ANRA in proposito? Inviate i vostri commenti o scrivetemi un’e_mail se volte pubblicare i vostri post.

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Ottimizzare il tempo sul Web

Dato che il tempo è sempre poco, bisogna ottimizzarlo al meglio e questo vale anche quando si viaggia sul Web alla ricerca di notizie. Oggi la tecnologia ci mette a disposizione strumenti spesso già integrati nelle applicazioni che utilizziamo ogni giorno come il nostro browser, che ci alleviano dal visitare tutti i siti che ci interessano per verificare se ci sono nuove notizie. In sostanza, usando gli RSSReally simple syndicationnon dobbiamo più rincorrere gli aggiornamenti dei nostri siti preferiti, ma saranno gli aggiornamenti che verranno da noi. Come? In rete ho “scovato” il breve video che trovate sulla colonna in basso a destra dal titolo RSS, cosa sono e perché usarli”, nel quale vengono mostrate e spiegate, passo dopo passo, le operazioni da fare, rendendo comprensibile a tutti il loro funzionamento, la loro utilità ed il risparmio di tempo. Fatemi sapere se lo avrete gradito.

Infortuni e tabella INAIL

abacus_elettorale.jpgNelle polizze infortuni è d’uso ottenere che la valutazione del grado di Invalidità Permanente venga effettuato con riferimento alle percentuali stabilite dalla Tabella INAIL del d.P.R. 1124/65 dato che quest’ultima è sensibilmente più favorevole all’assicurato di quella prevista dal D.Lgs. 38/2000 il quale ha modificato il citato d.P.R. 1124/65. Per superare il fatto di vedersi applicare le tabelle del citato D.Lgs. 38/2000, si può chiedere all’assicuratore che il grado di I.P. venga determinato con riferimento alle tabelle INAIL del d.P.R. 1124/65 in vigore fino al 24.07.2000 o al 31.12.1999. Problema risolto? Solo in parte poiché, la nuova tabella prevede quasi 400 voci rispetto alle 60 voci della precedente, ma soprattutto la nuova prevede anche valutazioni per i danni estetici, i danni psichici, i danni alla sfera sessuale ecc., non previsti dalla precedente. E allora, se questo è il quadro, quale soluzione adottare? Anche questo è Risk Management.

La Finanziaria e la 626

tempimoderni.jpgNella legge 296 del 27 dicembre 2006 (legge finanziaria) il comma 910 ha introdotto una modifica all’art. 7 del D.Lgs. 626/94 (comma 3-bis) che produce effetti sulla responsabilità civile dell’imprenditore e quindi anche sulla portata della copertura assicurativa della responsabilità civile che, a questo punto, occorrerà integrare anche alle fattispecie di danno di cui al citato art. 7, comma 3-bis. Qualcuno di voi ha già pensato o messo in atto qualche clausola? Scrivete o commentate le vostre idee nel blog.Per comodità di consultazione, riporto qui di seguito l’articolo 7 del D.Lgs. n. 626/1994, nel testo risultante dalle modifiche apportate dalla legge Finanziaria 2007 e da quelle appena illustrate.D.Lgs. 626/94 – Art. 7. Contratto di appalto o contratto d’opera. 1. Il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima:a) verifica, anche attraverso l’iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato, l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori da affidare in appalto o contratto d’opera;b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.2. Nell’ipotesi di cui al comma 1 i datori di lavoro:a) cooperano all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto;b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.3. Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto o d’opera. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell’attivita` delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi.3-bis. L’imprenditore committente risponde in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali ulteriori subappaltatori, per tutti i danni per i quali il lavoratore, dipendente dall’appaltatore o dal subappaltatore, non risulti indennizzato ad opera dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. 3-ter. Ferme restando le disposizioni in materia di sicurezza e salute del lavoro previste dalla disciplina vigente degli appalti pubblici, nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto, di cui agli articoli 1559, 1655 e 1656 del codice civile, devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro. A tali dati possono accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori di cui all’articolo 18 e le organizzazioni sindacali dei lavoratori.”                       Aggiornamento importante: le modifiche alla 626 introdotte dalla finanziaria di cui abbiamo parlato in questo post, hanno trovato posto nella legge del 3 agosto 2007 n. 123 (per scaricare la legge vai alla pagina ad hoc sulla colonna di destra).

Ma i tecnici delle compagnie sanno tariffare la RCA?

Ho letto a questo proposito un articolo interessante sul numero 171 di Assinews di cui riporto alcuni passaggi.
“Dai dati ISVAP emerge uno squilibrio tariffario che avvantaggia le regioni meridionali a scapito di quelle settentrionali. Ad esempio, le regioni del nord avrebbero dovuto pagare le polizze RCA un 13% in meno di quanto pagato, mentre le regioni del sud avrebbero dovuto pagare un 24,5% in più; quelle del centro solo uno 0,4% in più. Ciò appare ancora più strano in quanto le compagne le hanno inventate proprio tutte pur di non assicurare o assicurare il minor numero possibile di meridionali, quando bastava tariffare esattamente.” Non è anche questo un aspetto del “costo del rischio?” E voi cosa dite? Confermate questi dati?

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