RISK MANAGEMENT – Il primo blog sul RM in Italia.

“Davanti ad una crisi ci si può ritirare, si possono proteggere i conti e preservare i contanti. Oppure possiamo renderci conto che il mondo ha bisogno di cambiamento“. (Sam Palmisano, Ceo IBM)

Archivio per Assicurazioni

Qual è, oggi, il ruolo del broker?

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E’ ovvio che qui mi riferisco ai broker di assicurazioni e mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi tu, caro lettore di questo blog.

Ai broker va l’indubbio merito di aver “smosso” le acque stagnanti del mondo assicurativo degli anni ‘70, ‘80 e in parte degli anni ‘90 del secolo scorso, ma il modello sul quale si è basato il loro sviluppo, mi pare che oggi si sia un pò appannato.

In particolare, mi piacerebbe capire qual è, oggi, il valore aggiunto di un broker.

Quando l’Azienda o un Ente pubblico si avvale di un risk manager (dipendente o free lance), è utile e funzionale la contemporanea presenza di un broker per l’intermediazione delle polizze?

Oppure, se ad occuparsi della gestione dei rischi e delle polizze è solo il broker, ciò è sufficiente?

Ed infine, è poi così vero che la capacità contrattuale di un broker (intesa come la capacità di ottenere le migliori condizioni contrattuali e il miglior prezzo sfruttando il suo peso degli affari intermediati nei confronti degli assicuratori) è sempre “superiore” a quella che può ottenere una singola Azienda o un singolo Ente pubblico che si rivolge direttamente al mercato assicurativo magari attraverso il suo risk manager?

Naturalmente qualche idea me la sono fatta, ma prima di dire la mia mi piacerebbe sapere come la pensi tu.

Sentenza Cassazione n° 22608: l’assicurazione non copre i danni morali subiti dai dipendenti?

Sentenza

Dalla consultazione della rassegna info-legal.it apprendo che la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22608 del 26 ottobre 2009 avrebbe stabilito che l’assicurazione stipulata dall’azienda per restare indenne rispetto agli infortuni sul lavoro non copre il danno morale subito dal dipendente.

Una ricerca in rete per “scovare“ la sentenza mi ha portato qui dove si legge che, non solo l’assicurazione stipulata dall’azienda per restare indenne rispetto agli infortuni sul lavoro non copre il danno morale subito dal dipendente, ma anche che, prima della riforma del 2000, l’assicurazione non copriva, e resta valido per tutto il contenzioso ancora in corso, neppure il danno biologico.

Lo ha sancito la Suprema corte che, con la sentenza citata, ha respinto il ricorso di un imprenditore che chiedeva di essere tenuto indenne dalla sua assicurazione dai danni biologici e morali subiti in un incidente da un suo dipendente. La terza sezione civile ha affermato che “la copertura assicurativa prevista dall’attuale sistema di assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, pur non avendo ad oggetto il danno patrimoniale in senso stretto, non è, peraltro, riferibile né al danno biologico né a quello morale, essendo le indennità previste dal d.p.r. 1124 del 1965 collegate e commisurate esclusivamente ai riflessi che la menomazione psicofisica ha sull’attitudine al lavoro dell’assicurato non assumendo alcun rilievo gli svantaggi, le privazioni e gli ostacoli che la menomazione stessa comporta con riferimento agli altri ambiti ed alle altre modalità di espressione della personalità del danneggiato nella vita di relazione, tra cui la stessa capacità di lavoro generico”.

Mi pare una sentenza incredibile per la portata che potrebbe avere sulle coperture assicurative e dunque sui piani di gestione dei rischi perciò, in attesa di trovare la sentenza, ti chiedo se tu ne sai qualcosa.

Aggiornamento: ho trovato la sentenza, eccola: Sentenza 3a sezione Cassazione n. 22608_2009

Chi vuole commentarla?

Riduzione del rischio: ma gli assicuratori la vogliono?

