Risk Management – Il primo blog sull'ERM in Italia.

"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare” (José Saramago)

The Travel Risk Map 2016

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Grazie alla International SOS and Control Risks,  una società leader nel settore dei servizi di assistenza sanitaria e di sicurezza che affianca le aziende all’estero nel proteggere il proprio personale distaccato nel rispetto degli obblighi di tutela dei dipendenti, diventando parte integrante del sistema aziendale di gestione dei rischi e per questo ben conosciuta dai risk manager che si trovano a dover gestire i viaggi e le missioni all’estero del personale, vi propongo di dare un’occhiata (e anche più di un’occhiata) alla Travel Risk Map 2016 che la International SOS ha messo a punto e che potrete scaricare in formato pdf da questo link: international-sos-travel-risk-map-2016.pdf.

Questo post si lega perfettamente con il mio precedente Travel Risk Management che pubblicai l’anno scorso proprio per trattare un argomento di cui dovrebbero appropriarsi tutte le Imprese (e non solo) che si trovano a dover gestire i viaggi e le missioni all’estero del proprio personale.

Political Risk Map 2016

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Come ogni anno ecco la mappa con il Rischio Politico: potrete vedere le mappe e tutta una serie di altri dati interessanti oltre che utili, a questo link.

Noterete, per esempio, che per la Francia anche a seguito dei diversi tragici fatti legati al terrorismo che sono oramai una cronaca quasi quotidiana, il rischio paese è di livello medio.

Come avevo scritto già l’anno scorso, abbiamo oramai capito che questi rischi non riguardano solo paesi lontani da noi, ma anche i nostri stessi luoghi in cui viviamo e lavoriamo ogni giorno: cambia il contesto e con esso la risposta da dare per una più fattiva gestione dei rischi.

Direttiva macchine e rischio RCO

In questi anni mi è capitato più volte di partecipare ad alcuni seminari nei quali si trattava l’argomento della Direttiva Macchine e, in uno dei più recenti, si è riflettuto sia sulla responsabilità del datore di lavoro che progetta e produce le macchine per venderle, di chi le acquista per i suoi processi produttivi, ma anche di quelle aziende che utilizzano macchinari auto-prodotti per le proprie esigenze produttive.

Innanzitutto mi sono chiesto quanti datori di lavoro abbiano chiaro che, anche se la macchina è auto-prodotta, deve essere predisposta un’adeguata documentazione come il  Fascicolo Tecnico della Costruzione, a tacere poi di quante volte avvengono delle modifiche non autorizzate su macchine marcate CE con tutto quanto questo comporta in termini di rischi e, dunque di responsabilità.

E poi mi sono chiesto, ma un’azienda che svolge una certa attività, poniamo produzione e commercializzazione di abbigliamento che è assicurata per la RCO sulla base di tale attività, nel caso dovesse verificarsi un infortunio su una macchina auto-prodotta, tale infortunio risulterà coperto dall’apposita copertura RCO, oppure tale evento rappresenta un rischio “altro“ rispetto a quello principale (nella descrizione dell’attività svolta, infatti, non viene citata anche la produzione di macchinari in proprio), e dunque non sarà coperto dalla polizza?

Pensiamoci!

Rischio stradale sul lavoro

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E’ un pò che non scrivo qualche post, almeno su questo blog, e riprendo per commentare questo articolo sul tema della salute e sicurezza sul lavoro questa volta legata al rischio stradale.

Sappiamo, si legge nell’articolo, che ogni datore di lavoro, tra i propri obblighi, ha quello di effettuare la valutazione dei rischi dei lavoratori e prendere le misure per ridurre detti rischi, consentendo al proprio personale di lavorare in piena sicurezza.
Le aziende che hanno grandi numeri in termini di dipendenti, veicoli in uso e spostamenti quotidiani avvertono la gestione del rischio stradale  come uno dei principali punti su cui focalizzare la propria attenzione ed a cui destinare una quota significativa delle risorse dedicate alla sicurezza sul lavoro. Per innumerevoli attività, infatti, il “luogo di lavoro” non è un posto specifico individuato all’interno di un ufficio o di uno stabilimento produttivo (che pure deve avere le sue misure per la riduzione del rischio di infortuni tra veicoli e persone), ma è la strada pubblica, spesso in condizioni di difficile gestione (come nel caso di flussi di merci pericolose che impegnano le strade urbane).
E non va poi dimenticato che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte sul lavoro (come testimoniano ogni anno i dati INAIL). Per minimizzare i rischi di questi lavoratori ed aumentare la sicurezza stradale (a vantaggio loro e di ogni altro utente),  viene in aiuto dei responsabili aziendali la Checklist per la riduzione del rischio stradale sul lavoro, che consente di ridurre il rischio stradale intervenendo sulle componenti Uomo, Veicolo e Spostamento del “sistema guida”. Ogni responsabile aziendale della sicurezza può consultarla e verificare, punto per punto, se la propria azienda sta tenendo debitamente in conto ogni aspetto importante ai fini della riduzione del rischio.