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Per gli assicuratori la riduzione del rischio è una minaccia alla loro stessa esistenza. Dato che le compagnie di assicurazioni raramente realizzano un profitto come sottoscrittori di rischio, ma guadagnano sostanzialmente da entrate finanziarie, quanto più elevato è il premio meglio è – e quanto più è procastinato il pagamento dei danni tanto è meglio. Più simili a banche che a pura assicurazione. Come conseguenza, il più grosso problema per l’assicuratore è costituito da una sostanziale riduzione dei danni poiché ciò ridurrebbe le entrate dei futuri premi, metterebbe sotto pressione le spese, influenzerebbe i costi di gestione di vecchi sinistri e quindi ridurrebbe il cash flow, la linfa vitale dei guadagni da investimenti.

Questo problema dei sinistri è stato recentemente sottolineato da un riassicuratore che ha espresso preoccupazione di fronte alla prospettiva di riduzione dei premi a seguito della mancanza – o drastica riduzione – delle catastrofi. “Noi abbiamo bisogno di catastrofi per aumentare i premi“ ebbe a dire. Difficile pensare che siano parole di qualcuno che ha come missione la riduzione dei danni e di perdite umane. Non che queste mie riflessioni debbano essere lette come dura critica agli assicuratori, poiché il risk management non è il loro mestiere; infatti, l’assicurazione – come concetto – è diametralmente opposto ai fondamenti del risk management, dato che i grandi sinistri di pochi finiscono con il ricadere su molti. Inoltre, l’assicurazione rappresenta una piccola parte di una fase dell’intero processo strategico di risk management, quella del trasferimento del rischio. Pertanto, il risk manager deve tener presente questa mancanza di interesse dell’assicuratore nel risk management, particolarmente quando si tratta di rinegoziare i premi, discutere il testo di polizza, definire la gestione dei sinistri, il calcolo delle riserve, la sicurezza e così via.

E per quanto riguarda i brokers? Essi sostengono che il loro interesse al risk management è totale e convinto e può ben sostenere l’immagine di missione a lungo termine in tale area allo scopo di sviluppare un’intera gamma di consulenza di servizi di risk management, Tuttavia, certamente essi rimangono legati all’area assicurativa ed il volume delle loro entrate ha ancora origine – direttamente o indirettamente – dalle commissioni e dagli introiti finanziari guadagnati sui premi ricevuti dai loro clienti prima del relativo versamento agli assicuratori. In un mercato soft il broker sostiene usualmente che l’autoassicurazione non è conveniente, dato che il risparmio di premio ottenibile non giustifica il rischio extra che il cliente intenderebbe sobbarcarsi. Può essere vero – sempre che i sinistri attesi eccedano tale risparmio del premio – ma è difficile sostenere questa tesi con credibilità se l’autoassicurazione significa per il broker un minor introito di premi. Alcuni broker hanno rinunciato alle commissioni sostituendole con una fee negoziata con il cliente, dando così prova di maggiore professionalità ed indipendenza di giudizio nel consigliare al cliente soluzioni di finanziamento dei rischi.

Ma quanti sanno che spesso i broker hanno accordi con assicuratori disponibili a dar loro una percentuale di commissioni maggiore del normale, basate sul volume globale prodotto dal broker per l’assicuratore? (*) In tempi duri (e i broker li hanno in questo momento) chi può biasimare il broker che desideri aumentare il volume dei premi per mercati che gli daranno commissioni extra? Non certo io; ma il broker dovrebbe informare il proprio cliente ogni qualvolta l’assicurazione è piazzata con un assicuratore da cui riceve una commissione extra sul volume dei premi. Altrimenti vi sarà sempre conflitto di interessi e noi dobbiamo concludere che – come l’assicuratore – anche il broker non è affatto interessato alla riduzione del rischio, nè all’autoassicurazione, nè ai premi per le captive, nè al risk management e alle sue conseguenze naturali, come la riduzione dei premi e dei suoi introiti.

Questo è ciò che scriveva un maestro dei risk manager, Paul Bawcutt nella rubrica “View from the tower“: era il 1997 e a me pare scritto oggi.

(*) vedi ciò che scrivevo nel blog di Ugo Fonzar nell’ottobre 2005.

Il definitivo ritorno delle polizze poliennali – Atto Senato n. 1195-B

Sentenza

Forse lo sai già che l’Assemblea del Senato, nella seduta del 9 luglio, ha approvato definitivamente il ddl 1195-B su sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia”,  con il quale si è operata una modifica all’art. 1899 del Codice Civile:

L’interesse diretto degli assicurati e degli assicuratori è rivolto al contenuto dell’Art. 21 (Iniziative a favore dei consumatori e della trasparenza dei prezzi) che così recita:

…omissis
3. Al primo comma dell’articolo 1899 del codice civile, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «L’assicuratore, in alternativa ad una copertura di durata annuale, può proporre una copertura di durata poliennale a fronte di una riduzione del premio rispetto a quello previsto per la stessa copertura dal contratto annuale. In questo caso, se il contratto supera i cinque anni, l’assicurato, trascorso il quinquennio, ha facoltà di recedere dal contratto con preavviso di sessanta giorni e con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso è stata esercitata».

4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano ai contratti stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

omissis…

“Questa scelta“, come scrive Mario Vatta nel suo blog (dal quale ho tratto la notizia che mi pare sia passata sotto silenzio negli organi di informazione), “oltreché spazzare definitivamente uno dei provvedimenti delle recenti liberalizzazioni volute dall’allora Ministro Bersani, ostacolerà, come avvenuto nell’ultimo secolo, una dinamica virtuosa dei prezzi, l’introduzione di nuovi prodotti, un efficiente ed efficace adeguamento delle prestazioni, con il rischio di deterioramento della qualità dei rapporti tra assicurati e assicuratori“.

E conclude: “Ne avevamo veramente bisogno?“

No, Mario, non ne avevamo bisogno e mi piacerebbe sapere cosa ne pensa qualche altro assicuratore.

Aggiornamento del 20 luglio: sul tema segnalo questo nuovo post sempre dal blog di Mario Vatta, il quale commenta la lettera aperta di Vincenzo Cirasola sul “ripristino delle polizze poliennali”. (Vincenzo Cirasola è Presidente provinciale dello SNA di Bologna e Presidente del Gruppo Agenti delle Generali).

Le assicurazioni Nationwide utilizzano l’iPhone

La diffusione in massa dell’iPhone sta incominciando a portare i suoi frutti anche in ambito lavorativo (se solo qualcuno avesse ancora qualche dubbio). Le grosse società iniziano a guardare all’Apple Store come un fedele alleato per migliorare i propri servizi. Se da un lato le banche hanno fiutato l’affare offrendo applicazioni in grado di accedere ai conti correnti, dall’altro si nota l’avvio anche delle società di assicurazioni.
A debuttare questa volta è la società americana Nationwide, operante nel ramo delle assicurazioni, che ha lanciato la sua applicazione per iPhone. Come funziona? Molto semplice: quando ci sarà un tamponamento non bisognerà più compilare la costatazione amichevole, ma lanciare l’applicazione dall’iPhone. Dopo aver fatto una foto alle auto incidentate, indicato l’esatta ubicazione grazie al collegamento con il GPS (senza più diventare matti per capire dove ci si trova), spiegato la dinamica in un form, compilato i dati relativi ai due conducenti e inserito data e ora, si spedisce tutto via internet e si attende l’email di notifica. Non è fantastico?

Guarda il breve filmato illustrativo.

Personalmente, spero che queste idee possano diffondersi nel settore assicurativo italiano che non brilla per innovazione tecnologica e dei servizi, proprio per offirire servizi sempre più alla portata di tutti o di molti, liberandoci da carte e scartoffie che spesso servono a rallentare sia in efficienza che in efficacia le risposte rese a noi cittadini/clienti della parte abitata della rete.

[via melamorsicata]