Anche in questo modo, a mio parere, si fa Risk Management. Buon lavoro.

Global Claims Review 2015 by Allianz

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Pubblico un interessante Rapporto sui Danni Globali, il Global Claims Review 2015: Business Interruption In Focus che, come recita già nel titolo, pone una particolare attenzione sull’aspetto della Business Interruption, che in Italia chiamiamo “Danni Indiretti da interruzione di attività“.

Tale rapporto, curato da Allianz Global Corporate & Specialty, esamina gli anni che vanno dal 2010 al 2014. Secondo tale rapporto, le principali cause di una business interruption sono dovute ai seguenti eventi:

  1. Fire and explosion
  2. Storm
  3. Machinery breakdown
  4. Faulty design/material/manufacturing
  5. Strike/riot/vandalism
  6. Cast loss (entertainment)
  7. Flood
  8. Collapse
  9. Human error/operating error
  10. Power interruption

Buona lettura e, come sempre, buone riflessioni.

Caduta di oggetti orbitanti nello spazio

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Torno sul tema del rischio della caduta di oggetti dallo spazio che avevo affrontato qualche tempo fa perché il 2 gennaio 2016 sono piovuti in Vietnam tre detriti spaziali. I testimoni hanno affermato che intorno alle 18 si è sentito un tuono provenire da cielo e sono state osservate scie luminose. Si pensava a una meteorite, ma successivamente sono stati rinvenuti i detriti. Il primo è una sfera di circa 80 centimetri di diametro, dal peso di circa 50 kg, trovata presso il corso di un torrente nella remota provincia di Tuyen Quang. Altri due detriti sono stati rinvenuti nella vicina provincia di Yen Bai. Il primo è una sfera (circa 30 centimetri e 6 kg) caduta in un giardino. L’altro detrito è un rondella metallica di 250 grammi di peso. Secondo alcuni esperti, le sfere sarebbero serbatoi ausiliari di carburante (idrazina) di missili per la messa in orbita di satelliti.

Nel novembre 2015 in Spagna, in una settimana, sono piovuti da cielo tre detriti spaziali.

Di un oggetto spaziale denominato WT1190F del diametro di qualche metro era stata prevista la caduta alle 7,18 (ora italiana) del 13 novembre 2015 nell’oceano Indiano a circa un centinaio di chilometri dalle coste di Sri Lanka. I resti non hanno raggiunto l’oceano. Secondo alcuni si sarebbe trattato della parte superiore del modulo di atterraggio lunare (Lem) di Apollo 10 abbandonato nella fase di rientro a Terra, anche se non ci sono conferme in tal senso.

Ma qual è la situazione nello spazio? Secondo le più recenti stime della Nasa, sarebbero 500 mila i detriti spaziali in orbita intorno alla Terra. Quindi, quando prendete in considerazione il rischio “caduta satelliti“ e “corpi celesti“ (rischio che mi pare tutt’altro che remoto), pensate anche al “contesto“ che sta sopra le nostre teste. Se non si può fare molto in termini di prevenzione, che almeno si pensi alla possibilità di trasferire adeguatamente il rischio dei danni che tali eventi potrebbero causare ai beni delle realtà che ci troviamo a tutelare nel nostro ruolo di risk manager.

Clima, Cop21, Parigi 2015 – Rischi ed opportunità

Centrale Nucleare 1

In questi giorni, oltre al tema del terrorismo e dell’Isis (aspetti che ci impongono di rileggere il contesto che ci sta attorno), si discute anche del clima e dei cambiamenti ambientali, complice la conferenza per salvare il pianeta e dispiace vedere che questo tema, così importante per il nostro futuro, sia già scalato di classifica (verso il basso) nelle testate di informazione (almeno di quelle italiane), ma detto questo ritengo che l’argomento sia uno dei più cruciali anche nell’ambito della gestione dei rischi per le imprese.

Quando diciamo che i paesi in via di sviluppo inquinano sensibilmente di più degli altri, abbiamo chiaro che in questi paesi sono presenti anche le imprese occidentali che hanno delocalizzato le loro produzioni, spesso a fronte di minori vincoli riguardo all’uso dell’energia o dell’inquinamento?  E se i Paesi più sviluppati chiedono un (giusto) contenimento dei consumi energetici ed un maggior rispetto dell’ambiente, tali regole  non potranno non impattare (fatto del principe?) anche sulle imprese che hanno deciso di produrre direttamente o indirettamente all’estero. Se fossi un’impresa inizierei a pensarci ed a valutare come, questi cambiamenti, potrebbero impattare sulle mie scelte di business anche per non trovarmi a dover cambiare modello di business quando non sono pronto a farlo con il rischio, questo sì allora, di andare prima fuori mercato e quindi poi di scomparire.

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