Le assicurazioni di ENEL

La rabbia dei familiari della vittima, 4 anni senza il risarcimento

Potrebbe riservare altre sorprese il processo nel quale l’ex funzionario dell’Enel Dario Basaldella, 62 anni, pensionato, di Pordenone, è accusato di omicidio colposo. È l’unico dei cinque indagati per i quali il pm Annita Sorti ha chiesto il processo (archiviate le posizioni di altri due dipendenti dell’Enel e dei titolari dell’azienda Camata di Vicenza, poi fallita), ritenendolo responsabile delle condotte colpose che, il 4 settembre 2004, causarono la morte di Andrei Maricel, 42 anni, operaio romeno, sposato e padre di due figli.
Maricel continuò a lavorare nella cabina Enel nonostante sapesse che l’alta tensione stava per essere attivata e nonostante fosse del tutto sprovvisto delle protezioni contro l’elettricità (scarpe e guanti in gomma, cacciaviti e pinze non conduttrici di corrente ecc.). Tale decisione ha suscitato le perplessità degli avvocati Remo Anzovino, Alessandro da Re e Maurizio Conti, che assistono l’ex dirigente Enel, ma anche dei legali Silvia Casarin e Alberto Mascotto, che tutelano gli interessi della moglie e dei figli della vittima. Da quanto si è appreso i legali della famiglia Maricel, dopo aver più volte ma inutilmente chiesto chiarimenti alla Procura, ma anche un segnale di disponibilità di Toro e Cattolica assicurazioni, hanno fatto partire la causa civile per il risarcimento del danno. Nel processo penale avrebbe parte civile solo il figlio all’epoca dei fatti minorenne della vittima. Il ragazzo, visto che venne a mancare la principale fonte di reddito (Andrei Maricel guadagnava 1800 euro al mese), dovette lasciare la scuola e trovarsi un lavoro. Le difficoltà economiche della famiglia, che sta ancora attendendo il primo euro dalle assicurazioni di Enel e Camata, vennero subito a galla: dopo il dramma dovette contrarre un mutuo per sostenere le spese del funerale.

(Fonte: Il Gazzettino di Pordenone di martedì 2 Giugno 2009)

Da risk manager in questa vicenda, almeno per come viene riportata dal giornale, ci vedo alcuni errori da parte di Enel: anche tu?

Quale futuro per il mercato assicurativo italiano?

Da qui ho appreso che, lo scorso mese di marzo, si è svolto il primo Leader’s view Cineas (un ciclo di appuntamenti trimestrali su temi nei settori assicurazioni, finanza, industria e sanità), tutto basato sui cambiamenti che questa crisi economica potrebbe provocare anche nello scenario del mercato assicurativo italiano.

Di questo ne hanno parlato alcuni opinion leader del settore assicurativo: Massimo Antonarelli, Amministratore delegato di Münchener Rück Italia, recentemente nominato Vicepresidente Cineas per il settore assicurativo; Francesco La Gioia, Amministratore delegato di Zurich Italia; Sandro Salvati, Presidente della Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale e Vittorio E. Terzi, Managing director di McKinsey & Company Italia.

Adolfo Bertani, Presidente Cineas, ha introdotto e coordinato l’incontro e qui puoi vedere il video del suo intervento.

Tra i vari interventi (e ti consiglio di sentirli tutti), ti segnalo quello di Massimo Antonarelli, Amministratore delegato di Münchener Rück Italia, che potrai vedere nel video qui sotto oppure cliccando qui dal canale YouTube del Cineas. Ascolta, in particolare, quello che dice Antonarelli sul ruolo del risk manager (al minuto 4.10).

Questa volta non traggo considerazioni su quanto ho ascoltato o su come vedo io lo scenario assicurativo italiano perché mi piacerebbe che queste considerazioni, semmai, le potessi commentare tu stesso.

Un aspetto che mi sento di sottolineare è, invece, quello dell’anzianità dei relatori: uno spazio ai giovani no? ;)

L’etica, soprattutto in tempo di crisi

Traggo questa notizia da Assinews dove si legge che per l’esercizio 2008 al presidente delle Assicurazioni Generali Antoine Bernheim spettano emolumenti per un totale di 3,44 milioni di euro.

A ciascuno dei due amministratori delegati, Sergio Balbinot e Giovanni Perissinotto, spettano invece rispettivamente 2,59 e 2,45 milioni di euro.

Non so perché, ma leggendo queste cifre c’è qualcosa che non mi torna e che ha a che fare con l’etica.

E’ solo un serbatoio…

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In provincia di Pordenone (dalle mie parti) un caccia F-16 americano, in difficoltà subito dopo il decollo dalla base Usa Air Force di Aviano, è stato costretto a sganciare i serbatoi di carburante in volo. Uno dei serbatoi, del peso stimato di circa mezza tonnellata è finito sul ciglio di una strada tra sue abitazioni, mentre l’altro è caduto sul tetto di un garage di una casa colonica a circa 500 metri di distanza dal primo, sfondandolo e distruggendo un utilitaria parcheggiata al suo interno. Non c’è stato nessun ferito. Il caccia Usa era decollato aveva avuto problemi al motore subito dopo il decollo. Per alleggerire il velivolo e far così rientro all’aeroporto, il pilota ha attuato le procedure di emergenza che prevedono il distacco dei serbatoi. L’F16 è quindi riuscito a fare rientro alla base, atterrando ad Aviano alle 15.10 (fonte Il Gazzettino del 24 marzo 2009).

Questo evento da un lato mi fa pensare al rischio che corriamo ogni giorno per il solo fatto di avere la base Usaf così vicino a noi e di questi piloti che bellamente non aspettano due volte a mollare sulle nostre teste oggetti vari (manca solo che buttino anche le lattine dalla carlinga), e dall’altro alla garanzia che si trova in svariate polizze incendio che recita: “caduta di meteoriti, aeromobili, satelliti artificiali loro parti o cose da essi trasportate“ e a quante volte ho sentito persone irridere tale garanzia e dire: “ma cosa vuole che cada“.

Oggi un serbatoio, domani, forse, un satellite.

Ma esporto solo 50.000-100.000 euro negli Stati Uniti, non c’è rischio…

Sicurezza prodotti

Se devi gestire i rischi della vendita dei prodotti nel mercato USA, ti consiglio la lettura del libro “La RC Prodotti per le esportazioni in USA e la sua assicurazione“ della Kölnische Rück una, o forse la più antica, compagnia di riassicurazione del mondo.

Qui, invece, propongo alcune riflessioni così come le ho lette dall’articolo di R. Tacconi, direttore Casualty della HDI-Gerling per l’Italia (su Assinews n. 187), il quale afferma che quando viene fissato un obiettivo di esportazione in un qualsiasi Paese, ma specialmente negli USA (io direi anche Canada e Messico), bisogna tener conto che il massimo rischio di danni si corre quando si pensa ad un’esportazione spot, a un “proviamo e vediamo se il prodotto trova mercato.

Molti sono gli aspetti di cui si dovrebbe tenere conto prima di iniziare un’esportazione negli Stati Uniti, ma voglio porre l’attenzione almeno sull’aspetto, troppe volte trascurato, delle istruzioni per l’uso.

Le istruzioni per l’uso

1) Le istruzioni debbono essere nella/e lingua/e el Paese in cui il prodotto viene commercializzato..

2) Le istruzioni debbono essere redatte secondo un linguaggio comprensibile a tutti i destinatari del prodotto, ivi compresi gli analfabeti (diretti o di ritorno).

3) Quindi, in particolare se vendete negli Stati Uniti, i principi da rispettare, sono:

  • a) pensate al vostro cliente come ad un bambino di 3 anni con una spiccata tendenza a mettersi nei guai
  • b) quale che sia il vostro prodotto, esso sarà acquistato da un agricoltore del Minnesota. L’agricolotore del Minnesota nasce per farsi del male.

4) Indicate con chiarezza per quali usi è venduto il vostro prodotto, ribadendo che il vostro prodotto può essere venduto solo per questi scopi.

5) Indicate con chiarezza le situazioni di possibile pericolo, che debbono essere evitate.

6) Fate ricorso ad immagini disegnate.

7) Se si tratta di utensili e macchinari, fate in modo che le avvertenze principali siano stampate sul prodotto e siano comprensibili con immediatezza.

7) Nelle etichette dei prodotti debbono essere sempre contenute tutte le indicazioni necessarie e certamente almeno quelle dettate dalla legge.

8) Il costo di un buon consulente per le traduzioni, che non devono essere una semplice traduzione dall’italiano, sarà ripagato dai danni che si evitano.

Per le imprese, dunque, è fondamentale conoscere la mentalità dei consumatori nei vari mercati (nazionale ed esteri) cui è destinato il prodotto. Facciamo un esempio.

Un bambino gioca con una scala pieghevole, nonostante gli avvisi della madre ed alla fine si fa male.

  • La mamma messicana lo consola
  • La mamma belga lo sgrida
  • la mamma tedesca lo sgrida e poi fa causa al produttore della sedia, essendo assicurata per la difesa legale
  • La mamma statunitense lo porta dallo psicanalista e poi fa causa al venditore della sedia, al produttore della sedia, al produttore delle viti, al produttore delle componenti in legno e a chi ha piantato gli alberi nella foresta... E costringe anche voi ad andare dallo psicanalista.

Concludo con questo esempio.

Negli USA, di norma, le confezioni dei fiammiferi date in omaggio nei bar, hotel e ristoranti, hanno la fascia per lo sfregamento del fiammifero sulla parte esterna della confezione e non sulla parte interna, alla base dei fiammiferi, come avviene, in genere, in Europa, e ciò proprio per limitare al massimo il rischio che gli altri fiammiferi prendano fuoco.

Quindi, di fronte alla domanda: “Ma se esporto solo 50.000-100.000 euro negli Stati Uniti, che rischio vuoi che ci sia“?, un buon risk manager dovrebbe sconsigliare l’azienda ad affrontare questa avventura per così poco, se prima non ci si è adeguatamente attrezzati per fare fronte a tutti gli impegni che tale scelta comporta. 

Buona gestione del rischio, allora.

    Le commissioni e le sovracommissioni dei broker

    dollaro

    Ricordi la questione della remunerazione dei broker, delle loro sovracommissioni e dello scandalo sollevato negli USA dal procuratore americano Eliot Spitzer alla fine del 2004?

    Ora, in Gran Bretagna Marsh e Willis hanno annunciato la volontà di instaurare una sovracommissione del 2,5% a carico degli assicuratori, una pratica pare già adottata sul mercato britannico da Aon

    L’AMRAE (Association pour le Management des risques et des assurances de l’entreprise), dopo il caso Spitzer e la firma del documento Amrae-FCA nel 2006, riteneva la questione conclusa. Il suo presidente, Gerard Lancener, si dice “sconvolto di sentire broker anglossassoni reclamare la sovracommissione agli assicuraori mentre siamo noi a pagare alla fine“!

    Altrettanto scettico è anche Paul Hopkin responsabile tecnico dell’AIRMIC (Association of Insurance and Risk Managers), che dice: “se un broker viene remunerato tramite percentuale è meglio ricompensato se l’ammontare dei premi aumenta e questo sembrerebbe ingenerare anche una questione di conflitto di interessi“.

    Domanda: ma se non tutti gli assicuratori saranno d’accordo a pagare questa famosa commissione aggiuntiva, la tentazione dei broker non potrebbe essere quella di incitare i clienti a sottoscrivere con gli assicuratori che stanno al gioco?

    Fonte: L’Argus de l’assurance, 18 gennaio 2008

    Nota personale: devo dire che mi ha sorpreso che la britannica Airmic pubblicizzi nel suo sito i Partners (intermediari assicurativi e assicuratori) che sostengono le attività della stessa Airmic, un pò come accade anche per alcuni eventi organizzati da ANRA. A mio modesto avviso, ritengo questo connubio lesivo dell’autonomia di un’associazione e dei loro associati in quanto è più difficile essere critici con qualcuno che ha sostenuto le tue attività o ti ha invitato a cena.

    E tu, collega risk manager, che ne pensi e, soprattutto, qual’è la tua esperienza in merito alla collaborazione con i broker di assicurazioni?

    Informazione e trasparenza degli intermediari

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    Con questo post vorrei chiedere qual è la tua esperienza in merito agli obblighi e ai doveri di informazione che gli intermediari, siano essi assicuratori o broker, hanno nei confronti dei consumatori i quali, secondo la direttiva 2002/92/CE, sono tutti coloro che necessitano di una copertura assicurativa.

    Ricordo cosa recita l’art. 49, comma 4, del regolamento ISVAP n. 5 del 16 ottobre 2006: Gli intermediari, prima della sottoscrizione di una proposta o, qualora non prevista, di un contratto di assicurazione, forniscono al contraente informazioni tali da consentire a quest’ultimo di effettuare scelte consapevoli e rispondenti alle proprie esigenze. A tal fine, in funzione della complessità del contratto offerto, illustrano al contraente le caratteristiche, la durata, i costi e i limiti della copertura, gli eventuali rischi finanziari connessi alla sottoscrizione ed ogni altro elemento  utile a fornire un’informativa completa e corretta“.

    Ma in che modo deve avvenire l’informazione

    L’art. 13 della direttiva 2002/92/CE (riporto solo il comma 1), stabilisce che:
    1. Qualsiasi informazione da fornire ai clienti a norma dell’articolo 12 deve essere comunicata:
    a) su supporto cartaceo o altro supporto durevole disponibile ed accessibile per il consumatore;
    b) in un modo chiaro e preciso che sia comprensibile per il consumatore;
    c) in una lingua ufficiale dello Stato membro dell’impegno oppure in un’altra lingua concordata dalle parti.

    Questo passaggio è anche richiamato dall’art. 120, comma 4, lettera b) del Codice delle Assicurazioni.

    Sorvolo, per ora, sugli altri aspetti degli obblighi di informazione precontrattuale degli intermediari e, come ho già scritto in premessa di questo post, chiedo quale sia la tua esperienza sul comportamento degli intermediari i quali, a mio avviso, sottovalutano ancora troppo gli obblighi a loro carico che, se non gestiti correttamente, li esporranno sempre più ad azioni di responsabilità sollevate da noi consumatori sia quando siamo soggetti privati che quando rappresentiamo le imprese per le quali operiamo.

    Responsabile della sicurezza, la D&O e i rischi

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    Una collega risk manager, Chiara Pertosa, che ringrazio, mi ha posto una domanda che trovo interessante anche per un dibattito, e le ho dunque chiesto di poter postarla.

    Chiara mi scrive: “ai fini della copertura D&O, il responsabile della sicurezza deve essere “delegato” dal C.d.A. o direttamente dall’amministratore delegato? Infatti, se non erro, possono essere ritenuti alla pari dei dirigenti e direttori generali e quindi rientrare nella categoria dei cd responsabili d’azienda, anche persone con deleghe specifiche.

    Il dolo del responsabile della sicurezza è coperto dalla RC generale, ma cosa pensi dell’azione sociale di responsabilità che può essere esercitata dal socio o dal terzo, verso i responsabili d’azienda, per aver commesso nell’esercizio delle loro funzioni errori od omissioni  che hano determinato una lesione dell’integrita del patrimonio sociale?
    Se il responsabile della sicurezza non è delegato dal C.d.A. o dall’amministratore e non è quindi configurabile come direttore generale, o responsabile d’azienda o dirigente, allora è l’amministratore che dovrebbe rispondere dell’azione sociale?  Vorrei condividere qualche idea in proposito…

    Il broker non sa darmi una mano.

    I legali sostengono che la delega può essere data dall’amministratore delegato (avrei qualche dubbio in proposito). Ma comunque non hanno alcuna idea circa le coperture di responsabilità. Il testo della D&O attualmente in vigore non parla chiaro, parla solo di dirigenti. Il codice civile all’art. 2396 parla di direttori generali“.  

    Allora, che ne dite? Possiamo dare il via al dibattito di idee e dare una risposta a Chiara per il beneficio di conoscenza di tutti?

    Dovere o moralizzazione?

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    Apprendo che Aig ha congelato i salari per i manager e l’a.d. percepirà un dollaro, sì proprio un dollaro per gli anni 2008 e 2009: ne parlo qui.

    Avranno agito per dovere verso i mercati o come segno moralizzatore di un nuovo corso?

    Tu che ne pensi?

    Multi Line e Multi Year: che fine hanno fatto?

    Qualche anno fa si parlava di soluzioni assicurative Multi Line e Multi Year per la gestione dei rischi: le hai mai adottate?

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    Un programma assicurativo multiline considera l’insieme dei rischi propri di un’azienda (incendio, rc, trasporti, ecc.) come un unico rischio globale, articolato su più anni, in genere da tre a cinque, con un costo indifferenziato rispetto alle singole garanzie viste nella loro globalità.

    Una copertura integrata tramite la quale l’azienda passa da un processo tradizionale di acquisto di coperture assicurative basato sui costi, ad un processo strategico di medio-lungo periodo e ad una gestione finanziaria globale dei rischi che, oltre a comportare risparmi di tempo e di risorse per la gestione di ogni singolo contratto, si traduce anche in una maggiore stabilità dei costi a bilancio.

    Un approccio innovativo quanto rivoluzionario in aziende (ancora molte) che prevedono una gestione separata delle assicurazioni: la direzione finanziaria si occupa delle assicurazioni credi e di cambio, il personale delle assicurazioni infortuni, vita e malattia, il risk manager delle assicurazioni property e casualty, mentre la visione deve essere globale, oggi più che mai.

    Tu che ne pensi e quali sono le tue esperienze in merito a queste soluzioni?

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